mercoledì 4 dicembre 2013

Dopo Sant'Agata di Puglia, TRE (Tozzi) ci prova a Terni con la biomassa

Comunicato Stampa: Riparte il secondo inceneritore “Terni Biomassa”. Il silenzio assordante dell’amministrazione, altro che Rifiuti zero.

La Terni Biomassa, della Tozzi Holding di Ravenna, ha iniziato i lavori di “manutenzione ordinaria” della centrale a biomasse ex Printer a Maratta che si concluderanno nel 2014. Con una normale comunicazione di inizio lavori infatti l’impresa sta mettendo mano all’impianto (con tecnologia di combustione a pirolisi), e parti di esso vengono smontate. Tutto normale se non fosse che anche stavolta sta a noi denunciare quest’ennesimo assalto al territorio mentre l’amministrazione, maggioranza, opposizione, tace solerte. Non una parola, non una comunicazione, né tantomeno una presa di posizione del Sindaco. Forse sono tutti troppo impegnati in congressi e campagne elettorali, o forse temono di rovinarsela rendendo pubblico l’inizio dei lavori di un secondo inceneritore.
Altro che delibera Rifiuti Zero e dichiarazioni più o meno formali di intenti, questa città ha bisogno che l’amministrazione si ponga come elemento di opposizione e contrarietà reale ad ogni impianto di incenerimento. Non quindi come fatto con la farsa del Piano d’Ambito che rimanda semplicemente il ricorso all’incenerimento dei rifiuti urbani al 2015, e intanto prevede il CSS, ma azioni politiche chiare che rendano manifesta una intenzione.
Intanto sul piano autorizzativo non giace in Provincia alcuna comunicazione in merito a modifiche impiantistiche tali da rendere necessaria la convocazione di una Conferenza di Servizi, così ci ha confermato l’assessore Bellini la scorsa settimana. Insomma, a Terni sarà normale (come lo è stato in passato) avere due impianti di incenerimento attigui, a distanza di cinquecento metri l’uno dall’altro, senza che l’aggravio delle condizioni ambientali e di esposizione agli inquinanti nelle aree a massima ricaduta sia presa in considerazione. Borgo Rivo, Colleluna Villa Palma, zona Fiori che riceveranno le polveri emesse da due inceneritori dovranno dormire sonni tranquilli?
E’ quindi evidente che le procedure autorizzative, in assenza di una politica di reale valutazione di incidenza su salute e ambiente, non sono altro che dei “giri a vuoto” poiché di fatto sono dalla norma finalizzate all’individuazione della migliore soluzione per garantire i profitti, mascherando questo con prescrizioni tecniche e non già alla tutela dell’ambiente e della salute. Altrimenti non avrebbe possibilità alcuna di darsi la presenza di due inceneritori nella stessa area di una sola città e con le caratteristiche orografiche e produttive di Terni. E proprio a tal proposito chi ha avuto responsabilità politiche nel settore ambiente della giunta provinciale passata dovrà spiegarci il perché di una autorizzazione così generosa, data nel 2009 e valida fino al 2019 ad un impianto a quel tempo chiuso perché tecnicamente ed economicamente inefficiente. Uno strano regalo ad una società in fallimento, Tecnocentro, che si è rivelato un vero affare per Tozzi e la sua Terni Biomassa. Da questa poi ci aspettiamo qualche sorpresa, non è infatti un soggetto improvvisato ma una holding che ha nelle così dette “rinnovabili” grandi investimenti e profitti. Una holding che dalla Puglia al Madagascar è in grado di mettere sotto scacco interi territori e chi li abita. Dalla mega centrale a biomasse di Capitanata in provincia di Foggia, in cui ha coinvolto direttamente le associazioni contadine sotto l’ombrello della “green economy”, all’Africa dove coltiva milioni di ettari a jatropha, per estrarre olio combustibile da bruciare nelle centrali in Italia.
Comitato No Inceneritori Terni

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