domenica 10 luglio 2011

La Puglia in commissione parlamentare ciclo rifiuti ("ecomafie")


Commissione parlamentare di inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti
82.
Mercoledì 2 febbraio 2011
INDICE

Sulla pubblicità dei lavori:

Pecorella Gaetano, Presidente ... 2

Audizione del Presidente della giunta della regione Puglia, Nichi Vendola.

Pecorella Gaetano, Presidente ... 2 6 7 11 15 16
Bratti Alessandro (PD) ... 8 13
Cenni Susanna (PD) ... 10
Coronella Gennaro (PdL) ... 9
Vendola Nichi, Presidente della regione Puglia ... 2 11 13 15
D'Ambrosio Gerardo (PD) ... 9
De Angelis Candido (FLI) ... 6 15
De Luca Vincenzo (PD) ... 8
De Toni Gianpiero (IdV) ... 9
Franzoso Pietro (PdL) ... 7 11 15 16
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Seduta del 2/2/2011
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...
Audizione del Presidente della giunta della regione Puglia, Nichi Vendola.

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca l'audizione del presidente della regione Puglia, Nichi Vendola, accompagnato dall'assessore per la qualità dell'ambiente e dal direttore delle aree politiche per la riqualificazione e la tutela e sicurezza ambientale, che ringrazio per la presenza.
L'audizione rientra nell'ambito dell'approfondimento che la Commissione sta svolgendo sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti nella regione Puglia, dove si è recata dal 14 al 16 settembre 2010, a Taranto, e dal 25 al 27 gennaio 2011, a Bari.
Avverto il nostro ospite che della presente audizione sarà redatto un resoconto stenografico e che, se lo riterrà opportuno, i lavori della Commissione proseguiranno in seduta segreta.
Desidero ringraziare il presidente Vendola, che nonostante sia molto impegnato nell'attività amministrativa si è reso disponibile. Non è la prima occasione in cui si presenta davanti a questa Commissione, intesa storicamente. Noi siamo particolarmente interessati alle vicende della Puglia, dove abbiamo già svolto due missioni.
Penserei di organizzare i lavori in questo modo: siccome sappiamo che alle ore 15 il presidente Vendola dovrà lasciarci, darei subito la parola al presidente per poi continuare eventualmente l'audizione con l'assessore e il direttore.

NICHI VENDOLA, Presidente della giunta della regione Puglia. Presidente Pecorella la ringrazio e ringrazio tutti i commissari. Non solo per antica militanza istituzionale nelle commissioni di indagine, ma anche per le responsabilità attuali di amministratore di una grande regione del Mezzogiorno d'Italia, considero importante e stimolante per noi l'occasione di rappresentare lo stato dell'arte e di poter essere, quindi, anche oggetto di radiografia istituzionale rispetto a quello che abbiamo messo in campo.
Mi sia consentito ribadire un punto preliminare. Il tema dei rifiuti è emblematico di questioni complessive di modello di sviluppo e di modelli di governance. Fin dall'inizio del mio precedente mandato ho ritenuto fondamentale sgomberare il campo dall'istituto emergenziale del commissariamento, ritenendolo la fabbrica delle emergenze, un principio di deresponsabilizzazione diffusa incompatibile con il governo di un ciclo complesso come è quello dei rifiuti. Il gioco facile a usare il commissario come una sorta di target, come l'oggetto delle attività da poligono di tiro della politica intesa in termini localistici strumentali è un po' il panorama che ha dato il massimo dei risultati nella vicenda campana, che in qualche maniera
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insiste in tante altre regioni. Uscire dal commissariamento è il modo razionale, ordinato per uscire fuori dall'emergenza. Questa è la prima premessa fondamentale.
La seconda premessa riguarda il modello di organizzazione del ciclo dei rifiuti. Il rischio concreto che abbiamo corso e che corre il sud d'Italia è il passaggio dalla dittatura delle discariche alla dittatura degli inceneritori. Questa è per me una risposta semplificata e non sostenibile dal punto di vista ambientale e anche con implicazioni affaristico-criminali, che credo siano note a tutti. Il passaggio dall'idea dello smaltimento nel sottosuolo all'idea dello smaltimento attraverso l'incenerimento non è altro che il passaggio da un modello semplificato a un altro modello semplificato, altrettanto rischioso dal punto di vista delle implicazioni affaristico-criminali. Oltretutto, sul ciclo dell'incenerimento si è voluto impostare una disputa tutta ideologica e non si è voluti entrare nel merito delle tecnologie disponibili sul mercato.
Per la mia scelta, per la mia responsabilità il no totale e radicale è stato nei confronti dell'incenerimento del tal quale considerandola tecnologia obsoleta e pregiudizievole per la salubrità ambientale, di contro a una disponibilità a contenere in forma limitata un processo di termovalorizzazione che non rappresentasse un ciclo industriale. Se la termovalorizzazione rappresenta, infatti, un ciclo industriale, uccide qualunque prospettiva di recupero di materia e di raccolta differenziata. Se la termovalorizzazione è il recupero del residuo in termini, appunto, di recupero energetico, allora bisogna costruire una complessità di azioni che rendano la termovalorizzazione residuale e non esaustiva del ciclo dei rifiuti.
Queste sono le premesse necessarie. Noi ci orientiamo secondo quello che ci dice non solo la letteratura scientifica, ma la Comunità europea: lavorare per la riduzione della produzione di rifiuti, per il recupero di materia, per la raccolta differenziata. Questo è il tema che credo maggiormente interessi questa Commissione e che, per non essere un impegno di tipo salvifico-taumaturgico, comporta molte azioni svolte contemporaneamente e una molteplice assunzione di responsabilità.
La raccolta differenziata va intanto condivisa dalle istituzioni diffuse e su questa bisogna impostare una battaglia culturale. Lo dico perché potrei portare a testimonianza i manifesti che ho ricevuto nel 2006 in comuni pugliesi contro le amministrazione comunali, contro la raccolta differenziata, presentata come una velleità ideologico-utopistica del presidente della regione Puglia. È un caso abbastanza curioso, però la lotta per imporre la raccolta differenziata non come una bandiera politica, né come una bandiera ideologica, ma come una necessità assoluta per affrontare in maniera ecosostenibile e razionale questo problema, è stata una lotta faticosa. In alcuni casi non c'era da parte delle istituzioni diffuse soltanto un pregiudizio politico-ideologico o la sua strumentalità, c'era anche la realtà di un interesse e una cointeressenza tra appalti e amministrazioni locali molto diffusa.
Il ciclo dei rifiuti è una forma di finanziamento inappropriata, come sapete, della politica, ma è una verità, credo, lapalissiana, è una verità che è sotto gli occhi di tutti. Le cointeressenze sono forti, così come si tratta di un territorio sempre a rischio di penetrazione mafiosa.
La Puglia, dal mio punto di vista, nonostante la necessità di evidenze di tipo giudiziario, non è esente da questi rischi. Ci sono territori in cui si percepisce un clima di intimidazione e attorno ai rifiuti è difficile costruire una battaglia politica a viso aperto, limpida e pulita, perché c'è un clima che mette paura. Questo è vero soprattutto in alcune aree della mia regione.
Per me è importante dirlo non per creare allarmismo, ma perché tutti quanti possano tenere alta la guardia rispetto al rischio. Non c'è organizzazione mafiosa ormai che non ambisca a tracimare dai propri confini territoriali. La mafia non è più un problema territoriale. Il ciclo dei rifiuti insieme all'organizzazione dei sistemi di potere in sanità sono i luoghi di
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maggiore capacità di drenaggio di risorse pubbliche e private, è una giostra di denaro di proporzioni ciclopiche, e quindi l'interesse delle organizzazioni criminali su questo terreno è sempre attuale.
C'è anche una difficoltà legata ai modelli impiantistici e al modello di organizzazione del sistema imprenditoriale. La raccolta differenziata funziona se si sviluppa un'impresa del recupero e quindi si tratta non solo di fare educazione civica nei confronti dei cittadini, ma anche di stimolare le necessarie azioni che consentano la lievitazione di segmenti di buona economia del recupero. Questo è un problema di non facilissima soluzione.
C'è un problema legato all'impiantistica: le percentuali resteranno fatalmente molto avare finché non si svilupperà il recupero dell'umido. Dico per conoscenza dei colleghi che noi abbiamo avuto un piano dei rifiuti pubblico varato nel 2004: all'esito di tredici anni di gestione emergenziale di commissariamento dei rifiuti, solo nel 2004 interviene, infatti, un piano dei rifiuti. Per l'onore della politica, vorrei dire che all'inizio degli anni Novanta l'amministrazione regionale provò a impostare in maniera anche illuminata una nuova gestione del tema dei rifiuti, ma le spinte localistiche travolsero quella che avrebbe rappresentato una programmazione assolutamente innovativa.
Quello dei rifiuti è un banco di prova di qualunque cultura di governo. Cedere alle spinte localistiche significa non raggiungere mai l'obiettivo e per me è stato importante non cedere neanche di fronte alla necessità per la regione Puglia di esprimere senso di responsabilità nei confronti della crisi campana. Ci siamo, infatti, accollati, nel 2008, e ci accolliamo oggi gran parte dei rifiuti della Campania, non 500 tonnellate, come altre regioni, ma 50.000 tonnellate, secondo gli impegni che io stesso ho assunto in prima persona con il Presidente del Consiglio e non per solidarietà, ma per responsabilità. La tragedia campana è, infatti, tragedia nazionale dal mio punto di vista. Io la interpreto così e così mi oriento.
Quanto all'impiantistica, abbiamo avuto il piano dei rifiuti del 2004, ci sono stati i conseguenti bandi di gara, ai quali, come è d'uopo in Italia, è seguita la controversia giudiziaria, che ha visto i pronunciamenti del Consiglio di Stato tra maggio e giugno del 2006: sostanzialmente fino al giugno del 2006 io non potevo, per rispetto della legge, fare alcunché dal punto di vista dell'impiantistica, in una condizione difficile, in cui stavano andando ad esaurimento tutte le discariche pubbliche e quindi era molto importante accelerare con un'alternativa, quella della complessa alternativa impiantistica.
Tuttavia, in attesa del pronunciamento del Consiglio di Stato, l'unico intervento che mi sono permesso di fare sul piano dei rifiuti del mio predecessore, quello del 2004, è stato di cancellare gli inceneritori, quelli che bruciano il tal quale e quelli che proponevano un prezzo di conferimento del rifiuto non solo fuori mercato, ma scandalosamente fuori mercato. Nel caso, per esempio, dell'impianto di Bari, la tariffa era di 125 euro a tonnellata a fronte non solo di una situazione, in quel momento presente, di tariffe che erano intorno ai 40-50 euro a tonnellata, ma di una media nazionale che era di gran lunga inferiore a quella.
Avevamo, quindi, nel piano pubblico 3 impianti di incenerimento pubblici tutti e tre con tecnologie obsolete, che bruciavano il tal quale e che avevano un prezzo di conferimento del rifiuto fuori mercato. Per questa ragione devo dire che non soltanto non ho avuto problemi dal punto di vista dei risarcimenti, ma in un caso mi vanto di aver liberato la Puglia dalla presenza di un imprenditore assai ingombrante della Lombardia per l'inceneritore di Trani, imprenditore che è stato poi ospite di un istituto penitenziario. Ci siamo liberati di una presenza dal mio punto di vista abbastanza inquietante.
Funziona, invece, un impianto di termovalorizzazione con una tecnologia assolutamente evoluta di proporzioni io dico accettabili: tra i 10 e i 15 megawatt considero un impianto di termovalorizzazione accettabile, un impianto di 100 megawatt
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significa che in quel territorio si è deciso che i rifiuti non sono un problema ambientale, ma sono l'industria energetica e nella mia prospettiva, che è quella che ho imparato dalla Comunità europea, questo non è possibile. Quell'impianto è in funzione dopo un lunghissimo percorso autorizzativo. Si può, infatti, avere un'idea del tipo di impiantistica, però bisogna sapere che nel piano che ho ereditato la valutazione di impatto ambientale non si faceva a monte, ma era prevista a valle delle localizzazioni. Potete immaginare cosa significhi localizzare impianti complessi di rifiuti, per esempio, in un luogo che si chiama Grottelline. La parola avrebbe dovuto evocare qualche problematica geomorfologica: se si chiama Grottelline forse ci sono le grotte, ma siccome la valutazione di impatto ambientale non era prevista a monte, ma a valle, ho dovuto dopo affrontare a valle tutti i problemi della localizzazione.
A oggi del piano Fitto abbiamo realizzato tutti gli impianti con l'eccezione degli impianti complessi del sito di Corigliano d'Otranto. La ragione è che, emessa la sentenza del Consiglio di Stato, trovandomi nella condizione di dover soltanto firmare il contratto dal punto di vista giuridico ho mostrato attenzione alle rimostranze di una comunità - i cui amministratori forse erano stati precedentemente distratti - che sollevava la questione di rischi di danno ambientale legati al fatto che quegli impianti insistevano sulla falda che serve tutto il territorio salentino. Ho messo il freno a mano, ho convocato le autorità scientifiche e tutte le autorità competenti alla luce degli studi, degli approfondimenti, che pure dicevano che non c'erano rischi concreti a causa della tipologia dei terreni, della estrema argillosità, della impermeabilizzazione del sito. Nonostante questo, ho imposto all'azienda di ridurre l'impianto anche per tranquillizzare ulteriormente e dare un messaggio alla comunità locale. Quello è l'unico impianto non realizzato, nel senso che c'è stato questo blocco.
Laddove ci sono dei ritardi, sono intervenuti perché, per esempio, dei cittadini hanno denunciato che, nel famoso sito di Grottelline probabilmente c'era un sito archeologico; pur dovendo per forza firmare il contratto e avendolo firmato, pur essendo rischioso bloccare la caratterizzazione, io l'ho bloccata, ho chiamato la sovrintendenza e il Ministero per i beni e le attività culturali, abbiamo fatto gli approfondimenti perché nessun pregiudizio fosse arrecato né alla salute né al patrimonio di beni culturali e archeologici del nostro territorio.
Che cosa stiamo costruendo ora che possa far partire la raccolta differenziata? La differenziata schizza in alto, come dicevo, quando si raccoglie l'umido. Se l'umido non si raccoglie è difficile passare dal 15 al 55 per cento pur essendo noi in una progressione di incremento superiore alla media nazionale. Parliamo di percentuali modeste, siamo passati dal 4,9 per cento di inizio millennio al 16 per cento attuale, che è sì una percentuale assai modesta, ma stiamo costruendo gli impianti di compostaggio e stiamo portando in dirittura d'arrivo due provvedimenti decisivi: il primo è un provvedimento di incentivo agli agricoltori per l'uso del compost. Anche qui, infatti, se produciamo il compost e poi magari dobbiamo andare a portarlo in discarica, non abbiamo fatto un grande avanzamento. Gli impianti di compostaggio che stiamo costruendo e che in alcuni casi sono in funzione servono se c'è la possibilità di un riuso, per esempio, come concimi o come ripristini ambientali. Soprattutto, vogliamo incentivare il mondo agricolo all'uso del compost.
In secondo luogo, per la raccolta differenziata abbiamo trasferito risorse importantissime alle province, che in molti casi non le hanno trasferite ai comuni. Ancora qualche giorno fa il sindaco di Foggia si lamentava con me perché credo che un milione e mezzo di euro sia bloccato presso la provincia di Foggia e non viene trasferito al comune.
Ho fatto, allora, in questi ultimi mesi, un altro tipo di provvedimento: ho trasferito direttamente ai comuni capoluogo 15 milioni di euro e a tutti gli altri comuni direttamente 23 milioni di euro, in modo
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da eliminare questa intermediazione che dai comuni viene spesso usata come alibi per la mancata partenza della raccolta differenziata.
L'ultimo punto avrei voluto realizzarlo nella precedente legislatura, quello della sanzione economica della mancata raccolta differenziata. Bisogna costruire un sistema di premi e punizioni: chi fa più raccolta differenziata ha l'ecotassa, chi meno fa la raccolta differenziata più deve pagare.
Nel corso della scorsa legislatura, per due anni consecutivi ho ceduto all'ANCI che, garantendo un impegno diffuso sul territorio, ha chiesto di rinviare questa specie di redde rationem economico-finanziario. Sapete, infatti, che se i cittadini cominciano a rendersi conto che non facendo la differenziata pagano di più, forse cominciano a guardare sul sito le percentuali di raccolta differenziata che noi mettiamo comune per comune e aggiorniamo mensilmente.
Questo è un progetto di legge che è in dirittura d'arrivo, per cui non sarà più possibile che la latitanza da questo dovere civico, da questa potenzialità economica e da questo dovere ambientale sia gratis. La mancata raccolta differenziata sarà onerosa per il cittadino.
Questo è il quadro di un impegno, sul quale nelle prossime settimane scateneremo per l'ennesima volta una grande campagna informativa. Lo abbiamo fatto coinvolgendo le scuole, costruendo dei videogiochi, per quanto è possibile aiutando i cittadini. Naturalmente, non è positivo che i cittadini scoprano che, dopo aver fatto la raccolta differenziata, questa viene raccolta e conferita nella medesima discarica. Gli episodi della cronaca anche nella mia regione hanno in qualche maniera disilluso il cittadino sulla raccolta differenziata. Dobbiamo renderla credibile e, completando il ciclo impiantistico, coinvolgendo i comuni a un maggior grado di responsabilità con un gioco, appunto, di premi e punizioni, facendo partire la raccolta dell'umido, sono fiducioso che, nell'ambito del 2011 i risultati potranno essere simili a quelli che abbiamo volontaristicamente scritto nella nostra programmazione regionale.
Mi fermo qui. Consegno una relazione molto lunga e complessa e credo esaustiva sul ciclo dei rifiuti in Puglia e resto a disposizione dei commissari.

PRESIDENTE. Do ora la parola ai colleghi che intendano intervenire per porre quesiti o formulare osservazioni. Sono sempre molto interessanti le considerazioni e le valutazioni politiche, invito tuttavia i commissari a porre poche domande specifiche, a cui il presidente Vendola possa rispondere.

CANDIDO DE ANGELIS. Ringrazio il presidente Vendola per la sua disponibilità e per il suo intervento di oggi. Cercherò di essere il più conciso possibile. Specialmente nell'ultima missione in Puglia il quadro è apparso abbastanza desolante. Si è riscontrata in una parte delle province quasi un'impotenza rispetto a certe situazioni, così come da parte dei comuni, parlo anche di comuni di grosse dimensioni, come Barletta, Trani, Andria. Il sindaco Emiliano ci ha poi fornito degli spunti, sui quali le rivolgerò una domanda.
Lei adesso ci ha illustrato una serie di situazioni. Sono completamente d'accordo con lei, è dall'emergenza che parte l'entrata della criminalità perché nell'emergenza si allargano i cordoni della borsa e c'è più appetibilità di un settore che comunque è appetibile fin da adesso. Notiamo, quindi, grandi ritardi. C'è, infatti, una differenziata che è quasi fisiologica, non ci sono grosse spinte. A domanda diretta anche al sindaco di Foggia se c'erano state situazioni di investimenti da parte di regione, province e dei comuni stessi, ci è stato sempre risposto in maniera poco convinta, per cui ci sono problematiche sul ruolo delle province.
Presidente, io continuo a notare, e mi faccio parte in causa insieme a lei, insieme agli altri amici del Meridione, che l'Italia resta sempre divisa in due. C'è un Nord al quale non manca molto a regolarizzarsi con le normative europee - stanno quasi
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al 50 per cento rispetto a normative che vogliono il 60 per cento della differenziata entro l'anno - mentre da Roma in giù siamo veramente in una situazione abbastanza seria.
Esiste il problema della riduzione e della migliore localizzazione degli ATO. Abbiamo avuto anche dai presidenti della nuova provincia lamentele perché rispetto a questo non sentono centralizzato bene il ruolo dell'ATO. Il sistema è basato essenzialmente sulle discariche. Oggi volete realizzare una serie di interventi, valorizzazione dell'umido, pubblicizzazione, investimenti, anche se 40 milioni di euro per la regione Puglia mi sembrano un po' pochi. Capisco i problemi economici, ma col problema impiantistico rispetto alle normative europee non siamo in grado oggi di arrivare a fine anno e rispettare le normative, presidente. Lei pensa che si possa veramente in qualche modo iniziare a incidere?
Infine, anche il sindaco Emiliano nella sua audizione escludeva un intervento diretto della mafia barese o della camorra nei rifiuti, però non escludeva altri interventi. Sostiene che se la differenziata non parte, probabilmente c'è anche una cointeressenza - anche lei ha detto questo - di interessi diffusi nel campo delle discariche che forse fermano la raccolta differenziata o rallentano o in qualche modo tendono a continuare a centralizzare il sistema sulle discariche. Cosa ne pensa?

