venerdì 1 luglio 2011

Che cos'è il "CDR di qualità"?

L'utilizzo del CDR (combustile derivato dai rifiuti) di elevata qualità - il cosiddetto "CDR di qualità" o "CDR-Q" - è previsto nell'attuale piano dei rifiuti urbani della Regione Puglia scritto dal commissario straordinario Vendola durante l'emergenza rifiuti. Tale combustibile, secondo il piano regionale, è adatto ad essere bruciato non solo negli inceneritori, ma anche nelle cementerie e nelle centrali termoelettriche (in quest'ultimo caso, si parla di coincenerimento o cocombustione).

Il CDR si suddivide, grosso modo, in due tipi, in base allo standard UNI-EN ISO 9001: quello di qualità normale che può contenere grandi tracce di "talquale" (il sacchetto unico di indifferenziata e scarti organici) e quello di elevata qualità, che contiene minore frazione inerte (vetro e altri metalli pericolosi) e percentualmente più plastica; il più elevato potere calorifico, rispetto al primo, si consegue riducendo al minimo, attraverso la raccolta differenziata accorta della frazione organica del rifiuto domestico a monte), e attraverso la aggiunta di materie plastiche derivanti dai rifiuti speciali non pericolosi come per es. i copertoni ed altri scarti delle attività produttive industriali.

Insomma, il CDR di elevata qualità è un grande regalo fatto alle lobbies nucleariste europee, in quanto oltre a risolvere il problema dello smaltimento dei rifiuti industriali, a differenza delle ecoballe normali, permette a chi lo brucia di riscuotere i "certificati verdi" (incentivi economici) dalla vendita di energia elettrica alla rete (GSE).

Presso la piattaforma per il ciclo integrato dei rifiuti di Manfredonia, i controlli di qualità verranno effettuati con cadenza di tre o un mese e la radioattività verrà monitorata, diversamente da quanto stabilito dalla legge, a campione.


“During times of universal deceit, telling the truth becomes a revolutionary act” (George Orwell)

2 commenti:

  1. Approfondimenti » 23/09/2010

    Perchè Vendola non dice a chi giova bruciare il CDR a Cerano? Di Francesco Magno

    L’intervento del Presidente Vendola alla festa di “Sviluppo e Lavoro” ha lasciato evidenti perplessità in merito alla combustione del CDR nella centrale dell’Enel Federico II ; infatti ritengo di dovermi soffermare su 3 riferimenti specifici, per i quali è bene che il Presidente e/o i suoi tecnici diano chiarimenti, quali: il riferimento al CDR-Q ( di qualità), il riferimento al principio comunitario delle 3R (Recupero, Riciclo, Riuso) ed alla “efficienza energetica” della centrale.
    In merito al CDR-Q, il Piano Energetico regionale prevede la combustione di circa 350.000 tonn/anno ( pari al 5% del carbone stimato in 7 milioni t/a) di CDR “normale” e non CDR-Q; nel Piano mai è riportato il concetto di CDR di Qualità” che rispetto a quello “normale” è solo migliore nelle caratteristiche merceologico e fisiche, senza l’esclusione di nessuna delle componenti pericolose alla salute quali: l’arsenico, il mercurio, i polimeri clorurati, il cadmio, ecc..
    In merito alla possibilità offerta dalla normativa nazionale di portare in combustione il CDR e/o CDR-Q ed ottenere anche i così detti “certificati verdi”, che altro non sono che benefici economici forniti a chi è stato incapace di gestire il ciclo dei rifiuti ed evitare la combustione, vi è stata una sentenza della Corte di Giustizia Europea (C-283/07 del 12/12/2008) che, nel condannare l’Italia, ha riconosciuto al CDR e/o al CDR-Q la classificazione di “rifiuto” e, come tale, impossibilitato a poter produrre anche benefici economici ove portato in combustione, sia questa in termo inceneritori o in centrali termoelettriche.
    In merito al richiamo del Presidente sul principio comunitario delle “3R” (Recupero, Riciclo, Riuso) la richiamata condanna dell’Italia è avvenuta a seguito della mancata rispondenza a questi fondamenti programmatici; ma ciò che appare strano è che il Presidente non sappia che ancor prima dell’utilizzo in combustione e/o del deposito in discarica, il CDR può ancora essere sottoposto al “recupero” di tutte le componenti che lo costituiscono (metalli, non metalli, plastiche, carte, cartoni e fibre tessili e legnose), mediante tecnologie a freddo ed innovative ed al successivo “riciclo” e/o “riuso” delle “materie prime secondarie” recuperate ed il tutto con evidenti benefici ambientali.
    Perché quindi persistere nella volontà di bruciare il CDR e/o il CDR-Q a Cerano quando esistono soluzioni meno impattanti che la stessa Regione dovrebbe promuovere?

