giovedì 19 giugno 2014

LEGAMBIENTE: "EOLICO OFFSHORE PER SBLOCCARE IL PAESE"


Neanche il tempo di lasciar spegnere le polemiche scaturite da un articolo alcuni giorni fa su Il Fatto Quotidiano di che descrive Legambiente Onlus come una potente lobby con le mani in pasta nel carbone, nelle ecoballe e nelle rinnovabili selvagge, che la lega ambientalista ritorna alla ribalta con affermazioni scandalose. E, che nessuno si aspetterebbe da un'associazione ambientalista, ma a cui i comitati locali purtroppo sono abituati amaramente, trovandosi Legambiente spesso dall'altra parte dello scranno a "difendere l'indefendibile".

Si chiama #sbloccafuturo ed è (chiamiamo le cose con il proprio nome!) l'ultima campagna di greenwashing "pro Renzi" di Legambiente, in attesa del decreto governativo Sblocca Italia annunciato per luglio. In pratica, si chiede al Governo di sbloccare 101 cantieri, dove: "La voce più consistente riguarda il sistema dei trasporti (ferrovie, trasporti urbani, mobilità dolce), insieme alla messa in sicurezza del territorio dal rischio idrogeologico. Poi, a seguire, bonifiche, depurazione, riqualificazione urbana, sicurezza sismica, abbattimento di manufatti abusivi, impianti per chiudere il ciclo dei rifiuti." Ma, in mezzo a questo elenco di "opere utili e giuste", proprio come in Parlamento si fa con l'inserimento di emendamenti truffaldini nella finanziaria, che nulla hanno a che spartire col bilancio dello Stato, nel documento di Legambiente si trova tutta una serie di frutti velenosi. E, visto che a pensare male spesso si azzecca, non è da escludere che Legambiente possieda pure delle partecipazioni in questi progetti.

Ecco che cosa scrive Legambiente sull'eolico offshore:
"l’esempio di blocco più evidente è forse quello relativo agli
impianti eolici off-shore: ben 15 progetti fermi lungo le coste della nostra penisola, nonostante gli incentivi e l’efficienza che gli impianti in mare sono in grado di assicurare. C’è evidentemente un problema che deve essere affrontato direttamente dal Governo e che si ponga l’obiettivo di definire maggiore compatibilità fra le linee guida nazionali e regionali e la possibilità di interdizione da parte delle Soprintendenze che possono intervenire fino alla fine del procedimento, bocciando
impianti anche solo perché “visibili” da aree vincolate. Il caso forse più significativo è quello dell’impianto eolico off-shore di Termoli, un progetto da 54 torri presentato nel 2006 che ha ottenuto il parere positivo di Valutazione d’Impatto Ambientale nel 2009, ma bloccato da ricorsi e pareri contrari di Enti Locali e Soprintendenza, nonostante la torre più vicina sia prevista a 6 (sei!!) chilometri dalla costa. Sebbene la ditta proponente abbia manifestato la disponibilità a rivedere il progetto, la dimensione e il layout delle macchine, il tracciato del cavidotto sotterraneo a terra, enti locali e Regione non hanno mai voluto alcun confronto nel merito".
Beh, che dire! Poveri soprintendenti, ultimamente sempre più spesso querelati, sbeffeggiati e destinatari di istanze di risarcimenti milionari, da parte dei colossi energetici. Legambiente da che parte sta? Evidentemente, dalla parte di chi vuol eliminare anche l'ultimo baluardo a difesa del territorio e della bellezza italiana, l'art. 9 della Costituzione che tutela il paesaggio.

Tra l'altro, l'eolico off-shore di Termoli è del tutto simile ai due progetti destinati al Gargano ed al Golfo di Manfredonia.

Se non ci credete, ecco il link al sito di Legambiente.

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