mercoledì 19 febbraio 2014

LA CENTRALE A BIOMASSE A FOGGIA NON S'HA DA FARE

"Troppe anomalie nell'iter. Valutiamo alternative sostenibili"

Ha ricevuto una proroga negli ultimi giorni l’autorizzazione regionale per la centrale a biomasse, che adesso non avrà più ostacoli per sorgere nell’agro di Foggia, a Rignano Garganico Scalo, nei pressi dell’ex zuccherificio Eridania, con scadenza entro il 2016, e non più entro novembre di quest’anno.

Un impianto presentato come centrale elettrica a biomasse solide "a filiera corta" da 13 Mw, di poco inferiore all’inceneritore ETA fra i borghi Mezzanone e Tressanti di proprietà Marcegaglia, anche questo presentato inizialmente come “biomassa”. L’investimento di quasi 60 milioni di euro, a lungo sospeso per la ricerca di capitali, sarà affrontato ora dal gruppo francese Belenergia, che qualche anno fa ha venduto la Bartin Recycling, tra i gruppi leader Oltralpe nel recupero di materiali ferrosi, alla VEOLIA (multinazionale che si occupa di nucleare ed inceneritori), per concentrarsi nel settore delle energie rinnovabili anche in Italia. “Per questo maxi-investimento - si legge in un comunicato sul Sole 24Ore - la Belenergia è entrata in affari con Stilo, società controllata dalla famiglia Percassi, immobiliaristi di Bergamo (proprietaria dell'Atalanta Calcio), rilevando il 70% di Enterra, la spa proprietaria del sito e titolare dell'autorizzazione unica ottenuta, a novembre 2011, dall'ufficio energia e reti energetiche della Regione Puglia”. Nel comunicato, datato dicembre 2013, si legge inoltre: “Le opere edili necessarie per caratterizzare il sito – interamente bonificato dopo la precedete utilizzazione produttiva - andranno avanti contemporaneamente all'arrivo, previsto in queste settimane, delle caldaie che bruceranno gli scarti, e la cui tecnologia, ormai matura perché collaudata da anni, è tutta made in Germany”.

Ciononostante, presso lo stabilimento abbandonato sono stati staccati da alcuni mesi i cartelli del cantiere. Inoltre, nelle dichiarazioni della società ci sono alcune imprecisioni, come quando si parla dei due bruciatori in arrivo come se si trattasse di ordinarie caldaie quando in realtà è previsto un vero e proprio forno industriale da “termovalorizzatore”, che – racconta la società - sarebbe tuttora “in fabbricazione”. Per non parlare dei lavori ingenti di risistemazione dell’area, che non si presenta immediatamente disponibile al nuovo cantiere per la presenza di diversi ettari di vasconi e di altre opere del vecchio zuccherificio. Anche se l’autorizzazione unica per gli impianti da fonti rinnovabili sostituisce ogni permesso, compreso quello a costruire rilasciato dall’amministrazione territorialmente competente, il Comune di Foggia non dovrebbe a rigor di logica rilasciare comunque un nullaosta per i lavori preliminari alla realizzazione del sito?

Nell’iter autorizzativo restano diversi i punti ancora da chiarire. In primis, si menziona un parere sconosciuto della Provincia di Foggia che avrebbe dovuto scendere nel dettaglio delle emissioni inquinanti ed odorifere, che nel caso di alcune tipologie di combustibile adottate (sansa, vinacce e legna d’ulivo) restano molto elevate e sottoposte al Dlgs 133/2005 (stessa norma degli inceneritori di rifiuti). La società stessa dichiara che la filiera è ancora tutta da creare a partire "potenziali fornitori in Puglia ed in Basilicata", laddove invece il regolamento regionale sugli impianti a biomasse pone - molto chiaramente - il requisito della disponibilità, prima dell’autorizzazione, di accordi di filiera come una condizione non facoltativa, bensì esclusiva. Nel rinnovo delle autorizzazioni si parla di fideiussioni originarie, anche queste obbligatorie, non idonee, e sostituite in corsa. Ancora, il Movimento5Stelle aveva attraverso le sue denunce portato all’apertuta di un fascicolo in Procura a Foggia, subito chiuso per mancanza di condotte criminose. Ma restano, comunque, i dubbi circa l’assenza presso il Comune di diversi atti (tra cui la convenzione di 75.000 euro all’anno che Foggia - comune in fascia C, cioè la peggiore con obbligo risanamento, secondo il Piano Regionale di Qualità dell'Aria - percepirà come compensazioni ambientali) e sul preoccupante stato della falda acquifera che, come risulta da relazioni geologiche comunali mai approfondite in sede di conferenza dei servizi, mostrerebbe valori fuori norma (e che dire delle terre e rocce di scavo che dovrebbero essere smaltite come rifiuti speciali in casi limite?). In pratica, mentre, in seguito allo smantellamento del settore della bieticoltura in Italia, analoghi zuccherifici dell’Eridania sparsi per la Penisola sono stati sottoposti ad appropriati piani di caratterizzazione e di bonifica, a Foggia è stata effettuata soltanto una dismissione parziale ed una messa in sicurezza superficiale liimitata alle coperture d’amianto sui vecchi capannoni della lavorazione.

L'impressione, anche dopo la visione del piano di fattibilità di sole 10 facciate presentato dalla Enterra SPA, è che questo business non convince. Perchè allora non valutare alternative ragionevoli a impatto zero? La politica e le istituzioni, Comune e Regione, potrebbero rivolgere un tale invito alla Belenergia, subentrata in possesso di suoli dal grande valore strategico grazie al collegamento con la ferrovia hanno, considerata anche l'esperienza del gruppo Bartel nell’industria del recupero dei metalli – un settore purtroppo spesso sommerso specialmente in Capitanata e contraddistinto da traffici illeciti transfrontalieri verso i Balcani e la Cina. La stessa “vision” presente nel DoSAP (documento strategico sulle aree produttive) del Capoluogo dauno s'incentrava su di una riqualificazione ambientale del sito Eridania, facendo riferimento ai fondi messi a disposizione dall’Europa e in gran parte non sfruttati al Sud. La commissione UE vede nel riciclo e nel recupero di risorse il vero volano della ripresa economica, per battere la concorrenza manufatturiera dei Paesi in via di sviluppo a partire proprio dalla disponibilità di ‘materie prime seconde’, nonché producendo reale e duratura occupazione. Purtroppo, la provincia di Foggia rappresenta un terra sativa solo per investimenti mordi e fuggi ed alieni dalla vocazione sostenibile per eccellenza del territorio. Il rischio è quello di fare la fine della Pianura Padana, dove il livello di inquinamento dell'aria a causa di inceneritori e centrali (come dimostrano le recenti foto scattate dalla NASA che hanno fatto il giro della rete) impedisce lo sviluppo di un'agricoltura e di un'industria “food” di qualità.

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