martedì 5 luglio 2011

Il distretto biologico del Gargano a rifiuti zero

"Un Bio-distretto, territorio di eccellenza e di qualità, può permettersi discariche e inceneritori che attentano all’ambiente e alla salute di cittadini e ospiti?
La risposta è scontata. Ecco perché l’idea di un distretto biologico si accompagna ad una politica a 'rifiuti zero'".


Sottoscrittori convinti del Manifesto ("Daunia & Gargano") preparato con cura da Federico Massimo Ceschin, tenaci sostenitori della tesi che turismo significhi sostanzialmente ambiente, paladini della necessità di misurare lo sviluppo non attraverso le ruspe e il cemento, fautori dell’esigenza del dire basta al consumo di territorio, nel mentre si celebra il matrimonio tra la Daunia e il Gargano a Vico del Gargano, ci appare doveroso e opportuno elaborare alcune riflessioni sulle garanzie che il Gargano deve offrire, affinché l’incontro non resti un semplice evento mediatico, ma diventi l'inizio di un vero cammino verso condizioni ottimali per uno sviluppo sostenibile basato sulla forza dell’aggregazione di storie umane, di identità territoriali, di culture; fonte di nuova speranza perché la storia dei luoghi della nostra anima e le radici delle nostre città non siano assegnate ad un futuro incerto e precario.
Il Comitato per la tutela del mare del Gargano ha focalizzato le proprie attenzioni sulla difesa dell'ambiente costiero con alcune battaglie vinte perché condivise da istituzioni, partiti, associazioni, come nel caso dell'opposizione alle ricerche petrolifere e agli impianti eolici off-shore, ma anche con l’amarezza di suggerimenti inascoltati e proposte non raccolte, come quelle sull’utilità e la convenienza di salvaguardare il nostro mare da scarichi velenosi di ogni genere, tutelando la salute pubblica.

Il nostro dissenso agli impianti eolici è stato ampiamente raccolto dagli organi di stampa, mentre è passata quasi inosservata la nostra proposta sulle energie alternative:
la costituzione di un organismo che, attraverso un protocollo d'intesa sottoscritto da Parco, amministrazioni comunali, associazioni, agenzie di cultura, ponga le condizioni sul come, quando, dove sfruttare, in forma pubblica e sociale, le risorse del sole e del vento, appartenendo il paesaggio e l'ambiente non alle singole realtà, ma a tutto il comprensorio.

Arriviamo a questo matrimonio con molte pecche, qualche colpa, diversi rimpianti che riguardano il divario netto tra quanto la nostra volontà avrebbe meritato di ottenere e quanto il limite delle nostre forze ha impedito di porre in essere nelle nostre realtà.

E’ l’occasione per ricordare che l'allarme lanciato da Teresa Maria Rauzino riguardo al Parco letterario del Gargano, infranto lungo le frastagliate scogliere della fredda insensibilità burocratica, favorita dalla pochezza politica di un ente ormai abolito, non è stato raccolto.
Il Parco letterario del Gargano, visione e sogno del compianto Filippo Fiorentino, doveva attivare i nuovi itinerari della storia, della religione, della cultura, i sentieri dell'anima e del gusto, per attrarre, come in altri tempi, il viandante arguto, mosso dalla letteratura e dall'archeologia, dalla botanica e dall'entomologia, dall'aroma dell'olio e dal profumo delle zagare, dallo spirito dei luoghi in stagioni non sospette.
Il Parco letterario del Gargano, vero volano di una destagionalizzazione segno di un reale sviluppo sostenibile, capace di ancorare le giovani generazioni alla propria terra, non può essere ignorato in questo momento di incontri e di convergenze tra territori.
Il Parco letterario del Gargano: un’idea, un’intuizione, un progetto da riproporre.

