mercoledì 15 agosto 2012

Giuseppe Di Vittorio sull'apecar il 17 agosto a Taranto!

Qualche giorno era balzato l'occhio su un comunicato stampa un po' ambiguo dell'associazione Casa Di Vittorio. L'ambiguità è data dal seguente capoverso: "Le istituzioni territoriali e nazionali, con il sostegno delle organizzazioni sindacali e datoriali, hanno
intrapreso un concreto percorso di miglioramento delle condizioni di sicurezza e di sostenibilità della
produzione dell’acciaio a Taranto che ora bisogna condurre a buon fine così da garantire la più efficace
mediazione degli interessi in campo."
; nel comunicato di solidarietà ai lavori si auspica convenzionalmente "il superamento della contrapposizione tra produzione industriale e ambiente", senza mai fare riferito invece al nodo centrale di tutta la vicenda, che sono la necessità improrogabile di bonificare il territorio e la colpa della famiglia Riva e delle istituzioni che hanno autorizzato questo scempio fino a pochi giorni fa. Ad ogni modo, il commento contrapponeva a questo comunicato burocratese dell'associazione Di Vittorio, le parole di Alessandro Marescotti di Peacelink, degne del nome di Giuseppe Di Vittorio, e della storia che rappresenta, il movimento dei lavoratori. "Se la vostra prospettiva e' il futuro, la soluzione delle bonifiche e' a portata di mano e puo' contare sui fondi strutturali europei che - se non usati per le bonifiche - cesseranno il 31 dicembre 2013. Occorre dunque far presto e mettere in campo un progetto che veda i lavoratori dell'Ilva protagonisti del disinquinamento. Occorre fare come nella Ruhr in Germania dove e' stato compiuto un provvidenziale ed efficace recupero civile e paesaggistico delle aree degradate dall'inquinamento. Ora la Ruhr e' rinata ed e' un polo attrattivo. " Tipica di Di Vittorio è, infatti, la ricerca di una visione unitaria, dove si possono superare le contraddizioni sociali in un "futuro", non distante, ma a portata di mano e accessibile a tutti. Oltre al commento, facevo poi una riflessione che mi era sembrata al momento peregrina, ma in realtà nemmeno tanto, paragonando il sidecar rosso con cui Di Vittorio (in quegli anni, segretario della Camera del Lavoro di Minervino) percorreva la Puglia, avendo la possibilità di portare un passeggero e senza esser eccessivamente legato alla ferrovia dell'epoca, con invece l'apecar (seconda la stampa, un furgoncino) con a bordo alcuni lavoratori dell'ILVA (seconda la stampa, pericolosi black block), ad interrompere a Taranto la manifestazione dei sindacati gridando: "Fateci largo, abbiamo il cervello" (su youtube sono disponibili tutti i video). Interrompendo di fatto Landini della FIOM, prima che questi potesse prendere parola dopo la CGIL e la CISL; ma anche nel suo discorso, dopo che gli organizzatori hanno abbandonato la piazza dei lavoratori, spostando altrove il palco, le parole 'bonifica' e 'futuro' non sono emerse, bensì la possibilità di studio da parte dell'UE di un "piano europeo per la siderurugia verde". Mah, sarà ... speriamo!

Oggi è arrivato via mailing list questo messaggio che contiene un comunicato stampa di Alessandro Marescotti, in cui si parla del nostro Peppino Di Vittorio:


Io credo che il grande Giuseppe Di Vittorio venerdì sarebbe alla guida dell'Apecar, se solo fosse vivo.

E che ci guiderebbe contro il profitto assassino.

Ogni mese due persone due persone a Taranto sono uccise dall'inquinamento industriale: i tre ministri che vengono a Taranto dovrebbero ringraziare la GIP Todisco che vive sotto scorta. Invece vengono per fermare il corso della Giustizia.

Il 17 agosto invito tutti i cíttadini, con i loro figli e nipotini, a scendere in strada dietro l'Apecar. Appuntamento alle ore 8.30 in piazza Castello. Per i bambini di Taranto, al fianco dei magistrati.

Creiamo un muro umano per difendere la Vita e la Giustizia.

Il 17 agosto da Taranto parte un movimento per tutte le citta' italiane inquinate. Creeremo un fronte nazionale e non ci fermeranno più. Chi ha governato sulla nostra sofferenza dovra' risponderne di fronte alla Magistratura. Saranno giudicati e per questo temono la legalita'.

Alessandro Marescotti
Presidente di PeaceLink
www.peacelink.it




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