martedì 29 novembre 2011

Bonifica di Manfredonia. Ma quale eccellenza?

La bonifica di Manfredonia doveva essere la prima bonifica in situ in Italia. In realtà, molto si è bruciato illegalmente nell'inceneritore Veolia di Brindisi. L'Italia ha rischiato una sanzione anche per questo caso (ritardi nella bonifica e conseguente penetrazione in profondità dell'inquinamento, vedi storia simile SAIBI a Margherita di Savoia). Per questo dall'emergenza all'eccellenza.
http://www.fondazionesvilupposostenibile.org/dtln-791-Bonifiche_sostenibili_e_il_cantiere_Manfredonia,_Seminario_del_Network_bonifiche?cid=31453

Centrale a biogas da 10MW alla discarica Forcone-Cafiero di Cerignola?

Pubblichiamo la discussione "due domande sulle centrali a biogas" dalla mailing lnazionale della Rete Rifiuti Zero. L'azienda SIA FG4, che gestisce la raccolta e lo smaltimento dei rifiuti solidi urbani in discarica a Forcone-Cafiero nei nove comuni del Basso Tavoliere (Cerignola, Margherita, Trinitapoli, San Ferdinando e i Cinque Reali Siti) ha richiesto alla Regione Puglia il finanziamento di una centrale a biogas da parte della Regione Puglia, allinterno di una serie di investimenti regionali sulla discarica di Cerignola che ammontano a 10 mln di euro, la maggior parte dei quali sono utili. Invece, una centrale a biogas nè un investimento sbagliato ed una scelta in controtendenza rispetto alla raccolta differenziata, in quanto ad essa verrebbe eventualmente destinata la stessa materia (l'umido, la frazione organica) sfrutta dall'impianto di compostaggio di Forcone-Cafiero, impianto che attualmente non funziona ancora a peino ciclo (infatti, "importa", se così può dirsi da San Severo e da altre località). Da dove arriverà il materiale per fare il biogas (combustibile che verrà "termovalorizzato", cioè bruciato in cogenerazione) e dare da mangiare all'impianto, in queste condizioni, potrebbe costare più dell'energia effettivamente ricavata da esso?


1) Una centrale a biogas di 999 kW autorizzata senza VIA ma solo con procedimento unico ai sensi del 387/2003, può tranquillamente accogliere FORSU (frazione organica dei rifiuti) senza ulteriori autorizzazioni?
2) Può una centrale a biobas di 999 kW autorizzata per accogliere biomassa dedicata e scarti derivanti dalle deiezioni di allevamenti zootecnici, essere autorizzata se l'azienda agricola proponente non ha annesso anche un allevamento? Una centrale proposta da una azienda agricola che ha anche un allevamento, ha delle agevolazioni nell'iter autorizzativo, non applicabili se l'azienda è priva di allevamento?


Per quanto riguarda la prima domanda, a mio avviso, dipende dalla quantita' (in ton/giorno) di FORSU prevista.
La FORSU e\ soggetta a procedura semplificata (normativa rifiuti / DM 5.02.1998 e smi) per produrre biogas da avviare a combustione per una quantita' annua non superiore a 214.250 t/a ovvero una quantita' assai elevata, in tal caso l'autorizzazione unica ex Dpr 387/03 assorbe la procedura semplificata sempre che le caratteristiche tecniche siano corrispondenti a quelle sotto riportate.

2. Tipologia: Biogas [190699].
2.1 Provenienza: Fermentazione anaerobica metanogenica di rifiuti a matrice organica in processi di cui al punto 15 dell'allegato 1 o da discarica.
2.2 Caratteristiche del gas: Gas combustibile avente le seguenti caratteristiche:
Metano min. 30% vol
H2S max 1.5% vol
P.C.I. sul tal quale min 12.500 kJ/Nm3.
2.3 Attività e metodi di recupero: L'utilizzazione di biogas è consentita in impianti di conversione energetica di potenza termica nominale superiore a 0,5 MW, anche integrati con il sistema di produzione del gas, con le caratteristiche di seguito indicate
a) motori fissi a combustione interna che rispettano i seguenti valori limite di emissione riferiti ad un tenore di ossigeno nei fumi anidri pari al 5% in volume:

Polveri (valore medio rilevato per un periodo di campionamento di 1 ora)
10 mg/Nm3

HCl (valore medio rilevato per un periodo di campionamento di 1 ora)
10 mg/Nm3

Carbonio Organico Totale (valore medio rilevato per un periodo di campionamento di 1 ora)
150 mg/Nm3

HF (valore medio rilevato per un periodo di campionamento di 1 ora)
2 mg/Nm3

NOx
450 mg/Nm3

Monossido di carbonio
500 mg/Nm3.


Per gli altri inquinanti si applicano i valori limite minimi di emissione fissati ai sensi dell'art. 3, comma 2, del decreto del Presidente della Repubblica n· 203/1988 per le corrispondenti tipologie d'impianti che utilizzano combustibili gassosi.
Negli impianti dedicati oltre i 6 MWt deve essere effettuato il controllo in continuo di:
monossido di carbonio
ossidi di azoto
ossidi di zolfo
b) impianti dedicati al recupero energetico di rifiuti o impianti industriali che garantiscano in tutte le condizioni di esercizio una efficienza di combustione (CO2/CO +CO2) minima del 99.0%;
- che abbiano il controllo in continuo dell'ossigeno, del monossido di carbonio e della temperatura nell'effluente gassoso; negli impianti oltre i 6 MWt controllo in continuo anche degli ossidi di azoto e degli altri inquinanti di cui al suballegato 2, paragrafo 1, lettera a) e che rispettino i valori limite di emissione fissati nel suballegato 2 del presente allegato riferiti ad un tenore di ossigeno nei fumi andri pari al 3% in volume.
Non si applica il limite per le emissioni di ossido di zolfo. Il limite di Nox è fissato in 200 mg/Nm3.
Nel caso di impiego simultaneo in impianti industriali con combustibili autorizzati, il calore prodotto dal rifiuto non deve eccedere il 60% del calore totale prodotto dall'impianto in qualsiasi fase di funzionamento; i valori limite di emissione da applicare all'impianto devono essere calcolati come indicato alla suballegato 3 del presente allegato.
La cocombustione non è consentita nei forni per la produzione di calce alimentare.

Va pero' ricordato che il recupero (da R1 a R9) di rifuti e' soggetto a screening (verifica di assoggettabilita' alla VIA ex art. 20 comma 1 Dlgs 152/06 / voce 7.z.b. allegato IV parte seconda Dlgs 152/06) se la quantita' di FORSU avviata a recupero e' superiore a 10 t/g.

Per quanto riguarda la seconda domanda, non e' scritto da nessuna parte che i residui avviati a produzione di biogas debbano essere prodotti in tutto o in parte nel sito.
Il problema semmai e' la qualificazione di tali residui, dai quali si ricava il biogas > se biomasse combustibili (allegato X parte quinta Dlgs 152/06) oppure rifiuti e su questo le interpretazioni diversificate abbondano.

