sabato 24 gennaio 2015

DIFFIDA DI FOGGIA ATTIVA SULLA CENTRALE A BIOMASSE ENTERRA

A puro titolo informativo, pubblichiamo la diffida scritta dal signor Matteo Loguercio e dall'avvocato Pio Giorgio Di Leo per conto dell'associazione Foggia Attiva facente a capo al consigliere comunale ex M5S (nonché membro del comitati VIA della Provincia di Foggia e, dal 2014, anche della Regione Puglia) Vincenzo Rizzi, disocciandoci dal suo contenuto che non ha a che fare con questo blog ed i suoi autori. In sostanza, la "diffida" impugnerebbe l'autorizzazione concessa dalla Regione Puglia ad Enterra nel 2012 perché incompatibile con due legge italiane sopravvenuta nel 2014 (e recentemente nel 2015 ulteriormente ritoccata). Per il resto, essa ricalca da vicino l'esposto già presentato dal M5S nel 2013 e che aveva sortito l'effetto di far aprire, se pur per poco, un fascicolo d'inchiesta alla procura di Foggia, nel quale si sottolineava l'elusione della procedura di valutazione di assoggettabilità a VIA (detta anche "screening" - per approfondire: VIA e screening regionali: tutte le novità introdotte dal DL 91/2014) come del resto anche nell'interrogazione parlamentare del parlamentare Cinque Stelle Giuseppe L'Abbate. 3 Santi All'inferno

All’Ufficio Servizio Energia
Reti Infrastrutture Materiali
per lo Sviluppo Regione Puglia

al Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Foggia


ATTO DI SIGNIFICAZIONE, INVITO E DIFFIDA
Con il presente atto, i sottoscritti cittadini residenti nel Comune di Foggia intendono sottoporre all'attenzione del Dirigente del Servizio e delle altre Autorità sopra evidenziate la grave violazione del diritto comunitario sulle norme che regolano la valutazione ambientale ed altre incongruenze presenti nell’Autorizzazione Unica, rilasciata per determinazione dirigenziale n. 298 del 15 novembre 2011 alla società Enterra S.p.A relativa alla costruzione ed all’esercizio di un impianto per la produzione di energia elettrica alimentata da biomassa vegetale, da realizzarsi nel Comune di Foggia in località “Rignano Garganico Scalo”.

