domenica 16 gennaio 2011

L'inceneritore di Manfredonia e la raccolta differenziata nella provincia di Foggia.


L'impianto di incenerimento fa capo alla società E.T.A. Spa, con sede legale in Crotone (KR), via Firenze n. 52 – 88900, partecipata al 100% dal Gruppo Marcegaglia. L'investimento ammonta a 60,5 milioni di euro, di cui circa 20 mln (in seguito ridotti a 15) provenienti dai fondi europei per le aree depresse del Contratto d'Area di Manfredonia-Mattinata-Monte Sant'Angelo (ex zona Enichem). Essendo l'impianto in regime di convenzione CIP6/92 stipulata nel 1997 con ENEL (ora GSE), E.T.A. è titolare del diritto di vendere energia al elettrica a prezzo di molto maggiorati rispetto alle tariffe convenzionali (sui CIP6 è in corso, tuttavia, una controversia comunitaria tra Italia e Europa).

L'impianto di incenerimento è collegato da una strada interna privata ad un impianto per la produzione di CDR, già inaugurato e non operativo, di proprietà del consorzio CO.GE.AM. (composta da Cisa Spa, Ecomaster Atzwanger e Marcegaglia Spa.), che ha usufruito anch'esso di circa 5 mln di finanziamento del Contratto d'Area. CO.GE.AM. è risultata aggiudicataria della gara d'appalto con D.C. n. 273 del 26.11.2004 durante l'emergenza rifiuti.

Insieme a tale impianto per la produzione delle famigerate ”ecoballe”, l'inceneritore costituisce una piattaforma per il “ciclo integrato” dei rifiuti, ossia quel modello di gestione dei rifiuti solidi urbani (RSU) basato sul recupero dell'energia termica a seguito della combustione della frazione residuale della raccolta urbana e sulla riduzione dei conferimenti in discarica. Tale sistema non “chiude” il ciclo dei rifiuti, in quanto necessita di discariche speciali per le ceneri e i fanghi residui della combustione e dell'attività di gestione degli inceneritori. Infatti, il processo di ristrutturazione del settore dei rifiuti urbani promosso dal Decreto Ronchi (D. Lgs. 22/197 e s.m.i.) privilegia la strategia delle cosiddette “4R” (riduzione, reimpiego, riciclaggio, recupero); essendo uno degli scopi principali di questa legge la tutela della salubrità dell'ambiente, tale contesto di legge mira soprattutto a disincentivare con tutte le possibili operazioni – compreso la separazione bio-meccanica (trattamento “a freddo”) dei rifiuti – la pratica dello smaltimento attraverso discariche ed inceneritori, in quanto rappresenta il grado più basso di una gerarchia dettata dalle direttive europee. Considerato, dunque, che la media di raccolta differenziata nella provincia di Foggia è di poco superiore al 10% (15% per la Puglia, 11% per Manfredonia; dati: http://www.rifiutiebonifica.puglia.it/ - aggiornamento nov 2010) la realizzazione di un tale impianto con finanziamento pubblico appare come un'ingiusta inversione di una gerarchia, che si pretende virtuosa a monte attraverso la produzione di sempre meno rifiuti e la progressiva eliminazione dei siti di smaltimento.

Il "cdr di qualità" - Per quanto riguarda la provenienza della materia prima che andrà a costituire il combustibile CDR necessario, l'elaborato progettuale “Analisi sintetica dei costi e benefici” prodotto da E.T.A. Precisa che l'intero fabbisogno per il ciclo di produzione, pari a circa 135.000 t/anno, sarà fornito per la gran parte (circa 125.000 t/anno) dalla società Progetto Ambiente Foggia Provincia, composta per il 99% da CO.GE.AM., mentre le restanti 10 t/anno verranno fornite da CISA Spa, società detentrice nel Comune di Massafra (TA) di due impianti per la produzione di CDR. Tuttavia, nella III Conferenza dei Servizi del 15-02-2010 si parla soltanto di un impegno formale da parte della ditta ad utilizzare RSU dalla provincia di Foggia e dalla Puglia (con eventuale utilizzo di CDR di diversa provenienza dovrà essere segnalato e motivato con trenta giorni di preavviso, salvo eventi non preventivamente ipotizzabili). Secondo il Rapporto Rifiuti Urbani 2009 dell'ISPRA (Istituto superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale) il totale della produzione della provincia di Foggia ammonta a 336.000 t/anno. Considerando che la produzione di rifiuti pro capite della provincia di Foggia risulta contenuta, la buona dotazione di impianti di compostaggio della Capitanata, che la frazione “umida” può rappresentare fino ad 1/3 dell'ammontare complessivo dei RU ed, infine, gli obbiettivi di riduzione a monte della produzione di rifiuti e quello del 65% di raccolta differenziata entro il 2012 del Decreto Ronchi, il dato di 125.00 t/anno per la sola provincia di Foggia appare frutto di una stima sbagliata (diversamente, potrebbe compromettere del tutto ogni sforzo già in atto o in nascere di organizzare una filiera corta del recycling).

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