PIETRO FRANZOSO. Intanto, voglio cogliere l'occasione per ringraziare il presidente e mi rivolgo al presidente della Commissione perché valuti se non sia utile - dopo aver letto approfonditamente la relazione - prevedere un'ulteriore audizione con il presidente Vendola. È importante, infatti, approfondire la relazione che lascia gli atti.

PRESIDENTE. Rispondo subito di sì perché non ci sarà il tempo perché possa rispondere a tutte le vostre domande.

PIETRO FRANZOSO. Rivolgendomi invece al presidente Vendola, non discuto di quello che è avvenuto nel passato perché credo ormai che sappiamo bene come si è proceduto nei vari piani dei rifiuti fatti dal 2000 a oggi. Tuttavia, poiché dal 2006 a oggi sono passati sei anni, la verità è che ancora - e credo che il presidente Vendola non possa non condividere - troviamo la raccolta differenziata al 16 per cento pur essendoci stata una sua propensione a portarla a oltre il 50 per cento nella legislatura 2005-2010. Indipendentemente dalle cause che credo che in questo momento non siano il problema principale.
Sono più importanti alcuni aspetti che riguardano il territorio. Innanzitutto, sulla differenziata, presidente, mi rivolgo ai tecnici, vorrei capire se è stata mai svolta un'indagine o se è a conoscenza di quanto di questo 16 per cento viene riutilizzato in termini di valore aggiunto come prodotto, come materia tanto per intenderci? Sempre che esista, perché spesso e volentieri ho la sensazione che la raccolta differenziata sia solo un fatto nominalistico e che poi finisca nel tal quale.
Inoltre, vorrei sapere quante sono le risorse che la regione, direttamente o indirettamente, con fondi comunitari o meno, ha speso dal 2005 a oggi in termini di fondi elargiti alle province, e oggi ai comuni, per la raccolta differenziata dal momento che siamo solo al 16 per cento.
Lei ha parlato dei termovalorizzatori. Il senatore De Angelis ha detto prima che dalle audizioni che si sono svolte risulta che ci sia ancora un quantitativo notevolissimo di autorizzazioni per ulteriori discariche: quanto tal quale oggi viene riportato nei termovalorizzatori e quanto ancora viene conferito in discarica? Vorrei conoscere la percentuale. Ci sono, infatti, ancora delle discariche che vengano utilizzate, tanto che mi è parso di capire che il sindaco di Bari lamentasse la possibilità che il territorio andasse in crisi per la mancanza di termovalorizzatori. Le chiederei - conosciamo Bari - qual è la situazione in termini autorizzativi e se si avvia o meno il termovalorizzatore di Modugno riferito al piano complessivo di utilizzo del piano regionale dei rifiuti. Si tratta, infatti, di un altro termovalorizzatore
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che si realizza, come quello di Manfredonia tanto per intenderci, nell'ambito del territorio pugliese.
Vorrei, infine, chiederle se è a conoscenza di quello che è avvenuto in provincia di Taranto e invitarla ad approfondire attentamente in termini di eventuali meccanismi perversi, mi rivolgo anche all'assessore, per quanto riguarda la discarica abbandonata di Li Cicci in contrada Manduria. Questa Commissione è stata, credo, informata da parte di quell'amministrazione, per quanto ho avuto modo di capire, di aspetti inquietanti nella gestione finale a causa delle proprietà inespresse, o comunque coperte da un sistema di scatole cinesi. Parrebbe che oggi in quella discarica abbandonata il percolato vada nel sottosuolo con tutte le conseguenze che ne derivano. Vorrei sapere, quindi, se in merito a questo argomento c'è stata o ci sarà un approfondito esame in tutte le sue sfaccettature riguardo alla discarica di Manduria Li Cicci, che oggi è abbandonata.

VINCENZO DE LUCA. Ringrazio il presidente come tutti gli altri colleghi. Siamo stati in Puglia in due missioni e dobbiamo concludere l'approfondimento. Le faccio due domande che sono collegate alle sue considerazioni e alle domande dei colleghi per avere una risposta un po' più puntuale rispetto alla previsione del piano dei rifiuti sulla percentuale della raccolta differenziata - anche per non incorrere nel rischio dell'infrazione dell'Unione europea - e rispetto alla vera motivazione della nascita di questa Commissione in modo specifico, dal momento che su questo settore oramai la malavita organizzata ha una presenza invasiva sul fatturato nazionale del 25 per cento. Queste due domande fanno riferimento proprio alla preoccupazione di incentivare quanto prima - abbiamo audito gli amministratori, le forze dell'ordine e la magistratura - un piano dei rifiuti. C'è una proposta del governo regionale, ma sembra che il consiglio regionale non l'abbia ancora approvata, perlomeno così ci hanno detto.
Nel momento in cui il ciclo integrato dei rifiuti, seppure in difficoltà e in ritardo, parte definitivamente, ovviamente i rischi di una presenza della malavita organizzata si riducono, mi sembra del tutto evidente, come risposta di efficienza e di efficacia. Oltretutto, come in altre realtà del nostro Paese, oltre alle risorse europee aggiuntive, sulla vicenda dei servizi e dei rifiuti si può dare una risposta anche in termini di crescita e occupazionali. Non è detto che i rifiuti debbano appartenere solo alla malavita organizzata nel Mezzogiorno mentre ciò non avviene in altre parti del Paese.
Queste due domande sono collegate proprio alla situazione attuale e alle prospettive di richiesta dell'Unione europea.

ALESSANDRO BRATTI. Mi piacerebbe discutere, ma non è la sede opportuna, del piano che avete per la gestione integrata dei rifiuti perché ci sono visioni un po' differenti. Mi limiterò, quindi, a fare delle domande specifiche.
In primo luogo, lei prima diceva che, comunque sia - oltretutto è di questo che ci occupiamo in questa Commissione - il rischio di penetrazione mafiosa anche nella regione Puglia, così come ormai purtroppo anche nelle regioni del Nord, non è evitato e anche che gli interessi sono specificatamente rispetto a un certo tipo di sistema, se non ho capito male. Vorrei capire di più. Ci ha anche rappresentato che c'erano alcune situazioni, come l'inceneritore di Trani mi pare, interessate da illegalità spesso legata a questa tipologia di attività. Voglio chiederle se l'infiltrazione potenziale della malavita più o meno organizzata verte sul tema degli appalti, sul tema dell'incenerimento, su quello della raccolta differenziata o è diffusa su tutte queste questioni.
L'altra questione che credo fondamentale, anche se mi rendo conto che il quadro normativo nazionale non aiuta, è quella della gestione. Adesso probabilmente ci sarà una proroga per lo scioglimento delle agenzie d'ambito - ma ci deve essere un sistema di governance della gestione del ciclo integrato dei rifiuti: se
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avete consorzi pubblici che cosa succede? Come state legiferando in questo senso? Una delle obiezioni, infatti, che è emersa nella Campania, ma anche nel Lazio, è che in questo caso con il decreto Ronchi, obbligando a vendere una parte delle azioni dei consorzi pubblici entro tempi ben definiti, si ponga il rischio che nei futuri consorzi misti la parte privata che entra nella gestione possa essere poco «raccomandabile».
Vorrei anche chiederle, rispetto alla questione campana, a che prezzi, magari lei non lo sa, ma i suoi tecnici sì, ritirate e dove vanno a finire questi rifiuti? Sono impianti pubblici o privati? Che tipi di controllo vengono eseguiti? L'operazione di soccorso, meritevole per le ragioni che anche lei spiegava prima, non inficia la capacità residua per i vostri rifiuti solidi urbani? Questa è una discussione che chi ha accolto rifiuti da altre parti spesso si è trovato ad affrontare.

GENNARO CORONELLA. La situazione emergenziale è cessata nel 2007, su sua richiesta, e personalmente condivido questa impostazione perché l'istituto del commissariamento, così come concepito dalla legislazione del 1992, è stato parte, a mio avviso, delle cause che hanno provocato questa situazione. Ebbe poi una proroga nel 2007 per completare gli impianti.
Mi consenta, senza alcuna offesa, di far osservare che la sua affermazione sulla dittatura delle discariche è un concetto un po' filosofico. I rifiuti si producono e o si mettono in discarica o negli impianti. Un'altra soluzione non c'è. Per una gestione oculata della raccolta differenziata di cui ognuno si riempie la bocca, non credo che sia necessario un grosso impegno: basta andare da un parroco in un paesino, fare quanto è dovuto per ottenere dei risultati considerevoli. Il ciclo è un ciclo industriale. Quando si costruisce con tecnologie è così. È di tutta la Commissione la preoccupazione sulla discarica di Manduria, e quindi facciamo nostra la domanda su questa situazione disastrosa. La domanda che vorrei porle, invece, sugli ATO, è se lei ritiene che siano molti oppure se ha intenzione di ridimensionarli. Infine, lei ci ha informato che sta finanziando direttamente i comuni perché alcune province non fanno il loro dovere e ha citato la provincia di Foggia perché il comune di Foggia le avrebbe detto che la provincia non gli trasferisce dei fondi. Vorrei che fosse più chiaro su questo punto: ha dato una delega al presidente della provincia di Foggia che lui non utilizza? Le chiedo una precisazione su questi fondi dati alla provincia di Foggia e che non vengono né programmati, né spesi, né erogati ai comuni.

GIANPIERO DE TONI. Io esprimo, invece, una grande soddisfazione perché è la prima volta che un presidente di regione ha le idee chiare su come impostare il tema della raccolta e del ciclo integrato dei rifiuti. È tutt'altro che un fatto filosofico, come lo definisce il collega Coronella. Credo che l'impianto filosofico sia proprio determinante per scegliere la linea politica e di programmazione.
Credo che ci sia davvero questa diversità di visione «ideologica» rispetto al concetto che la regione ha rispetto al ciclo integrato dei rifiuti. Alcune resistenze esistenti sul territorio vorrebbero far prevalere una dimensione diversa. Quando lei parla di dittatura della discarica e dittatura dell'inceneritore, lei parla, infatti, di una grande verità e cadiamo nella tentazione di fotocopiare quello che già altri hanno fatto. Condivido, quindi, moltissimo la sua riflessione, ma dico che degli anelli deboli che si formano in questo momento tra la sua impostazione e il territorio creano quello che dalla magistratura è emerso come il rischio che nel frattempo questo ritardo costituisca per la malavita organizzata un'occasione per insinuarsi. Mi domando, allora, quanto tempo occorrerà perché ci si uniformi e perché la prospettiva che lei illustra e che condivido possa trovare risposta.

GERARDO D'AMBROSIO. Ringrazio innanzitutto il presidente per averci fatto il piacere di averlo qui tra noi. Devo dire che mi ha colpito - anche se sono arrivato
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un po' in ritardo e ne chiedo scusa - l'affermazione secondo la quale bisognerebbe invogliare i cittadini a fare la raccolta differenziata e soprattutto quella per cui bisogna evitare che i cittadini possano pensare che la raccolta differenziata sia perfettamente inutile. È quello che, in effetti, è avvenuto a Napoli dove, quando si sono resi conto che la raccolta differenziata serviva a poco, hanno smesso di farla, almeno i cittadini napoletani.
Naturalmente, sono fermamente convinto che la raccolta differenziata valga perché non possiamo trasformare tutta la nostra bella Italia, soprattutto quella del Sud, in una grossa discarica. Non importa che si tratti di un problema che andava affrontato in precedenza e che si è tardato ad affrontarlo, finalmente si comincia ad affrontarlo in maniera seria, cioè facendo una raccolta differenziata e destinando alle discariche solo le ceneri dei termovalorizzatori, perché quello dovrebbe andare a finire nelle discariche e non altro.
Proprio per questa ragione e cioè proprio perché credo fermamente nella raccolta differenziata, che del resto oramai viene praticata in tutti gli Stati più moderni e a livelli molto elevati, le faccio le seguenti domande. Che cosa intende fare per ridurre innanzitutto la quantità dei rifiuti? È chiarissimo, infatti, che è anche la quantità enorme dei rifiuti a provocare queste difficoltà di smaltimento, tanto è vero che in alcune nazioni si obbligano, specialmente i supermercati, a riprendersi quella quantità di rifiuti eccessiva che viene da loro prodotta e smaltirla a loro spese.
Ancora per la ragione dell'incoraggiamento della raccolta differenziata, un altro problema che a mio avviso va evitato è quello che è successo, per esempio, in Campania, ovvero che si è fatta la raccolta, anche se minima, che poi non veniva utilizzata. Abbiamo sentito, quando siamo andati in Campania, che veniva messa su piattaforme dove sono rimasti la carta, le bottiglie di plastica, il vetro. L'unica cosa che si è riusciti a riciclare sono state le lattine di alluminio perché c'era richiesta di mercato.
Di conseguenza, che cosa intende fare la regione Puglia per incentivare il riciclo? È chiaro, infatti, che se si fa la raccolta differenziata, ci devono essere anche gli impianti di riciclaggio e, soprattutto, non devono essere lontani da dove il rifiuto viene prodotto, ma molto prossimi. Si cerca di realizzare gli impianti di compostaggio vicino a dove vengono prodotti i rifiuti umidi per non arrivare alla situazione, come è successo in Campania, che i rifiuti umidi sono andati in Sicilia a costi molto elevati. Se deve essere un incentivo per il cittadino abbassare il costo, non si possono poi spendere delle cifre enormi per spedire i rifiuti per il riciclaggio.
Inoltre, lei ritiene che i termovalorizzatori esistenti sul territorio siano sufficienti, una volta iniziata adeguatamente la raccolta differenziata, a esaurire quello che rimane, e quindi a soddisfare le esigenze o ritiene di dover incentivare qualche altro termovalorizzatore? Io sono convinto che non sia necessario - mi pare che lei abbia iniziato dal punto giusto, dalla scuola, è da lì che si parte perché i ragazzi sono capaci di portare in famiglia queste esigenze - come credo che occorra capire se il termovalorizzatore basta o meno.
Vorrei anche sapere se ritiene che sia giusta la raccolta dei rifiuti da parte delle province anziché dei comuni o dei consorzi di comuni.

SUSANNA CENNI. Anch'io la ringrazio per la sua presenza. Ho una sola domanda da rivolgerle a integrazione di quelle dei colleghi. Lei ha parlato nei suoi intenti del desiderio di incentivare la raccolta differenziata e anche di ottimizzare complessivamente il ciclo dello smaltimento con l'ipotesi eventuale di riuso e valorizzazione del compost e ha fatto un preciso riferimento alla sollecitazione e all'incentivazione del riuso del compost in agricoltura. Questo è un tema molto delicato ovunque. Penso a quello che sta accadendo ed è accaduto in questi anni anche nel mio territorio. Sappiamo, infatti, che purtroppo ci sono stati episodi nel nostro Paese di interramento, di spandimento,
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ovviamente non legale, che hanno provocato dei danni incredibili in agricoltura anche nelle aree non interessate da questi episodi. Vorrei capire come intende sviluppare questo intento, e cioè se pensate alla possibilità di certificare il compost e, nel caso, a chi pensate di affidare questa certificazione. Come lei saprà, infatti, c'è una grandissima sensibilità nel mondo agricolo, soprattutto dove si investe sull'agricoltura di qualità e so che nel suo territorio questo sta avvenendo.

PIETRO FRANZOSO. Ancora a proposito dei costi, vorrei conoscere quelli delle campagne informative. Inoltre, per quanto attiene agli impianti di biostabilizzazione autorizzati, che credo siano in esercizio, vorrei conoscere i risultati in termini di valori nominali che si sono ottenuti e che si ottengono.

PRESIDENTE. Vorrei aggiungere una domanda un po' complessiva: secondo i dati di Legambiente, nel 2009 la Puglia è al secondo posto nella classifica dei reati legati al ciclo dei rifiuti. In genere abbiamo accertato che la presenza di un elevato numero di reati corrisponde a una non adeguata organizzazione a livello amministrativo perché, laddove c'è lo spazio lasciato libero dall'amministrazione, si insinua la criminalità organizzata; qual è la ragione per cui è possibile un numero così elevato di reati in un territorio che in fondo, da quello che ci illustrava il presidente, sembrerebbe abbastanza ben organizzato?