Saluti
Marco Caldiroli

domenica 27 novembre 2011

Inascoltati, il 10 dicembre dimostriamo pacificamente la nostra indignazione

Inascoltati, i comitati annunciano una mobilitazione permanente a livello regionale in sostegno dell'alternativa all'incenerimento. Il programma della manifestazione del 10.12.11 a Borgo Tressanti

8 dicembre 2011

Sabato 10 dicembre si terrà la giornata di lotta pacifica contro l'accensione dell'inceneritore ETA del Gruppo Marcegaglia in costruzione ad un tiro di schioppo da Borgo Tressanti in agro di Manfredonia, ma al confine con Cerignola oltre che Zapponeta, Foggia e i Cinque Reali Siti, all'interno di una zona vocata all'agricoltura di qualità. Il coordinamento provinciale invita tutta la Cittadinanza della provincia di Foggia e le associazioni ambientaliste ad aderire consapevolmente e a dimostrare il proprio dissenso rispetto a scelte politiche sbagliate perduranti, che perseguono l'incenerimento e l'emergenza al posto dell'unica alternativa valida, quella della raccolta differenziata spinta col sistema porta a porta e della riduzione e del recupero dei rifiuti.

Il coordinamento provinciale contro gli inceneritori e le centrali di Capitanata ha indetto questa manifestazione nonviolenta, che si terrà questa volta davanti a cancelli dell'impianto sito a metà strada fra Borgo Mezzanone e Borgo Tressanti, all'altezza dell'incrocio con Macchia Rotonda (nei pressi di località Contrada Feudo della Paglia, l'antica Masseria Cappelli). L'impianto è in avanzato stato di ultimazione, nonostante la pendenza di un ricorso al Presidente della Repubblica e i vizi nell'iter autorizzativo rilevati dall'associazionismo di cittadinanza attiva, e nonostante il mancato coinvolgimento della popolazione direttamente interessata dalle conseguenze nocive delle emissioni della fabbrica dei veleni.
Obiettivo della manifestazione e dei cittadini della Capitanata è quello di mettere in evidenza la totale contrarietà della cittadinanza agli impianti d’incenerimento e di chiedere alle istituzioni d’intervenire affinché l’impianto non entri in mai funzione e si attivi in tutto il territorio la raccolta porta a porta con l’adesione alla strategia Rifiuti Zero da parte della Provincia di Foggia, dei singoli Comuni e della Regione Puglia, che attualmente sta scrivendo il nuovo piano regionale dei rifiuti urbani. A tal fine, i cittadini dell'ex ATO FG4 della zona del Basso Tavoliere, inclusi i Comuni di Margherita, San Ferdinando e Trinitapoli, oltre ai Cinque Reali Siti e a Cerignola (dove è presente ormai dal 1999 lo zoccolo duro del movimento No Inc.) hanno già richiesto alle rispettive amministrazioni pubbliche di deliberare nel prossimo consiglio comunale per l'adesione alla rete dei comuni virtuosi a "zero rifiuti".

Dopo aver presentato una proposta organica di riorganizzazione del ciclo rifiuti in Provincia di Foggia e di riconversione degli impianti attualmente a servizio della Daunia e del Gargano (attraverso impianti di compostaggio, centri di selezione e impianti di trattamento biomeccanico "a freddo" dei rifiuti come quelli Pietrasanta o Vedelago), ritorniamo a manifestare pubblicamente la nostra richiesta di revoca delle autorizzazioni in possesso dell'impianto e di una verifica dei presupposti legali e di fatto da parte di tutte le autorità competenti, ma anche ai rappresentanti eletti dal popolo di prendere a cuore una causa buona e giusta e di farsene portavoci in Regione, al Parlamento e al Consiglio Europeo.

L’evento avrà inizio con il raduno alle ore 10. Seguirà alle 11 una conferenza stampa ai giornalisti di Paul Connett, professore emerito di chimica ambientale all’Università St. Lawrence di Canton, New York, nonchè ideatore della “Strategia Rifiuti Zero”. E' previsto l’intervento della dottoressa Rosa Pedale, Presidente Provinciale dell’ISDE (Medici per l’Ambiente). A tutti i presenti verrà data la possibilità di usufruire di uno spazio per poter esprimere il proprio pensiero sull’argomento e di porre domande a Paul Connett, che arriva per la seconda volta davanti ai cancelli del termodistruttore di Manfredonia, dopo averlo definito "disgustoso". Durante la manifestazione, sarà inaugurata la mostra fotografica a tema realizzata e curata dalla fotografa Elena Menghi e ci sarà anche un momento di parole e musica con lettura di vari brani scelti da Saviano, Calvino, da autori locali, dalla Costituzione e dai discorsi di Giuseppe Di Vittorio. Alle ore 17 è prevista, infine, una fiaccolata nei pressi dell’impianto a sostegno dell'alternativa all'incenerimento e alla devastazione del futuro del territorio e dei diritti delle nuove generazioni. Tutti i presenti sono invitati a partecipare con pranzo a sacco e termos con bevande calde, anche se sarà comunque garantito un minimo servizio di accoglienza, ristoro, servizi igienici e quant'altro. Per arrivare da Cerignola, il coordinamento cittadino insieme all'amministrazione mette a disposizione dei pullman con partenza alle 9,30 da Piazza Duomo. Si tratta di una manifestazione che non ha alcun colore politico. Pertanto, si fa appello a tutte le associazioni locali, ai coltivatori e ai produttori, ai comitati, al forum per l'acqua pubblica, agli studenti e ai lavoratori, ai partiti, ai sindacati e alle chiese, di essere presenti e di adoperarsi senza riserve in difesa dei Diritti della Costituzione e a salvaguardia dell'ambiente.

Alla giornata sono state invitate tutte le istituzioni politiche: a partire dal presidente della Regione e cittadino onorario di Cerignola Nichi Vendola (il quale ha già annunciato di essere impegnato ufficialmente altrove), gli europarlamentari tra cui il Vice Presidente del parlamento UE Gianni Pittella, già intervenuto a Bruxelles chiedendo una verifica dell'inceneritore La Fenice a Melfi, il concittadino di Cerignola Salvatore Tatarella, il quale ha una stretta competenza sul tema in quanto membro della commissione UE salute pubblica-ambiente-sicurezza alimentare, alla quale è stato indirizzato tempo fa un esposto da parte del comitato spontaneo contro gli inceneritori. Anche i sindaci sono stati invitati, molti dei quali come il nuovo sindaco di Manfredonia Angelo Riccardi e quello di Zapponeta, hanno ammesso perplessità nei confronti dell'incenerimento dei rifiuti, ma nessun condanna o azione concreta, oppure i sindaci di Cerignola e del Basso Tavoliere, i quali – specialmente Antonio Giannatempo – sono chiamati ad onorare l'impegno preso ufficialmente dalla collettività, partecipando in veste istituzionale all'evento.

Il coordinamento provinciale contro gli inceneritori e le centrali ricorda che non si tratta solo dell'inceneritore di Capitanata, a due passi da Borgo Tressanti, ma nel complesso di ben cinque impianti autorizzati intorno al capoluogo di Foggia, ai quali si aggiungono quelli già presenti da anni a Candela (altra turbogas, come quella di San Severo) e a Manfredonia in zona "ex Enichem" oppure in fase di autorizzazione, come nel caso dell'inceneritore del Viticone a Sant'Agata di Puglia.
Tutti questi impianti sono insostenibili, per l'economia, per la salute, per la Costituzione e per la Convenzione di Aarhus sulla informazione, la partecipazione e la giustizia ambientale da parte dei cittadini e delle comunità locali, che affermano il principio del coinvolgimento della gente in scelte fondamentali per la propria qualità della vita e per il destino del proprio territorio. La richiesta del coordinamento è, in conclusione, l'apertura non più derogabile di una VAS (valutazione ambientale strategica), cioè una procedura istituzionale a carattere partecipativo che consenta ai cittadini e alle associazioni di progettare attivamente il proprio habitat, senza essere sottomessi al profitto di pochi e sfruttati da interessi del tutto alieni rispetto alla nostra terra.
IL Coordinamento provinciale contro gli inceneritori e le centrali - Capitanata Rifiuti Zero

