domenica 17 aprile 2011

A Parma Slow Food dice no all'inceneritore


Slow Food dice no all'inceneritore

16/04/2011

In questi giorni Parma celebra la propria cultura e tradizione gastronomica a Cibus Tour, la fiera a cui Slow Food Italia partecipa con un evento nell’evento: Po(r)co ma Buono.
Inevitabile che in questa situazione finiscano sotto i riflettori anche altri temi, ben più controversi: ci riferiamo in particolare alla vicenda della costruzione di un inceneritore di rifiuti proprio alle porte della città.
Il progetto per la costruzione dell’inceneritore è nato nel 2005 e si concluderà nel 2012, quando l’impianto verrà messo in funzione. Molti cittadini e organizzazioni della società civile si sono mobilitati fin dalle primissime fasi, organizzandosi nell’Associazione gestione corretta rifiuti e risorse di Parma (AGCR) e portando avanti campagne di informazione e sensibilizzazione, soffermandosi soprattutto sugli aspetti sanitari e sull’impatto ambientale di questa struttura, quali l’emissione di polveri sottili e di diossina nell’atmosfera.
«Slow Food Italia non può esimersi dal prendere una posizione chiara su questo tema, cosi rilevante sia per la salute dei cittadini che per il futuro del territorio. Sosteniamo la campagna dell’AGCR No Inceneritore, Si Rifiuti Zero, schierandoci contro la costruzione di un impianto definito incompatibile dalla legge italiana con le produzioni agricole di qualità. Gli impianti di incenerimento rientrano infatti tra le industrie insalubri di classe I in base all’articolo 216 del testo unico delle Leggi sanitarie (G.U. n. 220 del 20/09/1994, s.o.n.129)» commenta Roberto Burdese, Presidente di Slow Food Italia.
«Il problema della gestione dei rifiuti e il diritto a un cibo buono, pulito e giusto sono fortemente correlati, se pensiamo che la maggior parte dei rifiuti che produciamo è proprio legata ai prodotti alimentari e ai loro imballaggi. Da tempo Slow Food sostiene politiche di riciclaggio e riduzione degli sprechi: ne abbiamo fatto un tratto distintivo persino dei nostri grandi eventi, a partire dal Salone del Gusto di Torino. La nostra sensibilità si sta sempre più spesso traducendo in iniziative concrete come quelle che vedono impegnata la Condotta Slow Food Vesuvio. In un territorio dilaniato dal problema delle immondizie, infatti, i rappresentanti locali di Slow Food, in collaborazione con associazioni ambientaliste e comitati di cittadini, hanno fondato “Cittadini per il parco”, un movimento per lo sviluppo sostenibile dell’area vesuviana. Al suo interno tre gruppi di studio analizzano la situazione per cercare concrete soluzioni per la riqualificazione ambientale e l’attuazione del modello “Rifiuti zero” ideato da Paul Connett», continua Burdese.
La combustione dei rifiuti, infatti, rispetto al riciclaggio, pone il serio problema della contaminazione dei suoli, danneggiando le filiere agricole, patrimonio di valore inestimabile e fiore all’occhiello del parmense. «È ora di iniziare un profondo cambiamento nel nostro stile di vita, e dobbiamo partire proprio dal nostro modello alimentare, senza cercare palliativi e soluzioni temporanee. Se un pezzo di questa rivoluzione prendesse le mosse proprio da Parma, luogo simbolo del buon cibo, sarebbe un segnale straordinario per tutta Italia», aggiunge Antonio Cherchi, Presidente di Slow Food Emilia Romagna.
«L’incenerimento dei rifiuti è una tecnologia ormai in via di abbandono, come testimoniano numerosi Paesi europei che stanno spegnendo, o pensando di farlo, i loro impianti: dire NO all’inceneritore non significa risolvere i problemi ambientali, ma può voler dire molto di più. Significa dire SI alle politiche delle 4R che l’Europa ci chiede in tema di rifiuti: Riduzione, Riuso, Riciclo e Recupero.
Significa dire SI a un cibo pulito, significa preservare risorse per le prossime generazioni», commenta Antonella Ferrari, Fiduciaria della Condotta Slow Food Parma, e conclude «Anche se AGCR non riuscirà a bloccare l’accensione dell’inceneritore, continueremo a promuovere quei comportamenti virtuosi che portino al suo spegnimento, per iniziare ad alleggerire il carico inquinante, per tutelare la salute dei nostri figli e la terra in cui viviamo, considerati i dati emersi dalle ultime ricerche, che ne confermano la pericolosità. I limiti di legge sugli inquinanti sono infatti insufficienti in quanto considerano per le diossine rilevamenti nell'aria, mentre è riconosciuto che ben più efficaci sarebbero le analisi su matrici ambientali quali esseri umani, animali, piante e suolo dove la diossina si deposita e si accumula nella catena alimentare nel corso degli anni. I filtri degli impianti di ultima generazione non riescono poi a intercettare le nanopolveri, che possono passare attraverso gli alveoli polmonari, entrare nel circolo ematico e sono in grado di modificare il DNA».

Ufficio stampa Slow Food

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