NICHI VENDOLA, Presidente della giunta della regione Puglia. Mi permetto di fare alcune considerazioni e fornire qualche risposta per lasciare all'assessore Nicastro e ai suoi tecnici le risposte più puntuali.
Voglio partire da quest'ultima questione. Noi abbiamo il vanto di essere al secondo posto e di averlo raggiunto in pochi anni, come un obiettivo cercato, conquistato attraverso protocolli di intesa tra regione Puglia e Guardia di finanza, che sono stati considerati all'avanguardia e che sono oggi emulati dalla regione Lombardia e dalla regione Emilia-Romagna. Abbiamo, infatti, finanziato attività specifiche di contrasto a reati ambientali che, per varie ragioni, non erano messi a fuoco, non erano radiografati. Faccio notare che abbiamo svolto un lavoro specifico su uno dei rischi più gravi che correva la nostra regione, ossia di diventare la pattumiera dei rifiuti speciali dell'area balcanica a causa della permeabilità della nostra costa; abbiamo realizzato a questo proposito il progetto ad hoc di una frontiera intelligente, ossia la mescolanza di tutte le metodologie oggi conosciute, da quelle del monitoraggio a campione a quelle dell'intervento satellitare; abbiamo costruito - è testimoniato in un tomo che io porterò alla Commissione antimafia perché è stato assunto dalla Commissione europea come una buona pratica in termini di lotta al terrorismo - un modello di impermeabilizzazione della frontiera e a oggi l'effetto è che noi non siamo terra di transito di rifiuti speciali dall'area balcanica.
Viceversa, tutto ciò che porta a emersione un sommerso storico, che va dalle centinaia di discariche abusive ai reati ambientali che non costituivano un problema, oggi rappresenta per noi il contrasto e i frutti di questo contrasto sono un risultato di cui io mi vanto. Penso di essermi spiegato su questo punto: non facendo nulla, non emerge nulla, facendo molto, emerge molto e il rischio è di essere curiosamente stigmatizzati per un processo logico-mentale un po' capovolto. Il punto è che abbiamo chiuso con la stagione dell'impunità e dell'illegalità sommersa che accompagnava il ciclo dei rifiuti.
Non è una metafora e non è filosofia parlare di dittatura delle discariche. Non è un caso che gran parte delle imprese del Nord vengono a smaltire al Sud. Poter smaltire, infatti, per 30 o 20 euro a tonnellata sia nel circuito legale sia in quello camorristico e illegale produce una grande convenienza. Se si caricano TIR dei rifiuti che percorrono 800 chilometri, vuol dire che esistono una convenienza e un risparmio. La ragione è che nei nostri
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territori, per l'appunto, la disponibilità era gigantesca e molte regioni del Nord quadrano i conti della loro contabilità di rifiuti perché, ad esempio, la regione Veneto smaltisce 21.000 tonnellate all'anno nelle discariche private della regione Puglia, né io posso impedirlo, come sapete, perché la legge che abbiamo approvato in Consiglio regionale per affermare il criterio con cui smaltiamo i nostri rifiuti, è stata dichiarata incostituzionale dall'Alta Corte. Dalla Puglia partono per la regione Veneto 40.000 tonnellate di rifiuti speciali, che però sono materiale edile, quindi di recupero, non da smaltire nel sottosuolo o in discarica. Mi sto limitando a dire che porto una risorsa e incamero un problema di smaltimento; non ho minimamente intenzione di fare una polemica etnico-territoriale, sto riportando i fatti.
Abbiamo dovuto fare i conti col fatto che la dittatura delle discariche ci ha reso territori a disposizione sia dei traffici legali sia dei traffici illegali, pattumiera del mondo e abbiamo provato a mettere un punto e a capovolgere questa situazione.
Non è una battuta pensare che il passaggio alla dittatura dell'incenerimento non è filosofia ma è un altro problema. Non ne sto facendo una questione ideologica. Credo che la termovalorizzazione del CDR di qualità sia il completamento razionale di una moderna organizzazione del ciclo dei rifiuti. Se è una filosofia è la filosofia della Comunità europea, di tutte le direttive europee, ribadita da tutte le risoluzioni del Parlamento europeo e, per quello che mi riguarda, è la filosofia che appare in tutti i pareri di prospettiva che io, per il ruolo che svolgo in Europa come coordinatore della piattaforma di monitoraggio sull'inquinamento Europa 2020, confermo per la parte mia piccola di rappresentante delle regioni di tutta Europa.
Se gli impianti di termovalorizzazione bruciano il tal quale, non sono un problema solo gli effetti ambientali e la diossina in aria; il problema è che per bruciare il tal quale bisogna ingolfare, riempire la pancia di quell'inceneritore di carta, plastica. Non si farà mai la raccolta differenziata perché bisogna tenere a regime quell'inceneritore.
Altro discorso riguarda le tecnologie che bruciano il CDR di qualità. Noi abbiamo impianti di produzione di CDR di qualità che sono tra i migliori oggi presenti in Italia, con le tecnologie più evolute. Non sto dando una rappresentazione idilliaca o bucolica del problema, ma questo si risolve con le tecnologie più moderne, con un modello di governance complesso e con l'educazione civica, quindi sono molte le azioni che bisogna mettere in campo.
Siccome ho molti difetti ma non quello di essere autolesionista, se avessi il problema del rischio, della saturazione, delle capienze di discarica in Puglia, direi al presidente Berlusconi «mi dispiace, non posso». Posso, invece, nella misura in cui ho queste prospettive sul completamento dell'impiantistica e ho capienze importanti. Del resto, i rifiuti napoletani finiscono in 3 discariche private della provincia di Taranto che hanno vinto una gara gestita dalla Protezione civile. Io ho semplicemente dato l'intesa, l'ho data nel 2006, governante Romano Prodi, nel 2008, governante Silvio Berlusconi, l'ho ridata quest'anno, governante Silvio Berlusconi e, nonostante il fatto che si è continuato a raccontare di una incipiente crisi dei rifiuti e in Parlamento ci sono documenti sul fatto che si è parlato di TIR pieni di «monnezza» che andavano avanti indietro per la mia regione, la mia regione non conosce la crisi dei rifiuti. La mia regione può esprimere una solidarietà di 50.000 tonnellate, ripeto il dato perché vorrei che faceste le comparazioni tra le quantità che prendono le altre regioni e quelle che prendiamo noi, tanto per alludere semplicemente a questo problema.
Quanto a ridurre la quantità, senatore D'Ambrosio, è un obiettivo che noi stiamo praticando. Con il circuito della grande distribuzione abbiamo da tempo messo in piedi protocolli e finanziato attività per la somministrazione di merci cosiddette alla spina. Su questo oggi vogliamo fare una battaglia legata alla crisi perché il prezzo
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dell'imballaggio fa lievitare il prezzo del prodotto del 30-40 per cento, quindi ho il problema dello smaltimento dell'imballaggio e degli effetti sulle condizioni economiche disagevoli del Paese. Per questo stiamo lavorando in questa direzione, naturalmente relativamente alle risorse di cui disponiamo. Se disponessimo di tantissime risorse a me piacerebbe mettere i distributori del latte o del detersivo in ogni negozio di generi alimentari. In ogni caso, si tratta di un tema che stiamo affrontando.
I termovalorizzatori sono sufficienti. Non sono l'unico luogo in cui si può bruciare il CDR di qualità. Io penso che per ogni iniziativa dobbiamo avere un occhio ai protocolli di Kyoto, che tra l'altro stanno per scadere visto che finiscono nel 2011 e restano soltanto una gigantesca ipocrisia planetaria. Per quello che mi riguarda sono un obiettivo di civiltà, modesto, ma sono un obiettivo di civiltà.
Intanto, il passaggio dall'ipotesi di un nuovo termovalorizzatore alla sua realizzazione non è immediato. Non posso interdire quelli di parte privata perché il mercato energetico è liberalizzato e risponde a normative comunitarie e nazionali. Posso solo toglierli dalla parte pubblica, soprattutto se sono di tecnologia obsoleta. Tuttavia, il procedimento autorizzativo è molto complesso. Abbiamo, ad esempio, autorizzato il secondo termovalorizzatore in sito di Borgo Tressanti, in provincia di Foggia, ed è già in costruzione. Per il terzo termovalorizzatore, quello sito nella zona industriale di Modugno, la Soprintendenza alle belle arti ha infine dichiarato l'incompatibilità con lo skyline, con i vincoli paesistici, sia pure in una zona industriale, e i miei uffici, conseguentemente, hanno dato parere negativo. Immagino che ora la situazione finirà, come al solito, nei labirinti della giustizia amministrativa.
Il problema dei contenziosi non è un gioco di società. Abbiate pazienza: abbiamo finito di realizzare impianti complessi nel sito di Conversano, quindi eravamo pronti a far partire; il gestore proprietario aveva vinto la gara; il TAR aveva escluso un altro consorzio di imprese. Nel momento in cui abbiamo completato gli impianti e doveva partire la messa in esecuzione, il Consiglio di Stato ha riesumato la pratica e ha dato ragione al consorzio di imprese che era stata escluso dal TAR.
Questa seconda azienda, che fa riferimento alla stessa che gestisce il gassificatore di Malagrotta - parliamo di Colari - non desidera o non ritiene di presentarsi a gestire gli impianti complessi. Per me questo significa, a fronte di una situazione di paralisi, che non posso mettermi a gestire, come mi piacerebbe, ma devo rifare il bando europeo, con i tempi di un bando di gara europeo. Analoga è stata la situazione con la denuncia dell'esistenza di un possibile sito archeologico negli impianti di Grottelline: in quel caso la magistratura ha bloccato tutto e per noi ha significato un anno e mezzo o due in attesa che si proceda al giusto controllo di legalità, non lo discuto, però è un fatto che per due anni io sono bloccato.
Questi tempi morti sono tutti frutto del fatto che le valutazioni di impatto ambientale si facevano a valle e non a monte.

ALESSANDRO BRATTI. Non è possibile che una valutazione di impatto ambientale sia fatta così, è illegale, non si può farla a valle. Si tratta di una procedura che si fa quando si chiede un'autorizzazione, in condizioni normali.

NICHI VENDOLA, Presidente della giunta della regione Puglia. Lei mi sta esprimendo solidarietà in questo senso. Stiamo parlando del piano dei rifiuti del 2004. Negli aggiornamenti, in quello che è legato alla mia responsabilità, la logica è stata completamente ribaltata. Prima di immaginare che sia possibile cantierizzare alcunché in un sito, tanto più in un territorio che ha problematiche di dissesto idrogeologico e di altra natura, bisogna fare i rilievi geomorfologici e la valutazione di impatto ambientale.
Rispondo al Senatore Coronella: non ho continuato a fare il commissario, ho gestito dal 2007 l'Ufficio stralcio. È ovvio
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e in tutti i casi avviene così: per eventuali procedimenti cominciati sotto l'egida del commissariamento e ancora in corso quando questo viene esaurito si costruisce un Ufficio stralcio.
Lasciatemi dire una cosa sul rischio della malavita: ci sono notizie di cronaca inquietanti su un boss mafioso assassinato in maniera particolarmente violenta nella campagna della città di Altamura; si legge sui giornali che le piste di indagine non soltanto fanno riflettere sulle parentele di questo boss con esponenti del consiglio comunale della città di Altamura, ma anche con la presenza di un'importante azienda legata al ciclo dei rifiuti.
Non aggiungo niente a quello che si legge sui giornali, se non il fatto che bisogna, per quello che mi riguarda, avere delle antenne proprio ben puntate perché - sono d'accordo, senatore De Luca - avevo detto in premessa che non credo che la mafia conosca i confini amministrativi. I terreni di fermentazione della ricchezza sono la sanità e i rifiuti, più di qualunque altro oggi, e in quei terreni bisogna sempre attivare meccanismi di controllo continui.
Cosa posso rimproverare a me stesso quando vedo quei dati di raccolta differenziata anche alla luce di queste riflessioni? Intanto posso dirvi di fare attenzione - i colleghi vi risponderanno puntualmente - al fatto che il dato va letto in maniera articolata perché, se ci sono esperienze passate davvero al 55 per cento, vuol dire che si sta attivando un meccanismo. Questo è importante. Ci sono comuni in cui siamo passati dallo 0 per cento al 55 per cento e io ne sono molto contento.
Posso rimproverarmi una cosa: a un manifesto che parla della demenza ideologica di Vendola che racconta le favole della raccolta differenziata in un comune importante della provincia di Lecce ho replicato con la concertazione fino a estenuarmi. Su un medesimo problema, in prefettura a Lecce, ho fatto dodici riunioni mediamente di 6 ore ciascuna per mettere d'accordo sulla discarica che si chiude, su quella dove bisogna fare una sopraelevazione perché l'impianto non è pronto, su quello che avrebbe dovuto essere già acquisito, e che non lo era minimamente perché le localizzazioni non erano mai state concordate e discusse con le comunità locali. Mi sono armato di pazienza, non ho gestito d'autorità perché penso che l'autoritarismo e l'emergenzialismo producano una crisi entropica del sistema che, invece di accelerare, non arriva proprio alla meta perché ci sono una rivolta, un intoppo e un sindaco che può sempre rallentare tutto.
Abbiamo provato, invece, a dirimere, territorio per territorio, le questioni. A voi, però, dico che il territorio foggiano ha una presenza di organizzazioni mafiose significative. Si tratta di una mafia che è stata lungamente occultata e non vista, che a mio modo di vedere, siccome ha a che fare anche con il controllo degli usi civici, con entrature di vario genere, è perniciosa e io dubito che sia del tutto estranea al tema del governo dei rifiuti.
Il territorio del tarantino ha conosciuto vicende di criminalità organizzata considerevoli. Abbiamo parlato della Murgia, ma il territorio salentino in generale ha conosciuto, sia pure a macchia di leopardo, certe logiche.
Noi non siamo né la Sicilia, né la Campania, né la Calabria, non abbiamo una politica e un'economia subordinate a organizzazioni criminali, non abbiamo una penetrazione capillare, abbiamo delle scalfitture. Se sottovalutate, però, queste possono improvvisamente diventare un fenomeno dilagante. Per questo motivo, in ognuno di questi temi bisogna accendere i riflettori, esercitare controllo e legalità e farlo con la trasparenza, e cioè mettendo sui siti le notizie quotidiane che riguardano le aziende, gli appalti.
Quanto agli ATO, e finisco, quanto tempo avrò impiegato per convincere i comuni a costituirsi in ATO e a conferire a questi la personalità giuridica? Quando hanno formato gli ATO non avevano personalità giuridica e questa era la ragione per cui non si poteva fare l'appalto di ATO, perché ognuno aveva il suo appaltino, questa è la verità.
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PRESIDENTE. Lei ha i dati relativi alla situazione patrimoniale degli ATO, che un po' dovunque abbiamo trovato critica?

NICHI VENDOLA, Presidente della giunta della regione Puglia. Li produrremo senz'altro.
Oggi, a fronte di un'incertezza - il legislatore vuole superare gli ATO - cosa faccio? Dopo aver impiegato quasi due anni per cominciare a farli funzionare, ora intervengo per ragioni che per me sono poco comprensibili e riapro daccapo tutti i giochi? Io completo. Qual è il tempo a disposizione? Vedremo cosa deciderà il Parlamento e normativamente assumeremo le conseguenze della sua decisione.
Vi ringrazio molto di quest'attenzione, mi dichiaro assolutamente disponibile non soltanto ad acquisire il resoconto stenografico, al di là delle risposte che daranno ora i miei accompagnatori, a registrare qualunque questione puntuale a cui magari abbiamo dato una risposta evasiva, eventualmente a ricevere per iscritto altre domande, a rispondere per iscritto e anche a tornare in Commissione perché devo dire che la vostra attività è utilissima per la nostra.

PRESIDENTE. La ringrazio di nuovo presidente, sicuramente sarà nostro ospite in un'altra occasione.

CANDIDO DE ANGELIS. Presidente Vendola, la ringrazio. Si è visto che ha una grande esperienza di Commissioni bicamerali perché penso che oggi più che stare dalla parte dell'audito è stato dalla nostra. Onestamente, però, ritengo che sia necessaria un'altra audizione perché il presidente Vendola non ha risposto a tantissime domande. Ha posto dei problemi, però non ha risposto ai problemi sollevati dalla Commissione.

PRESIDENTE. Senatore De Angelis, stavo proprio sottoponendo alla Commissione questa domanda, se conviene cioè che proseguiamo oggi con l'assessore e il direttore del presidente ovvero se - dovendo fare certamente una futura audizione - non sia opportuno rinviare a quell'occasione.

PIETRO FRANZOSO. Io credo che sia necessario rinviare, a mio modesto avviso, anche perché i dati si possono ottenere in un prossimo incontro, prima che si chiuda, peraltro, la relazione in materia. Peraltro, il presidente Vendola ha illustrato a modo suo alcune cose. Come ha detto giustamente il senatore De Angelis, sembrava che stesse dalla parte di chi faceva le domande e non da quella di chi deve dare delle soluzioni o quanto meno delle risposte. L'assessore all'ambiente, ad esempio, conosce benissimo - visto che sino a qualche mese fa era sostituto procuratore della Repubblica a Bari - quale fosse all'epoca la tipologia delle gare. I siti non erano scelti dalla regione. Era questo il motivo per cui le valutazioni si facevano a valle: erano gli enti locali a determinare i siti e, una volta fatta questa operazione c'era, in rapporto alla tipologia dell'impianto, la richiesta di valutazione dell'impatto ambientale. Non è, quindi, la regione che ha determinato il sito e ed era oltremodo legittimo che quei bandi facessero percorsi dinanzi a tutti gli organi della giustizia amministrativa. Ricordo anche che, prima di fare il bando, fu sottoposto all'attenzione della procura antimafia per verificare se contenesse eventuali errori da correggere. La motivazione della VIA a valle e non a monte era, quindi, determinata dalla non scelta del sito.
Vorrei capire, a proposito dell'inceneritore di Bari, per esempio, se c'è stato un contenzioso o meno. Ci sono alcuni aspetti per cui sarebbe necessario rinviare a un'ulteriore audizione del presidente Vendola.

PRESIDENTE. La relazione è a disposizione della Commissione. Distribuiremo le copie ed eventualmente faremo pervenire alla regione Puglia una lettera dove chiediamo alla luce delle domande poste - che non hanno avuto risposta anche per questioni
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di tempo - e della relazione, se c'è documentazione che può essere utile al lavoro della Commissione. Dopodiché certamente svolgeremo un'ulteriore audizione.

PIETRO FRANZOSO. Forse è utile una relazione in riferimento alle eventuali risposte tecniche che ancora potrebbero essere date.

PRESIDENTE. A breve faremo pervenire agli auditi il resoconto stenografico della seduta con le numerose domande poste, anche perché l'inchiesta sulla Puglia è praticamente chiusa.
Ringrazio tutti e dichiaro conclusa l'audizione.

La seduta termina alle 15,35.



Commissione parlamentare di inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti







88.







Mercoledì 9 marzo 2011







Sulla pubblicità dei lavori:







Pecorella Gaetano, Presidente ... 2







Audizione del presidente della giunta della regione Puglia, Nichi Vendola:







Pecorella Gaetano, Presidente ... 2 3 24 25 35 38 39







Coronella Gennaro (PdL) ... 29







De Luca Vincenzo (PD) ... 28 29







Franzoso Pietro (PdL) ... 3 26 31







Nicastro Lorenzo, Assessore all'ambiente della regione Puglia ... 4 30 38







Vendola Nichi, Presidente della giunta della regione Puglia ... 3 24 28 31 36







Volpi Raffaele (LNP) ... 30







http://www.camera.it/470?stenog=/_dati/leg16/lavori/stenbic/39/2011/0309&pagina=s020#Nicastro%20Lorenzo%204%202







Seduta del 9/3/2011











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...







Audizione del presidente della giunta della regione Puglia, Nichi Vendola.







PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca l'audizione del presidente della giunta della regione Puglia, Nichi Vendola. L'audizione odierna rientra nell'ambito dell'approfondimento che la Commissione sta svolgendo sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti nella regione Puglia.







Avverto il nostro ospite che della presente audizione sarà redatto un resoconto stenografico e che, se lo riterrà opportuno, i lavori della Commissione proseguiranno in seduta segreta, invitando comunque a rinviare eventuali interventi di natura riservata alla parte finale della seduta. Ricordo che nel corso dell'audizione svoltasi lo scorso 2 febbraio 2011 erano state rivolte numerose domande al presidente Vendola, il quale non è riuscito a ultimare le risposte, per ragioni di tempo.











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Sono state distribuite le domande e le risposte precedentemente rivolte, in modo che naturalmente non si torni sugli argomenti già trattati. Invece, sarebbe opportuno che oggi le domande siano particolarmente dirette sui punti per i quali ancora non vi erano state delle risposte. Cedo, dunque, la parola al presidente Vendola, che ovviamente ringrazio per la sua ulteriore disponibilità.







PIETRO FRANZOSO. Spero che oggi ci sia la possibilità di implementare le risposte alle domande della passata audizione, perché chi, come me, è del territorio ha letto, anche da alcune intercettazioni, del problema della sanità in Puglia. Nell'ambito di questa questione, ci sono alcune parti che riguardano il problema del ciclo dei rifiuti.







PRESIDENTE. Certamente, adesso si tratta di puntualizzare le risposte inevase della precedente audizione, dopodichè abbiamo due ore di tempo. Ovviamente, saranno poste domande sempre sugli stessi argomenti se la risposta non sarà ritenuta sufficiente, oppure su altri argomenti.







NICHI VENDOLA, Presidente della giunta della regione Puglia. Grazie presidente, ribadisco la stima nei confronti dell'attività di questa Commissione e l'utilità, anche per chi amministra territori complessi, che deriva dal confronto politico sulle questioni del ciclo dei rifiuti e della permeabilità di questo ciclo all'invadenza di attività criminali.







La precedente audizione è stata segnata da un confronto di natura prevalentemente politica, sui modelli di governo, sulle cose realizzate, sul punto di partenza e su quello di approdo. Tuttavia, nel corso della discussione sono state poste molte questioni, anche di dettaglio e di carattere tecnico. Su tutti questi temi ora sarà dato un puntuale riscontro dall'assessore all'ambiente Lorenzo Nicastro, a cui cedo la parola.











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LORENZO NICASTRO, Assessore all'ambiente della regione Puglia. Per agevolare la memoria, leggerò le domande e poi le risposte che sono state elaborate dal mio assessorato, la cui struttura burocratica ringrazio per l'impegno e per lo sforzo.







L'onorevole Candido De Angelis ci chiedeva quanto segue: «Si è riscontrato in una parte delle province quasi un'impotenza rispetto a certe situazioni, così come da parte di alcuni comuni. Parlo anche di comuni di grosse dimensioni, come Barletta, Trani e Andria».







Noi sappiamo che la consapevolezza delle difficoltà incontrate nello sviluppo della raccolte differenziata ha portato anche ad un cambiamento nelle forme di erogazione dei contributi regionali. Questo evidentemente allo scopo di rendere più celere e quanto più possibile incisiva la realizzazione di questi interventi.







La Regione Puglia ha avviato una procedura negoziata per la presentazione delle proposte di intervento, per il potenziamento dei servizi di raccolta nei comuni capoluogo di provincia, attraverso l'introduzione di metodi innovativi di raccolta differenziata integrata. La regione Puglia supporterà questi interventi con un contributo complessivo di 15 milioni di euro. Per quanto attiene alla neo istituita provincia di Barletta-Andria-Trani - che ovviamente ha al suo interno tre comuni capoluogo - si è stabilito che nella ripartizione dei fondi messi a disposizione dei tre comuni si seguano gli stessi criteri adottati per l'assegnazione dei fondi tra tutti i comuni capoluogo di provincia, con rendicontazione unica.







La seconda domanda era: «Capisco i problemi economici, ma con il problema impiantistico, rispetto alle normative europee, non siamo in grado oggi di arrivare a fine anno e rispettare le normative. Lei pensa che si possa veramente, in qualche modo, iniziare ad incidere?».











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Un sistema integrato per la gestione dei rifiuti deve considerare tra i suoi obiettivi principali una nuova forma per il pagamento dei costi connessi ai servizi di igiene urbana, nel rispetto dei princìpi della responsabilità condivisa e del principio generale del «chi inquina paga».







