giovedì 29 dicembre 2011

Giardinetto. La vicenda processuale

Per quanto riguarda la vicenda pro-
cessuale di Giardinetto, ci eravamo
lasciati la scorsa primavera con il giura-
mento del prof. Salvatore Masi nomina-
to come consulente tecnico del collegio
giudicante presieduto dal dott. Giancarlo
Pecoriello. A lui il compito di ispeziona-
re i luoghi e depositare entro il 10 luglio
2011 la relazione tecnica da cui dovrebbe
risultare l’effettivo stato del sito e della pe-
ricolosità dei rifiuti in esso stoccati.
Scaduti i termini, il prof. Masi ha chie-
sto ed ottenuto dal Tribunale una proroga
di sessanta giorni che ci hanno condotti
all’ultima udienza prevista per il 22 set-
tembre u.s. In tale sede il CTU ha con-
segnato una relazione preliminare chie-
dendo un’ulteriore proroga per svolgere le
indagini ambientali in modo approfondi-
to e sistematico e così rispondere in ma-
niera precisa ai quesiti posti dal collegio
giudicante. Nella sua relazione il prof.
Masi ha precisato che avrebbe effettuato
circa settanta campionamenti per analiz-
zare i rifiuti, i terreni circostanti al sito e
i sedimenti del torrente Sannoro nonché
il prelievo di polvere con una metodica
non ufficiale ma molto efficace in quan-
to la polvere è la sintesi del complesso di
tutte le minutissime particelle presenti ed
è il maggior vettore di dispersione. Per
lo svolgimento di tali attività il perito ha
richiesto di potersi avvalere di una ditta
specializzata, la HYDROLAB di Ferrandi-
na in Provincia di Matera chiedendo set-
tanta giorni, quaranta per lo svolgimento
delle indagini e le analisi di laboratorio e
trenta per la valutazione dei risultati di la-
boratorio e la redazione della perizia.
Nonostante il costo elevato preventivato
dal perito (75.000 euro più IVA), il Tribu-
nale ha autorizzato il prof. Masi a svolgere
tutte le attività da lui sinteticamente illu-
strate e a prendere visione, dietro espressa
richiesta degli avvocati delle parti civili,
degli atti del PM relativi agli accertamenti
già svolti da parte della Guardia di Finan-
za per conto della Procura.
Il processo è stato rinviato al 16 febbra-
io 2012 mentre il CTU dovrà consegnare
agli atti la sua perizia entro il 31 gennaio
in maniera tale da poter essere visionata,
con un congruo periodo di tempo, dalle
parti processuali.

La vicenda Giardinetto, come tutti sap-
piamo, parte nell’ormai lontano 1997,
anno in cui la IAO ottiene l’inserimento
nel registro delle imprese autorizzate al
recupero dei rifiuti, grazie all’ok dato dalla
Provincia di Foggia, settore Ambiente. E’
la stessa Provincia però, che solo dopo po-
chi mesi di attività, diffida la stessa IAO:
ci si rende conto che l’impresa non ha as-
solutamente i macchinari e una struttura
adeguati per il recupero dei rifiuti. Parte
dunque una vicenda giudiziaria che por-
terà, nel 2007, ad una sentenza di colpe-
volezza per gli imputati, compreso il De
Munari (titolare della IAO), che purtrop-
po però, non pagheranno di fatto nulla,
né in termini di reclusione né in termini
economici, perché i reati sono ormai ca-
duti in prescrizione. Nella sentenza vie-
ne però data un’indicazione ben precisa
riguardante il futuro dell’ex-fornace: va
fatta la bonifica del sito in quanto si è lar-
gamente dimostrato essere di fatto una
discarica abusiva di rifiuti tossico-nocivi.
Nel 2007 la popolazione, compresi noi,
grazie ad un’inchiesta giornalistica, viene
a conoscenza della vicenda e comincia un
tira e molla tra garantisti del “è tutto falso”
e popolo mistificatore che vuole sapere.
Negli anni che vanno dal 2007 al 2009 si
è tentato di ottenere almeno la messa in
sicurezza del sito ma a due giorni dall’ap-
provazione del piano di caratterizzazione
richiesto alla ditta dalla Regione, soprag-
giunge un nuovo sequestro della Guardia
di Finanza. Nel febbraio 2010 comincia
un nuovo processo questa volta per pre-
sunto disastro ambientale a cui si aggiun-
ge il reato per l’impiego di grosse quantità
di amianto utilizzato per la copertura dei
capannoni. Il Tribunale di Lucera accetta
ben 17 costituzioni di parti civili: Associa-
zione Salute e Territorio, UDICO, Legam-
biente, Centro Studi Naturalistici, Codici,
Comune di Troia, Comune di Castelluc-
cio dei Sauri, 10 cittadini di Giardinetto e
non. E’ una grande vittoria perché denota
un interesse notevole e comunque mag-
giore rispetto al precedente processo del
2000 svoltosi nell’assoluto silenzio. Il di-
sastro ambientale è stato ipotizzato dopo
un attento riesame del sito: la Guardia di
Finanza ha commis-
sionato al laboratorio
Lachimer (lo stesso
incaricato dal nostro
Comune nel 2007 di
fare delle indagini
sul sito e che parlò di
“mancanza di prove
oggettive che ci fosse
una contaminazio-
ne”) una massiccia
operazione di analisi
che ha portato alla
scoperta che i rifiuti lì
abbandonati indiscri-
minatamente a cielo aperto sono solo una
minima parte di quelli realmente presenti
nel sito, interrati e ricoperti con terreno
o mescolati a colate di cemento nel piaz-
zale tra i capannoni. Partendo da questo
dato, che non viene messo in discussione,
il Tribunale decide da subito di affidare al
professor Masi, docente dell’Università di
Potenza e ingegnere ambientale, il compi-
to di riesaminare il sito per verificare se
esistano gli estremi per il disastro ambien-
tale. Nei giorni che vanno dal 20 al 28 ot-
tobre c. a., ricominciano le operazioni di
scavo e prelievo di campioni, sia nel sito
che all’esterno, al fine di dimostrare se il
disastro ambientale ci sia stato o meno.

