domenica 16 gennaio 2011

L'inceneritore del Subappenino Dauno. Che cosa succede realmente a Sant'Agata di Puglia?



Governare il territorio: l'ultima boutade sono i comitati cittadini "spontanei" fortemente voluti e promossi dai politici. Un'operazione trasversale di marketing politico, di cui vedremo prossimamente gli effetti paludosi sul territorio. Iniziative studiate a tavolino per confondere i cittadini e l'opinione pubblica e depotenziare la vera protesta che sale dal territorio contro l'eolico selvaggio, il mercato dei "certificati verdi", inceneritori, cementifici e centrali termoelettriche.

Che cosa succede realmente a Sant'Agata di Puglia? Che significa, se i politici come Schiavone (cons. reg. IdV) e Gentile (PD, ass. reg. solidarietà e lavoro), che dovrebbero essere incaricati di risolvere i problemi, organizzano per i cittadini "comitati spontanei" ambientalisti?

Il Subappenino dauno sopporta da tempo il peso eccessivo di pale eoliche disseminate senza molta pianificazione ai confini fra una comunità e l'altra in zone di interesse paesaggistico; la malattia che si sta diffondendo rapidamente fra gli abitanti del territorio è l'ipocondria, che dal punto di vista psicologico è definibile "come un meccanismo di difesa da un pericolo interno o esterno, associato alla vita relazionale e sociale oppure all'identità". Appunto.

Sta accadendo a Sant'Agata che un Consiglio Comunale ha dato in aprile la disponibilità ad accogliere sul territorio una centrale cogenerativa della società AGRITRE s.r.l. di Ravenna da 23,7 (Gruppo Tozzi) MWe e 80 MW termici con alimentazione da biomasse solide (prevalentemente paglia - secondo loro). Successivamente il 2 agosto il sindaco ha convocato i consiglieri comunali (non i cittadini) per la presentazione di uno straccio di progetto preliminare assolutamente vago, senza alcun dato tecnico e con tante foto in cui si pone l’accento sulla ricaduta occupazionale di 35 dipendenti per 15 anni, mentre la convenzione firmata è per 25 anni, prolungabile per altri 20. In altre parole, la terra dei santagatesi è stata svenduta "per un pugno di dollari" (circa 100.000 euro). La localizzazione dell'impianto - località Viticone (al confine con Deliceto) - è vicinissima alla centrale turbogas Edison di Candela e, quindi, si andrebbero a sommare le immissioni inquinanti, rendendo l’aria insalubre e portatrice di malattie, a causa della diossina superiore a quella della combustione di rifiuti, del particolato (polveri fini e ultrafini, ovvero le "nanoparticelle") e degli altri inquinanti.

Sull'operazione pesa l'assenso di organizzazioni come Copagri, Cia, Confagricoltura e Coldiretti che avrebbero firmato all'inizio dell'anno un'intesa sulla "filiera corta" per lo stesso impianto, quando ancora si parlava di una sua ubicazione ad Ascoli Satriano. Secondo Tonino Soldo, portavoce delle preocuppazioni dei suoi concittadini santagatesi e presidente di un circolo foggiano di Legambiente,
si tratta di "una centrale “peripatetica”, cioè che si sposta da un comune all’altro, alla ricerca del comune più sensibile all’aspetto economico che a quello della salute dei propri cittadini”; Agritre s.r.l., in pratica, non avrebbe fatto altro che rilevare il progetto che Agripower aveva predisposto inizialmente per l'agro di Ascoli Satriano (intervista rilasciata a Stato Quotidiano:
http://www.statoquotidiano.it/31/07/2010/santagata-di-puglia-centrale-a-biomasse-della-agritre-soldo-deliberato-per-lanticipo-dei-100mila-euro/32443/).

Secondo la legge regionale del 21/10/2008, n.31, che disciplina la produzione di energia da fonti rinnovabili e la riduzione delle immissioni "indotte dalle produzioni industriali" (questi impianti, infatti, non figurano come fonti d'inquinamento industriale!) è vietata la realizzazione di inceneritori di biomasse che non siano alimentati per almeno il 40% da materie prime ottenute in un raggio di 70km. Ciò che è praticamente impossibile, evidentemente, per un impianto dalle dimensioni mastodontiche come quello in oggetto. Gli agricoltori potranno, sì, vendere la paglia ricavando un utile, ma l’anno successivo per avere le stesse produzioni dovranno aumentare la concimazione ricorrendo alla chimica, con le conseguenze che questo comporta a partire dall’aumento nelle falde acquifere di nitrati e nitriti e non solo. Per di più, l'acqua necessaria per il raffreddamento dell'impianto, sommata a quella richiesta dalla vicina turbogas del gruppo De Benedetti a Candela, equivale al fabbisogno di 100.000-150.000 persone.

Eppure, invece che informare i cittadini sui rischi e assumersi l'impegno richiesto ad ottenere il ritiro della scellerata convenzione deliberata dal Consiglio Comunale, i politici predispongono comitati tanto "spontanei" da partire già con un presidente "pro tempore", aderente di partito, prima ancora di allargare ai cittadini, che di questo comitato dovrebbero essere lo zoccolo duro. Il vero compito dei comitati è, invece, quello di vigilare su questo tipo di operazioni (di "green washing") come il dibattito pubblico di domenica 26 settembre a Sant'Agata di Puglia sul tema Le centrali a biomasse tra opportunità e minacce. Verso la costituzione del Comitato "Ambiente e Salute" dei Monti Dauni. I cittadini di Sant'Agata e gli abitanti del Subappenino hanno bisogno, mai come in questo momento, di risposte nette. L'inquinamento agroenergetico di tali impianti, oltre a non rappresentare una opportunità di sviluppo per il territorio, perpetra lo scippo d'identità nei confronti di quella che, fino a poco tempo fa, era considerata l'ultima terra vergine rimasta in Puglia.

1 commento:

  1. Non necessariamente lo sviluppo energetico è sintomo di inquinamento e speculazioni...
    Credo che occorre avere informazioni precise sul combustibile (paglia?), sui residui della combustione e sulle emissioni.
    La centrale di candela normalmente in marcia emette CO2 quanto tre automobili in viaggio.
    Valutare e tutto ma senza pregiudizi.

    RispondiElimina