domenica 8 gennaio 2012

Lettera della LIPU Puglia al Governo sulle fonti rinnovabili


Numerose associazioni ambientaliste hanno sottoscritto un documento che è stato inviato a numerosi ministri in previsione degli attesi provvedimenti di attuazione del dlgs 28 - 2011, in particolare di quello che riguarderà gli incentivi per gli impianti eolici.

"Anche se condividiamo la sostanza della riforma - si legge nella lettera - che sostituisce i certificati verdi con le aste al ribasso per gli impianti di potenza superiore ai 5 MW e la ridefinizione degli incentivi negli altri casi, restiamo preoccupati per il proliferare di giganteschi impianti eolici nei luoghi più belli e integri d'Italia e temiamo che i tempi e le scelte adottate possano essere inadeguati all'urgenza e alla gravità della situazione. Noi crediamo che, nell'attuale congiuntura economica, la modifica del sistema incentivante debba obbligatoriamente tener conto di alcuni fattori:

- Anche se non riguardano la materia fiscale, gli incentivi alle fonti rinnovabili sono a carico dei contribuenti italiani e delle imprese nazionali nella loro veste di consumatori-utenti: è opportuno dunque che rispondano a criteri di equità e congruità.

- nel caso dell'eolico e del fotovoltaico gli incentivi, rappresentano un enorme fiume di danaro proveniente dai contribuenti italiani, che prende la via dei paesi produttori e delle multinazionali".

- l'eccesso d'incentivi a queste due fonti ha penalizzato, nei fatti, la promozione di altre fonti, come quelle termiche, a prevalente tecnologia e produzione italiana e sottraggono necessari finanziamenti alla ricerca scientifica sulle rinnovabili per arrivare alla microgenerazione a vantaggio delle popolazioni e non alle grandi centrali che mantengono un regime di oligopolio.

- l'incentivazione agli impianti eolici in Italia è stata fino a oggi la più alta del mondo. Solo per questa ragione è stato conveniente impiantare oltre 5000 torri per una potenza complessiva di 6.000 MW, non certo per la loro produttività. Infatti, la ventosità in Italia si attesta in media sulle 1500 ore/anno ben al di sotto delle 2000 ore/anno ritenute utili per una produzione competitiva. Vi è quindi il rischio palese d'innumerevoli impianti già autorizzati o con pareri ambientali emessi (per quanto opinabili) che rischiano di essere realizzati per ulteriori, quanto ben poco utili, 6000 MW.

- La cronaca giudiziaria ha evidenziato inchieste per speculazioni e malaffare relative a impianti eolici su tutto il territorio nazionale e in particolare nel mezzogiorno. Le Regioni, cui spettava la facoltà d'intervenire con misure urbanistico-territoriali dopo le tardive Linee Guida nazionali in materia, del settembre 2010, sostanzialmente non hanno adottato misure importanti su questo piano, mentre la mole oceanica di progetti già presentati rivendica diritti acquisiti in ordine a qualsivoglia, eventuale approccio in tal senso.

- La speculazione avviene anche a spese del patrimonio culturale collettivo del paesaggio italiano, proprio nei siti dove esso è giunto integro fino ai nostri giorni: sui crinali appenninici, sulle colline, nei luoghi isolati di grande valore naturalistico, dove transitano gli uccelli migratori o si riproducono le specie faunistiche ormai rarissime.

- In molti casi, gli impianti eolici danneggiano pesantemente un altro tipo di green-economy come quella agrituristica o della valorizzazione culturale dei territori che si basa, invece, sulla conservazione e tutela della natura e del paesaggio italico, beni primari che, ci permettiamo di far notare, non potranno mai essere delocalizzati altrove, parte imprescindibile di un auspicabile rilancio della nostra economia, nella misura in cui sarà salvaguardato ciò che ne rimane.

