lunedì 12 gennaio 2015

OSSERVATORIO RIFIUTI ZERO SU INCENERITORE MARCEGAGLIA

Nota stampa su inceneritore Marcegaglia del 12 gennaio 2015

"TENERE ALTA L'ATTENZIONE E SOPRATTUTTO INFORMARE CORRETTAMENTE LA CITTADINANZA"


Negli ultimi giorni sono circolati diversi articoli sull'inceneritore sprovvisti di fonti e documentazione, che in realtà non aggiungono nulla di nuovo rispetto a quanto andiamo, inascoltati, dicendo da diversi mesi in qualità di Osservatorio Rifiuti Zero della città di Cerignola. L'unica notizia veramente utile circolata è relativa all'articolo scritto da Michele Cirulli per L'Attacco (http://www.marchiodoc.it/2.0/index.php?option=com_content&view=article&id=4921:qlinceneritore-e-attivoq-parola-del-gruppo-marcegaglia&catid=48:homepage-notizia-principale), il quale, al fine di trovare un riscontro oggettivo, ha intervistato telefonicamente l'a.d. della società ETA del Gruppo Marcegaglia, Roberto Garavaglia. Quest'ultimo infatti confermerebbe che l'inceneritore è sì attivo, ma in modalità test ("pre-esercizio"), ma non è ancora in funzione a tutti gli effetti di legge e di funzionalità, non essendo stato ancora completato il collaudo (al quale, peraltro, il Comune di Cerignola non ha richiesto di partecipare). Pertanto, con la presente nota, intendiamo porre alla pubblica attenzione alcune questioni sulle quali sarà fondamentale vigilare nelle prossime settimane:

1) il permesso di costruire dell'inceneritore scade perentoriamente il 27 gennaio 2015, data a partire dalla quale la nostra attività di osservatorio riprenderà a pieno ritmo attraverso l'invio di un'istanza di accesso agli atti indirizzata a tutti gli organismi competenti a vario titolo;

2) resta un mistero la vicenda del capannone "CDR" adiacente all'inceneritore, di proprietà della Cogeam (joint venture di ETA e Tradeco, quest'ultima comproprietaria di Ecocapitanata, inceneritore di rifiuti speciali nella zi. di Cerignola, oggi per fortuna spento) e gestito dalla società Progetto Ambiente FG partecipata all'1% dalla Provincia di Foggia) inaugurato e mai entrato in funzione, che è stata spesso da più parti paragonato ad un cavallo di Troia;

3) l'AIA (Autorizzazione Integrata Ambientale) dell'impianto efficace a partire dal 7 ottobre 2010 con validità di 5 anni è già in scadenza, quindi bisognerà vigilare sulla procedura nella quale Cerignola risulta ente cointeressato, in quanto nell'AIA (o meglio nella relativa II conferenza dei servizi) viene stabilita la provenienza del CDR (oggi CSS) esclusivamente dalla Regione Puglia e prioritariamente dalla nostra provincia, salvo residuali eccezioni che ogni volta andranno preventivamente comunicate ed autorizzate dalla Regione: a proposito, l'ufficio ambiente del Comune di Cerignola ha lasciato già da tempo filtrare la notizia secondo cui la società ETA avrebbe aperto nei confronti della Regione Puglia un braccio di ferro per far arrivare rifiuti da fuori regione, ma di questa "vertenza" a noi non risulta alcuna traccia scritta formale;

4) nell'ultimo articolo di Cirulli la Regione Puglia affermerebbe che la delega sarebbe passata alla Provincia, circostanza però già smentita tempo fa dal competente dirigente provinciale ing. Giovanni D'Attoli: questo è perciò errato ed, anzi, non sarebbe la prima volta che il Servizio Ecologia della Regione Puglia, specialmente nell'ultimo biennio, si contraddice palesemente sull'iter;

5) infine, con l'art. 35 del D. Lgs. 133/2014 "Sblocca Italia" (pubblicato in Gazzetta Ufficiale 11/11/2014), l'inceneritore dovrebbe entrare nella rete strategica nazionale degli impianti per lo smaltimento di rifiuti urbani, che verrà annunciata con un imminente decreto del Ministero dell'Ambiente, a causa del quale l'AIA verrà modificata in automatico per consentire al forno nei pressi di Tressanti di "servire" alla pubblica utilità dello stato italiano.


Dall'articolo di Cirulli ciò che emerge di più allarmante è, oltre al ben noto e perdurante lassismo di tutte le amministrazioni comunali coinvolte, il contrasto fra la società ETA che afferma la titolarità di diritti che la Regione Puglia invece starebbe negando con diffide che sistematicamente non sortiscono l'effetto desiderato. Fra i due litiganti, il terzo, il popolo inquinato, non gode.

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