Uno degli obiettivi strategici del nostro nuovo piano è l'elaborazione di linee guida, per definire gli standard di progettazione dei servizi di raccolta. Tali linee guida, oltre a fare leva su sistemi e metodi certificati, dovranno essere sviluppate sotto il profilo dell'analisi dei costi, quindi con un elevato livello di dettaglio rispetto ai servizi da erogare all'utenza. In questo modo, confidiamo anche di consentire l'istituzione di una contabilità dei materiali, per procedere a un calcolo adeguato delle componenti tariffarie della tariffa di igiene ambientale confermata dall'articolo 238 del decreto legislativo n. 152 del 2006, nell'interpretazione definita nell'articolo 14, comma 33 della legge n. 122 del 2010.







La mancata attuazione di sistemi unitari di raccolta a livello di ambiti territoriali ottimali - che non significa gestione unica tout court - ha prodotto il perdurare nei comuni di contratti di servizio con gli operatori delle attività di raccolta ed igiene urbana, ben lontani dagli obiettivi di raccolta differenziata previsti per legge. Il piano definirà degli schemi tipo di contratti per la gestione di servizi di igiene urbana, utilizzando la leva dell'ecotassa per garantire ed assicurare l'allineamento dei servizi attuali con quanto previsto dagli obiettivi di legge, ossia il 65 per cento di raccolta differenziata entro 31 dicembre del 2012.







L'onorevole De Angelis chiedeva, inoltre: «Dalle audizioni che si sono svolte risulta che ci sia ancora un quantitativo notevolissimo di autorizzazioni per ulteriori discariche». Questa era la domanda. Per quanto riguarda le discariche di RSU











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non esiste un quantitativo notevolissimo di richieste di autorizzazione. Per quanto attiene alle autorizzazioni per l'esercizio di discariche di rifiuti speciali, dobbiamo rappresentare che la competenza al rilascio di questi provvedimenti è in capo alle province, come disposto dalla legge regionale n. 17 del 2007.







L'onorevole Franzoso, ha chiesto in esordio: «Sostiene che se la differenziata non parte, probabilmente c'è anche una cointeressenza di interessi diffusi nel campo delle discariche, che forse fermano la raccolta differenziata, la rallentano o in qualche modo tendono a continuare a centralizzare il sistema delle discariche? Cosa ne pensa?».







Il problema maggiore è che, sino ad ora, i comuni non avevano interventi programmati e duraturi di raccolta differenziata. Il sicuro incremento delle tariffe di smaltimento, derivanti dal necessario adeguamento alla normativa comunitaria e nazionale, renderà conveniente - e questo non solo dal punto di vista ambientale - attuare la raccolta differenziata dei rifiuti, in particolar modo quella della frazione umida da destinare poi al compostaggio.







L'onorevole Franzoso ha inoltre chiesto: «Innanzitutto, sulla differenziata vorrei capire se non è mai stata svolta un'indagine o si è a conoscenza di quanto di questo 16 per cento viene riutilizzato, in termini di valore aggiunto, come prodotto, come materia per intenderci, sempre che esista, perché spesso e volentieri ho la sensazione che la raccolta differenziata sia solo un fatto nominalistico e che poi finisca nel tal quale».







Nell'ambito dell'analisi di contesto sulla gestione dei flussi di differenziato e indifferenziato - che stiamo svolgendo nel più ampio piano regionale - stiamo analizzando le potenzialità dell'impiantistica esistente per il trattamento delle frazioni











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della raccolta differenziata, sia la cosiddetta frazione secca (carta, plastica, metalli e vetro), sia quella umida, rappresentata dall'organico. Il quadro che emerge è che vi è una netta prevalenza di impianti privati, che ritirano le frazioni raccolte in maniera differenziata dai gestori dei servizi comunali di raccolta, e che avviano, nel caso delle frazioni secche, i flussi di materiali, dopo la selezione, al circuito CONAI, secondo le tariffe previste nell'accordo ANCI-CONAI 2010. Tutte le frazioni raccolte in modo differenziato vanno in questi impianti e vengono recuperate, al netto delle perdite del processo di selezione, che genera scarti che vanno in discarica. Il quantitativo degli scarti generati delle operazioni di recupero e selezione è tanto maggiore, quanto più bassa è la qualità della raccolta differenziata.







Ad esempio, i sistemi di raccolta delle frazioni secche, con il sistema del multimateriale, comportano un maggior onere nei processi di selezione, una minor qualità dei prodotti ottenuti e un maggior quantitativo di scarti.







Coerentemente con quanto previsto dal decreto legislativo n. 205 del 2010 - come sappiamo attuativo della direttiva CE n. 98 del 2008 - i sistemi di raccolta devono consentire di intercettare in modo separato le frazioni di rifiuti urbani, in modo da raggiungere l'obiettivo di recupero del 50 per cento entro il 2020. Tali obiettivi potranno essere attuati attraverso una nuova gestione dei servizi, che consentirà di migliorare la qualità delle frazioni da sottoporre alle operazioni di selezione, e conseguentemente aumentare i quantitativi che vengono recuperati, con un valore aggiunto. I dati ufficiali ISPRA confermano che la raccolta differenziata in Puglia, per l'anno 2009 - i dati del 2010 sono consultabili dopo il primo semestre dell'anno in corso - si attesta intorno al 16 per cento.











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L'onorevole Franzoso ha chiesto: «Quante sono le risorse che la regione, direttamente o indirettamente, con fondi comunitari o meno, ha speso dal 2005 ad oggi, in termini di fondi elargiti alle province, ed oggi ai comuni, per la raccolta differenziata, dal momento che siamo solo al 16 per cento?».







Nel 2005, avendo riscontrato un grave ritardo rispetto al raggiungimento degli obiettivi di raccolta differenziata, la regione Puglia ha ritenuto necessario trasferire alle province i fondi necessari per avviare una programmazione di interventi, per supportare le raccolte differenziate nei territori di competenza.







Abbiamo elargito alle province e agli ATO, con i fondi comunitari 2006-2007 per dotazione impiantistica per raccolte differenziate, 17.143.596 euro. I fondi ecotassa dal 2006 al 2008, destinati alle province sono stati 15.039.724 euro. I fondi ecotassa dal 2006 al 2008, destinati agli ATO, sono stati 868.776 euro.







I fondi ecotassa dal 2006 al 2008, a regia regionale per azioni di comunicazione, sono stati di 2.403.500 euro. I trasferimenti a valere sull'asse II del programma regionale per l'ambiente, linee di intervento B (interventi per lo sviluppo delle raccolte differenziate), hanno previsto lo stanziamento di 5 milioni di euro. I fondi comunitari 2007-2013 sono invece pari a 57 milioni di euro, impegnati e non ancora erogati. Con i suddetti stanziamenti si è provveduto a finanziare interventi, sia di carattere infrastrutturale, come ad esempio la realizzazione di isole ecologiche comunali, sia di supporto alla realizzazione della raccolta differenziata.







L'onorevole Franzoso ha ulteriormente chiesto: «Quanto tal quale oggi viene riportato nei termovalorizzatori e quanto ancora viene conferito in discarica? Vorrei conoscere la percentuale». La gestione del ciclo dei rifiuti nella regione











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Puglia, come previsto dalla legge comunitaria e nazionale e come recepito nella pianificazione regionale, prevede la biostabilizzazione dei rifiuti, la selezione secco-umido, l'avvio a produzione di CDR della frazione secca e infine lo smaltimento in discarica della frazione umida biostabilizzata.







Tutti i bacini sono dotati di impianti di biostabilizzazione, ad eccezione degli ATO Foggia 1, Bari 1 e Brindisi 1 e 2. In merito all'ATO Foggia 1, i rifiuti prodotti dallo stesso vengono conferiti fuori bacino. Una parte dei comuni che compongono il bacino ATO Foggia 1 conferisce i rifiuti prodotti presso l'impianto complesso di Cerignola, a servizio del bacino ATO Foggia 4. I restanti conferiscono presso l'impianto complessivo di Deliceto, a servizio del bacino Foggia 5.







Presso le discariche a servizio dell'ATO Bari 1, in agro di Andria e di Trani, il rifiuto preliminare, sottoposto a processo di tritovagliatura, viene smaltito in discarica. I rifiuti tal quale dell'ATO Brindisi 1 vengono conferiti, in forza di un'ordinanza del presidente della provincia di Brindisi, presso la discarica comunale di Brindisi, in località Autigno.







È imminente l'avvio delle procedure di gara per l'entrata in esercizio dell'impianto complesso per il trattamento dei rifiuti, già realizzato in agro di Brindisi. Per quanto attiene all'ATO Brindisi 2, i rifiuti prodotti dal bacino vengono conferiti presso la discarica di Brindisi Autigno, senza biostabilizzazione primaria. Ciò è possibile in quanto nel suddetto bacino viene effettuata la raccolta porta a porta spinta, con valori prossimi al 60 per cento. I quantitativi di tal quale smaltiti in discarica nell'anno 2010 sono stati: nella discarica di Andria 57.403 tonnellate di rifiuto tritovagliato; nella discarica di Trani 163.177 tonnellate sempre di rifiuto tritovagliato; nella discarica di Brindisi 152.844 tonnellate. Inoltre, presso l'inceneritore dell'AMIU di Taranto viene conferito il rifiuto indifferenziato











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prodotto dalla città di Taranto. Presso questo impianto sono stati conferiti, nell'anno 2010, 24.436 tonnellate di rifiuto urbano indifferenziato.







In regione Puglia è attivo anche l'impianto di termovalorizzazione dell'Appia Energy in località Massafra, presso il quale viene conferito il CDR prodotto dall'impianto di biostabilizzazione della società CISA, sempre in località Massafra. Il suddetto impianto ha una capacità di trattamento autorizzato di 90.000 tonnellate all'anno. È in fase di realizzazione l'impianto di termovalorizzazione in agro di Manfredonia, che avrà una capacità di trattamento pari a 135.000 tonnellate annue. Per completezza espositiva dei dati, riassumo in modo sintetico i quantitativi di rifiuti prodotti in regione Puglia nell'anno 2010 e la loro destinazione finale. Rifiuti solidi urbani da discarica, per una tonnellaggio pari a 1.105.108 tonnellate, con una percentuale del 56, 7 per cento. Per le perdite di processo, con 544.839 tonnellate, abbiamo il 20,9 per cento. Per rifiuti solidi urbani e valorizzazione di materia, con un tonnellaggio di 298.000 tonnellate, abbiamo il 15,3 per cento. Infine, per rifiuti solidi urbani e valorizzazione energetica, con una tonnellaggio di 136.841 tonnellate, abbiamo il 7 per cento.







L'onorevole Franzoso chiedeva, inoltre, qual è la situazione in termini autorizzativi e se si avvia o meno il termovalorizzatore di Modugno.







L'iter autorizzativo dell'impianto Eco Energia di Modugno è ancora in corso, per questioni che brevemente sintetizziamo. Con determinazione del dirigente del settore ecologia n. 450 del 2007 veniva espresso parere favorevole di compatibilità ambientale all'impianto di produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili proposto da Eco Energia srl, da ubicarsi in











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via Fiordalisi, zona industriale del comune di Modugno, alle porte di Bari, nel rispetto delle prescrizioni riportate nella determina stessa.







L'impianto è stato prima sottoposto a sequestro, poi dissequestrato dall'autorità giudiziaria, poi ancora dissequestrato nel maggio 2009. Il procedimento amministrativo di rilascio della compatibilità ambientale è stato riavviato e si è concluso con il parere negativo del Comitato di valutazione d'impatto ambientale regionale, a seguito di parere negativo vincolante, ai fini della concessione del permesso a costruire, della Soprintendenza per i beni architettonici e paesaggistici. L'onorevole Franzoso chiedeva: «Vorrei sapere se è a conoscenza di quanto avvenuto in provincia di Taranto, per quanto riguarda la discarica abbandonata di Li Cicci. Questa Commissione è stata informata da parte di questa amministrazione - per quanto ho avuto modo di capire - di aspetti inquietanti nella gestione finale, a causa delle proprietà inespresse e comunque coperte da un sistema di scatole cinesi. Parrebbe che oggi in quella discarica abbandonata il percolato vada nel sottosuolo, con tutte le conseguenze che ne derivano. Vorrei sapere, quindi, se c'è stato o ci sarà un approfondito esame, in tutte le sue sfaccettature, riguardo alla discarica di Manduria, Li Cicci, che oggi è abbandonata».







In merito alle vicende che riguardano la discarica di Manduria, in località Li Cicci, allegheremo una relazione dettagliata, che ci è stata prodotta dal comune di Manduria. Voglio anche dire che in data 4 marzo 2011 è stata conclusa la procedura negoziale tra la regione Puglia e la provincia di Taranto, con la quale abbiamo destinato 1.400.000 euro per la messa in sicurezza permanente di questa discarica.











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A seguito di questo accordo, ovviamente saranno attivate le procedure con il comune di Manduria, finalizzate a realizzare, nei tempi più brevi possibile, la bonifica di questo sito.







L'onorevole De Luca ha chiesto: «In merito al piano dei rifiuti, c'è una proposta del governo regionale, ma sembra che il Consiglio regionale non l'abbia ancora approvata, perlomeno così ci hanno detto». Con delibera di giunta regionale n. 2243 del 19 ottobre 2010 è stato avviato l'aggiornamento del piano regionale di gestione dei rifiuti urbani, che è attualmente in fase di valutazione ambientale strategica (VAS). Il Consiglio regionale potrà approvare il piano, solo al termine della fase di redazione dello stesso, che appunto è ancora in atto.







Chiedeva l'onorevole De Luca: «Come in altre realtà del nostro Paese, oltre alle risorse europee aggiuntive, sulla vicenda dei servizi e dei rifiuti si può dare una risposta anche in termini di crescita e di occupazione».







Gli indicatori che misurano l'efficienza dell'intero ciclo di gestione dei rifiuti sono quelli della riduzione, del riuso e del riciclo. Per quanto riguarda l'aumento dei livelli di occupazione, è stata attivata una procedura per la realizzazione di circa 80 punti ecologici, da dislocare in altrettanti comuni sull'intero territorio regionale, che abbiamo finanziato con 4 milioni di euro. Nell'ambito del suddetto intervento, la pianificazione delle risorse per l'incremento della raccolta differenziata consentirà anche una ricaduta occupazionale.







Voglio brevemente dire che, nel realizzare questo progetto, contiamo molto su un profilo che non trascuriamo mai, ovvero quello dell'educazione, soprattutto per i più giovani, a considerare il rifiuto come una risorsa e un bene, e quindi non come qualcosa della quale dobbiamo disfarci. È chiaro che non ci nascondiamo dietro un dito. Sappiamo bene che il problema della raccolta differenziata non si risolve con











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l'istituzione di 80 ecopunti. Tuttavia, in tal modo innanzitutto si contribuisce in quota percentuale a farlo e poi si fa molto di più dal punto di vista dei profili educativi e di condivisione di queste scelte. Quindi, contiamo molto su questo progetto, soprattutto per quanto riguarda le fasce più giovani della popolazione.







L'onorevole Bratti ha chiesto: «Voglio chiedere se l'infiltrazione potenziale della malavita, più o meno organizzata, verte sul tema degli appalti, dell'incenerimento, su quello della raccolta differenziata, oppure è diffusa su tutte queste questioni».







Questa dell'onorevole Bratti era una considerazione più che una domanda, che io riporto fedelmente: «Adesso probabilmente ci sarà una proroga per lo scioglimento delle agenzie di ambito, ma ci deve essere un sistema di governance della gestione del ciclo integrato dei rifiuti. Se avete consorzi pubblici, che cosa succede? Come state legiferando in questo senso? Una delle obiezioni che è emersa nella Campania, ma anche nel Lazio, è che in questo caso, con il decreto Ronchi, obbligando a prendere una parte delle azioni dei consorzi pubblici entro tempi ben definiti,







si ponga anche il rischio che nei futuri consorzi misti la parte privata, che entra nella gestione, possa essere poco raccomandabile».







La proroga del termine per lo scioglimento dell'autorità d'ambito non c'è stata, almeno formalmente, ma ci sembra, per «anticipazioni romane», di capire che verosimilmente ci sarà. Dunque questa nostra risposta deve essere considerata per come è la situazione oggi, allo stato attuale. La proroga del termine per lo scioglimento dell'autorità d'ambito non c'è stata. La regione Puglia ha in corso di approvazione una proposta di legge per l'abolizione dell'autorità d'ambito, a far











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data dal primo aprile 2011. Oggi, è in V Commissione della regione Puglia un articolato, che abbiamo predisposto come assessorato alla qualità dell'ambiente, per dare un regime transitorio e per stabilire cosa succederà se gli ATO non verranno prorogati e quindi se dovremmo pensare una disciplina diversa, creando nuovi soggetti di diritto pubblico, con autonoma capacità giuridica e capacità di agire, come avviene per gli ATO.







Considerato che è stata avviata la procedura di aggiornamento del piano regionale per la gestione dei rifiuti urbani - nell'ambito del quale si prefigurerà il modello di distribuzione ottimale di queste funzioni - nelle more dell'approvazione dello stesso, la regione Puglia per assicurare la transizione verso il nuovo regime, nominerà un commissario per ciascun ATO (questo in sintesi il contenuto del nostro breve articolato di legge) che si occuperà anche di definire un quadro delle consistenze patrimoniali e finanziarie delle autorità soppresse e, d'intesa con i sindaci, sovrintenderà alle procedure di definizione e approvazione del piano d'ambito. In questo senso, pensiamo anche di rispondere all'interrogazione del presidente della Commissione, in merito alla consistenza dello stato patrimoniale degli ATO.







L'onorevole Bratti ha ulteriormente chiesto: «Rispetto alla questione campana, a che prezzi ritirate e dove vanno a finire questi rifiuti? Sono impianti pubblici o privati? Che tipo di controlli vengono eseguiti?». Parlavamo dell'operazione di soccorso alla Campania e l'onorevole Bratti proseguiva, dicendo: «L'operazione di soccorso, meritevole per le ragioni che anche lei spiegava prima, non inficia la capacità residua per i vostri rifiuti solidi urbani?».







A questo proposito, dobbiamo dire che nell'estate del 2010 l'unità operativa costituita nell'ambito della Presidenza del











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Consiglio dei ministri, segnatamente il Dipartimento della protezione civile, per la chiusura dell'emergenza rifiuti in Campania, ha ritenuto di assumere un'iniziativa volta ad alleggerire la pressione sulle discariche della regione Campania.







La stessa ha pubblicato un bando e indetto una gara d'appalto per l'affidamento a terzi, dietro corrispettivo a carico della Protezione civile, del servizio di trasporto e smaltimento fuori regione di 61.000 tonnellate di rifiuti campani, qualificati come rifiuti speciali non pericolosi, e contrassegnati dalla codice CER 191212, prodotti dagli stabilimenti di tritovagliatura e imballaggio dei rifiuti (STIR) della regione Campania.







Della gara d'appalto è risultato aggiudicatario il CITE (Consorzio interprovinciale trasporti ecoambientali) di Salerno, che in sede di offerta ha indicato come impianti finali di smaltimento tre discariche di rifiuti speciali, ubicate nella provincia di Taranto e quindi nella regione Puglia. Le discariche sono: la discarica di Taranto, gestita dalla Italcave spa, la discarica Vergine spa e la discarica di Grottaglie, gestita dalla Ecolevante spa.







In seguito, la regione Campania e la regione Puglia hanno sottoscritto, in data 3 dicembre 2010, un protocollo d'intesa con il quale si è provveduto a disciplinare l'ingresso e lo smaltimento in Puglia di una parte di rifiuti speciali (45.000 tonnellate), provenienti dagli STIR di Tufino, Giugliano, Santa Maria Capua Vetere, Battipaglia e Caivano. Tra le modalità tecnico operative di conferimento di questi rifiuti, il protocollo d'intesa sottoscritto da entrambe le regioni prevede un ruolo attivo di partecipazione delle ARPA regionali e un controllo, e quindi un ruolo attivo, da parte della Regione Puglia per quanto riguarda i controlli tecnici da effettuarsi sui rifiuti. Questa operazione non comporta alcuna conseguenza sugli











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smaltimenti di rifiuti solidi urbani pugliesi, perché appunto questi conferimenti - come ho appena detto - avverranno in discariche per rifiuti speciali e non per rifiuti solidi urbani.