Il Presidente della Repubblica ha esplicitamente parlato, appena pochi giorni fa, di "momento di straordinaria difficoltà" e ha affermato che "siamo arrivati giusto in tempo per evitare sviluppi in senso catastrofico della situazione". Noi sappiamo che il Governo spagnolo, di recente, dovendo affrontare l'analoga emergenza finanziaria, ha rinunciato agli eccessi di prodigalità del proprio sistema incentivante dell'energie rinnovabili con effetti retroattivi, validi cioè anche per gli impianti già in attività. La situazione dei costi di tale sistema in Italia è attualmente ancora più grave di quella spagnola di allora: le ultime stime di fonte AEEG prevedono un esborso annuo, a regime nel 2020, tra i 10 e i 12 miliardi di euro. Considerando anche gli altri oneri da sostenere (in particolare l'adeguamento della rete di distribuzione e la necessità di mantenere gli impianti tradizionali in funzione di back-up degli impianti di produzione non programmabile), stiamo parlando di una cifra abnorme, a carico degli utenti e a vantaggio di una cerchia ristretta di soggetti e società, proprio mentre attraversiamo una crisi economico-finanziaria drammatica.

Se consideriamo l'obiettivo per cui gli incentivi sono stati introdotti, ovvero l'obbligo comunitario del 20/20/20, occorre prendere atto che l'installazione di impianti fotovoltaici ed eolici nel triennio 2009- 2011 procede a un ritmo ben superiore a quello previsto dal Piano di Azione Nazionale per le Energie Rinnovabili ovvero 12.000 MW di eolico e 8.000 MW di fotovoltaico installati al 2020.

La decisione, assunta quest'anno dal Governo, di aumentare a ben 23.000 MW, entro il 2016 (quindi con 4 anni di anticipo sulle scadenze del 2020), la potenza installata fotovoltaica (con impianti che noi vorremmo vedere collocati esclusivamente nelle aree industriali e sopra ai tetti degli edifici recenti e non su suolo agricolo o in zone di pregio) dovrebbe ragionevolmente compensare la necessità d'installare altri impianti eolici di vertiginosa altezza, che rappresentano la nostra massima preoccupazione dal punto di vista ambientale, paesaggistico e culturale. Gli impianti eolici hanno già causato danni irreparabili in molte zone del mezzogiorno e delle isole e adesso minacciano anche le zone naturalisticamente pregiate del centro-nord.

Tranne sparute eccezioni, per anni la politica si è sottratta a un'oggettiva valutazione di questa sconcertante situazione. Ora confidiamo in questo Governo e nella competenza del Ministro dell'Ambiente Corrado Clini, che ha affermato di recente: "Dobbiamo affrontare la tematica ... tenendo conto che da un lato bisogna assicurare la massima utilizzazione di queste fonti e dall'altra il rispetto degli usi bilanciati del territorio." e "... nel nostro Paese abbiamo sicuramente problemi sull'eolico perché bisogna anche paragonare il valore economico e ambientale della generazione dell'elettricità da eolico con quello della protezione del paesaggio, prezioso per la nostra economia. Qui dobbiamo essere molto cauti e considerare, anche in questo caso, la possibilità di evoluzioni tecnologiche di energia eolica con minor impatto sul paesaggio."

Sono affermazioni che condividiamo e di cui vorremmo vedere attuato il senso nell'atteso provvedimento. Ribadiamo che non siamo contrari all'energie rinnovabili, né vogliamo penalizzarne l'uso ragionevole; ma ci opponiamo alle devastazioni che spesso le centrali producono sul paesaggio, "bene comune "che rinnovabile non è; In particolare riteniamo necessario che:

- Si attui, preventivamente, un censimento degli impianti già installati e di quelli già autorizzati su tutto il territorio nazionale.

- Nel frattempo si proceda a una moratoria, così come sollecitato anche dal Tavolo della domanda di Confindustria nella lettera al Ministero dello Sviluppo Economico dello scorso ottobre, nella quale si parlava, senza mezzi termini, di "rischi di collasso" per il sistema elettrico e della necessità di evitare "una grave debacle per il sistema elettrico ed il sistema industriale italiano".

- Sia ridotta la soglia degli certificati verdi emessi annualmente, in base a quanto previsto dall'art.148 della Legge finanziaria 2008 che prevede che "il valore di riferimento (fissato da quell'anno a 180 euro al MWh) e i coefficienti.... possono essere aggiornati, ogni tre anni, con Decreto del Ministro dello Sviluppo Economico..."

- L'installazione di potenziale fotovoltaico eccedente il valore obiettivo proposto all'Unione (8.000 MW, mentre siamo già a quasi 12.000 MW in esercizio) vada a detrazione della quota prevista dal PAN per l'eolico.

