lunedì 26 settembre 2011

Che cos'è il CSS (combustibile solido secondario)?

Le modifiche operate con il Dlgs 205/10 nel DLgs 152/06 (art. 183) hanno eliminato il CDR e il CDRQ ovvero hanno abrogato l'art. 229 del medesimo Dlgs (anche se una norma transitoria del Dlgs 205/10 art. 39 c. 8 mantiene
in essere tutte le autorizzazioni fondate sul CDR).
Il CSS è l'erede del CDR anche se non è un suo sinonimo sotto il profilo tecnico (concentrazioni di contaminanti permesse e caratteristiche (chimico/fisiche) in quanto si fa riferimento alle norme UNI CEN/TS 15359 e non piu' alla norma UNI 9903/1 (e per logica a quanto contenuto nel DM 5.02 1998). Le norme tecniche europee suddette sono incomplete e ancora in fase di definizione, le norme della serie TS sono inoltre, per definizione, "sperimentali" il cui recepimento non e' vincolante per gli Stati europei e non comporta automaticamente il superamento di norme nazionali. Occorrerà pertanto attendere che tali norme TS diventino norme EN per essere
vincolanti anche sotto il profilo normativo per l'Italia e gli altri paesi.

La norma specifica che il CSS è un rifiuto speciale. Pertanto il suo utilizzo energetico va gestito all'interno delle norme e delle autorizzazioni previste per gli impianti di smaltimento e recupero rifiuti, incenerimento e coincenerimento compresi. Nel caso di impianti di incerimento la norma per utilizzarli permane quella
relativa alla autorizzazione integrata ambientale (se l'impianto ha una capacita' superiore alle 3 t/h di rifiuti inceneriti), in precedenza rappresentata dal Dlgs 59/05 ora dal titolo III bis del DLgs 152/06. Pertanto il codice CER corrispondente (191210) dovrà essere compreso nell'elenco dei rifiuti autorizzati alla combustione nella autorizzazione.

Al CSS può essere applicato l'art. 184-ter sulla "cessazione della qualifica di rifiuto" (End of Waste), in passato definito materia prima secondaria (se tutte le condizioni ivi indicate sono, nel caso specifico, rispettate). Rimane in vigore (in parziale contraddizione con l'inserimento del CSS) ancora il DM 5 02.1998 che parla di CDR e di recupero energetico dello stesso in procedura semplicata.

Nel complesso le norme italiane attuali aprono tutta una serie di questioni che, nel caso del CSS, ne limitano (fortunamente) la applicabilità. Per quanto riguarda il collegamento con la direttiva 2008/09, il punto
nodale del CSS sta nella definizione di recupero. Si dice «recupero» qualsiasi operazione il cui principale risultato sia di permettere ai rifiuti di svolgere un ruolo utile, sostituendo altri materiali che sarebbero stati altrimenti utilizzati per assolvere una particolare funzione, o di prepararli ad assolvere tale funzione, all’interno dell’impianto o nell’economia in generale. L’allegato II riporta un elenco non esaustivo di operazioni di recupero; per quanto interessa il CSS spunta, anche se non nominato, nella voce R1 dell'allegato II R1 Utilizzazione principalmente come combustibile o come altro mezzo per produrre energia(*). Questa voce (su cui già in precedenza si era innestata la normativa italiana sulle procedure semplificate per la parte relativa al "recupero energetico") è oggi collegata alla formula di calcolo dell'efficienza energetica, se questa supera il valore di 0,65 l'impianto è da classificare come impianto di recupero con gli (eventuali) effetti normativi in relazione al singolo Stato. Il valore suddetto, in sintesi, è raggiungibile (nonostante il trattamento più che favorevole indicato nella formula alla produzione di energia elettrica) solo in presenza di impianti di incenerimento in configurazione cogenerativa ovvero in cui una parte consistente dell'energia termica viene assorbita da una rete di teleriscaldamento o similari (es. Brescia).

In tal senso non esiste, nelle direttive europee sui rifiuti, il CSS o secundary solid fuels, ma lo stesso emerge dai passi sopra citati e dalle normative tecniche indicate.


Marco Caldiroli (Medicina Democratica)

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