domenica 17 luglio 2011

La Corte Costituzionale promuove la "formula toscana" della Via, respinto il ricorso del Governo

La Corte Costituzionale dà ragione alla Toscana in tema di Valutazione di impatto ambientale (Via). Nella sentenza appena emanata la Consulta ha deciso che la Regione, con la sua norma sulla Via, riesce a contemperare la tutela dell'ambiente e l'iniziativa economica privata, entrambe protette dalla Costituzione.

Di fatto, secondo la Consulta, la legge regionale 10/2010 "Norme in materia di valutazione ambientale strategica Vas), di valutazione di impatto ambientale e di valutazione di incidenza", funziona, compreso il comma 6 dell'articolo 43, che invece il Governo aveva impugnato alcuni mesi fa (nell'aprile 2010) ritenendoli incostituzionali.

In sostanza la legge regionale, riempiendo anche un vuoto legislativo nazionale, spiega come applicare la Via nei casi di attività economiche o impianti produttivi già insediati prima dell'introduzione della stessa disciplina di Valutazione d'impatto ambientale. La Toscana spiega la Consulta nella sentenza, introduce "tre distinte regole" che realizzano un approccio complesso, ma alla fine equilibrato e legittimo.

Infatti, in occasione di un rinnovo di autorizzazione o di concessione di un impianto in esercizio, la norma rende necessaria una valutazione globale delle attività esistenti, ma poi distingue ragionevolmente tra gli effetti della Via che riguardano le parti nuove degli impianti e quelli che riguardano le opere preesistenti.

Mentre sulle prime è necessaria una valutazione completa degli impatti ambientali derivanti dalle innovazioni, sulle parti esistenti e non modificate si potranno soltanto indicare prescrizioni e misure di miglioramento ambientale, ma senza mettere in discussione la sopravvivenza stessa dell'attività esistente. Inoltre, la Regione Toscana stabilisce che la Via non è prevista se quell'impianto è già soggetto a Aia (Autorizzazione integrata ambientale), procedura che di per sé fornisce le garanzie ambientali necessarie.

Quindi la Consulta ha respinto il ricorso del Governo sulla Via toscana "ritenendo - si legge nella sentenza - che un ragionevole bilanciamento degli interessi in campo, la tutela dell'ambiente e l'iniziativa economica provata, entrambi costituzionalmente protetti, giustifichi l'intento di non stravolgere e azzerare opere o attività da lungo tempo legittimamente localizzate".

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