mercoledì 28 gennaio 2015

Procedure di infrazione n. 2009/2086 e n. 2013/2170

Le procedure di infrazione n. 2009/2086 e n. 2013/2170 riguardano la parziale disapplicazione da parte dell'Italia della direttiva VIA/VAS. L'ultima delle due procedure sopraelencate è relativa alla messa in mora dell'Italia per un caso riguardante lavori sul fiume Piave non sottoposti a VIA sulla base di una falla della legge regionale veneta ed è stata aperta grazie ad un'interrogazione durante la penultima legislazione europea da parte di Andrea Zanoni, oggi non più riconfermato all'europarlamento.
Mentre, per quanto riguarda la prima delle due, la storia è più complessa. Essa risale al 2003 con il progetto di espansione dell'aeroporto Malpensa e si basa sul mancato riferimento nella legislazione nazionale e di conseguenza nelle leggi regionali a tutti quei parametri quali-quantitativi che rendono necessaria la procedura di assoggettabilità a VIA (o VAS), in pratica lo "screening" preliminare, delle istanze progettuali.
A proposito, consigliamo la lettura di questo articolo del giuristica ambientale Berardino Albertazzi.
Le modifiche necessaria alla disciplina vigente riguarderebbero: la definizione di “progetto”; i progetti soggetti a verifica di assoggettabilità alla VIA (screening); l’accesso alle informazioni ed alla partecipazione al pubblico ai processi decisionali in materia di VIA e VAS.

Nuova definizione di progetto (lettere a) e b) del comma 1)

Il comma 1, lettera a), novella, integrandola, la definizione di “progetto” contenuta nell’art. 5, comma 1, lettere g) e h), del D.Lgs. 152/2006, trasponendo integralmente la definizione recata dall’art. 1, paragrafo 2, lett. a), della direttiva 2011/92/UE. La nuova definizione di “progetto” fa riferimento alla realizzazione di lavori di costruzione o di altri impianti od opere e di altri interventi sull’ambiente naturale o sul paesaggio, compresi quelli destinati allo sfruttamento delle risorse del suolo. Inoltre, in relazione alla vigente formulazione della norma, si precisa che:
– per le opere pubbliche, gli elaborati del progetto preliminare e del progetto definitivo sono predisposti in conformità all’art. 93, commi 3 e 4, del D.Lgs. 163/2006 (Codice dei contratti pubblici di lavori, servizi e forniture);
– negli altri casi, il progetto preliminare e quello definitivo sono predisposti con un livello informativo e di dettaglio almeno equivalente ai fini della valutazione ambientale.

Progetti soggetti a verifica di assoggettabilità alla V.I.A. (“screening”) (lettere c), d) ed e) del comma 1; commi 2, 3 e 4)
Con le lettere c), d) ed e) del comma 1 dell’art.15 della nuova legge vengono introdotte nuove disposizioni, sostitutive di quelle introdotte dall’art. 23 della L. 97/2013, al fine di pervenire ad un recepimento della direttiva capace di superare in maniera definitiva le censure mosse dalla Commissione europea nell’ambito della procedura di infrazione 2009/2086, avviata, principalmente, per non conformità delle norme nazionali che disciplinano la verifica di assoggettabilità a VIA (screening) con l’articolo 4, paragrafi 2 e 3, della direttiva 2011/92/UE.

LO "STATO DELL'ARTE" A INIZIO 2015

Alle Procedure di infrazione n. 2009/2086 e n. 2013/2170 l'Italia ha cercato di mettere prima una pezza a colori con l'introduzione della "VIA postuma" (subito bocciata dal consiglio di stato); successivamente, con
la pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale n. 144 del 24 giugno 2014 dell Decreto Legge del 24 giugno 2014, n. 91.
Per il superamento del rilievo principale della procedura 2009/2086, l’articolo 17 del D.L.91/2014 prevede, l’emanazione di Linee guida nazionali destinate a ridefinire i criteri e le soglie per determinare l’assoggettamento alla procedura di verifica dei progetti dell’Allegato IV del D.Lgs.152/2006 e s.m.isulla base di tutti i criteri dell’Allegato III della direttiva VIA e non solo sulla base di criteri dimensionali e localizzativi.
Il ministro dell'Ambiente ha trasmesso, con lettera dell’8 gennaio, la richiesta di parere parlamentare sullo schema di decreto ministeriale recante le "linee guida per la verifica di assoggettabilità a valutazione di impatto ambientale dei progetti di competenza delle regioni e delle province autonome (allegato IV alla parte seconda del decreto legislativo n. 152 del 2006 e successive modificazioni e integrazioni)".
Come riportato nel provvedimento, l'emanazione del DM è finalizzato a superare le censure formulate dalla Commissione europea nell'ambito della procedura di infrazione 2009/2086, avviata per non conformità delle norme nazionali alla normativa comunitaria in materia di Via (direttiva 201/92/Ue) e procedura di infrazione 2013/2170.
Nel testo si specifica che il ministero monitorerà le ricadute derivanti dall'applicazione delle linee guida, predisponendo eventuali revisioni o aggiornamenti.
Il documento è stato dunque assegnato alle commissioni Ambiente di Camera e Senato, che dovranno esprimere il proprio parere entro il 3 febbraio [AGGIORNAMENTO APRILE 2015: le camere hanno approvato il documento].

Se la commissione UE non dovesse accettare i correttivi dell'Italia, il rischio è che l'Italia venga condannata a pagare una pioggia i risarcimenti a tutte quelle imprese già in possesso di titoli autorizzativi, come si legge in un
articolo del Sole24Ore del l'agosto 2014.

LA PROCEDURA DELLE INFRAZIONI DEL DIRITTO COMUNITARIO
Ma come funziona il procedimento delle infrazioni europee?
Innanzitutto, c'è una fase pre-contenziosa di competenza della Commissione europea, che può avviarla d'ufficio (art. 258 TFUE), ovvero su richiesta di qualsiasi altro Stato membro (art. 259 TFUE), oppure ancora su impulso di un'interrogazione parlamentare presentata al Parlamento europeo da un deputato, ovvero da una denuncia di privati cittadini. La Commissione, ove rilevi l'effettiva violazione di una norma di diritto dell'Unione europea, concede allo Stato membro sottoposto alla procedura un termine di due mesi per presentare le proprie osservazioni circa gli addebiti mossi, tramite l'invio di una lettera di messa in mora (o lettera di contestazione). Laddove lo Stato interessato non risponda entro i termini, ovvero non fornisca chiarimenti soddisfacenti, la Commissione emette un parere motivato con cui opera una formale diffida ad adempiere nei confronti dello Stato sottoposto alla procedura.
L'eventuale passo successivo è la fase giurisdizionale o contenziosa. Qualora lo Stato in causa non si conformi al parere nel termine fissato dalla Commissione, questa, ovvero lo Stato membro che abbia eventualmente avviato la procedura, sono legittimati a proporre ricorso per inadempimento alla Corte di giustizia dell'Unione europea.

Se la Corte decide riconoscendo la violazione del diritto comunitario da parte dello Stato ritenuto inadempiente, quest'ultimo ha l'obbligo di porre immediatamente rimedio alla violazione accertata. Se poi la Commissione ritiene che lo Stato membro non abbia preso i provvedimenti che l'esecuzione della sentenza emessa dalla Corte comporta, allora può dar corso ad una ulteriore procedura di infrazione e ad un nuovo giudizio innanzi alla stessa Corte per l'esecuzione della sentenza ed il pagamento di penalità.





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