lunedì 1 ottobre 2012

COMUNICATO STAMPA. UN INCENERITORE NELLA DISCARICA DI CERIGNOLA?

Con pubblicazione sul Bolletino regionale del 5 luglio 2012, la società di Bolzano LADURNER (che gestisce l'inceneritore di Venezia) ha richiesto al Settore Ambiente della Provincia di Foggia l'autorizzazione per un bruciatore con assetto cogeneretivo per produrre energia elettrica dalla combustione dei gas prodotti dalla discarica di Cerignola, in contrada Forcone-Cafiero. Come al solito, la popolazione non è stata informata e l'avviso non è stato fatto circolare sui quotidiani. Questo silenzio è - però - fortemente sospetto. Contemporaneamente, il Consorzio dei Comuni del Basso Tavoliere, con a capo il sindaco di Cerignola, e l'azienda di proprietà pubblica SIA, che gestiscono raccolta differenziata e smaltimento in discarica nel bacino FG4 sta per acquistare, grazie ad un cofinanziamento regionale, un trituratore di rifiuti, cioè un impianto che produce frazione secca combustibile per gli inceneritori. Strana, appunto, sospetta coincidenza! Tuttavia, per amor del vero (e della precisione e della corretta informazione della cittadinanza), va precisato che un impianto a biogas nella discarica di Cerignola è un chiaro obbligo normativo già da tempo, in quanto il gas naturale (metano) e gli altri composti aerei prodotti dal processo di fermentazione dei rifiuti organici vanno bruciati in apposite caldaie con recupero energetico ("cogenerazione", in quanto producono calore ed energia termica), per non essere disperso in modo incontrollato nell'aria o bruciato in torce senza nessuna tutela ambientale. L'impianto proposto dall'azienda di Bolzano sarebbe, dunque, in sé qualcosa di positivo, a meno che non sia adatto anche a bruciare i rifiuti tal quale ... ma ci aspettiamo chiarimenti in merito da parte dell'amministrazione comunale di Cerignola. Ciò che non quadra affatto in questa vicenda è, appunto, il fatto che la discarica di Cerignola avrebbe dovuto già da tempo dotarsi di questo impianto, la cui autorizzazione era già stata richiesta dalla stessa SIA qualche anno fa. L'impianto non è mai stato realizzato per mancanza di liquidità; dunque, è adesso la stessa società già in precedenza incaricata della progettazione della caldaia a biogas a volerlo realizzare e gestire direttamente, pagandolo di tasca propria e ovviamente percependo tutti i lauti incentivi per le fonti rinnovabili che si otterrebbero dalla conduzione di quest'attività in una specie di subappalto. Non c'è che dire: una perdita economica, oltre che ambientale, per l'azienda locale e profitti solo per gli altoatesini. La vendita di ben 2 MW elettrici di corrente avrebbe potuto ripagare in parte i costi ingenti di gestione del percolato, che fuoriesce dalla discarica e che viene smaltito a peso d'oro in impianti nel Molise. Chi ci guadagna? Sarebbe stato più semplice invece realizzare l'impianto a biogas con la metodologia del project financing: in pratica, le banche avrebbero anticipato l'investimento necessario al Consorzio e alla SIA FG4, per poi vedersi restituita la somma con gli interessi dopo i primi anni di funzionamento. Un investimento duraturo (la discarica produrrà gas per almeno altri 30 anni), di sicuro ritorno perché ecoincentivato e - soprattutto - mirato al benessere della collettività, in quanto la proprietà e i guadagni sarebbero rimasti nel territorio ofantino. In conclusione, bisogna dire "basta" all'attuale pratica di destinare i tributi che la metà dei Comuni della Provincia di Foggia pagano per venire a scaricare a Cerignola, e le relative compensazioni ambientali per Cerignola, ad altri capitoli di spesa nel bilancio comunale, per tappare buchi creati in settori diversi dell'amministrazione della cosa pubblica; questi soldi dovrebbero finanziare esclusivamente la raccolta differenziata. Nel 2011 sono state conferire a Cerignola 156 mila tonnellate di rifiuti urbani. Di queste, si contano ben 92 mila tonnellate di rifiuti urbani non differenziati, cioè conferiti "tal quale". Ciò significa: più percolato e gas. Dunque oltre la metà (circa il 60%) del rifiuti finisce in discarica senza ricevere alcun trattamento di biostabilizzazione, come obbligatorio ai sensi della "direttiva discariche" 1999/31/CE. Va detto che questa stessa situazione che affligge anche la discarica di Malagrotta a Roma (la discarica più grande d'Europa) e molte discariche italiane, tant'è che la UE ha aperto una procedura d'infrazione nei confronti dell'Italia che potrebbe concludersi con una maxi-multa ai danni dello Stato italiano. E in Puglia? Secondo la commissione ambiente UE queste violazioni non hanno luogo nella nostra regione, forse non hanno mai sentito parlare di Cerignola e Conversano. Evidentemente, questa situazione è degna di un esposto alla commissione europea ...

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