martedì 29 novembre 2011

Centrale a biogas da 10MW alla discarica Forcone-Cafiero di Cerignola?

Pubblichiamo la discussione "due domande sulle centrali a biogas" dalla mailing lnazionale della Rete Rifiuti Zero. L'azienda SIA FG4, che gestisce la raccolta e lo smaltimento dei rifiuti solidi urbani in discarica a Forcone-Cafiero nei nove comuni del Basso Tavoliere (Cerignola, Margherita, Trinitapoli, San Ferdinando e i Cinque Reali Siti) ha richiesto alla Regione Puglia il finanziamento di una centrale a biogas da parte della Regione Puglia, allinterno di una serie di investimenti regionali sulla discarica di Cerignola che ammontano a 10 mln di euro, la maggior parte dei quali sono utili. Invece, una centrale a biogas nè un investimento sbagliato ed una scelta in controtendenza rispetto alla raccolta differenziata, in quanto ad essa verrebbe eventualmente destinata la stessa materia (l'umido, la frazione organica) sfrutta dall'impianto di compostaggio di Forcone-Cafiero, impianto che attualmente non funziona ancora a peino ciclo (infatti, "importa", se così può dirsi da San Severo e da altre località). Da dove arriverà il materiale per fare il biogas (combustibile che verrà "termovalorizzato", cioè bruciato in cogenerazione) e dare da mangiare all'impianto, in queste condizioni, potrebbe costare più dell'energia effettivamente ricavata da esso?


1) Una centrale a biogas di 999 kW autorizzata senza VIA ma solo con procedimento unico ai sensi del 387/2003, può tranquillamente accogliere FORSU (frazione organica dei rifiuti) senza ulteriori autorizzazioni?
2) Può una centrale a biobas di 999 kW autorizzata per accogliere biomassa dedicata e scarti derivanti dalle deiezioni di allevamenti zootecnici, essere autorizzata se l'azienda agricola proponente non ha annesso anche un allevamento? Una centrale proposta da una azienda agricola che ha anche un allevamento, ha delle agevolazioni nell'iter autorizzativo, non applicabili se l'azienda è priva di allevamento?


Per quanto riguarda la prima domanda, a mio avviso, dipende dalla quantita' (in ton/giorno) di FORSU prevista.
La FORSU e\ soggetta a procedura semplificata (normativa rifiuti / DM 5.02.1998 e smi) per produrre biogas da avviare a combustione per una quantita' annua non superiore a 214.250 t/a ovvero una quantita' assai elevata, in tal caso l'autorizzazione unica ex Dpr 387/03 assorbe la procedura semplificata sempre che le caratteristiche tecniche siano corrispondenti a quelle sotto riportate.

2. Tipologia: Biogas [190699].
2.1 Provenienza: Fermentazione anaerobica metanogenica di rifiuti a matrice organica in processi di cui al punto 15 dell'allegato 1 o da discarica.
2.2 Caratteristiche del gas: Gas combustibile avente le seguenti caratteristiche:
Metano min. 30% vol
H2S max 1.5% vol
P.C.I. sul tal quale min 12.500 kJ/Nm3.
2.3 Attività e metodi di recupero: L'utilizzazione di biogas è consentita in impianti di conversione energetica di potenza termica nominale superiore a 0,5 MW, anche integrati con il sistema di produzione del gas, con le caratteristiche di seguito indicate
a) motori fissi a combustione interna che rispettano i seguenti valori limite di emissione riferiti ad un tenore di ossigeno nei fumi anidri pari al 5% in volume:

Polveri (valore medio rilevato per un periodo di campionamento di 1 ora)
10 mg/Nm3

HCl (valore medio rilevato per un periodo di campionamento di 1 ora)
10 mg/Nm3

Carbonio Organico Totale (valore medio rilevato per un periodo di campionamento di 1 ora)
150 mg/Nm3

HF (valore medio rilevato per un periodo di campionamento di 1 ora)
2 mg/Nm3

NOx
450 mg/Nm3

Monossido di carbonio
500 mg/Nm3.


Per gli altri inquinanti si applicano i valori limite minimi di emissione fissati ai sensi dell'art. 3, comma 2, del decreto del Presidente della Repubblica n· 203/1988 per le corrispondenti tipologie d'impianti che utilizzano combustibili gassosi.
Negli impianti dedicati oltre i 6 MWt deve essere effettuato il controllo in continuo di:
monossido di carbonio
ossidi di azoto
ossidi di zolfo
b) impianti dedicati al recupero energetico di rifiuti o impianti industriali che garantiscano in tutte le condizioni di esercizio una efficienza di combustione (CO2/CO +CO2) minima del 99.0%;
- che abbiano il controllo in continuo dell'ossigeno, del monossido di carbonio e della temperatura nell'effluente gassoso; negli impianti oltre i 6 MWt controllo in continuo anche degli ossidi di azoto e degli altri inquinanti di cui al suballegato 2, paragrafo 1, lettera a) e che rispettino i valori limite di emissione fissati nel suballegato 2 del presente allegato riferiti ad un tenore di ossigeno nei fumi andri pari al 3% in volume.
Non si applica il limite per le emissioni di ossido di zolfo. Il limite di Nox è fissato in 200 mg/Nm3.
Nel caso di impiego simultaneo in impianti industriali con combustibili autorizzati, il calore prodotto dal rifiuto non deve eccedere il 60% del calore totale prodotto dall'impianto in qualsiasi fase di funzionamento; i valori limite di emissione da applicare all'impianto devono essere calcolati come indicato alla suballegato 3 del presente allegato.
La cocombustione non è consentita nei forni per la produzione di calce alimentare.

Va pero' ricordato che il recupero (da R1 a R9) di rifuti e' soggetto a screening (verifica di assoggettabilita' alla VIA ex art. 20 comma 1 Dlgs 152/06 / voce 7.z.b. allegato IV parte seconda Dlgs 152/06) se la quantita' di FORSU avviata a recupero e' superiore a 10 t/g.

Per quanto riguarda la seconda domanda, non e' scritto da nessuna parte che i residui avviati a produzione di biogas debbano essere prodotti in tutto o in parte nel sito.
Il problema semmai e' la qualificazione di tali residui, dai quali si ricava il biogas > se biomasse combustibili (allegato X parte quinta Dlgs 152/06) oppure rifiuti e su questo le interpretazioni diversificate abbondano.

Saluti
Marco Caldiroli

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