Scala di grigi

A colori
A5 (fronte/retro con testo)
Piano dei trasporti

giovedì 24 novembre 2011

martedì 22 novembre 2011

Il coordinamento cittadino: il Comune di Cerignola deliberi per la Strategia Rifiuti Zero

Il coordinamento cittadino di Cerignola chiederà all'amministrazione comunale di fare aderire la città alla rete dei Comuni a “Rifiuti Zero” e di partecipare in veste istituzionale alla manifestazione di dissenso pacifico, che si terrà il prossimo 10 dicembre davanti al cantiere dell'inceneritore in località Paglia, ad un tiro di schioppo da Borgo Tressanti. Sarebbe, infatti, un'ipocrisia manifestare contro il termodistruttore ETA-Marcegaglia a Manfredonia, e non dare la possibilità ai propri cittadini, che hanno manifestato di essere pronti, volenterosi e ricchi di idee e spunti positivi, di fare una raccolta differenziata porta a porta spinta, come prescritta dal decreto Ronchi. Lo stesso sindaco Giannatempo, inoltre, che affermava durante la “manifestazione flop” del 22 dicembre scorso di essere convintamente per la Strategia Rifiuti Zero, non dovrebbe avere più nessun ostacolo tecnico a firmare tale delibera.

Gli attuali numeri della raccolta differenziata ci dicono che, nell'ultimo anno, la situazione è sostanzialmente invariata (10%) e che, purtroppo, la produzione di rifiuti è in aumento insieme al numero di imballaggi e alle tipologie dei prodotti consumati.

Pertanto, il Coordinamento dei cittadini, come espressione della consapevolezza ambientale della collettività di Cerignola e del Basso Tavoliere, chiede al Primo Cittadino di sottoporre all'approvazione del prossimo consiglio comunale la proposta di delibera rifiuti zero (compilata appositamente dal coordinamento cittadino in collaborazione con l'Osservatorio Nazionale Rifiuti Zero di Capannori), improcrastinabilmente. Con la delibera il Comune s'impegnerebbe a mettere subito in atto tutta una serie di azioni, a partire dalla separazione attenta dell'umido e dall'informazione a tappetto della gente, le quali consentono di raggiungere in breve tempo altissime percentuali di riciclo, di conferire sempre meno in discarica e di boicottare l'inceneritore, recuperando tutta la frazione secca.

Coordinamento cittadino contro gli inceneritori e a tutela di salute ambiente economia (Cerignola)

lunedì 21 novembre 2011

Videolettera al Presidente Vendola sulla Strategia Rifiuti Zero e la Puglia

Accesso agli atti sulla bonifica della SAIBI di Margherita


Questa la richiesta condivisa e presentata stamane al protocollo del nostro comune dalle associazioni Artemia Salina, Legambiente e da Sinistra Ecologia e Libertà.
Noi del Comitato spontaneo di Capitanata stiamo seguendo la vicenda della redazione del piano esecutivo di bonifica e abbiamo segnalato in tempo la settimana scorsa che ci sarebbe stato un "summit" sulla bonifica di SAIBI, che si è tenuto però a porte chiuse e concluso senza nemmeno un comunicato dell'ufficio stampa del Comune di Margherita.

Dopo diversi mesi, risponde l'assessore comunale all'ambiente con un comunicato stampa.

sabato 19 novembre 2011

Processo Inceneritore Ecoenergia Modugno. Tutte le udienze

SECONDA UNDIENZA 17.11.11
La richiesta di rinvio a giudizio dei 4 indagati per l' inceneritore Marcegaglia di Modugno è stata rinviata a Marzo 2012. Nella predetta data conosceremo, si spera, l'esito dell'ammissione o menoa costituzione di parte civile del Comitato Pro Ambiente e del Comune di Bari.

UDIENZA PRELIMINARE
Sono stati tutti rinviati a giudizio i quattro imputati dell’inchiesta sulla costruzione dell'inceneritore di Modugno della società Eco Energia srl (Gruppo Marcegaglia). Nell’udienza preliminare dinanzi al gup del Tribunale di Bari Susanna De Felice, il pm Francesco Bretone, ha chiesto e ottenuto il rinvio a giudizio per il progettista e il direttore dei lavori, Carmine Carella, e Nicola Trentadue, insieme al legale rappresentante di Ecoenergia, Antonio Albanese e l'ex dirigente del settore ecologia della Regione Puglia Luca Limongelli.

Carella, Trentadue ed Albanese sono accusati a vario titolo di avere avviato i lavori dell'inceneritore senza le autorizzazioni previste (parere vincolante dell'Autorità di Bacino, essendo l'area sottoposta a vincolo idrogeologico, e nulla osta dell'Enac per la poca distanza dall'aeroporto) e per aver violato il vincolo paesaggistico e archeologico. Limongelli invece, è accusato di falso ideologico e abuso d'ufficio, per aver rilasciato parere favorevole di valutazione di impatto ambientale per la realizzazione dell'impianto, definendo «erroneamente» le ceneri prodotte dalla centrale come rifiuto non pericoloso. Nell'udienza odierna hanno chiesto di costituirsi parte civile Regione Puglia, Comuni di Bari e Modugno e Comitato Pro Ambiente di Modugno.

Limongelli è attualmente capo ad interim della Protezion Civile pugliese e riveste un incarico importante ministeriale nell'ambito del PORE.

giovedì 17 novembre 2011

Commissione scientifica europea (JRC) smentisce la politica UE sui biocarburanti

Un'agenzia stampa della Reuters riporta che un recente resoconto del Joint Research Center della Commissione Europea smentisce le stesse politiche comunitarie che incentivano l'uso di biocarburanti. Il rischio di perdita di specie nelle aree convertite in nuove campi può superare l'80%. Subito dopo la pubblicazione dei risultati, la commissione europea non è risultata raggiungibile per nessun commento.
LEGGI LA NOTIZIA INTEGRALE (IN INGLESE):
Leggi la notizia in inglese

mercoledì 16 novembre 2011

Corrado Clini. Degno successore di Prestigiacomo all'ambiente

Il neo ministro dell’Ambiente
che fu indagato per inquinamento


Corrado Clini ha attraversato quasi tutti gli episodi controversi della storia dei tanti disastri ambientali in Italia. Nel 1996 viene coinvolto in un'indagine sull'incenerimento di rifiuti. Accusato per abuso d'ufficio la sua posizione sarà poi archiviata e lui scagionato



A Venezia lo ricordano bene Corrado Clini, medico del lavoro all’Asl dello stesso capoluogo, nominato oggi ministro dell’Ambiente del governo Monti. Nel novembre del 1989, quando le migliaia di tonnellate di rifiuti pericolosi sversati in Libano da aziende lombarde e riportati in Italia dalla Jolly Rosso arrivarono negli impianti Monteco di Marghera, Clini fu il primo a rassicurare tutti: “Bruciando due copertoni – spiegò – si provocherebbero danni maggiori all’ambiente di quelli che comporta questa operazione”. Un tono rassicurante che non è mai piaciuto alle organizzazioni ambientaliste, che gli hanno spesso rimproverato una eccessiva vicinanza con le industrie: “Proponiamo che il direttore generale dell’ambiente, Corrado Clini, sia nominato direttore generale all’industria”, dichiarava Greenpeace nel 1996, in polemica con le scelte del governo di allora sulla protezione dell’ozono.

