sabato 1 marzo 2014

IN ARRIVO LA CONFERMA SUI TRAFFICI ECOMAFIOSI A CERIGNOLA

Un agro sconfinato. Una rete ben organizzata di silenzi da parte di istituzioni, trasportatori ed agricoltori. Finalmente, sta per saltare il tappo sul fenomeno ecomafioso a Cerignola ... e sull'aumento dei tumori!

Due montagne di rifiuti nelle campagne di Cerignola; un tragitto non ancora identificato ma al vaglio della magistratura che potrebbe svelare retroscena inquietanti delineando una tratta di monnezza che dal napoletano arriva dritto nell’agro ofantino senza chiedere permessi a chicchessia. Fino ad oggi sono state soltanto voci infondate, quelle sui camion provenienti dalla Campania che disseminano nel territorio foggiano ogni tipo di rifiuto, pericoloso e non. Poi nel 2013 vengono desecretate le dichiarazioni rese alla Commissione ecomafie dal boss della Camorra Schiavone, il cugino di “Sandokan”, che parlava di siti inquinati anche nella provincia di Foggia e quel continuo vociare si fa più insistente, come negli scorsi anni, quando qualcuno dice di aver visto carovane di camion in fila per approfittare delle lunghe distese di verde della zona per parcheggiare rifiuti di ogni tipo. Oggi quelle parole si tramutano in attività certificata e documentata da parte della Procura di Foggia. Esistono dei verbali trasmessi a Foggia che spiegano con dovizia di particolari tutte le scoperte avvenute a Cerignola nell’estate del 2013: operazioni importanti e delicate rimbombate nel silenzio più acuto. Le cronache giornalistiche di quei giorni non riportano notizie sul sequestro di due terreni subissati da scarti provenienti dalla regione Campania.

È luglio quando un proprietario terriero cerignolano si reca nella sua campagna e scopre un colosso di immondizia lì dove proprio qualche ora prima c’erano soltanto terra, sassi e alberi; nella notte qualcuno deve aver varcato i confini della sua campagna scaricando i rifiuti: sul posto arrivano i vigili urbani, si rendono conto dell’accaduto, ipotizzando il peggio, e segnalano tutto alla Procura della Repubblica di Foggia e al gruppo Noe dei carabinieri.

Partono le prime indagini, perché gli agenti si ritrovano di fronte ad una scena che non avevano mai visto fino a quel momento: infatti, nel corso degli anni, non era arrivata alcuna segnalazione alle forze dell’ordine sullo scarico di rifiuti nelle sterminate campagne di Cerignola. I poliziotti municipali iniziano ad aprire le buste accatastate l’una sull’altra e iniziano a studiarne il contenuto scovando confezioni di mozzarelle, buste di pasta, cartoni di oggettistica, etichette di boutique; prodotti assai diversi tra loro con un unico e solo tratto distintivo ad accomunarli, ovvero il luogo di provenienza.

La montagna di monnezza contiene rifiuti provenienti dalla Campania, ma è difficile per gli inquirenti capire come e perché, da dove e chi abbia potuto violare i campi ofantini con lo sversamento selvaggio ed illegale di immondizia. L’unico elemento certo è che l’operazione è stata compiuta a notte inoltrata, nel massimo riserbo, e ad arrivare è stato più di un camion e più di una persona che ha scaricato il contenuto della motrice e del rimorchio, per poi scappare via senza lasciare traccia del proprio passaggio. Solamente all’indomani, in una calda mattina di luglio 2013, il proprietario rinviene la sorpresa inquinante, assai pericolosa perché tra gli scarti depositati illegalmente vi sono anche prodotti ospedalieri, farmaceutici e tutto ciò che va sotto la dicitura: rifiuti speciali pericolosi.

A distanza di pochi giorni, tra la zona Pozzo Terraneo – verso il confine con Ascoli Satriano – e la zona Diga Capacciotti arriva un’altra segnalazione: questa volta il proprietario terriero è di Lavello e, come nel primo caso, una volta raggiunta la sua proprietà scopre una valanga di rifiuti al centro del campo. L’iter si ripete e quelle che poteva essere una coincidenza, pur molto sospetta, diventa robusta realtà perché anche in questo caso la provenienza dei rifiuti è rigorosamente campana ed ancora una volta la qualità dei rifiuti non è omogenea, in quanto quei camion approdati a Cerignola nella notte hanno trasportato rifiuti speciali pericolosi e non di ogni fattura.
Infatti il 3 luglio del 2013, una cava dismessa in località Toppo Russo (Diga Capacciotti) è stata completamente inondata di immondizia proveniente dal napoletano: la denuncia è partita da uno dei proprietari terrerieri che, giunto sul posto, si era ritrovato di fronte ad un cumulo di grosse dimensioni. La montagna era alta oltre 4 metri, oltre agli scarti depositati in profondità: un mausoleo imponente dato subito alle fiamme, tanto che i vigili del fuoco accorsi sul posto hanno riscontrato più di un problema per gestire l’incendio che ha bruciato i rifiuti per oltre dieci ore. Le operazioni di gestione del rogo si sono protratte dalla mattina fino alla sera e, una volta sedato, c’è stata la scoperta sulla provenienza della monnezza: Napoli, Caserta, Salerno. I rifiuti campani sono arrivati fino a Cerignola nell’arco di una sola notte.

Il doppio intervento dei vigili urbani serve ad effettuare una nuova segnalazione in Procura della Repubblica: la duplice operazione non fa luce su tanti particolari su cui ora dovrebbe essere concentrato l’occhio della magistratura. Il sito utilizzato come discarica abusiva è facilmente raggiungibile perché a pochi chilometri, seguendo una vita che taglia in due le chilometriche campagne cerignolane, c’è lo svincolo autostradale Cerignola Ovest, attraversato il quale si può raggiungere, tra le altre mete, la regione Campania. Probabilmente chi ha sversato rifiuti pericolosi avrebbe potuto utilizzare tranquillamente l’autostrada, per poi imboccare l’uscita “ovest” per poi immettersi nei vicoli asfaltati che collegano le campagne individuate per lo sversamento.


La denuncia verso ignoti è stata accompagnata da una seconda segnalazione avvenuta appena 7 giorni dopo: il 10 luglio, difatti, un secondo appezzamento (località Coppa Tonti) si è trasformato in una discarica abusiva a cielo aperto accogliendo, contro la volontà degli ignari proprietari, valanghe di scarti pericolosi e non. Entrambi i siti risultano ancora oggi sotto sequestro, ma ciò che è successo nei giorni a seguire non lascia di certo migliori speranze perché a novembre 2013, a quattro mesi dall’intervento di vigili e carabinieri, è stato appiccato il fuoco ai rifiuti ubicati nel secondo sito. Ancora una volta da ignoti.


I Vigili Urbani hanno sequestrato i due appezzamenti di terra e le montagne di rifiuti, in un primo momento, sono state coperte con della terra, in attesa delle decisioni della Procura della Repubblica di Foggia.

Secondo fonti bene informate, oltretutto, anche nei giorni immediatamente precedenti al Natale, vi sarebbe stata una terza ondata di rifiuti campani, ma questa volta l’iter sarebbe più complesso poiché riguarderebbe la costruzione di una vera e propria cava che avrebbe ospitato gli scarti caricati su più camion: l’immondizia sarebbe stata data alle fiamme. I responsabili, però, sono svaniti nel nulla. I rifiuti, invece, no.

FONTE: Marchiodoc.it

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