mercoledì 4 settembre 2013

I parlamentari M5S pugliesi firmano esposto sull'inceneritore Marcegaglia a Manfredonia

Le ulteriori ricerche ed indagini compiute dal "Comitato Contro l'Inceneritore nei pressi di Borgo Tressanti - Cerignola" per impedire che vada in esercizio l'impianto di incenerimento di rifiuti di proprietà E.T.A. spa (Gruppo Marcegaglia) situato in agro di Manfredonia, non si fermano nemmeno ad agosto: inviato l'ennesimo esposto alle procure di Foggia e Bari con nuovi e rilevanti elementi di opposizione. Il prefetto di Foggia, il settore ecologia della regione e la Commissione europea per l'Ambiente sono gli altri destinatari della denuncia. Questa volta a supportate le rimostranze del Comitato, sottoscrivendo0 l'esposto, si sono aggiunti nove parlamentari pugliesi (6 deputati e 3 senatori) del Movimento 5 Stelle. La vicenda assume ora i contorni di una battaglia di civiltà fra la volontà generale di salvaguardia della salute e del territorio, e la difesa di un progetto agevolato dalla precedente amministrazione di Manfredonia, diretta dall'ex sindaco Paolo Campo, e mantenuto dall'attuale amministrazione della stessa città guidata dal sindaco Angelo Riccardi; avallato dallaregione puglia, la quale non trova di meglio che pensare ad incenerire i rifiuti piuttosto che innalzare la percentuale di raccolta differenziata così come prescrive prioritariamente la legge. Ad avviso di questo Comitato, nel procedimento sonostate compiute anomalie, violazioni ed irregolarità amministrative per le quali si chiede alla magistratura l'accertamento di eventuali reati. Ricordiamo che anche il Comune di Cerignola si è ufficialmente espresso contrario a questo progetto sin dal 2007 culminato nel Ricorso Straordinario al Presidente della Repubblica (art. 8 DPR 1199/1971) depositato l'11 febbraio 2011, in conseguenza del quale siamo ancora in attesa del parere del Consiglio di Stato. I nuovi argomenti di controversia sono sinteticamente sotto riportati: 1. mancato coinvolgimento delle Soprintendenze territoriali paesaggistiche e archeologiche nel procedimento di Valutazione di Impatto Ambientale (VIA), laddove lastessa ETA ritiene tale impatto paesaggistico di tipo MEDIO, facilmente comprensibile vista la natura pianeggiante del territorio, che rende visibile l'impianto da molto lontano; nello stesso procedimento, sono stati ignorati altri Enti previsti dalla normativa; in più, non è stata tenuta in considerazione la vocazione di tipicità e biodiversità agricola dell'area, mortificando gli sforzi degli agricoltori più attenti alla qualità dei loroprodotti. 2. Si continua a ritenere l'impianto come alimentato da fonti rinnovabili, ma a fronte di una nostra richiesta al Gestore dei Servizi Elettrici (GSE) fatta nel 2011 a conferma di tale qualifica, nella relativa risposta lo stesso concludeva con:"Nel caso specifico, l'impianto non ha conseguito la qualifica di impianto alimentato da fonti rinnovabili". Per questioni sofisticatamente tecniche l'UfficioEcologia regionale ritiene che la suddetta qualifica e pertinente; abbiamo ribattuto alle argomentazioni edotte dalla regione in maniera puntualee contraria. Attenzione, la perdita della qualifica di impianto da fonti rinnovabili, fa traballare il progetto sin dalla sua presentazione, poiché il cambio di destinazione d'uso da agricola a industriale nell'area sucui sorge l'impianto, è stata rilasciata anche in considerazione di tale qualifica. 3. Ritorniamo ancora sulla idonea collocazione geografica del progetto in considerazione della scarsità idrica dell'area su cui si estende l'impianto, già fitta di pozzi per l'emungimento di acqua per uso irriguo/potabile. Nelle mappe non si evince pozzo per l'approvvigionamento di acqua da parte dell'impianto di produzionedi CDR adiacente all'inceneritore in questione, di proprietà CO.GE.AM. È prevedibile che vi sia un pozzo non segnalato e che questo sia troppo ravvicinato rispetto al punto di emungimento necessario all'inceneritore, pericolosamente vicino il limite dei 200mt valutaticome distanza accettabile per non correre il rischio di "sovra sfruttamento" e di "abbassamento del livelloattuale delle falde". A