Per un’intera vita professionale Clini si è occupato di rifiuti industriali e dell’impatto sull’ambiente e sulla salute delle attività più inquinanti nel nord Italia, partendo proprio da quella sua esperienza come medico del lavoro nella zona di Porto Marghera, zona tra le più inquinate del paese.

Il suo nome – come esperto del ministero dell’ambiente – attraversa quasi tutti gli episodi controversi della storia dei tanti disastri ambientali in Italia. Nel gennaio del 1990 accompagnava l’allora ministro dell’Ambiente Giorgio Ruffolo nell’area dell’Acna di Cengio, zona della provincia di Savona devastata da anni di attività industriale, i cui rifiuti sono poi in parte spariti ne meandri dei traffici italiani, da Pitelli fino a Pianura. Pochi mesi dopo Clini iniziava la sua lunga carriera di alto dirigente del ministero che da oggi conduce. Per diverso tempo Clini ha continuato a seguire l’opera di bonifica dell’area di Cengio. Nel 1992 dichiarava: “Non esiste alcun ritardo nei lavori”. Quell’area dopo vent’anni ancora attende una completa bonifica ed è considerato un sito d’interesse nazionale.

Come direttore generale si è occupato, sempre negli anni ’90, dell’Enichem di Manfredonia (gruppo Enimont), gestendo 300 miliardi di lire di fondi per il risanamento, terminato solo qualche anno fa. Nel 1992 inizia a occuparsi di energia, entrando a far parte del consiglio di amministrazione dell’Enea, ente che dopo poco prenderà in carico la gestione di alcuni controlli ambientali, con la creazione dell’Enea-disp.

Le cronache giudiziarie si occuparono di Clini per diverso tempo tra il 1996 e il 1997, quando il neo ministro dell’Ambiente venne indagato dalla procura di Verbania per l’inquinamento prodotto da un impianto di incenerimento di rifiuti della società svizzera Thermoselect. Clini – difeso dall’avvocato Carlo Taormina – chiese ed ottenne di trasferire il processo al Tribunale di Roma. Dopodiché la sua posizione fu completamente archiviata.

Negli ultimi anni l’alto dirigente, diventato ministro, ha iniziato ad occuparsi anche di biocarburanti, il business del millennio contestato a livello mondiale per le conseguenze ambientali sulle foreste tropicali, spesso attaccate per far posto alla coltivazione di semi destinati al mercato dei combustibili. Per diversi anni è stato presidente della Global Bioenergy Partnership, associazione che ha come scopo la promozione dell’uso dei biocarburanti. Ha mantenuto, però, l’interesse professionale per il mondo dei rifiuti, occupandosi di una vicenda denunciata dai missionari comboniani e dal Corriere della sera.

Nel 2007 una società italiana, la Eurafrica, aveva proposto la redazione di un progetto per il risanamento della discarica di Korogocho a Nairobi, pagato 700 mila euro dal ministero dell’ambiente italiano. Secondo una denuncia presentata da padre Alex Zanotelli quella società e quell’operazione presentavano moltissimi dubbi. Corrado Clini, che personalmente promosse il progetto come direttore del ministero dell’ambiente, rispose alle accuse dei comboniani con toni sprezzanti, scrivendo, dopo il blocco dell’intervento da parte di Pecoraro Scanio: “Forse disturbiamo “the lords of pauperty”, i cosiddetti benefattori di professione, che vivono sulla miseria dei disperati”.

FONTE: Il Fatto Quotidiano

Articolo su ETA e Fenice sulla "Voce delle Voci" (settembre 2011)

Scaricare singolarmente le due foto e leggere.

martedì 15 novembre 2011

I “mediani” dell’Antimafia: “chi cambia perché tutto cambi”


Pubblichiamo di seguito l’intervista all’amico Alfonso Russi, autore del libro “Infami. Venti storie di ordinaria antimafia”, dove gli “infami” non sono gli affiliati della ‘ndrangheta, ma, in una visione perfettamente speculare, quelli che rifiutano le sue leggi, il suo sedicente senso dell’onore, fra loro anche l’imprenditore calabrese Pino Masciari.

Alfonso Russi ha lo sguardo pieno e appassionato di chi crede profondamente in un cambiamento ed è profondamente convinto di doverlo realizzare. Il suo temperamento mite e ordinato mal si addice al mestiere di chi, come lui, è impegnato in prima linea nella lotta alla ‘ndrangheta e alla criminalità organizzata. Nato cinquantadue anni fa a San Severo, in provincia di Foggia, da dieci residente in Umbria, geologo, docente e responsabile scientifico di un laboratorio di ricerca, dal 2005 Russi svolge attività di consulente tecnico per la Direzione distrettuale antimafia della Procura di Catanzaro.

Di questi sei anni di esperienza alla Dda, Russi ha voluto fare un libro, intitolato “Infami – Venti storie di ordinaria antimafia”, che ha presentato in anteprima nazionale, lo scorso 14 maggio, a Fermo. “Infami” racconta di un “avamposto di frontiera dello Stato”, la metaforica Catreggio, in Calabria, e delle vicende di quelle decine di magistrati, giornalisti, testimoni di giustizia e agenti che lì, coraggiosamente e in silenzio, vivono sulla propria pelle la guerra alle ‘ndrine, senza i riflettori dei media di cui hanno beneficiato i grandi nomi della storia dell’antimafia, ma con la stessa perseveranza e la stessa incorruttibilità.