L'onorevole Coronella ha chiesto: «Vorrei porle una domanda sugli ATO, ovvero se lei ritiene che siano molti e se ha intenzione di ridimensionarli». Per il principio di autosufficienza e di prossimità, introdotto dall'articolo 182 bis del decreto legislativo n. 152 del 2006, modificato dal decreto legislativo n. 205 del 2010, prevede che debba essere realizzata l'autosufficienza nello smaltimento dei rifiuti urbani non pericolosi e dei rifiuti nel loro trattamento negli ATO.







La necessità di prevedere che il sistema impiantistico debba garantire anche l'autosufficienza nello smaltimento dei rifiuti derivanti dal trattamento di rifiuti urbani, a livello di ATO, induce naturalmente a riconsiderare la perimetrazione di questi ambiti territoriali, estendendola a territori più vasti. Il Consiglio regionale pugliese ha approvato all'unanimità un ordine del giorno, in cui chiede alla giunta di aggiornare il piano per la gestione dei rifiuti, prevedendo la riduzione degli ATO a sei, ovvero quante sono le province.







Il processo di redazione del piano è in corso e valuteremo con attenzione la fattibilità tecnica di questa proposta, alla luce proprio dei princìpi di autosufficienza e prossimità, previsti nel citato articolo 182 bis. Sapete che la Puglia è particolarmente estesa in lunghezza, perché dal confine nord al Capo di Leuca si tratta di oltre 400 chilometri di strada. Quindi, più o meno la stessa distanza che separa Bari da Roma. Queste, dunque, sono valutazioni di dettaglio tecnico, che dovremo tenere in debita considerazione, altrimenti rischiamo di rendere un cattivo servigio alla nostra regione. Ha chiesto ancora l'onorevole Coronella: «Le chiedo una precisazione sui fondi dati alla provincia di Foggia, che non







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vengono né programmati, né spesi, né erogati ai comuni». Per quanto è a conoscenza della regione Puglia, le risorse messe a disposizione sono state, dopo la precedente audizione - cioè quella del 9 febbraio - erogate agli ATO Foggia 3 e Foggia 4.







L'onorevole D'Ambrosio ha chiesto cosa intendiamo fare per ridurre la quantità di rifiuti. La regione Puglia, con delibera di giunta regionale n. 231 del 2007, ha emanato un piano operativo per la riduzione della produzione dei rifiuti e per l'implementazione delle percentuali di raccolta differenziata. Il suddetto piano prevede iniziative connesse alla riduzione di produzione degli imballaggi, soprattutto quelli dei beni di maggiore uso e diffusione nel consumo quotidiano, e l'uso di dispenser nei supermercati e nei grossi centri commerciali. Come tutti sappiamo, questo è uno gli strumenti più efficaci per la riduzione della produzione di rifiuti ed è contemporaneamente un modo per sensibilizzare esercenti e consumatori ad un uso consapevole dei materiali e delle risorse.







Successivamente, abbiamo promosso, come regione Puglia, un protocollo d'intesa con le associazione di categoria, le associazioni dei consumatori e la grande distribuzione organizzata (GDO) per l'introduzione dei dispenser e per ridurre l'incidenza degli imballaggi sulla produzione dei rifiuti urbani.







Il protocollo consentirà di attivare, in un prossimo futuro, interventi a supporto della diffusione negli esercizi commerciali - quindi non solo quelli della GDO - di dispenser di prodotti alimentari, ad esempio il latte alla spina, o anche non alimentari, come i detersivi ecologici.







L'onorevole D'Ambrosio ha, inoltre, chiesto cosa intende fare la regione Puglia per incentivare il riciclo. Dice l'onorevole D'Ambrosio. «È chiaro che se si fa la raccolta differenziata ci











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devono essere anche gli impianti di riciclaggio, e soprattutto non devono essere lontani, come ubicazione, da dove il rifiuto viene prodotto».







Innanzitutto, occorre stimolare - questo è giusto - l'implementazione della dotazione impiantistica. Quindi, in prima battuta, pensiamo agli impianti pubblici di compostaggio. Come regione Puglia, abbiamo però anche sviluppato un programma coordinato di interventi, mirati all'incremento della raccolta differenziata, rivolti agli ATO e ai comuni pugliesi.







I suddetti interventi sono finanziati con fondi del programma operativo FESR 2007-2013, e più specificatamente l'azione 2.5.1 (potenziamento e ammodernamento delle strutture dedicate alla raccolta differenziata).







L'avvio dell'attuale programmazione di interventi ha richiesto una fase preliminare di modifica del piano pluriennale d'asse che, per come era strutturato sino ad ora, rendeva più complessa e farraginosa la distribuzione delle risorse ai soggetti beneficiari. Con deliberazione di giunta regionale n. 2183 dell'11 ottobre 2010, in seguito all'acquisizione del parere favorevole della Commissione europea, si è proceduto modificare la linea d'intervento 2.5, consentendo quindi la realizzazione di una serie di interventi, mirati proprio all'incremento della raccolta differenziata dei rifiuti.







Con determinazione dirigenziale n. 136 del 1o settembre 2009 è stato pubblicato un bando, diretto agli ATO pugliesi, con il quale si impegnavano 15 milioni di euro per la realizzazione di centri comunali di raccolta.







Sempre nell'ottica di dotare i comuni delle infrastrutture più adeguate alla raccolta differenziata dei rifiuti, con deliberazione di giunta regionale n. 2853 del 20 dicembre 2010 è stata avviata una procedura negoziale per la concessione di











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contributi, volta a selezionare le proposte di interventi per la realizzazione di punti ecologici dei quali abbiamo parlato poco fa. Questi sono centri di raccolta di dimensioni ridotte, gestiti da imprese individuali, società cooperative e società su base personale, anche di nuova costituzione, ovviamente iscritte all'albo nazionale dei gestori ambientali. Ciò proprio in conformità a quanto previsto dal DM dell'8 aprile 2008, successivamente modificato dal DM del 13 maggio 2009. Come vi ho già detto, la creazione di questi punti ecologici prevede un impegno finanziario da parte della regione pari a 4 milioni di euro, da assegnare in parti uguali ai comuni richiedenti, che dimostrano di avere i requisiti per partecipare a questo bando.







Con deliberazione di giunta regionale n. 2641 del 30 novembre 2010 è stata avviata una procedura nei comuni capoluogo di provincia, attraverso l'introduzione di metodi innovativi di raccolta differenziata integrata. Questi interventi - come vi ho già detto - saranno supportati da un contributo della regione Puglia pari complessivamente a 15 milioni di euro.







Tra i requisiti che noi, come regione Puglia, abbiamo richiesto per poter riconoscere il finanziamento pubblico, riteniamo assuma un ruolo di rilievo quello relativo alla predisposizione, da parte di ciascun comune partecipante, di un piano comunale di raccolta differenziata.







In tal modo, l'intervento finanziato si inserisce in un programma complessivo, limitando anche l'effetto da cosiddetto «intervento spot», che non consente di raggiungere l'obiettivo prefissato, se non nel brevissimo periodo.







Questa stessa impostazione abbiamo seguito per la concessione di contributi ai comuni pugliesi non capoluogo di provincia - che sono 252 - e con la deliberazione di giunta regionale n. 2989 del 28 dicembre 2010 abbiamo stanziato un











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ammontare complessivo per l'intervento di 23 milioni di euro. Quindi, 23 milioni per i comuni non capoluogo e 15 milioni per i sei comuni capoluogo, con un impegno finanziario complessivo di 38 milioni di euro.







Sempre nell'ottica di supportare i comuni nella realizzazione di progetti e interventi di raccolta differenziata dei rifiuti, con determina dirigenziale n. 73 dell'aprile 2010 abbiamo provveduto ad impegnare un milione di euro a favore della sola città di Lecce, per la realizzazione del progetto di raccolta integrata dei rifiuti urbani ed assimilati nella città di Lecce.







Inoltre, siamo intervenuti con la deliberazione di giunta regionale n. 3012 del 28 dicembre 2010 a supporto dell'area Vasta Tarantini, riconoscendo un finanziamento complessivo di circa 3,4 milioni di euro per i seguenti interventi: il potenziamento e l'ammodernamento delle strutture dedicate alla raccolta differenziata per l'ATO Taranto 1, vede un impegno finanziario pari a 1. 173.000 euro; opere di ampliamento, miglioramento e completamento della sezione di compostaggio e biostabilizzazione dell'impianto integrato di trattamento RSU in agro di Taranto, a Statte, per un impegno finanziario di 1.100.000 euro; infine, ampliamento e adeguamento del centro di valorizzazione e selezione dei materiali differenziati a servizio dall'ATO Taranto 3, per un impegno finanziario pari ad 1.100.000 euro.







C'è stato ulteriormente chiesto dal senatore D'Ambrosio: «Ritiene che sia giusta la raccolta dei rifiuti da parte delle province, anziché dei comuni o dei consorzi?».







Ebbene, il servizio di igiene urbana si fonda sulla contribuzione dei cittadini residenti e quindi non può che trovare nelle amministrazioni comunali i soggetti principali preposti allo svolgimento di tale funzione e servizio. Di questo bisogna











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ovviamente tenere conto, nell'attribuzione delle competenze che ci occupano in questa materia. L'architettura istituzionale che reggerà la gestione del ciclo dei rifiuti sarà assoggettata a verifica, sempre secondo i princìpi di efficienza e di adeguatezza.







L'onorevole Cenni ha chiesto: «Vorrei capire come intende sviluppare questo intento, cioè se pensate alla possibilità di certificare il compost e, nel caso, a chi pensate di affidare questa certificazione. Come lei saprà, infatti, c'è una grandissima sensibilità nel mondo agricolo, soprattutto dove si investe sull'agricoltura di qualità e so che nel suo territorio questo sta avvenendo».







La regione Puglia ha sottoscritto un protocollo d'intesa con il Consorzio italiano compostatori nel 2007, proprio al fine di individuare le migliori strategie per la valorizzazione e l'implementazione della raccolta della frazione organica.







La sottoscrizione del protocollo d'intesa con il Consorzio è lo strumento necessario per consentire agli impianti consorziati, già presenti nella regione Puglia, e a quelli che si realizzeranno anche con il supporto economico della regione, di poter produrre compost certificato di qualità, pertanto commercializzabile e utilizzabile in agricoltura.







Ha chiesto ulteriormente l'onorevole Franzoso: «A proposito dei costi, vorrei conoscere quelli delle campagne informative». La regione Puglia ha finanziato direttamente, con fondi POR 2000-2006, campagne di comunicazione e informazione per l'incremento della raccolta differenziata per un importo complessivo di circa 3, 2 milioni di euro. A questa somma vanno aggiunti gli interventi - di cui ho già fatto menzione - a regia regionale, finanziati con fondi ecotassa pari a 2,4 milioni di euro.











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Chiede l'onorevole Franzoso: «Per quanto riguarda gli impianti di biostabilizzazione autorizzati, vorrei conoscere i risultati, in termini di valori nominali, che si sono ottenuti e che si stanno ottenendo».







Il processo di biostabilizzazione dei rifiuti ha registrato dei benefici ambientali, derivanti dalla diminuzione della quantità dei rifiuti conferiti in discarica, che sono: per l'impianto a servizio dell'ATO Foggia 4 di Cerignola un abbattimento della frazione organica conferita in discarica pari 6,87 per cento; per l'ATO Foggia 5, Deliceto, un abbattimento pari al 23,84 per cento; per l'ATO Bari 2, e l'AMIU di Bari, un abbattimento pari al 24,21 per cento; per l'ATO Bari 5, quello nell'agro di Conversano, che raccoglie ben 21 comuni, abbiamo un abbattimento della frazione organica pari a circa il 17 per cento; per l'ATO Taranto 1, Massafra, 14,54 per cento; per l'ATO Taranto 3, Manduria, il 10,64 per cento; per l'ATO Lecce 1, Cavallino, un abbattimento pari al 21,77 per cento; per l'ATO Lecce 2, Poggiardo, un abbattimento pari al 36,27 per cento; per l'ATO Lecce 3, Ugento, abbiamo un abbattimento pari al 20,9 per cento.







Il presidente ha domandato: «Lei ha i dati relativi alla situazione patrimoniale degli ATO, che abbiamo trovato critica un po' ovunque?».







Nella precedente audizione non disponevamo, e ancora adesso non disponiamo, di queste informazioni, ma come già rappresentato in merito ai provvedimenti normativi successivi all'abolizione delle autorità d'ambito, sarà compito dei commissari provvedere all'accertamento sulla situazione patrimoniale degli ATO.







A questo proposito, debbo dire che la situazione che si è detto essere emergenziale per i rifiuti in Puglia, non è mai stata tale. Tuttavia, abbiamo verificato che c'era e c'è una











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emergenza diversa, di natura giuridica, dovuta agli inadempimenti civili di obbligazioni. In altre parole, spesso i comuni che riscuotono le TARSU - in Puglia non abbiamo TIA, ma solo la TARSU - non tutti ma una quota considerevole, ritardano sino a 20, 22 o 24 mesi nella corresponsione delle proprie quote agli ATO, i quali ovviamente vanno in tilt e non sono poi in condizioni di interagire con i gestori dei servizi, che non essendo Onlus, ma imprenditori, ovviamente non possono prescindere dal vedersi corrispondere queste somme e vanno in insofferenza bancaria.







Io partecipo a riunioni mensili presso le cinque - stanno per diventare sei - prefetture della regione Puglia, dove riscontro sempre lo stesso problema. Questa emergenza è di natura giuridica e civilistica, ovvero ci sono comuni che incassano le TARSU e non corrispondono le quote agli ATO, con il meccanismo che vi ho accennato e che peraltro immaginate da soli. Gli ATO sono, peraltro, persone giuridiche pubbliche e in quanto tali sono dotati di capacità di agire e di capacità giuridica. Devono, quindi, agire per il recupero di questi crediti e quando questo non avviene, il sistema va in tilt, ma - ripeto - parliamo di un'emergenza giuridica.







L'effetto è particolarmente subdolo nei confronti dei comuni virtuosi, che sono quelli che nell'ambito degli ATO fanno la loro parte ed è un effetto devastante nei confronti dei cittadini, sia dei comuni virtuosi, sia degli stessi comuni che non pagano le somme, perché comunque i cittadini la TARSU la pagano. Quindi, il loro contributo per la gestione del servizio lo corrispondono, se poi hanno amministratori scellerati, che non versano questi contributi alle autorità d'ambito che dovrebbero occuparsene, ebbene questo evidentemente non è imputabile ai cittadini della regione Puglia e neppure all'ente regione Puglia.











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Il presidente concludeva, chiedendo: «A proposito dell'inceneritore di Bari, c'è stato un contenzioso, oppure no?».







Il piano regionale prevedeva la realizzazione di un impianto di termovalorizzazione da realizzarsi nell'area dell'AMIU (azienda municipalizzata igiene urbana di Bari). È stata anche indetta una gara, che successivamente è stata annullata. Non risultano contenziosi ad oggi e ormai abbiamo motivo di ritenere che non risulteranno.


Seduta del 9/3/2011
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Audizione del presidente della giunta della regione Puglia, Nichi Vendola.

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca l'audizione del presidente della giunta della regione Puglia, Nichi Vendola. L'audizione odierna rientra nell'ambito dell'approfondimento che la Commissione sta svolgendo sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti nella regione Puglia.
Avverto il nostro ospite che della presente audizione sarà redatto un resoconto stenografico e che, se lo riterrà opportuno, i lavori della Commissione proseguiranno in seduta segreta, invitando comunque a rinviare eventuali interventi di natura riservata alla parte finale della seduta. Ricordo che nel corso dell'audizione svoltasi lo scorso 2 febbraio 2011 erano state rivolte numerose domande al presidente Vendola, il quale non è riuscito a ultimare le risposte, per ragioni di tempo.
Sono state distribuite le domande e le risposte precedentemente rivolte, in modo che naturalmente non si torni sugli argomenti già trattati. Invece, sarebbe opportuno che oggi le domande siano particolarmente dirette sui punti per i quali ancora non vi erano state delle risposte. Cedo, dunque, la parola al presidente Vendola, che ovviamente ringrazio per la sua ulteriore disponibilità.

PIETRO FRANZOSO. Intervengo sull'ordine dei lavori. Spero che oggi ci sia la possibilità di implementare le risposte alle domande della passata audizione, perché chi, come me, è del territorio ha letto, anche da alcune intercettazioni, del problema della sanità in Puglia. Nell'ambito di questa questione, ci sono alcune parti che riguardano il problema del ciclo dei rifiuti.

PRESIDENTE. Certamente, adesso si tratta di puntualizzare le risposte inevase della precedente audizione, dopodiché abbiamo due ore di tempo. Ovviamente, saranno poste domande sempre sugli stessi argomenti se la risposta non sarà ritenuta sufficiente, oppure su altri argomenti.

NICHI VENDOLA, Presidente della giunta della regione Puglia. Grazie presidente, ribadisco la stima nei confronti dell'attività di questa Commissione e l'utilità, anche per chi amministra territori complessi, che deriva dal confronto politico sulle questioni del ciclo dei rifiuti e della permeabilità di questo ciclo all'invadenza di attività criminali.
La precedente audizione è stata segnata da un confronto di natura prevalentemente politica, sui modelli di governo, sulle cose realizzate, sul punto di partenza e su quello di approdo. Tuttavia, nel corso della discussione sono state poste molte questioni, anche di dettaglio e di carattere tecnico.

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Su tutti questi temi ora sarà dato un puntuale riscontro dall'assessore all'ambiente Lorenzo Nicastro, a cui cedo la parola.