Inutile dire che siamo in una fase cruciale
della vicenda perché da queste operazio-
ni peritali dipenderà l’esito del processo e
del destino stesso di quel sito. Immaginate
la delusione, l’amarezza e il senso di im-
potenza nel constatare che le operazioni
sono state interamente condotte alla pre-
senza di un unico tecnico di parte (occa-
sionalmente due). 17 costituzioni di parti
civili con 8 nomine per tecnici di parte ai
quali va aggiunto il tecnico nominato dal
Pubblico Ministero ma uno solo a vigila-
re che il tutto fosse svolto regolarmente.
Dov’erano gli altri tecnici di parte? Cosa
ha significato la costituzione di parte
civile per i Comuni e le Associazioni?
Pura operazione di rappresentanza? E
dov’era il tecnico del PM che più di tutti
sarebbe dovuto essere presente essendo
rappresentante della pubblica accusa?
90.000 euro pagati da noi cittadini per
queste operazioni (cui vanno aggiunti
i soldi per l’intero processo) e poi nella
fase più rilevante non si presenta nessu-
no? Era importante essere presenti, non
tanto per una questione di sfiducia nell’o-
perato dell’Ing. Masi quanto piuttosto per
un necessario mettere insieme quante più
professionalità ed esperienze possibili,
nonché una sana pressione che inducesse
tutti a porre la giusta
attenzione ad una vi-
cenda che sa dell’in-
credibile!

Ci chiediamo, di
fronte alla perizia
che verrà depositata
dal tecnico Masi, che
cosa potranno mai
obiettare i tecnici di
parte che non hanno
neppure assistito alle
operazioni peritali!
Probabilmente molti
sono stati nominati
contando su conoscenze o scegliendo fra
i tecnici già dipendenti dei Comuni, per
evitare costi aggiuntivi. Ma se anche fosse
così, sarebbe tanto assurdo pensare che a
volte la coscienza, l’etica e l’interesse per il
proprio territorio possa prevaricare gli in-
teressi personali e i guadagni? Non ci resta
che aspettare la perizia e sperare che possa
in qualche modo portare ad una risoluzio-
ne definitiva della questione Giardinetto.
Di certo questa vicenda risulta sempre
più ingarbugliata e fitta di punti di do-
manda e lati oscuri che sono davvero dif-
ficilmente comprensibili!


