sabato 18 giugno 2011

Bella di Cerignola in salsa di diossina? di Dorella Cianci



In prima di copertina del libro di Francesco Sinisi la masseria di Posta Angeloni a Tressanti.










Pubblichiamo sul blog lo scritto apparso per la prima volta sull'inserto a tiratura regionale "Le città della cultura" (11 giugno 2011) in uscita settimanalmente sul quotidiano L'attacco. Buona lettura!

P.S. In fondo all'articolo, abbiamo allegato alcune foto in bianco e nero tratte dal libretto di Francesco Sinisi, intitolato Tressanti. Storia di un antico borgo, edito nel 1998 dal Comune di Cerignola come primo volume della collana "La città invisibile". Il pamphlet è stato scritto sulla base dei ricordi sopravvissuti ai lavori d'ammodernamento della frazione rurale cerignolana negli anni settanta e alla conseguente devastazione di gran parte delle vestigia medievali della masseria fortificata risalente alla prima colonizzazione dei 'Catapani' (età bizantina) in terra dauna. Nelle conclusioni della sua opera, Francesco Sinisi lancia un appello accuorato per salvare la pineta ("Pino italico") di Tressanti - un tempo cuore della "Reale Riserva" e, ancora oggi, habitat del falchetto (l'animale preferito di Federico II di Svevia) - affinché possa essere preservata come monito per i moderni ed in vista di un futuro riconoscimento di "Tre Santi" come bene storico e paesaggistico da tutelare e curare.

Bella di Cerignola in salsa di diossina?
di Dorella Cianci

Cerignola è il più grande centro agricolo della Capitanata, uno degli agri più estesi d’Italia e lega la sua principale risorsa all’agricoltura in vari settori: viticolutura, olivicolutura, orticolutura e cerealicoltura. Vi immaginate un po’ di “bella di Cerignola” in salsa di diossina? Da tempo si è costituito un comitato per dire “no” a questa quasi reale possibilità, poiché dovrebbe sorgere nei pressi di Borgo Tressanti un inceneritore. Un esponente del comitato del NO, Beppe Dimunno, giovane attivista, spiega: «Un inceneritore ammorba l’aria, contribuisce, se pur poco rispetto alle centrali elettriche a combustioni fossili, al riscaldamento del pianeta, e al buco nell’ozono, oltre a desertificare, poiché aumentando la temperatura si consuma l’acqua dei pozzi artesiani e la falda acquifera (acque poi destinate ad uso agricolo)». Insomma questa faccenda non ci pare granché positiva per la città di Cerignola, che per fine anno dovrebbe vedere attivo il termovalorizzatore, ora già in costruzione. Ma non vogliamo fermarci al primo gradino, bensì comprendere bene e più chiaramente, in maniera spicciola direi, cos’è un inceneritore, che alcuni chiamano “termovalorizzatore” erroneamente, perché il riciclo è l’unico vero modo di “valorizzare” i rifiuti. Si tratta di impianti per lo smaltimento dei rifiuti, attraverso un processo di combustione ad alta temperatura, con relativo rilascio o di energia elettrica o di polveri e ceneri. Gli inceneritori sono da tempo diffusi in Europa e in alcuni casi, a Vienna ad esempio, inseriti nel tessuto urbano. Nonostante la diffusione di questi, permangono numerosi dubbi da parte della comunità scientifica circa la tossicità dei gas prodotti, ma anche delle polveri e delle ceneri. L’o.k. di molte zone del Nord Europa non appaiono garanzie sufficienti e non rassicurano affatto.

Una vera e propria “gatta da pelare” piovuta dal cielo sulla città di Cerignola e sulla città di Manfredonia, ad opera principalmente delle precedenti amministrazioni, ma comunque una pesante eredità lasciata dalla “peggio politica”. Questa patata bollente ora è nelle mani dei sindaci Giannatempo e Riccardi, i quali, nei giorni scorsi, si sono incontrati col manager del gruppo Marcegaglia, Garavaglia, per discutere di questa questione poco arginabile in un forum promosso da l’Attacco. Un’atmosfera troppo ridanciana per una questione di così grande rilievo!

