sabato 22 gennaio 2011

La sottile linea rossa. Di Agostino Di Ciaula


Una sottile ma solida linea lega i cittadini di Terzigno, di Borgo Tressanti, di Lucera, di Galatina, di Taranto, quelli di Conversano, di Modugno, di Brindisi, di Sant'Agata di Puglia, della Valle del Basento, di San Filippo del Mela, di Acerra, di Barletta e di decine di altri comuni meridionali.

Cittadini che sono stati picchiati per essersi opposti al passaggio di camion che trasportavano rifiuti tossici verso una discarica, turbine di una centrale termoelettrica, copertoni destinati ad essere bruciati in un inceneritore o in un cementificio.

Una linea colorata con il rosso della rabbia, più che della passione.

La rabbia di chi si sente impotente di fronte all’arroganza di un potere che non ascolta ma impone.

La rabbia di chi subisce continue illegalità da parte di chi la legalità dovrebbe promuoverla, garantirla e tutelarla.

La rabbia di chi oppone verità a menzogne, tutela del bene comune a imposizione del bene privato, sincerità ad ipocrisia.

La rabbia di chi ha come priorità la propria salute, non quella del proprio capitale sociale.

La rabbia di chi sente la responsabilità di essere amministratore delegato della vita dei propri figli, non della propria azienda.

La rabbia di chi si sente chiamare “camorrista” per il solo fatto di essersi opposto alla creazione delle stesse ferite che le connivenze decennali tra camorra ed amministrazioni pubbliche hanno provocato a territori e popolazioni inermi ed inconsapevoli.

La rabbia di chi si sente accusato di ignoranza e superficialità da parte di chi sembra aver studiato solo le informazioni utili alla conquista del potere ed all’esercizio dell’arroganza, e che parla con aria da luminare utilizzando parole che non conosce, spacciate per lui da pusher di falsità.

La rabbia di chi si sente colonizzato e subisce rinnovate invasioni barbariche, con sporche connivenze da parte di amministratori locali pronti ad accettare i 30 denari utili alla propria sopravvivenza politica.

La rabbia di chi non vuole scappare ma combattere in difesa del proprio territorio e dei propri diritti civili.

Prima che quella linea da rossa diventi nera in segno di lutto, aggrappiamoci ad essa e tendiamola, cercando di far inciampare e cadere chi è fonte di tanta rabbia.

Facciamolo con la forza e la dignità propria di chi ha consapevolezza di essere nel giusto, perché lo siamo. Loro, i nuovi barbari, non possono dire altrettanto.

NON MOLLIAMO !

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