- Da geologo a consulente tecnico della Dda di una delle procure più esposte nella lotta alla mafia. Non è proprio il caso di dire che “il passo è stato breve” per lei…
Ho iniziato nei primi anni ’90 come consulente di un Comune della Provincia di Foggia. Sono stato incaricato come ausiliario di polizia giudiziaria occupandomi, fra l’altro, anche di discariche abusive. Poi mi sono ritrovato catapultato fra gli affari sporchi della tangentopoli pugliese, conducendo, tra le varie indagini, anche quelle relative allo smaltimento abusivo dei rifiuti e agli appalti. Nel 1995 sono divenuto referente dell’Area ambiente e territorio dell’Istituto di ricerca della Regione (oggi Agenzia Umbria Ricerche) e, quando il direttore di allora mi ha proposto, nel 2001, di coordinare la Relazione sullo stato dell’ambiente dell’Umbria, ho preso la palla al balzo e ho deciso di trasferirmi a Foligno con tutta la famiglia. Ho continuato a svolgere il mio mestiere e poi, verso la fine del 2005, è arrivato l’incarico di consulente tecnico alla Distrettuale.
- In “Infami” sostiene che la mafia va contrastata e non combattuta. Qual è la differenza?
Un combattimento implica, nella maggioranza dei casi, un confronto alla pari. Ma fra Stato e mafia non può, e non deve esserci, questo rapporto. Il primo ha una superiorità morale nei confronti della seconda che gli impone di guardarla e, appunto, contrastarla, dall’alto verso il basso, e di farlo ininterrottamente.
- La ‘ndrangheta è la più ricca fra le mafie del meridione. Nel suo libro afferma però che, contro un nemico così forte, non c’è bisogno di eroi. Perché?
Io credo che le stesse “icone” dell’antimafia (Giovanni Falcone, Paolo Borsellino e tanti altri) non sarebbero molto d’accordo di sentirsi definire “eroi”. Quando tu dai dell’eroe a qualcuno lo poni su un piano superiore e distante rispetto al tuo e, automaticamente, ti allontani dalla possibilità di replicare le sue gesta quando, invece, vorresti avere la possibilità di fare anche tu la tua parte. Io voglio parlare di eroi quotidiani, di “brave persone” che combattono la mafia tutti i giorni, magari senza vedere i figli da settimane oppure rinunciando alle ferie, e non è un caso che il sottotitolo del libro sia “Venti storie di ordinaria antimafia”. E, per antimafia, non intendo solo quella giudiziaria ma in particolar modo quella sociale…
- Cioè?
Un po’ di tempo fa pensavo di essermi ricordato un proverbio che, poi invece, ho scoperto di aver inventato io personalmente, senza nemmeno essermene reso conto: “Chi pianta una vite lo fa per sé, chi pianta una quercia lo fa per gli altri”. Ecco, quando lavori all’antimafia giudiziaria, ad un certo punto ti rendi conto che al di là delle ‘ndrine, degli affari, al di là degli omicidi, ci sono problemi di fondo che sono culturali e che non si possono estirpare giudiziariamente. Un’antimafia sociale non ci lascerà mai soli, ci sta accanto, ci sostiene, ci supporta sempre. I mafiosi temono la reazione dei cittadini. Il loro attivismo è cresciuto molto negli ultimi anni, anche in Calabria e soprattutto fra i giovani. Per cui non solo è importante “seminare querce”, ma anche aspettare che crescano.
- Non a caso, proprio per omaggiare l’antimafia sociale, una delle venti storie di “Infami” è intitolata e dedicata ai “Giovani contro le mafie”. Da dove nasce la sua attenzione verso le nuove generazioni?
A dicembre dello scorso anno mi informarono che il magistrato della Procura per la quale lavoro aveva ricevuto una minaccia di morte. Lo si avvisava che, di lì a poco, sarebbe stato ucciso saltando in aria con tutta la scorta o con un colpo in testa, sparato da un fucile di precisione, all’uscita del suo ufficio. Di ritorno a casa, accendendo la tv, rimasi sconcertato nel notare che non vi fosse neanche un minimo accenno al fatto, in nessun canale, di nessuna rete. Così ho scelto di entrare nelle scuole e di incontrare direttamente i più giovani, gli studenti, e di raccontare le storie di cui i media non parlano. La dedica del mio libro (“a tutti coloro che combattono più per la Speranza che per la Giustizia”) è rivolta proprio a loro, perché rappresentano la nostra speranza. E la Calabria è terra bellissima, è terra di speranza. Magari umiliata e schiacciata dal peso della malavita, ma pur sempre una terra in cui sono nate persone che hanno fatto molto per cambiare le cose, spesso pagando a caro prezzo le proprie scelte. Una di queste è Pino Masciari, un testimone di giustizia che, da 14 anni, vive in località protetta, lontano dalla sua terra natia, proprio perché ha scelto di denunciare quelle ‘ndrine delle quali, guarda caso, io, oggi, mi occupo. Mi sento molto legato a lui ed è forse anche per questo che, il suo, è l’unico nome autentico e non inventato, oltre a quello dei Giovani contro le mafie di Foligno, fra tutti quelli dei protagonisti del libro.
- Russi, la prossima è una di quelle domande che le avranno posto in tanti, ma è d’obbligo in queste situazioni: quando e come ci libereremo dalla malavita organizzata?
Non possiamo estirpare radici che sono culturali. Ci vuole tempo. Sono profondamente convinto delle parole di Giovanni Falcone, che credeva che la mafia, come ogni fenomeno umano, avrà una fine così come ha avuto un inizio. Sì, sappiamo che l’80 per cento della cocaina europea è in mano alla ‘ndrangheta e sappiamo che lo scorso anno ha fatturato circa 44 miliardi di euro (più di una manovra finanziaria del Governo) ma quanto, questa ‘ndrangheta, ha a che fare con la politica? Quanto ha a che fare con la massoneria? Il nostro compito, in questo senso, non deve essere solo quello di prendere atto dei risultati ma di scoprire quali sono le formule e i meccanismi, segreti e perversi, che li producono. La ‘ndrangheta teme l’antimafia sociale, perché sa che non la puoi ammazzare, è immortale. Non so dire quando sconfiggeremo la mafia, ma so per certo che il tempo che impiegheremo dipende non solo dalla volontà delle istituzioni ma anche dall’impegno dello Stato, inteso come comunità dei cittadini.

A questo punto dell’intervista, Russi vuole assicurarsi che le parole “istituzioni” e “Stato” vengano riportate rispettivamente in minuscolo e in maiuscolo. Gli domando perché tanto scrupolo e lui mi spiega che, da cittadino libero, preferisce lo Stato in maiuscolo perché “rappresenta tutti noi, perché è sano a prescindere dalle poche parti malate, mentre le istituzioni sono malate, a prescindere dalle poche parti sane. Esse sono solo una rappresentanza, e spesso non delle migliori. Lo Stato è sovrano, non le istituzioni”.
- In tanti anni di antimafia di storie ne avrebbe potute raccontare tante, ma nel suo libro ce ne sono solo venti. Perché?
Sono 20 storie selezionate in base alle emozioni, alla semplicità del messaggio e all’interesse che potevano suscitare nei confronti di chi, seppur curioso, non conosce bene la “materia” che trattano. Alcuni mi hanno domandato se alcune di esse fossero realmente accadute. Ed io, purtroppo e a malincuore, sono costretto a dire a tutti che sono vere, e che l’unica cosa che c’è di falso, nel libro, sono i nomi dei personaggi, ma solo per una questione di garanzia e di dovuta riservatezza.
- La sua preferita?
L’ultima, che si intitola “Dinosauri”.
- Per quale motivo?
Perché è così che ci definì un mio amico poliziotto, deluso e amareggiato dallo stato attuale delle cose, considerandoci gli ultimi di una specie in via di estinzione: quella degli uomini che credono nei valori e vivono difendendoli. Io però risposi che, innanzitutto, i dinosauri, prima di estinguersi, hanno impiegato molti anni e che, quindi, avevamo ancora molto tempo a nostra disposizione. Poi, dissi che tra gli animali che si salvano sempre, in qualsiasi situazione, i più scaltri sono i ratti. Io lo so come si fa a fare il ratto. Ma io non voglio fare il ratto, sono un dinosauro, e chi leggerà l’ultimo racconto di “Infami”, scoprirà anche che tipo di dinosauro ritengo di essere.
- Alla protagonista di “Blu di metilene” rimprovera che, a chi lavora nell’antimafia, non si deve mai e poi mai porre la fatidica domanda “…chi te lo fa fare?”. Noi, invece, giunti a questo punto, ci becchiamo il rimprovero e glielo chiediamo ugualmente: chi glielo fa fare Alfonso?
La risposta a questa domanda è il titolo di questa storia. Alla mia amica Denise, la protagonista della vicenda, dico infatti che, chi lavora alla Dda, non percepisce il suo lavoro come una “goccia nell’oceano”, ma piuttosto come “blu di metilene in un acquario”. Ne bastano poche gocce e tutta l’acqua si colora di azzurro. E’ una metafora per dire che fin quando esiste uno 0,1 per cento della popolazione che resiste alla malavita, vale la pena lottare per quella piccola percentuale. Da chi lavora da anni alla Dda ci si aspetterebbe che la cosa che ritiene più importante sia il proprio impegno, la soddisfazione nel fare, ogni giorno, qualcosa di utile per la società. Nel mio caso, invece, la cosa più bella è stata aver trovato degli amici veri e aver condiviso esperienze uniche. Io mi auguro non tanto che “Infami” venga venduto, quanto che venga letto e recepito per le storie che contiene: vite da mediani, come direbbe Ligabue, vissute sul fronte della lotta alla mafia, straordinarie e ordinarie allo stesso tempo. Non è un libro di cronaca, non è un saggio sulla ‘ndrangheta, ma è un contenitore di emozioni, un atto di stima nei confronti di chi “cambia perché tutto cambi”.
FONTE: 2duerighe.com