LORENZO NICASTRO, Assessore all'ambiente della regione Puglia. Per agevolare la memoria, leggerò le domande e poi le risposte che sono state elaborate dal mio assessorato, la cui struttura burocratica ringrazio per l'impegno e per lo sforzo.
Il senatore Candido De Angelis ci chiedeva quanto segue: «Si è riscontrato in una parte delle province quasi un'impotenza rispetto a certe situazioni, così come da parte di alcuni comuni. Parlo anche di comuni di grosse dimensioni, come Barletta, Trani e Andria».
Noi sappiamo che la consapevolezza delle difficoltà incontrate nello sviluppo della raccolte differenziata ha portato anche ad un cambiamento nelle forme di erogazione dei contributi regionali. Questo evidentemente allo scopo di rendere più celere e quanto più possibile incisiva la realizzazione di questi interventi.
La Regione Puglia ha avviato una procedura negoziata per la presentazione delle proposte di intervento, per il potenziamento dei servizi di raccolta nei comuni capoluogo di provincia, attraverso l'introduzione di metodi innovativi di raccolta differenziata integrata. La regione Puglia supporterà questi interventi con un contributo complessivo di 15 milioni di euro. Per quanto attiene alla neo istituita provincia di Barletta-Andria-Trani - che ovviamente ha al suo interno tre comuni capoluogo - si è stabilito che nella ripartizione dei fondi messi a disposizione dei tre comuni si seguano gli stessi criteri adottati per l'assegnazione dei fondi tra tutti i comuni capoluogo di provincia, con rendicontazione unica.
La seconda domanda era: «Capisco i problemi economici, ma con il problema impiantistico, rispetto alle normative europee, non siamo in grado oggi di arrivare a fine anno e rispettare le normative. Lei pensa che si possa veramente, in qualche modo, iniziare ad incidere?».
Un sistema integrato per la gestione dei rifiuti deve considerare tra i suoi obiettivi principali una nuova forma per il pagamento dei costi connessi ai servizi di igiene urbana, nel rispetto dei princìpi della responsabilità condivisa e del principio generale del «chi inquina paga».
Uno degli obiettivi strategici del nostro nuovo piano è l'elaborazione di linee guida, per definire gli standard di progettazione dei servizi di raccolta. Tali linee guida, oltre a fare leva su sistemi e metodi certificati, dovranno essere sviluppate sotto il profilo dell'analisi dei costi, quindi con un elevato livello di dettaglio rispetto ai servizi da erogare all'utenza. In questo modo, confidiamo anche di consentire l'istituzione di una contabilità dei materiali, per procedere a un calcolo adeguato delle componenti tariffarie della tariffa di igiene ambientale confermata dall'articolo 238 del decreto legislativo n. 152 del 2006, nell'interpretazione definita nell'articolo 14, comma 33 della legge n. 122 del 2010.
La mancata attuazione di sistemi unitari di raccolta a livello di ambiti territoriali ottimali - che non significa gestione unica tout court - ha prodotto il perdurare nei comuni di contratti di servizio con gli operatori delle attività di raccolta ed igiene urbana, ben lontani dagli obiettivi di raccolta differenziata previsti per legge. Il piano definirà degli schemi tipo di contratti per la gestione di servizi di igiene urbana, utilizzando la leva dell'ecotassa per garantire ed assicurare l'allineamento dei servizi attuali con quanto previsto dagli obiettivi di legge, ossia il 65 per cento di raccolta differenziata entro 31 dicembre del 2012.
Il senatore De Angelis chiedeva, inoltre: «Dalle audizioni che si sono svolte risulta che ci sia ancora un quantitativo notevolissimo di autorizzazioni per ulteriori discariche». Questa era la domanda. Per quanto riguarda le discariche di RSU non esiste un quantitativo notevolissimo di richieste di autorizzazione. Per quanto attiene alle autorizzazioni per l'esercizio di discariche di rifiuti speciali, dobbiamo rappresentare che la competenza al rilascio

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di questi provvedimenti è in capo alle province, come disposto dalla legge regionale n. 17 del 2007.
L'onorevole Franzoso ha chiesto in esordio: «Sostiene che se la differenziata non parte, probabilmente c'è anche una cointeressenza di interessi diffusi nel campo delle discariche, che forse fermano la raccolta differenziata, la rallentano o in qualche modo tendono a continuare a centralizzare il sistema delle discariche? Cosa ne pensa?».
Il problema maggiore è che, sino ad ora, i comuni non avevano interventi programmati e duraturi di raccolta differenziata. Il sicuro incremento delle tariffe di smaltimento, derivanti dal necessario adeguamento alla normativa comunitaria e nazionale, renderà conveniente - e questo non solo dal punto di vista ambientale - attuare la raccolta differenziata dei rifiuti, in particolar modo quella della frazione umida da destinare poi al compostaggio.
L'onorevole Franzoso ha inoltre chiesto: «Innanzitutto, sulla differenziata vorrei capire se non è mai stata svolta un'indagine o si è a conoscenza di quanto di questo 16 per cento viene riutilizzato, in termini di valore aggiunto, come prodotto, come materia per intenderci, sempre che esista, perché spesso e volentieri ho la sensazione che la raccolta differenziata sia solo un fatto nominalistico e che poi finisca nel tal quale».
Nell'ambito dell'analisi di contesto sulla gestione dei flussi di differenziato e indifferenziato - che stiamo svolgendo nel più ampio piano regionale - stiamo analizzando le potenzialità dell'impiantistica esistente per il trattamento delle frazioni della raccolta differenziata, sia la cosiddetta frazione secca (carta, plastica, metalli e vetro), sia quella umida, rappresentata dall'organico. Il quadro che emerge è che vi è una netta prevalenza di impianti privati, che ritirano le frazioni raccolte in maniera differenziata dai gestori dei servizi comunali di raccolta, e che avviano, nel caso delle frazioni secche, i flussi di materiali, dopo la selezione, al circuito CONAI, secondo le tariffe previste nell'accordo ANCI-CONAI 2010. Tutte le frazioni raccolte in modo differenziato vanno in questi impianti e vengono recuperate, al netto delle perdite del processo di selezione, che genera scarti che vanno in discarica. Il quantitativo degli scarti generati delle operazioni di recupero e selezione è tanto maggiore quanto più bassa è la qualità della raccolta differenziata.
Ad esempio, i sistemi di raccolta delle frazioni secche, con il sistema del multimateriale, comportano un maggior onere nei processi di selezione, una minor qualità dei prodotti ottenuti e un maggior quantitativo di scarti.
Coerentemente con quanto previsto dal decreto legislativo n. 205 del 2010 - come sappiamo attuativo della direttiva CE n. 98 del 2008 - i sistemi di raccolta devono consentire di intercettare in modo separato le frazioni di rifiuti urbani, in modo da raggiungere l'obiettivo di recupero del 50 per cento entro il 2020. Tali obiettivi potranno essere attuati attraverso una nuova gestione dei servizi, che consentirà di migliorare la qualità delle frazioni da sottoporre alle operazioni di selezione, e conseguentemente aumentare i quantitativi che vengono recuperati, con un valore aggiunto. I dati ufficiali ISPRA confermano che la raccolta differenziata in Puglia, per l'anno 2009 - i dati del 2010 sono consultabili dopo il primo semestre dell'anno in corso - si attesta intorno al 16 per cento.
L'onorevole Franzoso ha chiesto: «Quante sono le risorse che la regione, direttamente o indirettamente, con fondi comunitari o meno, ha speso dal 2005 ad oggi, in termini di fondi elargiti alle province, ed oggi ai comuni, per la raccolta differenziata, dal momento che siamo solo al 16 per cento?».
Nel 2005, avendo riscontrato un grave ritardo rispetto al raggiungimento degli obiettivi di raccolta differenziata, la regione Puglia ha ritenuto necessario trasferire alle province i fondi necessari per avviare una programmazione di interventi, per supportare le raccolte differenziate nei territori di competenza.
Abbiamo elargito alle province e agli ATO, con i fondi comunitari 2006-2007 per

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dotazione impiantistica per raccolte differenziate, 17.143.596 euro. I fondi ecotassa dal 2006 al 2008, destinati alle province, sono stati 15.039.724 euro. I fondi ecotassa dal 2006 al 2008, destinati agli ATO, sono stati 868.776 euro.
I fondi ecotassa dal 2006 al 2008, a regia regionale per azioni di comunicazione, sono stati di 2.403.500 euro. I trasferimenti a valere sull'asse II del programma regionale per l'ambiente, linee di intervento B (interventi per lo sviluppo delle raccolte differenziate), hanno previsto lo stanziamento di 5 milioni di euro. I fondi comunitari 2007-2013 sono invece pari a 57 milioni di euro, impegnati e non ancora erogati. Con i suddetti stanziamenti si è provveduto a finanziare interventi, sia di carattere infrastrutturale, come ad esempio la realizzazione di isole ecologiche comunali, sia di supporto alla realizzazione della raccolta differenziata.
L'onorevole Franzoso ha ulteriormente chiesto: «Quanto tal quale oggi viene riportato nei termovalorizzatori e quanto ancora viene conferito in discarica? Vorrei conoscere la percentuale». La gestione del ciclo dei rifiuti nella regione Puglia, come previsto dalla legge comunitaria e nazionale e come recepito nella pianificazione regionale, prevede la biostabilizzazione dei rifiuti, la selezione secco-umido, l'avvio a produzione di CDR della frazione secca e infine lo smaltimento in discarica della frazione umida biostabilizzata.
Tutti i bacini sono dotati di impianti di biostabilizzazione, ad eccezione degli ATO Foggia 1, Bari 1 e Brindisi 1 e 2. In merito all'ATO Foggia 1, i rifiuti prodotti dallo stesso vengono conferiti fuori bacino. Una parte dei comuni che compongono il bacino ATO Foggia 1 conferisce i rifiuti prodotti presso l'impianto complesso di Cerignola, a servizio del bacino ATO Foggia 4. I restanti conferiscono presso l'impianto complessivo di Deliceto, a servizio del bacino Foggia 5.
Presso le discariche a servizio dell'ATO Bari 1, in agro di Andria e di Trani, il rifiuto preliminare, sottoposto a processo di tritovagliatura, viene smaltito in discarica. I rifiuti tal quale dell'ATO Brindisi 1 vengono conferiti, in forza di un'ordinanza del presidente della provincia di Brindisi, presso la discarica comunale di Brindisi, in località Autigno.
È imminente l'avvio delle procedure di gara per l'entrata in esercizio dell'impianto complesso per il trattamento dei rifiuti, già realizzato in agro di Brindisi. Per quanto attiene all'ATO Brindisi 2, i rifiuti prodotti dal bacino vengono conferiti presso la discarica di Brindisi Autigno, senza biostabilizzazione primaria. Ciò è possibile in quanto nel suddetto bacino viene effettuata la raccolta porta a porta spinta, con valori prossimi al 60 per cento. I quantitativi di tal quale smaltiti in discarica nell'anno 2010 sono stati: nella discarica di Andria 57.403 tonnellate di rifiuto tritovagliato; nella discarica di Trani 163.177 tonnellate sempre di rifiuto tritovagliato; nella discarica di Brindisi 152.844 tonnellate. Inoltre, presso l'inceneritore dell'AMIU di Taranto viene conferito il rifiuto indifferenziato prodotto dalla città di Taranto. Presso questo impianto sono stati conferiti, nell'anno 2010, 24.436 tonnellate di rifiuto urbano indifferenziato.
In regione Puglia è attivo anche l'impianto di termovalorizzazione dell'Appia Energy in località Massafra, presso il quale viene conferito il CDR prodotto dall'impianto di biostabilizzazione della società CISA, sempre in località Massafra. Il suddetto impianto ha una capacità di trattamento autorizzato di 90.000 tonnellate all'anno. È in fase di realizzazione l'impianto di termovalorizzazione in agro di Manfredonia, che avrà una capacità di trattamento pari a 135.000 tonnellate annue. Per completezza espositiva dei dati, riassumo in modo sintetico i quantitativi di rifiuti prodotti in regione Puglia nell'anno 2010 e la loro destinazione finale. Rifiuti solidi urbani da discarica, per una tonnellaggio pari a 1.105.108 tonnellate, con una percentuale del 56,7 per cento. Per le perdite di processo, con 544.839 tonnellate, abbiamo il 20,9 per cento. Per rifiuti solidi urbani e valorizzazione di materia, con un tonnellaggio di 298.000 tonnellate, abbiamo il 15,3 per cento. Infine,

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per rifiuti solidi urbani e valorizzazione energetica, con una tonnellaggio di 136.841 tonnellate, abbiamo il 7 per cento.
L'onorevole Franzoso chiedeva, inoltre, qual è la situazione in termini autorizzativi e se si avvia o meno il termovalorizzatore di Modugno.
L'iter autorizzativo dell'impianto Eco Energia di Modugno è ancora in corso, per questioni che brevemente sintetizziamo. Con determinazione del dirigente del settore ecologia n. 450 del 2007 veniva espresso parere favorevole di compatibilità ambientale all'impianto di produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili proposto da Eco Energia srl, da ubicarsi in via Fiordalisi, zona industriale del comune di Modugno, alle porte di Bari, nel rispetto delle prescrizioni riportate nella determina stessa.
L'impianto è stato prima sottoposto a sequestro, poi dissequestrato dall'autorità giudiziaria nel maggio 2009. Il procedimento amministrativo di rilascio della compatibilità ambientale è stato riavviato e si è concluso con il parere negativo del Comitato di valutazione d'impatto ambientale regionale, a seguito di parere negativo vincolante, ai fini della concessione del permesso a costruire, della Soprintendenza per i beni architettonici e paesaggistici. L'onorevole Franzoso chiedeva: «Vorrei sapere se è a conoscenza di quanto avvenuto in provincia di Taranto, per quanto riguarda la discarica abbandonata di Li Cicci. Questa Commissione è stata informata da parte di questa amministrazione - per quanto ho avuto modo di capire - di aspetti inquietanti nella gestione finale, a causa delle proprietà inespresse e comunque coperte da un sistema di scatole cinesi. Parrebbe che oggi in quella discarica abbandonata il percolato vada nel sottosuolo, con tutte le conseguenze che ne derivano. Vorrei sapere, quindi, se c'è stato o ci sarà un approfondito esame, in tutte le sue sfaccettature, riguardo alla discarica di Manduria, Li Cicci, che oggi è abbandonata».
In merito alle vicende che riguardano la discarica di Manduria, in località Li Cicci, allegheremo una relazione dettagliata, che ci è stata prodotta dal comune di Manduria. Voglio anche dire che in data 4 marzo 2011 è stata conclusa la procedura negoziale tra la regione Puglia e la provincia di Taranto, con la quale abbiamo destinato 1.400.000 euro per la messa in sicurezza permanente di questa discarica.
A seguito di questo accordo, ovviamente saranno attivate le procedure con il comune di Manduria, finalizzate a realizzare, nei tempi più brevi possibile, la bonifica di questo sito.
Il senatore De Luca ha chiesto: «In merito al piano dei rifiuti, c'è una proposta del governo regionale, ma sembra che il Consiglio regionale non l'abbia ancora approvata, perlomeno così ci hanno detto». Con delibera di giunta regionale n. 2243 del 19 ottobre 2010 è stato avviato l'aggiornamento del piano regionale di gestione dei rifiuti urbani, che è attualmente in fase di valutazione ambientale strategica (VAS). Il Consiglio regionale potrà approvare il piano solo al termine della fase di redazione dello stesso, che appunto è ancora in atto.Con delibera di giunta regionale n. 2243 del 19 ottobre 2010 è stato avviato l'aggiornamento del piano regionale di gestione dei rifiuti urbani, che è attualmente in fase di valutazione ambientale strategica (VAS). Il Consiglio regionale potrà approvare il piano solo al termine della fase di redazione dello stesso, che appunto è ancora in atto.
Chiedeva il senatore De Luca: «Come in altre realtà del nostro Paese, oltre alle risorse europee aggiuntive, sulla vicenda dei servizi e dei rifiuti si può dare una risposta anche in termini di crescita e di occupazione».
Gli indicatori che misurano l'efficienza dell'intero ciclo di gestione dei rifiuti sono quelli della riduzione, del riuso e del riciclo. Per quanto riguarda l'aumento dei livelli di occupazione, è stata attivata una procedura per la realizzazione di circa 80 punti ecologici, da dislocare in altrettanti comuni sull'intero territorio regionale, che abbiamo finanziato con 4 milioni di euro. Nell'ambito del suddetto intervento, la pianificazione delle risorse per l'incremento della raccolta differenziata consentirà anche una ricaduta occupazionale.
Voglio brevemente dire che, nel realizzare questo progetto, contiamo molto su un profilo che non trascuriamo mai, ovvero quello dell'educazione, soprattutto per i più giovani, a considerare il rifiuto come una risorsa e un bene, e quindi non come

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qualcosa della quale dobbiamo disfarci. È chiaro che non ci nascondiamo dietro un dito. Sappiamo bene che il problema della raccolta differenziata non si risolve con l'istituzione di 80 ecopunti. Tuttavia, in tal modo innanzitutto si contribuisce in quota percentuale a farlo e poi si fa molto di più dal punto di vista dei profili educativi e di condivisione di queste scelte. Quindi, contiamo molto su questo progetto, soprattutto per quanto riguarda le fasce più giovani della popolazione.
L'onorevole Bratti ha chiesto: «Voglio chiedere se l'infiltrazione potenziale della malavita, più o meno organizzata, verte sul tema degli appalti, dell'incenerimento, su quello della raccolta differenziata, oppure è diffusa su tutte queste questioni».
Questa dell'onorevole Bratti era una considerazione più che una domanda, che io riporto fedelmente: «Adesso probabilmente ci sarà una proroga per lo scioglimento delle agenzie di ambito, ma ci deve essere un sistema di governance della gestione del ciclo integrato dei rifiuti. Se avete consorzi pubblici, che cosa succede? Come state legiferando in questo senso? Una delle obiezioni che è emersa nella Campania, ma anche nel Lazio, è che in questo caso, con il decreto Ronchi, obbligando a prendere una parte delle azioni dei consorzi pubblici entro tempi ben definiti, si ponga anche il rischio che nei futuri consorzi misti la parte privata, che entra nella gestione, possa essere poco raccomandabile».
La proroga del termine per lo scioglimento dell'autorità d'ambito non c'è stata, almeno formalmente, ma ci sembra, per «anticipazioni romane», di capire che verosimilmente ci sarà. Dunque questa nostra risposta deve essere considerata per come è la situazione oggi, allo stato attuale. La proroga del termine per lo scioglimento dell'autorità d'ambito non c'è stata. La regione Puglia ha in corso di approvazione una proposta di legge per l'abolizione dell'autorità d'ambito, a far data dal primo aprile 2011. Oggi, è in V Commissione della regione Puglia un articolato, che abbiamo predisposto come assessorato alla qualità dell'ambiente, per dare un regime transitorio e per stabilire cosa succederà se gli ATO non verranno prorogati e quindi se dovremmo pensare una disciplina diversa, creando nuovi soggetti di diritto pubblico, con autonoma capacità giuridica e capacità di agire, come avviene per gli ATO.
Considerato che è stata avviata la procedura di aggiornamento del piano regionale per la gestione dei rifiuti urbani - nell'ambito del quale si prefigurerà il modello di distribuzione ottimale di queste funzioni - nelle more dell'approvazione dello stesso, la regione Puglia per assicurare la transizione verso il nuovo regime, nominerà un commissario per ciascun ATO (questo in sintesi il contenuto del nostro breve articolato di legge) che si occuperà anche di definire un quadro delle consistenze patrimoniali e finanziarie delle autorità soppresse e, d'intesa con i sindaci, sovrintenderà alle procedure di definizione e approvazione del piano d'ambito. In questo senso, pensiamo anche di rispondere all'interrogazione del presidente della Commissione, in merito alla consistenza dello stato patrimoniale degli ATO.
L'onorevole Bratti ha ulteriormente chiesto: «Rispetto alla questione campana, a che prezzi ritirate e dove vanno a finire questi rifiuti? Sono impianti pubblici o privati? Che tipo di controlli vengono eseguiti?». Parlavamo dell'operazione di soccorso alla Campania e l'onorevole Bratti proseguiva, dicendo: «L'operazione di soccorso, meritevole per le ragioni che anche lei spiegava prima, non inficia la capacità residua per i vostri rifiuti solidi urbani?».
A questo proposito, dobbiamo dire che nell'estate del 2010 l'unità operativa costituita nell'ambito della Presidenza del Consiglio dei ministri, segnatamente il Dipartimento della protezione civile, per la chiusura dell'emergenza rifiuti in Campania, ha ritenuto di assumere un'iniziativa volta ad alleggerire la pressione sulle discariche della regione Campania.
La stessa ha pubblicato un bando e indetto una gara d'appalto per l'affidamento a terzi, dietro corrispettivo a carico

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della Protezione civile, del servizio di trasporto e smaltimento fuori regione di 61.000 tonnellate di rifiuti campani, qualificati come rifiuti speciali non pericolosi, e contrassegnati dalla codice CER 191212, prodotti dagli stabilimenti di tritovagliatura e imballaggio dei rifiuti (STIR) della regione Campania.
Della gara d'appalto è risultato aggiudicatario il CITE (Consorzio interprovinciale trasporti ecoambientali) di Salerno, che in sede di offerta ha indicato come impianti finali di smaltimento tre discariche di rifiuti speciali, ubicate nella provincia di Taranto e quindi nella regione Puglia. Le discariche sono: la discarica di Taranto, gestita dalla Italcave spa, la discarica Vergine spa e la discarica di Grottaglie, gestita dalla Ecolevante spa.
In seguito, la regione Campania e la regione Puglia hanno sottoscritto, in data 3 dicembre 2010, un protocollo d'intesa con il quale si è provveduto a disciplinare l'ingresso e lo smaltimento in Puglia di una parte di rifiuti speciali (45.000 tonnellate), provenienti dagli STIR di Tufino, Giugliano, Santa Maria Capua Vetere, Battipaglia e Caivano. Tra le modalità tecnico operative di conferimento di questi rifiuti, il protocollo d'intesa sottoscritto da entrambe le regioni prevede un ruolo attivo di partecipazione delle ARPA regionali e un controllo, e quindi un ruolo attivo, da parte della regione Puglia per quanto riguarda i controlli tecnici da effettuarsi sui rifiuti. Questa operazione non comporta alcuna conseguenza sugli smaltimenti di rifiuti solidi urbani pugliesi, perché appunto questi conferimenti - come ho appena detto - avverranno in discariche per rifiuti speciali e non per rifiuti solidi urbani.
Il sentore Coronella ha chiesto: «Vorrei porle una domanda sugli ATO, ovvero se lei ritiene che siano molti e se ha intenzione di ridimensionarli». Per il principio di autosufficienza e di prossimità, introdotto dall'articolo 182-bis del decreto legislativo n. 152 del 2006, modificato dal decreto legislativo n. 205 del 2010, si prevede che debba essere realizzata l'autosufficienza nello smaltimento dei rifiuti urbani non pericolosi e dei rifiuti nel loro trattamento negli ATO.
La necessità di prevedere che il sistema impiantistico debba garantire anche l'autosufficienza nello smaltimento dei rifiuti derivanti dal trattamento di rifiuti urbani, a livello di ATO, induce naturalmente a riconsiderare la perimetrazione di questi ambiti territoriali, estendendola a territori più vasti. Il Consiglio regionale pugliese ha approvato all'unanimità un ordine del giorno in cui chiede alla giunta di aggiornare il piano per la gestione dei rifiuti, prevedendo la riduzione degli ATO a sei, ovvero quante sono le province.
Il processo di redazione del piano è in corso e valuteremo con attenzione la fattibilità tecnica di questa proposta, alla luce proprio dei princìpi di autosufficienza e prossimità, previsti nel citato articolo 182-bis. Sapete che la Puglia è particolarmente estesa in lunghezza, perché dal confine nord al Capo di Leuca si tratta di oltre 400 chilometri di strada. Quindi, più o meno la stessa distanza che separa Bari da Roma. Queste, dunque, sono valutazioni di dettaglio tecnico, che dovremo tenere in debita considerazione, altrimenti rischiamo di rendere un cattivo servigio alla nostra regione. Ha chiesto ancora il senatore Coronella: «Le chiedo una precisazione sui fondi dati alla provincia di Foggia, che non vengono né programmati, né spesi, né erogati ai comuni». Per quanto è a conoscenza della regione Puglia, le risorse messe a disposizione sono state, dopo la precedente audizione - cioè quella del 9 febbraio - erogate agli ATO Foggia 3 e Foggia 4.
Il senatore D'Ambrosio ha chiesto cosa intendiamo fare per ridurre la quantità di rifiuti. La regione Puglia, con delibera di giunta regionale n. 231 del 2007, ha emanato un piano operativo per la riduzione della produzione dei rifiuti e per l'implementazione delle percentuali di raccolta differenziata. Il suddetto piano prevede iniziative connesse alla riduzione di produzione degli imballaggi, soprattutto quelli dei beni di maggiore uso e diffusione nel consumo quotidiano, e l'uso di dispenser