    Eppure l’intervento normativo della CE in merito alla “gerarchia” da seguire sull’utilizzo dei rifiuti e sulle norme dei Combustibili Solidi Secondari (CSS), fra i quali è considerato anche il CDR, è stato chiaro e forte e riportato nella Direttiva 98/2008/CE relativa ai “rifiuti” e non può sfuggire a chi opera sulla programmazione di una grande Regione com’è la Puglia.
    In merito alla “gerarchia”che si applica quale ordine di priorità della normativa e della politica in materia di prevenzione e gestione dei rifiuti, vi è: 1^) prevenzione; 2^) preparazione per il riutilizzo; 3^) riciclaggio; 4^) recupero di altro tipo, per esempio il recupero di energia, 5^) smaltimento.
    E’ del tutto evidente, quindi, che le operazioni di preparazione per il riutilizzo ed il riciclaggio costituiscono maggiore priorità rispetto all’utilizzo nel “recupero” di energia e quindi nella combustione del CDR.

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  2. La stessa Direttiva, se non vogliamo foderarci gli occhi di prosciutto, prevede che il “recupero” di energia da rifiuti è possibile solo in condizioni di “efficienza energetica” dell’impianto di incenerimento; tale efficienza si calcola attraverso l’utilizzo di una formula che, perché il rifiuto possa essere bruciato, deve portare ad un coefficiente maggiore di 0,60. Se pur in termini sommari e da approfondire, l’applicazione della formula porta, per la centrale Enel di Brindisi Sud, a coefficienti di “efficienza energetica” molto più bassi rispetto allo 0,60 previsti.
    Allora, la Regione e/o la stessa ENEL dimostrino che la centrale di Cerano ha un’efficienza energetica superiore allo 0,60, prima di fornire certezze in merito alla possibilità di portare in combustione il CDR e/o il CDR-Q che, comunque, sono rifiuti!!
    Infine, ascoltando sempre le parole del Presidente Vendola in riferimento al “pacchetto clima-energia” (20-20-20) ed in merito al raggiungimento dell’obiettivo per l’Italia del 17% per le “fonti energetiche rinnovabili”, la CE non fa alcun riferimento all’utilizzo di Combustibili Solidi Secondari (CSS), fra cui il CDR, individuando come fonti energetiche rinnovabili solo quelle non fossili costituite da: eolica, solare, geotermica, aerotermica, idrotermica, oceanica, idroelettrica, da biomassa, da gas di discarica, da gas residuati dai processi di depurazione e relativi biogas.
    In definitiva, l’energia prodotta dalla combustione di CDR e/o CDR-Q non comporterebbe alcun contributo a pacchetto clima–energia, in quanto questa è prodotta da un “rifiuto” e come tale non è una fonte “rinnovabile”.

    Con ciò, quale sarebbe la convenienza dell’ENEL a bruciare CDR??
    La Direttiva 98/2008/CE non permette la combustione di “rifiuti” ma solo di “prodotti”, ottenuti attraverso le 3R e che, rispondendo ad una normativa tecnica, devono appartenere ad una di 5 classi che si distinguono in funzione di 3 parametri: il NCV (potere calorifico netto), il contenuto di cloro ed il contenuto di mercurio; al minimo (classe 1) il contenuto di cloro deve essere inferiore al 2% in peso, per cui la presenza in combustione di molecole clorurate non esclude la formazione ed emissione di Diossine, IPA , Furani, ecc.
    La favola che la combustione del carbone avviene a 1300-1400 °C, o più e che a tale temperatura non si producono diossine, non può reggere perché il combustore (caldaia) non è omeotermo (stessa temperatura) per cui nelle “zone fredde”, poste ai bordi ed a contatto con le pareti, si rileva sempre una notevole differenza di temperatura tale da poter innescare i processi di formazione dei polimeri clorurati e quindi delle diossine in particolare.
    Per oggettiva conoscenza riporto che in un CDR e/o CDR-Q il quantitativo di plastiche pesanti (clorurate) è dell’ordine del 13-15% sul totale e quindi fra 45.000 e 52.000 tonn/anno rispetto al totale previsto dal PEAR di 350.000 tonn/anno; con questi quantitativi di plastiche pesanti e clorurate immesse in combustione, con i sistemi di captazione delle microparticelle presenti nella centrale di Brindisi Sud (filtri elettrostatici), con la mancanza di omeotermia nella camera di combustione, con gli enorme flussi aeriformi presenti, sfido chiunque a dimostrare che non è possibile produrre più di 0,1 nanogrammi/Nmc (un miliardesimo di grammo) di diossine.
    In definitiva, ritengo che la possibilità di aver previsto la combustione del CDR e/o CDR-Q nella centrale di Cerano, sta tutta nella sostanziale incapacità della politica, a qualsiasi colore appartenga, a definire e chiudere il “ciclo dei rifiuti”, così come previsto nella “gerarchia” e nella normativa della Comunità Europea.

    prof. dott. Francesco Magno
    geologo-consulente ambientale
    (coord. scientifico della Federazione dei Verdi a Brindisi )

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