Il Parco del Riciclo. Un'idea a rifiuti zero per il PUG di Foggia

A Foggia un parco del divertimento dei rifiuti, o meglio dei materiali ("tutto è riciclabile"), location il Villaggio Artigiani, sulla via Tressanti, non a caso. E' l'idea lanciata dal comitato spontaneo contro gli inceneritori, che si rivolge all'associazionismo locale, ambientalista e non solo, a quella parte sana dell'impresa locale, ai medici e ai ricercatori della Facoltà di Agraria di Foggia, a tutta la società civile, per mettere in piedi un'unica iniziativa civica chiamata Capitanata Rifiuti Zero.
Un'idea che sembra tratta da un libro di Calvino. Provocatoriamente sottotitolata "centro di accoglienza" del rifiuto, per sottolineare l'usanza di abbandonare l'immondizia in strada, dovuta per metà all'incapacità della classe dirigente e per metà allo scarso rispetto dalla propria città da parte degli abitanti stessi di Foggia, ma - soprattutto – come a denotare un abbandono sociale, che si riflette nel problema della continua "crisi rifiuti": Aumento della povertà e assenza di posti negli asili nido, prostituzione senza freno istituzionale; comportamenti consumisti come unica occasione di riscatto sociale e di conseguenza sempre più rifiuti e oggetti vecchi da smaltire; razzismo verso i rom, ovvero gli unici spazzini sempre presenti. Un'idea che nasce dal non volersi abituare a vedere la nostra città e capoluogo di provincia della Daunia e del Gargano piena di spazzatura e a vedere tutto ciò sbattuto in prima pagina sui quotidiani, senza mai menzionare la soluzione che è semplice: raccolta differenziata porta a porta e separazione dell'"umido", come nel resto d'Italia e del mondo. Sperando che questa volta Napoli insegni davvero!
Si tratta di una idea che, certamente, non risolverà il problema dei rifiuti a Foggia e in Capitanata, ma aiuterà probabilmente a trovare il senso civico necessario per trovare la soluzione definitiva!
QUI per votare il parco del riciclo nel sondaggio du urbanistica Foggia

lunedì 14 novembre 2011

Frasi famose sull'inceneritore di Capitanata

"Il diavolo brucia, dio ricicla."
Chi l'ha detto?

"Nulla si crea, nulla si distrugge, tutto si trasforma" (Antoine-Laurent de Lavoisier sulla combustione e la materia in genere, 1777)

"Io penso che sia disgustoso" (Paul Connett, chimico e scienziato ideatore della Strategia Rifiuti Zero, 2009)

"In questo momento, il ciclo dei rifiuti è più importante delle varianti dei nostri piani regolatori" (Stefano Pecorella, assessore provinciale all'ambiente, nonché commissario pro tempore del Parco Nazionale del Gargano; con tono solenne durante il vertice sull'emergenza rifiuti a tavolino a Forcone-Cafiero nel novembre 2011).

"Dalla riconversione delle colture circostanti in miglio da biomassa ci aspettiamo benefici" (Antonio Giannatempo, sindaco di Cerignola, 2009)


"Le neoplasie (=tumori) non c'entrano con l'inquinamento, come dicono i terroristi del comitato spontaneo, ma si generano spontaneamente" (l'altro Antonio Giannatempo, questa volta da medico e ginecologo, e non da sindaco)


"Una fonte di sviluppo"
(Stefano Palladino, assessore all'ambiente di Cerignola", 2009).

"Fate un esposto alla Procura, tanto l'inceneritore ha tutte le carte in regola. Preoccupatevi del nucleare, piuttosto!"
(Elena Gentile, assessore regionale al Welfare, da sempre)

"Sulle nanoparticelle non si sa un cazzo" (Giorgio Assennato dell'ARPA, durante una conferenza a Galatina sul CDR, 2010)

"Persino quando composto la buccia di banana, mi premuro di staccare il bollino blu"(Roberto Garavaglia a.d. Gruppo Marcegaglia, agli abitanti preoccupati di Capitanata, 2011)

" " (Salvatore Tatarella, europarlamentare europeo - commissione ambiente, salute pubblica, sicurezza alimentare)

"Sei io lo fermo, poi devo risarcire la Marcegaglia di 50 mln di euro"
(Nichi Vendola, dal 2005 - intanto i 50 sono diventati prima 90 poi 120 poi 150 mln di euro)

"Questo territorio non può vivere di solo turismo e agricoltura" (Paolo Campo, ex sindaco di Manfredonia, a faccia tosta mentre un pubblico lo contesta in religioso silenzio)

"Piange il telefono ..." (Monsignor Felice de Molfetta della Diocesi di Cerignola-Ascoli Satriano, sulle telefonate del Gruppo Marcegaglia la vigilia di Natale)

"Sono dieci anni che ci rompete l'anima con quest'inceneritore. Questa storia deve finire. E non finisce qui". (forse un uomo d'altri tempi)

domenica 13 novembre 2011

Senza nè authority nè aeroporto, con l'inceneritore la Capitanata non decolla!

Comunicato di adesione al Sit-In pro "Gino Lisa" del 19 novembre 2011:


Senza l'authority alimentare e senza l'aeroporto, con l'inceneritore nelle campagne fra Foggia, Cerignola e Manfredonia, questo territorio non si sviluppa. Per questo aderiamo senz'altro alla protesta della rete di associazioni AIR di Capitanata,
con l'obiettivo di rilanciare il tema della salute dei cittadini e della strategia rifiuti zero, che ci vede contrari ad ogni ipotesi di incenerimento dei rifiuti.



Coordinamento provinciale contro gli inceneritori e le centrali - Capitanata Rifiuti Zero

Albania: referendum contro import rifiuti esteri

L’Albania rischia di diventare la «pattumiera d’Europa». Ma l’opposizione non ci sta e promette che verrà indetto un referendum “anti monnezza” per evitare che Tirana si trasformi nel lido preferito della «mafia dei rifiuti» internazionale. Parola del capo dell’opposizione albanese, Edi Rama, sempre più in rotta di collisione con l’attuale governo. Motivo della bagarre: il governo di centrodestra di Sali Berisha è riuscito la settimana scorsa a far approvare in Parlamento, pur con una risicata maggioranza, una controversa legge che permette l’importazione nel Paese delle aquile di rifiuti da tutta Europa. Anche di quelli chimici e tossici e soprattutto di quelli dal Sud Italia, hanno denunciato gli oppositori. Berisha ha ribattuto in aula che la lista dei rifiuti che potranno essere ricevuti in Albania «è stata tagliata da 400 a 50 tipi», nessuno dei quali tossici e ha garantito che la nuova legislazione, che «tutela l’ambiente», consentirà al Paese di risolvere inoltre il problema dello smaltimento interno. «L’Accordo di stabilizzazione e associazione che abbiamo firmato con l’Ue consente la libera circolazione di rifiuti non pericolosi», si è poi giustificato il premier.

La disposizione «uccide i vostri elettori», avevano invece gridato in aula i membri della minoranza, senza riuscire a convincere Berisha e i suoi. Che erano stati perfino invitati a lasciar perdere dal presidente della Repubblica, Bamir Topi, che aveva rinviato la legge al parlamento tre settimane prima. Topi ha reagito con durezza al nuovo sì all’importazione dei rifiuti: «L’interesse della cittadinanza è primario rispetto a quello dei profittatori».