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nei supermercati e nei grossi centri commerciali. Come tutti sappiamo, questo è uno gli strumenti più efficaci per la riduzione della produzione di rifiuti ed è contemporaneamente un modo per sensibilizzare esercenti e consumatori ad un uso consapevole dei materiali e delle risorse.
Successivamente, abbiamo promosso, come regione Puglia, un protocollo d'intesa con le associazione di categoria, le associazioni dei consumatori e la grande distribuzione organizzata (GDO) per l'introduzione dei dispenser e per ridurre l'incidenza degli imballaggi sulla produzione dei rifiuti urbani.
Il protocollo consentirà di attivare, in un prossimo futuro, interventi a supporto della diffusione negli esercizi commerciali - quindi non solo quelli della GDO - di dispenser di prodotti alimentari, ad esempio il latte alla spina, o anche non alimentari, come i detersivi ecologici.
Il senatore D'Ambrosio ha, inoltre, chiesto cosa intende fare la regione Puglia per incentivare il riciclo. Dice il senatore D'Ambrosio. «È chiaro che se si fa la raccolta differenziata ci devono essere anche gli impianti di riciclaggio, e soprattutto non devono essere lontani, come ubicazione, da dove il rifiuto viene prodotto».
Innanzitutto, occorre stimolare - questo è giusto - l'implementazione della dotazione impiantistica. Quindi, in prima battuta, pensiamo agli impianti pubblici di compostaggio. Come regione Puglia abbiamo però anche sviluppato un programma coordinato di interventi, mirati all'incremento della raccolta differenziata, rivolti agli ATO e ai comuni pugliesi.
I suddetti interventi sono finanziati con fondi del programma operativo FESR 2007-2013, e più specificatamente l'azione 2.5.1 (potenziamento e ammodernamento delle strutture dedicate alla raccolta differenziata).
L'avvio dell'attuale programmazione di interventi ha richiesto una fase preliminare di modifica del piano pluriennale d'asse che, per come era strutturato sino ad ora, rendeva più complessa e farraginosa la distribuzione delle risorse ai soggetti beneficiari. Con deliberazione di giunta regionale n. 2183 dell'11 ottobre 2010, in seguito all'acquisizione del parere favorevole della Commissione europea, si è proceduto modificare la linea d'intervento 2.5, consentendo quindi la realizzazione di una serie di interventi, mirati proprio all'incremento della raccolta differenziata dei rifiuti.
Con determinazione dirigenziale n. 136 del 1o settembre 2009 è stato pubblicato un bando, diretto agli ATO pugliesi, con il quale si impegnavano 15 milioni di euro per la realizzazione di centri comunali di raccolta.
Sempre nell'ottica di dotare i comuni delle infrastrutture più adeguate alla raccolta differenziata dei rifiuti, con deliberazione di giunta regionale n. 2853 del 20 dicembre 2010 è stata avviata una procedura negoziale per la concessione di contributi, volta a selezionare le proposte di interventi per la realizzazione di punti ecologici dei quali abbiamo parlato poco fa. Questi sono centri di raccolta di dimensioni ridotte, gestiti da imprese individuali, società cooperative e società su base personale, anche di nuova costituzione, ovviamente iscritte all'albo nazionale dei gestori ambientali. Ciò proprio in conformità a quanto previsto dal DM dell'8 aprile 2008, successivamente modificato dal DM del 13 maggio 2009. Come vi ho già detto, la creazione di questi punti ecologici prevede un impegno finanziario da parte della regione pari a 4 milioni di euro, da assegnare in parti uguali ai comuni richiedenti, che dimostrano di avere i requisiti per partecipare a questo bando.
Con deliberazione di giunta regionale n. 2641 del 30 novembre 2010 è stata avviata una procedura nei comuni capoluogo di provincia, attraverso l'introduzione di metodi innovativi di raccolta differenziata integrata. Questi interventi - come vi ho già detto - saranno supportati da un contributo della regione Puglia pari complessivamente a 15 milioni di euro.
Tra i requisiti che noi, come regione Puglia, abbiamo richiesto per poter riconoscere il finanziamento pubblico, riteniamo assuma un ruolo di rilievo quello

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relativo alla predisposizione, da parte di ciascun comune partecipante, di un piano comunale di raccolta differenziata.
In tal modo l'intervento finanziato si inserisce in un programma complessivo, limitando anche l'effetto da cosiddetto «intervento spot», che non consente di raggiungere l'obiettivo prefissato, se non nel brevissimo periodo.
Questa stessa impostazione abbiamo seguito per la concessione di contributi ai comuni pugliesi non capoluogo di provincia - che sono 252 - e con la deliberazione di giunta regionale n. 2989 del 28 dicembre 2010 abbiamo stanziato un ammontare complessivo per l'intervento di 23 milioni di euro. Quindi, 23 milioni per i comuni non capoluogo e 15 milioni per i sei comuni capoluogo, con un impegno finanziario complessivo di 38 milioni di euro.
Sempre nell'ottica di supportare i comuni nella realizzazione di progetti e interventi di raccolta differenziata dei rifiuti, con determina dirigenziale n. 73 dell'aprile 2010 abbiamo provveduto ad impegnare un milione di euro a favore della sola città di Lecce, per la realizzazione del progetto di raccolta integrata dei rifiuti urbani ed assimilati nella città di Lecce.
Inoltre, siamo intervenuti con la deliberazione di giunta regionale n. 3012 del 28 dicembre 2010 a supporto dell'area Vasta Tarantini, riconoscendo un finanziamento complessivo di circa 3,4 milioni di euro per i seguenti interventi: il potenziamento e l'ammodernamento delle strutture dedicate alla raccolta differenziata per l'ATO Taranto 1, vede un impegno finanziario pari a 1.173.000 euro; opere di ampliamento, miglioramento e completamento della sezione di compostaggio e biostabilizzazione dell'impianto integrato di trattamento RSU in agro di Taranto, a Statte, per un impegno finanziario di 1.100.000 euro; infine, ampliamento e adeguamento del centro di valorizzazione e selezione dei materiali differenziati a servizio dall'ATO Taranto 3, per un impegno finanziario pari ad 1.100.000 euro.
C'è stato ulteriormente chiesto dal senatore D'Ambrosio: «Ritiene che sia giusta la raccolta dei rifiuti da parte delle province, anziché dei comuni o dei consorzi?».
Ebbene, il servizio di igiene urbana si fonda sulla contribuzione dei cittadini residenti e quindi non può che trovare nelle amministrazioni comunali i soggetti principali preposti allo svolgimento di tale funzione e servizio. Di questo bisogna ovviamente tenere conto nell'attribuzione delle competenze che ci occupano in questa materia. L'architettura istituzionale che reggerà la gestione del ciclo dei rifiuti sarà assoggettata a verifica, sempre secondo i princìpi di efficienza e di adeguatezza.
L'onorevole Cenni ha chiesto: «Vorrei capire come intende sviluppare questo intento, cioè se pensate alla possibilità di certificare il compost e, nel caso, a chi pensate di affidare questa certificazione. Come lei saprà, infatti, c'è una grandissima sensibilità nel mondo agricolo, soprattutto dove si investe sull'agricoltura di qualità e so che nel suo territorio questo sta avvenendo».
La regione Puglia ha sottoscritto un protocollo d'intesa con il Consorzio italiano compostatori nel 2007 proprio al fine di individuare le migliori strategie per la valorizzazione e l'implementazione della raccolta della frazione organica.
La sottoscrizione del protocollo d'intesa con il Consorzio è lo strumento necessario per consentire agli impianti consorziati, già presenti nella regione Puglia, e a quelli che si realizzeranno anche con il supporto economico della regione, di poter produrre compost certificato di qualità, pertanto commercializzabile e utilizzabile in agricoltura.
Ha chiesto ulteriormente l'onorevole Franzoso: «A proposito dei costi, vorrei conoscere quelli delle campagne informative». La regione Puglia ha finanziato direttamente, con fondi POR 2000-2006, campagne di comunicazione e informazione per l'incremento della raccolta differenziata per un importo complessivo di circa 3,2 milioni di euro. A questa somma vanno aggiunti gli interventi - di cui ho

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già fatto menzione - a regia regionale, finanziati con fondi ecotassa pari a 2,4 milioni di euro.
Chiede l'onorevole Franzoso: «Per quanto riguarda gli impianti di biostabilizzazione autorizzati, vorrei conoscere i risultati, in termini di valori nominali, che si sono ottenuti e che si stanno ottenendo».
Il processo di biostabilizzazione dei rifiuti ha registrato dei benefici ambientali, derivanti dalla diminuzione della quantità dei rifiuti conferiti in discarica, che sono: per l'impianto a servizio dell'ATO Foggia 4 di Cerignola un abbattimento della frazione organica conferita in discarica pari 6,87 per cento; per l'ATO Foggia 5, Deliceto, un abbattimento pari al 23,84 per cento; per l'ATO Bari 2, e l'AMIU di Bari, un abbattimento pari al 24,21 per cento; per l'ATO Bari 5, quello nell'agro di Conversano, che raccoglie ben 21 comuni, abbiamo un abbattimento della frazione organica pari a circa il 17 per cento; per l'ATO Taranto 1, Massafra, 14,54 per cento; per l'ATO Taranto 3, Manduria, il 10,64 per cento; per l'ATO Lecce 1, Cavallino, un abbattimento pari al 21,77 per cento; per l'ATO Lecce 2, Poggiardo, un abbattimento pari al 36,27 per cento; per l'ATO Lecce 3, Ugento, abbiamo un abbattimento pari al 20,9 per cento.
Il presidente ha domandato: «Lei ha i dati relativi alla situazione patrimoniale degli ATO, che abbiamo trovato critica un po' ovunque?».
Nella precedente audizione non disponevamo, e ancora adesso non disponiamo, di queste informazioni, ma come già rappresentato in merito ai provvedimenti normativi successivi all'abolizione delle autorità d'ambito, sarà compito dei commissari provvedere all'accertamento sulla situazione patrimoniale degli ATO.
A questo proposito, debbo dire che la situazione che si è detto essere emergenziale per i rifiuti in Puglia non è mai stata tale. Tuttavia abbiamo verificato che c'era e c'è una emergenza diversa, di natura giuridica, dovuta agli inadempimenti civili di obbligazioni. In altre parole, spesso i comuni che riscuotono le TARSU - in Puglia non abbiamo TIA, ma solo la TARSU - non tutti ma una quota considerevole, ritardano sino a 20, 22 o 24 mesi nella corresponsione delle proprie quote agli ATO, i quali ovviamente vanno in tilt e non sono poi in condizioni di interagire con i gestori dei servizi, che non essendo Onlus, ma imprenditori, ovviamente non possono prescindere dal vedersi corrispondere queste somme e vanno in insofferenza bancaria.
Io partecipo a riunioni mensili presso le cinque - stanno per diventare sei - prefetture della regione Puglia, dove riscontro sempre lo stesso problema. Questa emergenza è di natura giuridica e civilistica, ovvero ci sono comuni che incassano le TARSU e non corrispondono le quote agli ATO, con il meccanismo che vi ho accennato e che peraltro immaginate da soli. Gli ATO sono, peraltro, persone giuridiche pubbliche e in quanto tali sono dotati di capacità di agire e di capacità giuridica. Devono, quindi, agire per il recupero di questi crediti, e quando questo non avviene, il sistema va in tilt, ma - ripeto - parliamo di un'emergenza giuridica.
L'effetto è particolarmente subdolo nei confronti dei comuni virtuosi, che sono quelli che nell'ambito degli ATO fanno la loro parte ed è un effetto devastante nei confronti dei cittadini, sia dei comuni virtuosi, sia degli stessi comuni che non pagano le somme, perché comunque i cittadini la TARSU la pagano. Quindi, il loro contributo per la gestione del servizio lo corrispondono, se poi hanno amministratori scellerati, che non versano questi contributi alle autorità d'ambito che dovrebbero occuparsene, ebbene questo evidentemente non è imputabile ai cittadini della regione Puglia e neppure all'ente regione Puglia.
Il presidente concludeva, chiedendo: «A proposito dell'inceneritore di Bari, c'è stato un contenzioso, oppure no?».
Il piano regionale prevedeva la realizzazione di un impianto di termovalorizzazione da realizzarsi nell'area dell'AMIU (azienda municipalizzata igiene urbana di Bari). È stata anche indetta una gara, che

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successivamente è stata annullata. Non risultano contenziosi ad oggi e ormai abbiamo motivo di ritenere che non risulteranno.

PRESIDENTE. Si può dire di tutto, salvo che non sia stata data una risposta ampia ed esaustiva. Il presidente Vendola voleva aggiungere brevemente un'osservazione e poi ci saranno le domande.

NICHI VENDOLA, Presidente della giunta della regione Puglia. Intanto, volevo sottolineare il fatto che abbiamo inviato alla Commissione il libro su quella che credo essere una delle buone pratiche in Europa ovvero l'esperienza di contrasto al traffico transfrontaliero di rifiuti speciali.
Ci terrei che i commissari potessero approfondire questa materia, perché è una delle più attinenti alla mission di questa Commissione, essendo il traffico transfrontaliero, soprattutto di provenienza balcanica, uno dei problemi generali che abbiamo di contrasto al crimine.
Ricordo che un'attività illecita non è significativa soltanto in sé considerata, ma piuttosto in quanto apripista, come è stato per il contrabbando di sigarette, che ha segnato - diciamo così - le piste della mobilità criminale. Come avete osservato, il trend della raccolta differenziata deve essere anche storicizzato. Il punto di partenza è il 5 per cento di raccolta differenziata e le implementazioni che ci portano oggi al 16 per cento - in proiezione spero molto di più - hanno a che fare anche con la difficile relazione con le amministrazioni locali.
Io posso dichiararmi pentito di non avere imposto subito la penalizzazione di quelle amministrazioni che non realizzano i trend di raccolta differenziata adeguati. Tuttavia, in una situazione rischiosa, nella quale al 2005 io non avevo neanche un impianto costruito e avevo sulle spalle 13 anni di gestione emergenziale che hanno portato, solo al tredicesimo anno, alla predisposizione di un piano dei rifiuti, l'idea di andare a un conflitto con i comuni è stata sempre molto inquietante. Ragion per cui io ho scelto sempre e comunque la via della concertazione, anche la più estenuante.
Aggiungo che in questo quadro devono essere considerati anche, dal punto di vista della penetrazione di dinamiche criminali, tutti i cicli opachi, per esempio i sempre rinviati cicli delle bonifiche. Noi abbiamo cominciato in questa azione, come nel caso del più importante sito inquinato di interesse nazionale, ovvero quello di Manfredonia, che ho portato a termine, evitando da un lato le multe comunitarie e dall'altro di lasciare in permanenza di opacità una situazione rischiosa, non solo dal punto di vista ambientale, ma anche dal punto di vista delle altre implicazioni.
Volevo sottolineare questo, sperando che si intenda qual è la fatica di lavorare perché si producano gli impianti, si produca una nuova cultura che viva il rifiuto non come un problema, ma come una risorsa e perché si impermeabilizzi questo ciclo da qualunque invadenza della criminalità organizzata.

PRESIDENTE. Il libro è quello che vi mostro. Abbiamo chiesto altre copie per poterle mettere a disposizione. Da quando è iniziata questa presidenza abbiamo cercato di comperare e raccogliere tutti i principali testi sulla materia che ci interessa. In futuro saranno messi a disposizione di tutti i commissari e anche di altri parlamentari, in modo che possano accedere a queste informazioni.
Credo che gli argomenti siano tanti, anche se hanno avuto un'ampia risposta. Cedo la parola ai colleghi che vogliano intervenire, per porre domande o formulare osservazioni.

PIETRO FRANZOSO. Ovviamente leggeremo più attentamente le risposte negli atti del resoconto in modo da dare una valutazione d'insieme. Vorrei soffermarmi sul problema della raccolta differenziata, anche alla luce di quanto abbiamo ascoltato in quei pochi minuti dell'ultima audizione del presidente Vendola.
Voglio ricordare che la raccolta differenziata è il frutto di un nuovo processo di raccolta e organizzazione dei rifiuti del 2005,

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il quale prevedeva che entro la fine del 2010 si sarebbe dovuto raggiungere il 55 per cento.
Siamo a marzo del 2011 e, a detta della stessa regione, il livello si attesta attorno al 16 per cento. Tuttavia, indipendentemente da questi aspetti, io voglio soffermarmi su altre questioni, a cui ha accennato il presidente Vendola, ovvero sulla mission di questa Commissione, relativa ad eventuali traffici illeciti e ai processi che possono generare delle attività illecite.
Proprio per arrivare al tema della raccolta differenziata, voglio ricordare, presidente, che per esempio il sindaco di Erchie, il dottor Giuseppe Margheriti, non più tardi di una settimana fa, nel corso di un incontro, ebbe a dire che ormai stava portando la raccolta differenziata nel tal quale perché non poteva reggere un costo di 140 euro a tonnellata per lo smaltimento e che aveva regolarmente denunciato questo alla regione.
Da qui la mia richiesta di capire quanti sono e come i fondi vengono elargiti agli enti locali e ai comuni. Evidentemente, ci deve essere qualche corto circuito tra provincia e comune oppure qualcosa sicuramente ci sarà, dal momento che ci sono queste denunce.
Al di là di questo, siccome, come diceva l'assessore poc'anzi, il tutto avviene attraverso i nuovi piani e la biostabilizzazione prevista dalla nuova normativa, vorrei capire, presidente Vendola, se lei è stato mai a conoscenza del fatto che in uno dei bacini di Lecce, nel momento in cui si è autorizzata la biostabilizzazione, l'impianto era sotto sequestro.
Vorremmo capire quali erano le motivazioni per cui l'impianto era sotto sequestro e perché fu comunque autorizzata la biostabilizzazione, posto peraltro che quell'impianto non era idoneo ad ottenere i parametri spirometrici che una corretta biostabilizzazione dovrebbe apportare. Ciò indusse a dover emanare un'ordinanza per aumentare i parametri affinché i rifiuti potessero essere portati nelle discariche di Grottaglie e di Taranto, che altrimenti, a causa della tipologia delle discariche, non potevano riceverli. Dunque, abbiamo un impianto che avrebbe dovuto biostabilizzare, ma non lo faceva con i parametri previsti. Per effetto dell'emergenza ci fu l'obbligo di emanare un'ordinanza per superare quei limiti imposti dalla legge per quanto riguarda l'indice dinamico e spirometrico. Così si arrivò al punto che in quelle discariche, specie in quella di Grottaglie, i rifiuti potevano quasi equivalere al tal quale. Gli stessi esercenti delle discariche non erano d'accordo a recepirli, ma poi, a seguito dell'ordinanza in cui si modificavano i parametri, ovviamente dovettero farlo.
Per quanto riguarda quello che è avvenuto ai giorni nostri, tra le tante intercettazioni che abbiamo letto in questi giorni sulla sanità, alcune investono i rapporti di autorizzazione di un impianto, chiamato di Grottelline. Questo nome emerge dalle intercettazioni delle conversazioni avvenute tra l'assessore Tedesco e altri interlocutori. Questa discarica, da quanto abbiamo appreso nel corso dell'audizione di uno dei membri della società che dovrebbe gestirla, risulta essere stata posta sotto sequestro dalla procura di Trani, poi dissequestrata, e poi nuovamente sequestrata, per effetto delle denunce di alcuni, che sostenevano che in quella discarica erano stati portati rifiuti ospedalieri. Sono emersi inoltre dei problemi relativi a delle cavità carsiche. Insomma, la discarica è stata nuovamente sottoposta a sequestro e oggi non so in quale condizione si trovi.
In ogni caso, vorrei sapere se il suo ufficio era a conoscenza del fatto che comunque in questa indagine c'era anche di mezzo il problema dell'autorizzazione della discarica di Grottelline, per rapporti attinenti alle autorizzazioni del genio civile di Bari e di altri. Questo - ripeto - è quello che abbiamo appreso da alcune intercettazioni.