N
egli ultimi mesi stiamo seguendo
con particolare apprensione la vi-
cenda Giardinetto. L’inizio del nuovo pro-
cesso ha acceso la speranza di riuscire ad
avere una verità giudiziaria ma soprattut-
to una verità sull’eventuale pericolo per la
salute degli abitanti delle campagne circo-
stanti lo stabilimento dell’ex fornace, degli
abitanti del Borgo ma anche di quelli dei
Comuni del comprensorio.
Siamo stati entusiasti per il considerevo-
le numero di parti civili: singoli cittadini,
associazione e Comuni che si sono inseriti
nel processo penale non tanto per ottene-
re un risarcimento economico dei danni,
ma per ottenere giustizia e soprattutto
la bonifica del sito. Il coinvolgimento di
tutti questi soggetti è stato inoltre un se-
gnale positivo che ci lasciava sperare in
una maggiore coscienza sociale, maggio-
re partecipazione, maggiore impegno da
parte della popolazione, della cittadinanza
attiva e delle Istituzioni.
A partire da febbraio, mese in cui si è
svolta la prima udienza dibattimentale,
siamo stati presenti in Tribunale, ai vari
sopralluoghi del perito, abbiamo incon-
trato il pubblico ministero, il Procuratore
della Repubblica di Lucera, abbiamo par-
lato con esperti e consulenti e man mano
è cresciuto un senso di inquietudine: tante
le stranezze in questa vicenda che fan-
no temere che anche questa volta, come
dieci anni fa, il tutto finisca con un nulla
di fatto. Timore alimentato da ritardi e da
una serie di percezioni: da più parti ab-
biamo sentito parlare di probabile nuova
prescrizione dei reati, in più occasioni si è
parlato del sito della I.A.O. srl come luogo
ideale per stoccare rifiuti tossico-nocivi
dato le sue caratteristiche geomorfologi-
che, spesso abbiamo ascoltato preavvisi
circa l’impossibilità di una eventuale con-
taminazione esterna data l’azione di im-
permeabilizzazione dell’argilla.
Intendiamoci, non vogliamo essere a
tutti i costi catastrofisti, sarebbe infatti un
sollievo per tutti sapere che Giardinetto
non rappresenta un rischio per il nostro
ambiente e per la nostra salute. Tuttavia,
nel vedere la quantità di rifiuti e nel senti-
re il fetore proveniente dai fanghi interra-
ti, qualche dubbio ci assale.
In questi mesi avremmo voluto vedere
una magistratura meno “ingessata” e più
rapida nei tempi (ricordiamo che ai fini
della prescrizione dei reati l’inizio del ter-
mine decorre dal sequestro avvenuto nel
febbraio 2009). Avremmo desiderato esse-
re tranquillizzati da un lavoro di indagine
che seppur svolto con indubbia professio-
nalità dal CTU, risultasse più completo
e sistematico, frutto magari, di un pool
di tecnici che oltre ad un ingegnere am-
bientale, prevedesse anche la presenza di
un geologo, di un chimico e di un medi-
co. Avremmo auspicato la partecipazione
più attiva, attenta e costante dei tecnici di
parte che avrebbero dovuto affiancare il
consulente tecnico nominato dal giudice
nell’esecuzione del suo incarico esprimen-
do le proprie osservazioni a supporto o a
critica delle attività e successivamente del
risultato al quale il perito giungerà.
Avremmo immaginato, davanti ad una
violenza così grave inferta alla nostra
madre terra, un risveglio della coscienza
civica dei cittadini. Al di là di quelli che
saranno i risultati della perizia, il nostro
territorio è stato seriamente alterato, vio-
lentato, snaturato e modificato da qualcu-
no che in maniera illecita (possiamo dirlo
con certezza visto la sentenza in primo
grado già emessa dal Tribunale di Lucera)
ha trasportato tonnellate e tonnellate di
rifiuti speciali. E questo deve rappresenta-
re un monito per tutti noi, un richiamo al
bene comune contro la logica dello sfrut-
tamento.