Facciamo il punto della situazione. Gi inceneritori portano la firma di Emma Marcegaglia e del potente gruppo legato alla sua famiglia, veri “amanti del nostro territorio”, i quali incentivano il turismo con l’arricchimento di villaggi come Pugnochiuso (uno dei tanti a firma Marcegaglia tourism) e poi distribuiscono un po’ di inceneritori a pochi chilometri per incentivare il turismo. In questi giorni il gruppo ha messo a disposizione sul sito internet del “E.T.A. Marcegaglia” gli atti, ma non solo, per far comprendere anche la loro linea ‘ambientalista’: gli effetti nocivi potrebbero esserci, a quanto detto, ma a 5 km dal sito dove generalmente sorgono gli inceneritori e inoltre tutto questo, a Cerignola, ricadrebbe in un’area scarsamente popolata. Riassumendo, se non sbaglio: Borgo Tressanti dista 7 km dal sito, dunque quei due chilometri dovrebbero essere la salvezza della popolazione, ma anche qualora non lo fossero, beh signori cari, poco male, si tratta “solo” di meno di 200 persone, che sarà mai?

Ma ormai su ogni questione è troppo difficile alzare il velo di Maia, infatti quando si è ormai già radicati nelle proprie certezze ecco spuntare, dal sito del gruppo Marcegaglia, una relazione del prof. Misceo, docente di gestione delle risorse idriche presso il Politecnico di Bari, in particolare concentrata sulle rilevazioni dei nitrati in tali aree, il quale – con molti particolari tecnici – ridimensiona i dati, affermando che si tratta di cifre “ininfluenti ai fini dell’agricoltura”. Il professore auspica anche che la Regione Puglia offra assistenza e agevolazioni al mondo agricolo, oltre che informazione. Tutto questo risale al 2006. Quanto queste consulenze di parte rassicurano la popolazione?

«I comitati hanno sempre chiesto una valutazione ambientale strategica (VAS)», dichiara Dimunno, il quale insieme a molte altre presone si batte per la difesa di quell’area.

Intanto il Comitato va avanti con i suoi scopi garantisti, rimanendo a volte inascoltato, anche dalla disinformazione della gente, e questo non ci risulta difficile crederlo, infatti dopo aver insistentemente chiesto di poter parlare con l’assessore regionale Nicastro, anche con una lunga mail di presentazione, nessuna risposta è giunta, tranne quella della sua gentilissima segreteria, la quale mi ha detto amaramente “Purtroppo difficilmente a Cerignola si potrà fare ancora qualcosa”. Pare che Nicastro o no (il quale peraltro a volte si è dichiarato contrario agli inceneritori) l’inceneritore dovrà esserci e pare ci fosse nel piano già prima del suo insediamento, approvato anche dall’ambientalista Vendola. Il Piano Regionale sui Rifiuti, adottato nel 2006 dalla Giunta Vendola, ha sì ridotto da 11 a 5 il numero di termovalorizzatori da realizzarsi nella nostra Regione, ma non si può rinunciare al business degli inceneritori. E l’Europa in tutto questo da un lato offre denaro per convertire gli agricoltori al biologico, dall’altro taglia le gambe all’agricoltura offrendo finanziamenti anche in termini di termovalorizzatori.

Ponendo la lente sull’area dove sta sorgendo l’inceneritore si vede quanto segue. La zona interessata, al primo livello, affianco ai 35 ettari destinati al ‘mostro’, vede sorgere un impianto che produce ecoballe. Mi racconta Dimunno che di fronte, già da tempo, sussisteva un campo di pannelli fotovoltaici proprietà del Comune di Manfredonia. “50 ettari rubati all’agricoltura”, dice il giovane studioso. Parliamo spesso della vocazione di questa città, ma una pianificazione territoriale del genere non violenta l’intero Tavoliere?