Ora, dopo aver perso la battaglia in Parlamento, l’opposizione ha annunciato che porterà lo scontro su un altro livello. Un referendum, hanno confermato ieri i socialisti, sarà promosso al più presto per cancellare la norma. Intanto un’associazione di giovani, l’Assemblea civile, ha già raccolto in tutto il Paese migliaia di firme contro la “legge spazzatura” e per introdurre il divieto di importare immondizie dall’estero per 20 anni. Un’azione condivisibile. Anche perché l’Albania, incapace di smaltirle, esporta ogni anno 100mila tonnellate di scarti mentre altre centinaia sono dispersi sul territorio. O finiscono in mare, a insozzare le spiagge locali e quelle dei Paesi vicini, come accaduto quest’estate in Montenegro.

Nel 2004 una legge del genere è stata sventata.

Altro che "green". Le SPA al seguito del governatore pugliese in Cina

Altro che "green". Le SPA al seguito del governatore pugliese Nichi Vendola in Cina ci hanno già fatto scontare la loro presenza sul nostro territorio con lacrime e sangue. La maggior parte di esse non è nemmeno imprenditoria pugliese - escluse alcune eccezioni, come i Matarrese -, ma veri e propri prenditori del nord e dell'estero a danno del patrimonio paesaggistico, turistico e ambientale della regione.

Alcuni nomi:
DIPAR (Confindustria) e CISA (produzione ecoballe) per i rifiuti
Cooperativa agricola Silvium Giovanni XXIII° (biocarburanti):
il loro motto è "dal seme all'energia"
Per quanto riguarda l'energia, Edipower, Enel, Gruppo Gedi, Gruppo Marseglia (olio di palma!), Vestas.

Video sul No TAV Tour in Puglia

venerdì 11 novembre 2011

Manifestazione rinviata!

La manifestazione è stata rinviata e non si terrà più il 26 novembre, bensì sabato 10 dicembre per motivi organizzativi e
perché s'inserirà adesso all'interno della settimana nazionale di mobilitazione
per la strategia rifiuti zero e contro discariche e inceneritori.
La settimana si aprirà con la manifestazione di tutti i movimenti
italiani a Roma, proseguirà a Napoli con la prima internazionale del film "Sporchi da Morire"
(alla presenza dei protagonisti principali il prof. Stefano Montanari, massimo esperto di "nano-
particelle/patologie" e autore di una perizia proprio sull'inceneritore di Manfredonia, e del guru mondiale Zero Waste prof. Paul Connett, oltre che del sindaco
Luigi De Magistris che fatto aderire Napoli alla strategia), per concludersi in Puglia con
un convegno regionale a Bari e, infine, nelle campagne tra Foggia, Manfredonia e Cerignola
davanti ai cancelli dell'inceneritore ETA-Marcegaglia.

giovedì 10 novembre 2011

I finiani dichiarano guerra agli "ambientalisti" con un video su youtube

Disarming the greens, disarmare i verdi, dove "verdi" sembra piuttosto stare per chiunque abbia raggiunto la minima consapevolezza che lo sviluppo non può più fare a meno della salvaguardia della Madre Terra e della cooperazione fra nord e sud del mondo. Ed è proprio contro questa idea che si rivolge una nuova campagna di sensibilizzazione, in giro su facebook e sui siti interne attraverso un cartone animato intitolato Saving People, saving the world. Il video, in inglese della durata di 3 minuti, racconta di una giovane attivista impegnata in azioni contro l'inquinamento delle centrali, il riscaldamento globale (il "cambiamento climatico", più politically-correct), la caccia alle balene, ecc., e del suo ripensamento dopo essersi trasferita dall'ovest all'est del mondo. "L'Occidente ha preso il sopravvento sull natura, dobbiamo proteggere il pianeta. Ma io non conoscevo il mondo ...".
Così, con questa nuova presa di coscienza, la protagonista finisce per rendersi conto che in realtà nel resto del mondo "sottosviluppato" la povertà coincide proprio con l'inquinamento degli elementi naturali. Lavora per una ONG che compie progetti per conto da una multinazionale del legno!

Alla fine del video, la firma italiana dell'operazione da parte di Libertiamo, il think-tank del partito dei Della Vedova, Fini e Tatarella, ci sorprende e, allo stesso tempo, ci avverte delle mire dei liberali nostrani.



Versione in italiano del video.

domenica 6 novembre 2011

Il cammino nonviolento Nizza-Roma-Atene passerà da Acerra e Manfredonia



Siamo riusciti ad ottenere che la marcia internazionale degli indignados in partenza da Nizza
con lunga sosta a Roma e meta Atene, dopo Napoli, passerà prima accanto all'inceneritore di stato ad Acerra
e poi fermerà nei pressi di Manfredonia a Borgo Tressanti dove è in ultimazione quello della "signorina Emme"
(Marcegaglia).


Siamo il 99%. We are 99%.

Segue il testo dell'appello:

Il prossimo passo per la dignità!

Dopo aver partecipato all’Agorà e all’evento complessivo 15 ottobre 2011 a Bruxelles, abbiamo deciso che la marcia non poteva fermarsi dopo l’arrivo a Bruxelles. Dal nostro desiderio di continuare a camminare al fine di diffondere il nostro messaggio, connettersi con le altre assemblee nel mondo, nasce la Marcia Internazionale verso Atene. Un progetto aperto a tutti coloro che vogliono partecipare e sostenerci.

Ci incontreremo a Nizza 5 novembre 2011, dopo il G20 (30 ottobre- 4 novembre) per organizzarci e partire qualche giorno più tardi. Passeremo per diverse città e paesi d’Italia. Attraverseremo l’Adriatico da Bari per raggiungere la Grecia e, infine, arriveremo ad Atene. Parteciperemo alle Agorà Globali che si terranno a Roma e ad Atene all’arrivo delle marce.

Piccoli gruppi di escursionisti e ciclisti (da 12 a 25 persone) avanzeranno per percorsi paralleli per coprire più territorio. L’idea consiste nel raccogliersi nelle grandi città, ripartire insieme e separasi di nuovo in seguito.Ogni volta che un gruppo supererà le 25 persone, si separerà in due gruppi indipendenti. In ogni paese le marce convocheranno delle assemblee e scambieranno esperienze, problematiche ed idee.

I valori che uniscono le marce sono l’orizzontalità, la partecipazione attiva, la nonviolenza e l’ inclusività.

Ci proponiamo di continuare il lavoro delle assemble e il processo decisionale per consenso. Stiamo lavorando anche per garantire la sostenibilità della marcia per trasmettere inoltre un messaggio di rispetto per l’ambiente.

Facciamo questa marcia per motivare le persone a occupare lo spazio pubblico e a riunirsi per parlare di politica e decidere della propria vita. Facciamo questa marcia per proporre et imparare, per ispirare e arricchirci,per parlare ed ascoltare,dare e ricevere. Noi vogliamo raggiungere Roma e Atene per apportare un messaggio di speranza e di unità. Ma soprattutto, vogliamo partecipare alle agorà globali per coordinarci su scala internazionale,al fine di preparare dei progetti comuni confrontare insieme i problemi e creare una società giusta per tutti.

Marciamo per fare arrivare il nostro messaggio ai quattro angoli del mondo:

“Una democrazia migliore è possibile. Cominciamo dal cambiamento!”

