sabato 22 gennaio 2011

In Puglia inceneritori a Massafra, Modugno ed uno in costruzione a Borgo Tressanti (FG). Tutti del gruppo Marcegaglia.

Maurizio Portaluri da tuttosanita.it

Ed anche in Puglia alla fine spuntano gli inceneritori. Ce ne è uno a Massafra, uno a Modugno ed uno in costruzione a Borgo Tressanti a Foggia. Tutti del gruppo Marcegaglia.
La Giunta di centro destra cercò di costruirne uno a Trani ma non ci riuscì. Recentemente un nuovo “mantra” viene ripetuto dal presidente Vendola e dall’Assessore all’ambiente Nicastro: “ci vogliono inceneritori di ultima generazione per chiudere il ciclo dei rifiuti”.

Purtroppo cambiano gli attori ma la trama è sempre la stessa. Per cui vale la pena di ricordare ai cittadini alcuni elementari principi.
Se si fa la raccolta differenziata porta a porta, non ci sarà mai abbastanza rifiuto da incenerire. L’incenerimento è economicamente vantaggioso per i gestori degli impianti a condizione che le quantità assicurate all’incenerimento siano adeguate. Quindi o si fa raccolta differenziata o si brucia. “Tertium non datur”.

L’incenerimento ha come prospettiva l’incremento nel tempo della tassa rifiuti proprio per l’alto costo di gestione degli impianti. I vantaggi economici sono solo per i gestori, non per la collettività. Infatti l’occupazione prodotta da simili impianti è risibile in confronto a quella prodotta con la raccolta porta a porta e con il riciclo dei materiali.

Una regione che avesse a cuore una industria ecologica, svilupperebbe l’imprenditoria del riutilizzo.
Dal punto di vista del bilancio energetico, il riciclo dei materiali è molto più vantaggioso dell’incenerimento.
Dal punto di vista ambientale e sanitario bruciare rifiuti è una scelta che si muove contro due importanti indirizzi della Comunità Europea: la riduzione dell’immissione di diossine nell’ambiente, perchè il loro contenuto negli organismi biologici, uomo compreso, è ormai a livelli di guardia, e la riduzione della produzione dei rifiuti alla fonte.

Il “mantra” ripete anche che a mille gradi non si producono diossine ma non dice che a mille gradi bisogna arrivarci e poi bisogna raffreddare gli impianti. Inoltre, poiché nulla si crea e nulla si distrugge, ciò che non va in aria resta nei filtri e nelle ceneri.

E dove vanno le ceneri?
Avremo trasformato materiali riutilizzabili in rifiuto tossico-nocivo, che avrà a sua volta bisogno di uno smaltitore e di una discarica speciale. Una semplice assurdità.

La verità è che non si è mai voluta sviluppare una vera raccolta differenziata ed una industria del riutilizzo dei materiali. Chi produce materie prime e gestisce inceneritori e discariche può stare quindi tranquillo.

Per queste preoccupazioni nel 2008 gli Ordini dei Medici della Regione Emilia Romagna insorsero contro il dilagare degli inceneritori e l’allora ministro Bersani chiese al Ministro della Salute di intervenire per censurarli.

Quei medici non si sono fatti intimidire e continuano a dire la verità sugli inceneritori come è accaduto a Parma qualche settimana fa.
A Brindisi, dove il carbone bruciato negli ultimi 5 anni è aumentato del 30%, dove si vuole sostituirne il 5% con il CDR (rifiuti) e si vuole costruire qualche altro inceneritore, siamo ancora in attesa del “II tempo” annunciato a più riprese dal governo regionale, dopo quello, un po’ misero in verità, di Taranto.
Un tempo dove la riduzione delle nocività si accompagni alla quantificazione dei danni ambientali subiti, attraverso la misurazione degli inquinanti finora mai misurati e delle patologie mai rilevate. Non altro.

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