VINCENZO DE LUCA. Io vorrei ringraziare per le risposte puntuali che sono state fornite dall'assessore alle mie domande. Volevo chiedere un chiarimento al presidente Vendola. Resta una perplessità legata al rapporto annuale di Legambiente, che

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pone comunque la Puglia al secondo posto per reati connessi al ciclo dei rifiuti.

NICHI VENDOLA, Presidente della giunta della regione Puglia. La interrompo perché questa questione mi fu posta dal presidente. Siccome la domanda del presidente è rimbalzata anche sui media, ho avuto una sollecitazione dagli apparati repressivi dello Stato e dalle associazioni ambientaliste a sottolineare molto quanto sia importante aver raggiunto l'obiettivo dell'emersione dei reati e del loro contrasto. Quindi, quella per me non è una maglia nera, ma è una maglia di un altro colore.

VINCENZO DE LUCA. La domanda del presidente, peraltro presente agli atti, era collegata ad un altro aspetto che lei ha menzionato qualche attimo fa, ovvero se non ci sia qualche collegamento - lei ha detto che si sente quasi pentito - con il loro ruolo poco attivo, utilizzo un eufemismo, dei comuni rispetto a questo settore. Infatti, sul piano complessivo del ciclo integrato dei rifiuti, ovviamente i comuni non possono essere artifici passivi della delega al commissario di turno.
La mia domanda era legata a questo aspetto. In altre parole, chiedo se non ci sia una connessione di questo tipo tra i due problemi.

GENNARO CORONELLA. Presidente, noi, come Commissione, andiamo in giro per l'Italia a svolgere delle indagini, per mantenere alta l'attenzione su un argomento che possiamo considerare bollente. Tuttavia, se poi ci mettiamo a dire che di fronte ai quei reati, il primato della Puglia non rappresenta una maglia nera, stiamo dando un messaggio sbagliato.
Se io non so dove portare i rifiuti e li abbandono sto commettendo un reato. Tuttavia, chi di dovere dovrebbe dire dove questi rifiuti debbono essere portati. Questa è una riflessione che affido alla sua intelligenza. Quella è una maglia nera come il carbone.
In secondo luogo, anche il suo assessore ci ha confermato che in Puglia stiamo scontando problemi sul piano dell'impiantistica. Sulla raccolta differenziata lei, con molta sincerità, ha fatto delle affermazioni. Quindi viva la dittatura delle discariche, perché se non ci fossero le discariche oggi in Puglia i rifiuti sommergerebbero tutta la regione.
Anche su questo mi permetto sommessamente di dire che dobbiamo realizzare gli impianti, ovvero fare quello che dice la legge. Se la regione deve vigilare sulla corretta organizzazione del ciclo dei rifiuti, deve farlo, così come la provincia e i comuni.
Ora vorrei sapere, siccome la sua regione continua ad utilizzare le discariche, qual è la situazione delle discariche, ovvero quando andranno ad esaurimento. In altre parole, vorrei sapere quando potremo dire abbasso la dittatura delle discariche e che il dittatore delle discariche non tornerà più?

RAFFAELE VOLPI. La ringrazio anch'io per la partecipazione a questa audizione. Faccio una domanda preliminare, perché mi piace capire le cose con estrema chiarezza. Vorrei sapere se l'assessore Nicastro è soltanto assessore alle politiche ambientali, oppure ha altre deleghe.

LORENZO NICASTRO, Assessore all'ambiente della regione Puglia. Posso risponderle subito. Ho una delega molto più articolata, che riguarda anche il ciclo dei rifiuti, le bonifiche e le foreste. Insomma, ho il mio da fare. Non mi occupo, invece delle acque, che sono di competenza dell'assessorato ai lavori pubblici, del collega Amati.

RAFFAELE VOLPI. La ringrazio. Innanzitutto una brevissima considerazione. Farò poi una domanda più specifica, perché non ho avuto ancora una risposta, ma sono sicuro che il presidente Vendola me la darà, al di fuori di alcune valutazioni che non trovo poi così essenziali.
Faccio una domanda all'assessore, anche se è un po' una provocazione. Assessore, cosa vuol dire secondo lei trovare metodi innovativi per fare la raccolta differenziata?

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Lo dico nel senso buono, perché la raccolta differenziata si fa in termini efficienti in molti luoghi. Vorrei sapere che differenza c'è tra farla con metodi innovativi e farla, invece, come la fanno nelle altre parti d'Italia.
Inoltre, presidente Vendola, ho letto delle sue dichiarazioni ieri sera, cercando di prepararmi adeguatamente per la partecipazione a questo incontro. Ebbene, lei ha fatto delle dichiarazioni che mi hanno lasciato interessato, non turbato, peraltro stimandola come persona, al di là del ruolo politico. Lei ha parlato di possibili infiltrazioni della malavita. Io ho visto che è rimasta inevasa questa risposta specifica. Voglio sapere cosa ne pensa in realtà - lei, non il suo assessore - delle possibilità di infiltrazioni della malavita organizzata nel ciclo dei rifiuti della sua regione.
La ringrazio anche per il libro e per aver ricordato, in modo tale che potessi fare questa domanda, anche qual è la funzione di questa Commissione. Le pongo questa domanda, però per cortesia mi piacerebbe avere una risposta precisa.

PIETRO FRANZOSO. In virtù della nostra mission, voglio ricordare una cosa, presidente. La scorsa volta, in relazione alla denuncia appropriata del sindaco di Bari, lei disse che aveva annullato l'impianto termovalorizzatore di Bari, dove era prevista una tariffa di 120 euro. Ebbene, invece, si trattava di 77 euro per tonnellata.

NICHI VENDOLA, Presidente della giunta della regione Puglia. Ci sono delle domande che non hanno un interesse per me comprensibile, come quella relativa alle vicende del 2005 sulla sperimentazione di un impianto di biostabilizzazione, credo relativo all'emergenza in quel di Poggiardo, se ricordo bene. In ogni caso, qui c'è il dirigente del settore rifiuti, che potrà dare una risposta appropriata.
Stiamo parlando di decisioni che sono state assunte nella prefettura di Lecce, nel corso di defatiganti ed estenuanti riunioni concertative, perché bisognava decidere se chiudere la discarica di Nardò, cosa fare a Poggiardo o ad Ugento. Tuttavia, se lei ha questo interesse, credo che gli uffici possano specificarlo.
Per quanto riguarda la seconda domanda che mi ha posto relativamente a Grottelline, anche qui gli impianti di Grottelline sono stati oggetto di una mia forte lamentazione. La ragione è la seguente, ma lo dicevo anche l'altra volta.
L'idea che il piano dei rifiuti preveda la valutazione d'impatto ambientale non a monte, ma a valle, è un'idea demenziale, dal mio punto di vista. Immagino che tutti possano intuire che un luogo che si chiama Grottelline probabilmente presenta delle cavità carsiche, delle grotte, ma io non potevo che far partire la valutazione dell'impatto ambientale dopo aver firmato i contratti, e non potevo firmare i contratti se non dopo la sentenza del Consiglio di Stato, ovvero tra aprile e giugno del 2006. In altre parole, io non sono l'autore del piano dei rifiuti, l'ho soltanto modificato, relativamente agli impianti di termovalorizzazione di vecchia tecnologia.
I bandi di gara non li ho firmati io. Sono partiti e sono stati tutti contestati. Ho avuto una forte contestazione tra il 2005 e il 2006, perché si diceva - anche l'onorevole Franzoso - che avrei dovuto firmare i contratti, a prescindere dai contenziosi giurisdizionali in corso. Questo fu l'oggetto di una polemica politica, ma secondo me non potevo firmare niente, se non dopo le sentenze del Consiglio di Stato. Ho atteso, dunque, la sentenza ed ho firmato i contratti.
Una volta firmati i contratti, immediatamente dopo nascono i problemi, che riguardano la valutazione d'impatto ambientale. Grottelline è stato uno di quei luoghi che ci ha procurato molteplici motivi di ansia, perché ovviamente quando abbiamo firmato i contratti, nel giugno del 2006 - vorrei che fosse chiaro - eravamo già quasi alla saturazione delle discariche pubbliche in Puglia. Si trattava, quindi, di cominciare una lotta contro il tempo, perché una volta vi poteva essere un impaccio o un impedimento, un'altra volta un reperto archeologico in una di quelle localizzazioni

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o la questione di Corigliano d'Otranto, dove gli impianti di discarica sono stati localizzati su una falda. Tutti questi problemi bisognava guardarli con attenzione.
Nel sito per fare la discarica ad Ugento io ho trovato 30 tonnellate di amianto, ma non ho buttato il cemento perché avevo l'orologio che mi diceva che stava scadendo il tempo per realizzare gli impianti, ma ho bloccato tutto e ho fatto la caratterizzazione e la bonifica. Così è stato per ciascuno di questi posti, presidente, sapendo che c'erano ritardi necessari, perché si era scoperto che qualcosa non andava, e quelli costruiti, da chi denunciava cose che non c'erano, come sversamenti di rifiuti illeciti, che poi si dimostravano inesistenti - perché qualcuno ha giocato anche su questo terreno - mentre noi avevamo sempre la clessidra, che vedeva i granelli di sabbia al lumicino.
Dunque, per me aver chiuso la scorsa legislatura avendo realizzato tutti gli impianti tranne uno, ovvero tranne il completamento di Corigliano d'Otranto - per ragioni che rivendicherei - è stato un esercizio al cardiopalma.
Per quanto riguarda i metodi innovativi per la raccolta differenziata, ce ne sono eccome, anzi bisogna sollevare questo tema, perché in tante parti si buttano quattrini su raccolte differenziate false o su modelli di raccolta differenziata che non producono risultati, ma servono ad appaltare per comprare cassonetti improbabili per improbabili forme di raccolta differenziata.
Noi, con il termine innovativo intendiamo due cose: una è la raccolta differenziata spinta, che si fa con il porta a porta, che credo che sia l'unico metodo ad aver dato risultati eccellenti, oppure le sperimentazioni che si stanno facendo in alcune aree del nord, che stabiliscono che è nella fabbrica che si differenzia, dopo che si è raccolto il rifiuto come tal quale. Ci sono esperienze di questo tipo e noi abbiamo il dovere di confrontarci con le migliori sperimentazioni, proprio perché esistono metodi innovativi.
Senatore Coronella, io non liquiderei così il fatto di aver triplicato le percentuali di raccolta differenziata in cinque anni, non avendo usato la leva autoritaria e avendo avuto problemi, come quelli legati alla difficoltà di costruzione della personalità giuridica degli ATO. Ci sono voluti due anni perché questi diventassero strutture giuridicamente significative; questo è stato il quadro.
Tuttavia, vorrei anche dirle che la raccolta differenziata potrà raggiungere gli obiettivi che ci siamo dati, e che non abbiamo fatto male a darci, quando partirà la raccolta dell'umido, quindi quando si realizzeranno gli impianti di compostaggio, che sono oggi alcuni già funzionanti e altri in via di realizzazione, e quando avremo una normativa che ci consenta di commercializzare o di usare il compost per i recuperi e per il ciclo agricolo. Insomma, quando il compost non porrà il problema di un nuovo rifiuto da smaltire. Noi non siamo stati al palo.
L'organizzazione moderna del ciclo dei rifiuti non si fa con la bacchetta magica. I problemi della tariffa da noi sono giganteschi perché se si abitua la cittadinanza ad immaginare che il rifiuto costa 30 euro a tonnellata perché si fa la buca nel giardino e il rifiuto si butta là, è chiaro che poi passare alle medie italiane, quando si costruiscono gli impianti complessi, è un problema. Tuttavia, la logica è quella che ci detta l'Unione europea ed è quella della più avanzata letteratura ambientalista, ovvero ridurre la produzione di rifiuti.
Noi ci stiamo provando e stiamo mettendo risorse, ad esempio nel rapporto con la grande distribuzione e speriamo di avere i quattrini per farlo anche con il piccolo esercente, in modo da finanziare i dispenser, così che il latte si possa prendere alla spina. Crediamo che togliere l'imballaggio possa produrre un risparmio del 30 per cento nelle tasche del consumatore e un problema in meno di smaltimento dei rifiuti.
In ogni caso, senza la riduzione dei rifiuti - e il trend è invece drammaticamente espansivo - noi difficilmente ce la caveremo,

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neppure con la raccolta differenziata, che rischia di essere una specie di evocazione taumaturgica, se non si è responsabili ad intervenire su tutti i livelli del ciclo: riduzione dei rifiuti e raccolta differenziata. La raccolta differenziata funziona non solo se la fai bene, ma se hai un mercato per la materia recuperata e se ti poni i problemi di mercato.
Seppure raccogliamo il vetro, la carta e la plastica, poi cosa succede, se non ci sono le aziende per il riciclo? In alcuni casi, fortunatamente vendiamo materia, ma c'è bisogno di premere ancora di più sul sistema di impresa, perché cresca quantitativamente e qualitativamente tutta l'economia del recupero e del riciclo, che è un'economia secondo me promettente, un'economia del futuro.

PRESIDENTE. Erano state poste delle domande di più specifico interesse della Commissione, da parte dell'onorevole Volpi, del senatore Coronella e anche del senatore De Luca, ovvero quelle relative all'infiltrazione criminale in questo settore. Per noi è essenziale una risposta su questi temi.

NICHI VENDOLA, Presidente delle giunta della regione Puglia. Do in parte una risposta e poi lascio la parola all'assessore Nicastro, che ha una competenza in questa materia che va al di là del suo essere assessore all'ambiente, dal momento che era un pubblico ministero con qualifiche legate proprio alla materia ambientale.
L'attenzione che io ho posto sulla questione del traffico di rifiuti transfrontalieri è legata esattamente al nodo della internazionalizzazione delle mafie. Per le mafie pugliesi e mediterranee il front off balcanico è sempre stato strategico. Ricordo che quello era il nodo vero, con il contrabbando di tabacchi lavorati esteri, il traffico di armi, il traffico di sostanze stupefacenti e di esseri umani.
Quello del rapporto con i Balcani è quasi un nodo geocommerciale. Io non sono un pubblico ministero, ma leggo i giornali e trovo difficile immaginare che un settore come quello del ciclo dei rifiuti non sia latamente pervaso o attenzionato dalle mafie, a Milano come a Palermo, attraversando l'Italia intera. Le inchieste, tutto sommato, questo lo dimostrano.
Quello che posso vedere riguarda una dato storico di estrema spregiudicatezza del sistema di impresa nel ciclo dei rifiuti e di una commistione con la politica molto forte.
L'elemento della penetrazione criminale deve essere tipizzato e conosciuto, non in forma intuitiva. Io dico che siamo vicino alla Campania, la camorra ha sempre cercato, dal 1980 in poi, di colonizzare la Puglia, mentre Cosa nostra ha cominciato negli anni Sessanta, con cellule della sua organizzazione sul nostro territorio. La Calabria 'ndranghetista ha messo piede a Taranto e ha cercato più volte di attecchire. Insomma, la Puglia è stata terra di una contesa egemonica tra le mafie tradizionali.
Questo ha prodotto, come gli storici sanno, una reazione indigena, che è stata prevalentemente salentina, la Sacra Corona unita, che si forma a metà degli anni Ottanta come reazione a questo molteplice tentativo di colonizzazione criminale. La colonizzazione criminale è una storia assai interessante, per chi abbia passione per questi argomenti. È la storia di Cutolo che viene a Lucera e prova a immaginare una strategia di penetrazione, è la storia dei fratelli Modeo che atterrano a Taranto, è la storia di tutti coloro che sono sottoposti a misure di prevenzione in Puglia, ma che vengono da Palermo, oppure vengono a fare il processo in Corte d'appello a Bari. Ci sono tutti i capi di Cosa nostra che passano da Bari e nel passaggio seminano uova di serpente. Questa storia determina la reazione dei gruppi criminali locali, che hanno una caratteristica evidente, ovvero non riescono mai a diventare una mafia regionale. Le mafie pugliesi sono pericolosissime dal punto di vista della violenza - nel foggiano ci sono episodi come quelli che accadono nell'Aspromonte o nella Locride, di una violenza criminale indescrivibile e di una ferocia grandguignolesca - ma il fatto che si caratterizzino per una fortissima

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territorializzazione impedisce la nascita di una cupola, per cui sono politicamente deboli. La Puglia è una regione che in tutto ha avuto, soltanto a cavallo tra il 1992 e il 1994, nove consigli comunali sciolti per mafia, un solo parlamentare condannato per l'articolo 416 ter del codice penale e diverse persone inquisite, ma sostanzialmente l'immagine è quella di un sistema politico e di un sistema d'impresa sfiorati, ma non organicamente implicati nella trama della criminalità organizzata. Questo è un po' il quadro.
Ciò non significa abbassare la guardia, ma per noi significa alzarla sempre di più, perché sappiamo che non esiste una Apulia Felix e che non esiste nessun territorio felice, perché le mafie sono soggetti globali. Vorrei però che l'assessore specificasse meglio questo concetto.

PRESIDENTE. Chiederei all'assessore Nicastro, se possibile, di fornirci una risposta scritta all'ultima domanda, ovvero quella posta dall'onorevole Volpi e da altri colleghi.

LORENZO NICASTRO, Assessore all'ambiente della regione Puglia. Sì, io sarei in condizione di rispondere rapidamente. In definitiva, noi abbiamo un solo sistema per cercare di sgominare in via definitiva le interessenze e cointeressenze della criminalità organizzata, e non, nella materia del ciclo dei rifiuti.
Lo dico al presidente Pecorella, che è un giurista, e ai commissari. Voi siete il legislatore nazionale e avete il potere di normare in materia penale. Noi dobbiamo finalmente trasformare i reati, che sono tutti, ad eccezione delle attività organizzate per il traffico illecito, «reati di serie b», ovvero contravvenzioni, spesso punite solo con pena pecuniaria. Abbiamo assolutamente un sistema sanzionatorio inefficace e inadeguato. Se riusciamo a trasformare questo, quindi i reati ambientali in reati gravi, come il narcotraffico, allora probabilmente saremo in grado di sconfiggere questo tipo di interessi della criminalità organizzata. Mi si deve spiegare, infatti, perché io criminale, organizzato o no, dovrei rischiare decenni di carcere col narcotraffico, quando senza rischiare praticamente nulla posso ottenere profitti sovrapponibili a quelli che realizzerei col traffico di sostanze stupefacenti. Questo è compito del legislatore nazionale.

PRESIDENTE. La ringraziamo per il suggerimento, che peraltro è all'attenzione della Commissione da tempo, ma le chiediamo lo stesso la risposta, perché essa doveva essere relativa al territorio e non alle forme di intervento, che restano comunque di nostro interesse e che abbiamo tenuto in considerazione già da tempo. Vorremmo sapere cosa è accaduto sul territorio, ovvero quali fenomeni si sono rivelati a prescindere dalla Sacra corona unita. Mi riferisco a fenomeni di criminalità più o meno strisciante, che può essere anche rappresentata dall'assunzione clientelare o dalla presenza di un racket che fa estorsioni.
Ringrazio i nostri auditi e dichiaro conclusa l'audizione.

La seduta termina alle 15,40.
http://parlamento.camera.it/organismi_bicamerali/16/85/87/182/scheda_commissione.asp

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