“Marciamo per la dignità. Insieme construiamo l’utopia.”

http://www.marchtoathens.tk/

Il PUG di San Severo respinto per i tratturi e la centrale

Il PUG di San Severo respinto per i tratturi e la turbogas
http://www.regione.puglia.it/index.php?page=burp&opz=getfile&file=6.htm&anno=xlii&num=153

venerdì 4 novembre 2011

Gli inceneritori sono la prima fonte di diossina. Parola della FAO

da Salute (supplemento di Repubblica) del 01 Maggio 2008
pag. 18
Fao: "Ecco i danni da diossina"

Gli alimenti, soprattutto quelli lattiero-caseari ma anche la carne,
il pesce e i frutti di mare rappresentano oltre il 90% dei veicoli di
contaminazione da diossina. Lo rende noto uno studio realizzato dalla
Fao, l'ente dell'Onu che si occupa di alimenti ed agricoltura, che si
conclude esortando i Paesi a fare maggiori sforzi per ridurre
l'esposizione minima delle popolazioni a questo sottoprodotto della
combustione della plastica.
Lo studio "Diossine nella catena alimentare: la prevenzione e il
controllo della contaminazione", diffuso pochi giorni fa, indaga i
rischi e le conseguenze dell'esposizione alla diossina. Dei 419 tipi
di composti diossina-correlati identificati, lo studio chiarisce che
30 hanno una tossicità significativa e preoccupante. La più pericolosa
risulta la TCDD.
Sono inquinanti persistenti, che resistono alla degradazione
fisico-chimica e biologica e rimangono nell'ambiente per lunghi
periodi di tempo. Entrati negli organismi biologici, compresi gli
esseri umani, si accumulano nei tessuti grassi.
"Particolare attenzione deve essere prestata", spiega Daniela
Battaglia, esperta Fao di produzione animale, "alle ripercussioni sui
neonati attraverso il latte materno perché sono molto più vulnerabili
all'azione della diossina".
Lo studio Fao sottolinea che le diossine, oltre ad essere cancerogene,
causano una grande varietà di effetti tossici per le persone e per gli
animali. I sistemi endocrino, riproduttivo e dello sviluppo sono tra i
più vulnerabili alla diossina. L'esposizione causa patologie del
fegato, della milza, del timo, del sistema endocrino, lesioni cutanee
e, in casi estremi, la morte. Gli effetti sulla salute possono essere
osservati anni dopo l'iniziale esposizione.
Quanto al potenziale cancerogeno, il rischio è stato osservato per
tutti i tumori, senza alcuna specifica di cancro predominante.
Le diossine sono sottoprodotti indesiderati della produzione di
sostanze chimiche e dei processi di combustione. "I principali
imputati", si legge nel documento, "sono gli inceneritori di rifiuti
solidi urbani e di altri tipi di rifiuti. Il suolo viene contaminato
dai fumi liberati nell'aria. In questo modo la diossina raggiunge gli
esseri umani direttamente e indirettamente, dopo aver contaminato
acque reflue, i fanghi di terreni agricoli e i pascoli. A causa della
onnipresenza di diossine nell'ambiente, tutte le persone sono
sottoposte ad un'esposizione di un certo livello di diossine. Di qui
la raccomandazione a diminuire le fonti di diossina.

Nota stampa 04/11/11: Turbogas di Candela e Inceneritore a Sant'Agata


I DATI SULL'INQUINAMENTO DELLA TURBOGAS A CANDELA DOVREBBERO ESSERE PUBBLICI. L'ARPA DEVE ANTICIPARE IL SUO PARERE SULL'INCENERITORE DEL VITICONE.

Sforamenti di diossina di ben 16 volte superiori al limite di legge (per soggetti sani adulti e principalmente di sesso maschile) dalla ciminiera dell'inceneritore sanitario di Ecocapitanata a Cerignola. Livelli di ozono prossimi alla soglia di "attenzione" durante i test della turbogas di San Severo, i quali possono provocare concreti malori e sensazioni di soffocamento o asma. Questi fatti, secondo i cittadini, giustificano preoccupazione e volontà di vederci più chiaro in materia di salute e ambiente.

E' atteso l'esito della motivata richiesta da parte del Comitato spontaneo contro gli inceneritori in Capitanata, nei confronti della sede di Foggia dell'Agenzia Regionale per la Protezione dell'Ambiente (ARPA), per conoscere i monitoraggi della centrale termoelettrica a gas naturale della Edison a Candela. L'Autorizzazione Integrata Ambientale rilasciata la scorsa estate dal Ministero per l'Ambiente non prevede, infatti, alcun quadro delle emissioni esaustivo, né gli enti locali (Comune e Provincia) si sono adoperati per garantire una rete di monitoraggio della qualità dell'aria: ad oggi non esiste nessuna centralina pubblica o privata che effettui un monitoraggio costante degli inquinanti atmosferici né è prevista alcuna modalità di diffusione dei dati al pubblico (che possono essere esposti come avviene in altre parti d'Italia anche con dei display sul Comune). L'ultimo monitoraggio è stato effettuato nel periodo maggio-agosto 2010 con due centraline mobili nei pressi dell'istituto Papa Giovanni II e della ex Comes, riguardante solo pm10 No2 e ozono. La legge 155/2010, in realtà, stabilisce l'esigenza di monitorare anche altri inquinanti come i cosiddetti "microinquinanti" (PM2,5).

Allo stesso tempo, il comitato spontaneo ha chiesto all'ARPA di anticipare il proprio parere sulla richiesta della società AgriTRE (Gruppo Tozzi) di impiantare un grande inceneritore di agromasse a Sant'Agata di Puglia, non lontano dalla centrale e dunque in una zona dove la qualità dell'aria è già certamente compromessa. Va detto, inoltre, che questo impianto non è previsto nel pianificazione strategica di area vasta dei Monti Dauni, appena espletata. Un motivo in più per ribadire la necessità di una VAS (Valutazione Ambientale Strategica) per tutta la Provincia di Foggia, dove all'attenzione dell'ufficio ambiente è stato presentato un numero enorme di richieste di nuove centrali a combustione.

martedì 1 novembre 2011

Nota stampa 01/11/2011: Vertice di domani sull'emergenza spazzatura in Capitanata a Bari

Inceneritore di Manfredonia: "Non ancora acceso, ma già tanto lavoro".

Si terrà domani (mercoledì) a Bari il prosieguo del vertice sulla crisi rifiuti a Foggia e in provincia,
tenutosi la settimana scorsa in Prefettura a Foggia.
Il comitato spontaneo contro gli inceneritori in Capitanata ritiene che gli enti locali non possano più demandare l'avvio della raccolta porta a porta con la separazione dell'organico e che la Regione Puglia debba finanziare solo interventi in tal senso, a partire da ora. Non si può pensare che
l'ultimando inceneritore a Manfredonia sia la soluzione, visto che come successo ad Acerra l'accensione dell'impianto va di pari passo con l'inizio dello stato di emergenza.
Infatti, è da dire che la bozza del nuovo piano-rifiuti regionale prevede di bruciare circa 1 milione di tonnellate di rifiuti su 2,2 milioni complessivi prodotto in tutta la Puglia in un anno solare. Attualmente l'unico impianto attivo è quello di Massafra in provincia di Taranto. Se la situazione a Foggia non dovesse cambiare da ora, l'inceneritore di Manfredonia (che dovrà prima affrontare una fase di collaudo di 6-12 mesi) si troverà a dover bruciare ben di più delle 125.000 tonnellate annue previste. Un aerosol da non poco per i cittadini. comspont