- Le quote di potenziale eolico da installare annualmente tramite il sistema delle aste al ribasso venga definito dal Governo nazionale, e non delegato alle Amministrazioni periferiche, più facilmente condizionabili dagli enormi interessi in gioco. In ogni caso ribadiamo l'assoluta opportunità e legittimità di tagliare gli incentivi a questa tecnologia, allocabile in aree sempre meno ventose, in ragione del nuovo apporto energetico da fotovoltaico. Altresì, il sistema per gli impianti inferiori a 5 MW deve essere ulteriormente reso garantista poiché tale potenza è di per sé non trascurabile quando si parla d'impianti da

fonte rinnovabile. Ne sia un esempio la drammatica deregolamentazione degli impianti eolici e fotovoltaici da 1MW che imperversano in Puglia e Basilicata.

- Per analoghi motivi, la definizione delle quote regionali di burden sharing prevedano anche delle quote massime per regione, oltre le quali gli incentivi pubblici non dovrebbero essere più assegnati.

- Si affronti il tema della decarbonizzazione del nostro sistema Paese,

partendo da un approccio multidisciplinare, scevro da ideologie preconcette, concertato e soprattutto basato sul maggior valore aggiunto in termini di risultato nella lotta ai gas serra".

Altura

Amici della terra

Comitato nazionale del Paesaggio Comitato per la Bellezza

Italia Nostra

LIPU

Mountain Wilderness

Movimento Azzurro

Terra Celeste

VAS (Verdi Ambiente e Società)

il Presidente Stefano Allavena

la Presidente Rosa Filippini

il Presidente Carlo Ripa Di Meana,

il Presidente Vittorio Emiliani,

la Presidente Alessandra Mottola Molfino, il Presidente Fulvio Mamone Capria

il Presidente Carlo Alberto Pinelli,

il Presidente Dante Fasciolo

la Presidente Luisa Bonesio

il Presidente Sen. Guido Pollice

Elenco comitati ed associazioni territoriali che sottoscrivono il documento

Comitato Nazionale contro Fotovoltaico ed Eolico nelle Aree Verdi.

Appennino Tosco emiliano-romagnolo e aree limitrofe: Associazione Ornitologi dell'Emilia Romagna (ASOER) Comitato Ariacheta (San Godenzo FI)

Comitato Alta valle del Sillaro (BO)

Comitato Monte Faggiola (Firenzuola FI)

Comitato interregionale salvaguardia Appennino tosco-emiliano-ligure (CISATEL) Comitato Prato Barbieri (Bettola PC)

Comitato Tutela Paesaggio di Piacenza

Comitato di Sparvo (Castiglione dei Pepoli BO)

Comitato per il territorio delle Quattro Province (PC, AL, GE, PV)

Comitato Difendiamo la Garfagnana (Casola MS - Minucciano LU)

Comitato Salviamo Biancarda e Poggio Tre Vescovi (Verghereto FC, Casteldelci RN, Badia Tedalda AR)

Comitato in difesa del paesaggio di Camugnano (BO)

Comitato Monte dei Cucchi - La Faggeta (San Benedetto val di Sambro BO)

Comitato Bruscoli - La Faggeta (Firenzuola FI)

Comitato La luna sul monte (Pontremoli MS)

Comitato per la valorizzazione e lo sviluppo sostenibile dell'Appennino pistoiese

Comitato Passo delle Pianazze - Case Ini (Farini PC - Bardi PR)

Maremma

Comitato GEO - Ambiente & Territorio Monterotondo Marittimo Comitato contro il Mega progetto Poggio Malconsiglio (Riparbella Pisa)

Alpi liguri:

Comitato Pro M. Armetta, M. Dubasso (Alto CN) Comitato popolare Sciancui (Ormea CN) Comitato Mindino Libero (Garessio CN) Associazione Cuneobirding

Marche:

Comitato No Megaeolico (PU)

Comitato per la difesa del monte Mezzano (Sassoferrato AN) Associazione Sibilla Appenninica

Molise:

Comitato pro-tempore La rete contro l'eolico selvaggio e i rifiuti del Molise (136 comitati e associazioni molisane)

Tuscia:

Rete di Salvaguardia del Territorio

Associazione Alleanza per l'Ambiente - Terra e Natura

Basilicata:

Organizzazione lucana ambientalista (OLA)

Comitato Ambiente Paesaggio Sicurezza e Salute (Lavello PZ) Città plurale Matera

Enzo Cripezzi - LIPU Puglia

Nessun commento:

Posta un commento