La zona di Borgo Tressanti non è nota certamente a tutti, essa sorge a circa 18 km da Cerignola, ed è anche un’area di rilevanza storica, per questo anche il nascente club Unesco dovrebbe unirsi nella tutela dell’area, infatti quella zone pare siano state una riserva di caccia prima di Federico II poi dei Borboni. In epoca federiciana era denominata“Masseria Tre Santi”, riserva naturale popolata di “falchi grillai”. Dunque un’area da tutelare da un punto di vista paesaggistico, storico e ambientale, chiamando in causa Legambiente ed Unesco.

Giannatempo sottolinea la costrizione che vi sarebbe quasi in materia di inceneritori in mancanza di reali alternative per lo smaltimento dei rifiuti, eppure in un incontro svoltosi nella parrochia di San Domenico, sempre a Cerignola, l’ing. Saverio Russo ha detto esattamente il contrario. Inoltre un immunologo ed allergologo, Giuseppe Mancino, ha elencato le varie ripercussioni di queste ceneri sulla salute dell’uomo: disturbi del sistema neurovegetativo, carcinomi mammari, tumori all’intestino retto, perché le polveri prodotte vanno a localizzarsi nell’adipe umano. Dopo le immagini choc mostrate dal dott. Mancino, la parola è stata data all’assessore all’ambiente Palladino, il quale ha ricordato che quest’amministrazione si è impegnata in maniera istituzionale scegliendo il ricorso al Presidente della Repubblica (l’altra alternativa sarebbe stata il ricorso al TAR). Lo stesso ha ribadito che la partecipazione di molte persone alla manifestazione del 18 Giugno in città potrebbe essere l’unico modo per accelerare i tempi del ricorso.

La tutela dell’agricoltura è quasi un precetto, infatti basti pensare al batterio killer per comprendere quanto l’illecito, probabilmente commesso sui prodotti che finiranno sulle nostre tavole, finisce inevitabilmente per contaminarli e come una catena naturale l’uomo distrugge e viene distrutto.

«Non si hanno certezze conclamate sugli effetti delle nanopolveri, ma – ribadisce Mancino – molti miei colleghi oncologi hanno dichiarato che, nelle zone dove sono presenti gli inceneritori, i tumori sono numericamente superiori». Don Pasquale Cotugno, parroco di San Domenico, ma già parroco per molti anni a Tressanti, ha invitato – nell’incontro di giovedì 9 – la comunità di Tressanti ed ha ribadito più volte che questi abitanti non sono affatto disinformati, ma in loro sta giustamente cominciando a serpeggiare un senso di amara sconfitta. «Garavaglia del gruppo Marcegaglia voleva comprare la vita delle persone con campi di calcetto», questa la dichiarazione forte di Don Pasquale, il quale inoltre evidenzia lo stato di abbandono nel quale è lasciata la borgata. Ed è su questo abbandono istituzionale che ha trovato terreno fertile la relazione dei periti del gruppo Marcegaglia, i quali parlarono di “borgata spopolata e desertificata”.

E qualora qualcuno di noi abbia pensato che l’inceneritore, nella sua costruzione, porterebbe lavoro dovrebbe sapere che in quello costruito a Massafra vi lavoravano tre sole persone.







































































"Ci sostiene la speranza che gli studenti di Tressanti - magari aiutati dall'apposizione di un vincolo ambientale - adottino questo patrimonio di Pino italico, salvandolo dalla mano distruttrice di uomini senza scrupoli." (F. Sinisi)

W LA SCUOLA PUBBLICA
In seguito, pubblicheremo in questo post altre foto della borgata come appare oggi.


Collegamento al nostro dossier sul falco naumanni.

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