domenica 23 gennaio 2011

La Capitanata: Eldorado dell'oro nero!

Pubblicato per la prima volta su Hermes.

Che la Capitanata fosse una terra appetibile per i Signori delle energie rinnovabili non vi erano molti dubbi; abbiamo sole e vento in abbondanza per pannelli e torri eoliche e scarti agricoli per le cosiddette “centrali a biomasse”, materie prime che fanno gola alle aziende per ottenere i generosi incentivi messi a disposizione dallo Stato (vedi le pale eoliche ferme nei pressi di Ordona o sull’autostrada).

Ma che la nostra terra, l’Antica Daunia, fosse anche un piccolo Texas grazie alla presenza sotterranea di idrocarburi solidi e liquidi era a conoscenza di pochi esperti del settore. Ebbene, spulciando le fonti ufficiali quali il Bollettino Ufficiale degli Idrocarburi e della Geotermia e ancora (cosa ancora più sorprendente) il Bollettino Ufficiale della Regione Puglia, si scopre che la nostra provincia non vedrà solamente il proliferare di pannelli, aereo generatori, centrali varie ma anche di vari pozzi per estrarre gas e petrolio!

Al 31 marzo 2010 si contano 4 istanze di permessi per effettuare pozzi esplorativi (Il Convento, Masseria Montarozzo, Posta del Giudice, Serra dei Gatti) e 1 permesso di ricerca (Posta Nuova). Ma la cosa che forse ignoriamo maggiormente è che, da diversi anni, sono stati rilasciate 12 concessioni di coltivazioni (ossia estrazioni) nei territori di Candela, Lucera, Masseria Acquasalsa, Masseria Grottavecchia, Masseria Petrilli, Melanico, Pecoraro, Tertiveri, Torrente Celone, Torrente Vulgano, Valle del Rovello.
In totale l’area interessata è di 2.109,01 kmq (la Capitanata ha un’estensione di 6.966, 17 kmq) e ad oggi i pozzi fatti sono 344 (sul tot. di 358 in tutta la Puglia); in 205 vi è il gas, 2 sono indiziati a gas, 137 improduttivi e in 9 c’è dell’olio.

I comuni che potrebbero vedere e che già hanno visto bucarsi il proprio agro sono molti: Ascoli Satriano, Biccari, Carapelle, Casalvecchio di Puglia, Castelluccio Valmaggiore, Castelnuovo della Daunia, Celle San Vito, Foggia, Lesina, Lucera, Manfredonia, Orsara di Puglia, Orta Nova, Pietramontecorvino, Roseto Valfortore, San Paolo di Civitate, San Severo, Serracapriola, Troia, Torremaggiore, Ordona, Deliceto, Bovino, Accadia, Alberona, Candela, Rocchetta Sant’Antonio, Sant’Agata di Puglia.
Negli uffici tecnici di tutti questi comuni potete trovare i progetti di perforazione. Le aziende in questione sono: Appenine Energy, Compagnia generale Idrocarburi, Medoilgas, Vega Oil, Eni, Edison, Gas Plus Italiana.

Ebbene, dopo questa elencazione entriamo nel merito, in particolare nel Burp n. 35 del 4/3/2008. La giunta Vendola, (Nichi Vendola, leader del partito Sinistra “Ecologia” e Libertà, alla testa del corteo “No Petrolio” a Monopoli qualche anno fa) dà il proprio assenso su relazione dell’allora Assessore all’Ecologia Losappio (lo stesso che inaugurò l’impianto per la produzione di CdR, combustibile da rifiuti o "ecoballe", del gruppo Marcegaglia vicino Borgo Tressanti), alla realizzazione di un pozzo (permesso “Torrente Celone”) a 6 km a sud di Foggia, nei pressi di Masseria Sipari.

In particolare l’istanza del permesso di ricerca “Masseria Montarozzo” vede interessato il Bosco dell’Incoronata, area protetta SIC (Sito di importanza comunitaria), l’unico polmone verde di un’immensa area senza un albero, nonchè area sismica (ricordate l’ultimo terremoto il 17/9/2010, magnitudo 4.4 tra Foggia, Carapelle, Orta Nova? Bene, esattamente lì).
La giunta Vendola autorizzerà anche questa istanza assieme alle altre? Inoltre, le tecnologie utilizzate per la perforazione saranno compatibili con la destinazione agricola dei suoli? Queste interrogativi risultano legittimi, dal momento che risulta difficile avere informazioni al riguardo: nelle tv e giornali locali questo argomento non viene affrontato e il silenzio sembra prevalere.

Allora, andando a curiosare sui siti dei vari comitati che si battono contro le trivellazioni selvagge, soprattutto in mare, notiamo un interessante osservazione: il nostro petrolio è cosiddetto “amaro”, ossia, oltre ad essere esiguo è ricco di impurità e gas sulfurei, ed è pesante, cioè presenta molecole allungate rispetto a quelle necessarie per “farci la benzina”. Perché allora tutto questo interesse per i nostri presunti giacimenti da parte di queste multinazionali del petrolio?
La risposta l’ha data il programma di inchiesta “Report”: nel momento in cui le istituzioni pubbliche rilasciano le autorizzazioni, ecco che le azioni di questi gruppi industriali acquistano maggior valore in Borsa. Non occorre andare molto lontano per vedere gli effetti dell’estrazione: in Val d’Agri (Basilicata) i cittadini hanno iniziato a protestare, scendendo in piazza, poiché il petrolio non ha portato lo sviluppo da loro sperato (il lavoro è subappaltato con contratti precari) e le terre dei contadini sono inquinate dalle fuoriuscite di gas e greggio.

Non possiamo prevedere il futuro, ma possiamo certamente affermare che la Regione Puglia ha una grande responsabilità nel rilascio delle autorizzazioni e deve evitare che questa caccia all’oro nero comprometta per sempre il nostro territorio.

Comitato spontaneo contro gli inceneritori in Capitanata
22/01/2011




Vega Oil?
Texas Italia. Leggi il dossier di Legambiente.

1 commento:

  1. Ma è possibile che guesti maiali riescano a fare i loro porci interessi sulla pelle della povera gente, e noi non riusciamo ad organizzarci per mandarli via tutti a calci nel sedere?
    Rivoluzioneeeeeeeee

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