Il Comitato per la tutela del mare presenta, qui ed ora, al fine di onorare l’evento “Daunia e Gargano”, la propria proposta al territorio, già partorita a Peschici nel mese di gennaio in un incontro sul turismo: Il Distretto biologico del Gargano a rifiuti zero.
All’indomani del convegno “Vieste città biologica”, magistralmente organizzato da Lazzaro Santoro, è sorto il problema di dare un seguito concreto sul territorio alle idee dei tanti “amici del territorio” e al contributo delle numerose personalità intervenute, rappresentanti del mondo Bio e dello Slow-food, a livello regionale e nazionale.
Abbiamo intuito che occorre passare dalla chiusura di una dimensione locale ad una più ampia a livello territoriale per improntare lo sviluppo a criteri di sostenibilità, rimettendo al centro dell’economia la bistrattata agricoltura, unica a garantire forme di tutela del territorio.
Rendere concreto un bio-distretto , imprimendo un ulteriore marchio di qualità a un territorio già ricchissimo di beni materiali e immateriali, significa valorizzare e promuovere il nostro patrimonio paesaggistico, naturale, ambientale, qualificando meglio l’offerta turistica, mettendo virtuosamente in circolo le risorse, le tradizioni, le tipicità.
E’ pur vero che bisogna, come insegna il Cilento di Angelo Vassallo, svolgere e portare a termine un lavoro significativo, pieno d’insidie e di sentieri impervi, che non può che essere partecipato e condiviso dall’intero corpo sociale, politico, culturale del territorio, il quale congiuntamente, e in maniera decisa, deve puntare ad uno sviluppo equo, solidale, che metta al centro del percorso un laboratorio di idee e di iniziative dall’alto profilo etico e culturale, senza indugiare e deviare verso i soliti interessi privati e corporativi.

Un Bio-distretto, territorio di eccellenza e di qualità, può permettersi discariche e inceneritori che attentano all’ambiente e alla salute di cittadini e ospiti?
La risposta è scontata. Ecco perché l’idea di un distretto biologico si accompagna ad una politica a “rifiuti zero”.

Un rifiuto non è solo la misura del fallimento di un sistema produttivo, è anche il segno di politiche ambientali condotte senza criterio e con superficialità, se non il risultato di connessioni e contingenze con la criminalità, che non tengono in nessun conto la tutela ambientale, lo sviluppo etico, la salvaguardia della salute.
Quanto è stato possibile in grandi città come San Francisco e Los Angeles, quanto si sta attuando a New York e realizzando in Italia, a Capannori, grazie all’assessore Alessio Ciacci , può ritenersi davvero impossibile nel Gargano e nella Daunia?
Possiamo e dobbiamo non solo ottenere un sistema efficace di raccolta differenziata, ma riorganizzare totalmente il servizio attuando la raccolta domiciliare porta a porta, dando agli utenti tutti gli strumenti utili per realizzarla, investendo in una capillare campagna di sensibilizzazione, di partecipazione e d’informazione.

In definitiva, per tradurre in atti le tesi illustrate nel Manifesto “Daunia e Gargano”, proponiamo che il Gargano lavori attorno a queste tre aree tematiche e progettuali:
- Protocollo d’intesa per l’utilizzo delle energie alternative;
- Parco letterario del Gargano;
- Distretto biologico del Gargano a rifiuti zero.

L’incontro delle associazioni culturali, già resosi concreto negli ultimi due anni sotto la sigla dell’Associazionismo attivo del Gargano, le numerose convergenze con enti, istituzioni e parte del mondo produttivo, fanno sperare nella possibilità di cambiare passo e di procedere spediti verso uno sviluppo davvero diverso, nuovo e sostenibile.


Michele Eugenio Di Carlo (Presidente)
Comitato "Per la tutela del mare del Gargano"
febbraio 2011

1 commento:

  1. L'11 luglio 2011 a Bari si terrà un importante incontro sulla redazione del nuovo piano "partecipato" dei rifiuti in Puglia. Portiamo con noi le migliori proposte dai nostri territori, per valorizzare turismo e vocazione all'ospitalità della Capitanata.

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