testimonianza della difficoltà di reperibilità di acqua dal sottosuolo, nell'area interna al sito dell'impianto è stato ricavato un nuovo pozzo anziché sfruttare uno già esistente. Ulteriore conferma arriva dal Piano Tutela delle acque regionale (PTA), per cui alcune particelle comprese nei terreni interni al perimetro dell'impianto, ricadono in aree sottoposte a stress per eccesso di prelievo, dove è sospeso il rilasciodi concessioni per usi irrigui, industriali e civili on potabili. E queste sono a ridosso del nuovo pozzo ricavato.. A tutto questo si aggiunga che la ditta proponente compie delle modifiche al sistema di filtrazione per il trattamento dell'acqua emunta dal pozzo, ritenendo tali modifiche non sostanziali. Informativa arrivata al Comune di Cerignola il 19-07-2012, alla quale risponde l'assessore all'Ambiente, Stefano Palladino, con una richiesta di chiarimenti all'Ufficio Ecologia dellaregione sulla sostanzialità delle modifiche succitate. Non sappiamo se e come la regione ha risposto. Per i dubbi che sorgono sulla questione acqua sopradescritti, abbiamo chiesto per due volte alla Struttura Tecnica Provinciale di Foggia (ex Genio Civile), l'autorizzazione all'utilizzo delle acque sotterraneeai sensi dell'art. 4 L.R. 18/1999. E in entrambi i casi non è stata fornita risposta. Abbiamo provveduto a denunciare questo comportamento all'interno dell'esposto. Inoltre, sottovalutato appare l'aspetto idrogeologico dell'area interessata, dal momento che la stessaviene attraversata dai Canali Pescia e Peluso, le cui fasce di rispetto, dove non sono consentite qualsivoglia tipo di costruzioni, in alcuni punti sono sovrastate dal perimetro dell'impianto. 4. Le acque pluviometriche, a nostro avviso, non sono trattate secondo il PTA regionale. A detta di ETA, tutte le acque delle superfici di scolo degli edifici non sono contaminate e possono essere riciclate o smaltite nei pozzi disperdenti ricavati all'interno dei terreni dell'impianto. Ma è proprio un documento fornito da ETA sulla ricaduta al suolo dei microinquinanti ad informare che la massima concentrazione di PCDD/F, CADMIO E MERCURIO le abbiamo in prossimità dell'impianto, quindi, anche sugli edifici. L'intero sistema di separazione e depurazione delleacque appare poco chiaro e manchevole in diversi aspetti. Il problema assume importanza fondamentale per la salvaguardia delle falde acquifere e di conseguenza, per effetto dell'irrigazione dei campi, del cibo che mangiamo, poiché nella vasca finale, in caso di troppo pieno, l'acqua verrà smaltita nei pozzi disperdenti, e dunque, nel sottosuolo. È appena opportuno ricordare quello che sta avvenendo a poche decine di km da noi, inceneritore Fenice a San Nicola di Melfi, dove gli inquinanti in falda raggiungono livelli anche fino a centinaia divolte oltre il limite consentito. 5. Siamo tornati sulla mortificazione dell'agricolturadi qualità, pregio e tipicità del luogo, nonostante le proteste di aziende agricole e dei dott. agronomi e forestali; sul mancato rispetto delle norme a tutela della biodiversità e dell'agricoltura contenute nel dlgs 228/2001 e nella legge 57/2001 ; sull'assenza nelle Conferenze di Servizi antecedenti l'AIA del settore Agricoltura della regione Puglia, sebbene la legge regionale 36/2009 preveda di rilevare siti non idonei al recupero/smaltimento dei rifiuti, proprio per proteggere l'agricoltura di qualità. 6. Da alcune mappe sui Percorsi Antichi in nostro possesso, è tracciato un percorso, potenzialmente soggetto a vincolo archeologico, che si sovrappone al sito dell'impianto. Abbiamo chiesto chiarimenti alla Soprintendenza Archeologica regionale con sede a Taranto, senza ricevere risposte. Mentre la Soprintendenza ai Beni Paesaggistici con sede a Bari, ha confermato di nonaver ricevuto il progetto dell'impianto, né di aver mai partecipato all'iter autorizzativo. Il mancato coinvolgimento di tutte le Amministrazioni/Enti nel procedimento autorizzativo (art. 23, comma 2 del dlgs 152/2006) pregiudica la stima preventiva, integrata e partecipata di tutti i Beni materiali e immateriali che questo processo comporta.

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