Giardinetto approda
in Parlamento

Audizione in Commissione Parla-
mentare di inchiesta sulle attività il-
lecite connesse al ciclo dei rifiuti del
Pubblico Ministero della Procura di
Lucera
A
bbiamo scoperto che si è tornato a
parlare di Giardinetto lo scorso 14
luglio 2010 in Commissione Parlamentare
di inchiesta sulle attività illecite connesse
al ciclo dei rifiuti. Ascoltato il dott. Pa-
squale De Luca, il pubblico ministero che
ha svolto le indagini che hanno condotto
al nuovo processo in corso. Il dott. De
Luca si riferisce alla vicenda definendola
la “Gomorra” di Lucera e di Troia ed evi-
denzia la pericolosità del sito nonché la
complessità dei relativi aspetti giuridici.
Dal resoconto della seduta, oltre alla
ricostruzione storica del sito, emergono
alcune considerazioni molto importan-
ti. Innanzitutto il PM De Luca esprime,
ricordando il precedente processo, una
forte amarezza per i tempi della giustizia:
le garanzie difensive, giuste e doverose,
a volte sono eccessive e quindi, nel caso
specifico, condussero nel 2007 all’annul-
lamento della condanna per un vizio di
forma e all’estinzione di tutti i reati per
intervenuta prescrizione.
Il dott. De Luca, inoltre, sottolinea la
gravità di quanto accertato. Riportiamo
quanto riferisce in Commissione parla-
mentare: “Circa un anno fa si scopre quello
che non avremmo voluto accadesse mai: a
seguito di numerosissimi carotaggi e di nu-
merosissimi prelievi del sottosuolo, si accer-
ta effettivamente che la località Giardinetto
in agro di Troia è stata saccheggiata negli
anni dal 1998 al 2001 con un cumulo di
fanghi, di amianto, di cadmio, di berillio, di
varie sostanze tossiche e nocive.
Quel che è peggio è che la realtà supe-
ra ogni fantasia proprio come nel libro
e nel film Gomorra: la quantità di rifiuti
depositati nel sottosuolo è stata stimata dal
nostro consulente tecnico complessivamen-
te in 178 mila metri cubi, corrispondenti
a circa 250 mila tonnellate. Il nostro con-
sulente ha detto che ogni camion traspor-
ta due o tre tonnellate al massimo, quindi
bisogna fare i calcoli di quante migliaia di
camion sono passati e hanno trasportato
questi rifiuti pericolosissimi, che sono, ri-
peto, fanghi, materiali misti a cemento, a
benzene, a cromo esavalente, ad amianto, a
vanadio, a idrocarburi e a metalli pesanti,
tutti cancerogeni.
Quel che è peggio e drammatico è il no-
tevole e concreto pericolo di diffusione e di
contaminazione da parte di questi rifiuti
nascosti nel sottosuolo attraverso l’aria e
anche l’acqua per la presenza, proprio sul
sito, di un canale acquifero superficiale che
confluisce nel torrente Sannoro che poi va
sfociare nel ben più grande e importante
torrente Cervaro”.
Altra osservazione interessante messa in
luce dal Procuratore di Lucera è che, ac-
canto a problematiche ambientali, il caso
Giardinetto presenta una serie di proble-
matiche giuridiche notevoli e interessan-
ti su cui si è riservato di relazionare alla
Commissione parlamentare d’inchiesta
durante lo svolgimento del processo.
Infine il dott. De Luca, con amarezza,
lamenta la leggerezza della pena per reati
così gravi chiedendo aiuto alla politica e al
Parlamento.


Il tribunale chiede, Masi dovrà rispondere

Di seguito riportiamo i quesiti a cui
deve rispondere il consulente tecnico nominato dal
collegio giudicante per valutare l’effettivo stato dei luoghi,
i rifiuti presenti e il pericolo di contaminazione all’esterno.
Ciascuna parte civile, compresa l’Associazione Salute e Territorio,
ha depositato le proprie proposte circa tali quesiti sulla base
dei quali il CTU dovrà redigere la propria perizia.

ALLEGATO AL VERBALE DI UDIENZA DEL 31.03.2011
Il perito accerti la presenza e la consistenza
quantitativa di materiali e rifiuti nell’area
dello stabilimento oggetto di indagine. Per i
materiali e rifiuti rinvenuti getto dell’indagine
e nelle aree limitrofe. Si accerti inoltre, nei
limiti possibili in ragione dello stato fisico e
delle miscelazioni operate, l’origine, la natura e
la tipologia di pericolosità (inerte, non pericoloso,
pericoloso) in rapporto ai rischi sanitari ed
ambientali nell’area circostante.
Il perito accerti lo stato di contamina
zione delle matrici ambientali, aria, acqua,
suolo e sottosuolo, nell’area esterna
all’impianto oggetto di indagine e lungo
la via di probabile dispersione degli inquinanti
costituita dal corso d’acqua limitrofo
all’insediamento fino alla confluenza con
il torrente Cervaro.

l perito anche sulla scorta di indagini
supplementari da eseguirsi sulle matrici
ambientali e con l’ausilio di tecniche e
modelli numerici, definisca il livello di rischio
sanitario ed ambientale nell’area oggetto dell'
indagine e nelle aree limitrofe.

Il perito sulla base delle attività di indagine
svolte a vario titolo sul sito e degli
ulteriori rilievi disposti, indichi le linee
guida per la messa in sicurezza del sito og-
getto di indagine, fornendo, ove possibile,
una valutazione dei costi operativi.

In merito alle operazioni relative alla rimozione
dei materiali contenenti amianto e messa in
sicurezza del sito, già effettuata nell’area di
indagine, il perito accerti le
attività svolte e se le stesse sono idonee e
rispondenti alla documentazione tecnica
ed alle certificazioni prodotte e trasmesse
alle autorità competenti.

Il perito, nei limiti delle possibilità deri-
vanti dall’attuale condizione dei materiali
e dei luoghi di interesse dell’indagine, for-
nisca le risposte ai quesiti posti dalle parti
e depositate agli atti del procedimento.




www.saluteterritorio.it
(Volantino di dicembre 2011)

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