CONSIDERATO
- Che l’impianto in questione per le sue caratteristiche, per la localizzazione e per l’impatto potenziale va sottoposto a VIA ed AIA, così prescriveva la Direttiva 85/337/CEE poi sostituita dalla Direttiva 2011/92/UE;
- Che l’esclusione dalla procedura di assoggettabilità alla valutazione di impatto ambientale contrasta con il diritto europeo; è fatto obbligo al nostro Stato (in tutte le sue articolazioni, nazionali e locali, del potere esecutivo, legislativo e giudiziario) di disapplicare le leggi statali e regionali e gli atti amministrativi non conformi al diritto europeo, onde evitare una possibile condanna dell’Italia da parte della Corte di Giustizia e il risarcimento dei danni;
- Che il DL 91/2014, convertito in legge 116/2014, all’art 15 prevede “Disposizioni finalizzate al corretto recepimento della direttiva 2011/92/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 13 dicembre 2011, in materia di valutazione di impatto ambientale. Procedure di infrazione n. 2009/2086 e n. 2013/2170”; conferisce ai ministeri competenti il compito di emanare un apposito decreto in cui sono “definiti i criteri e le soglie da applicare per l'assoggettamento dei progetti di cui all'allegato IV alla procedura di cui all'articolo 20 (dlgs 152/2006 e smi) sulla base dei criteri stabiliti nell'allegato V... Fino alla data di entrata in vigore del suddetto decreto, la procedura di cui all'articolo 20 è effettuata caso per caso, sulla base dei criteri stabiliti nell'allegato V”; la dimensione dei progetti è, quindi, solo uno dei criteri in base ai quali il diritto dell’Unione europea sottopone tali progetti alla procedura di VIA;
- Che per l’impianto in argomento esistono diversi motivi di attenta analisi VIA e AIA, seguendo i criteri stabiliti dalla Parte II – Allegato V del Dlgs 152/2006 e smi:
⚪ dimensioni ragguardevoli dell’impianto, circa 50MWtermici;
⚪ cumulo con altri impianti inquinanti esistenti insieme a progetti in corso di valutazione:
⚪ inceneritore di rifiuti già autorizzato in territorio di Manfredonia nei pressi di Borgo
Mezzanone a 18km dal centro abitato di Foggia;
⚪ centrale termoelettrica a gas nei pressi di Candela;
⚪ centrale termoelettrica a gas a San Severo;
⚪ centrale termoelettrica a biomasse vegetali a Sant’Agata di P., già autorizzata;
⚪ centrale termoelettrica a biomasse vegetali a Carapelle, in fase di autorizzazione
provinciale;
⚪ avvio del procedimento per un impianto a biogas con recupero energetico nei pressi
di Lucera.
Senza dimenticare gli impianti eolici e fotovoltaici a terra che, oltre a produrre energia
per circa 2GWelettrici, hanno impattato profondamente con il territorio e il paesaggio;
la non trascurabile quantità di acqua di cui avrà bisogno l’impianto, non in linea con la
“promozione di un utilizzo sostenibile delle risorse idriche” presente all’art 1 della
direttiva 2000/60/CE;
produzione di rifiuti quali ceneri per circa il 15% del combustibile, fanghi di
depurazione acque reflue;
il rischio di incidenti rilevanti, insito nelle centrali termoelettriche;
il territorio di Foggia è contornato da zone protette, quali il Parco del Gargano, Bosco
Incoronata, i Monti Dauni, Lago Salso, le Zone Umide della costa;
qualità dell’aria ambiente già fortemente inquinata, così come accertato dal Piano
Regionale Qualità dell’Aria, nel quale troviamo Foggia ed altri rilevanti centri abitati
della provincia, con aria pessima, da risanare secondo la direttiva 2008/50/CE;
durata ventennale dell’autorizzazione più altri venti dalla prima scadenza;
una scelta che non pare necessaria sia dal punto di vista energetico (surplus regionale
dell’83,5%), sia per usi alternativi delle biomasse utilizzate.
Sottrarre a priori all'obbligo di valutazione ambientale la totalità di una categoria di progetti, eccede il margine di discrezionalità. Le autorità locali hanno l’obbligo di adottare, nell’ambito delle loro attribuzioni, tutti i provvedimenti, generali o particolari, atti a rimediare alla mancata valutazione dell’impatto ambientale di un progetto ai sensi dell’art 2, paragrafo 1, della direttiva 85/337; l’Italia non ha provveduto ad adeguare la disciplina
interna e, nel 2009, la Commissione europea ha avviato la procedura di infrazione 2009/2086;
- Che la Corte di Giustizia dell’Unione europea con le sentenze del 24 ottobre 1996, causa C-72/95; 16 settembre 1999, causa C-435/97; 7 gennaio 2004, causa C-201/02; 19 aprile 2012, causa C-21/11; 21 marzo 2013, causa C-244/12, sancisce che gli Stati membri non possono escludere dall’obbligo della VIA alcune categorie di progetti ricorrendo al solo
criterio dimensionale.

TENUTO CONTO
- del comma 1 art.29 Legge n. 234/2012 che stabilisce: “lo Stato e le regioni, nelle materie di propria competenza legislativa, danno tempestiva attuazione alle direttive e agli altri obblighi derivanti dal diritto dell'Unione europea”;
-dell’art.43 della stessa legge sul “diritto di rivalsa dello Stato nei confronti di regioni o di altri enti pubblici responsabili di violazioni del diritto dell’Unione europea”;
- posto che l’art.29 comma 1 del D.lgs. n.152/2006 prescrive che i provvedimenti di autorizzazione o approvazione adottati senza la previa valutazione di impatto ambientale sono annullabili per violazione di legge;

INVITANO E DIFFIDANO
L’Ufficio amministrativo in indirizzo, per quanto scritto in narrativa, all’annullamento d’ufficio in via di autotutela dell’Autorizzazione Unica rilasciata e a prendere atto che il mancato esercizio dell’autotutela nei confronti di un atto chiaramente illegittimo, può portare alla condanna alle spese dell’amministrazione, con conseguente danno erariale, la cui responsabilità potrebbe essere fatta ricadere sul dirigente responsabile del mancato annullamento.
Per i motivi d’urgenza innanzi elencati di cui all’art. 328, 1° c., c.p., la presente valga quale diffida
ex art. 328, 2° c., c.p.

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