sabato 24 gennaio 2015

DIFFIDA DI FOGGIA ATTIVA SULLA CENTRALE A BIOMASSE ENTERRA

A puro titolo informativo, pubblichiamo la diffida scritta dal signor Matteo Loguercio e dall'avvocato Pio Giorgio Di Leo per conto dell'associazione Foggia Attiva facente a capo al consigliere comunale ex M5S ed ex responsabile ambiente del PD provinciale (nonché membro del comitati VIA della Provincia di Foggia e, dal 2014, anche della Regione Puglia) Vincenzo Rizzi, disocciandoci dal suo contenuto che non ha a che fare con questo blog ed i suoi autori. In sostanza, la "diffida" impugnerebbe l'autorizzazione concessa dalla Regione Puglia ad Enterra nel 2012 perché incompatibile con una legge italiana sopravvenuta nel 2014. Geniale davvero, o no? Ma c'è, comunque, un elemento da sottolineare: nell'esposto presentato dal M5S due anni fa e che aveva sortito l'effetto di far aprire, se pur per poco, un fascicolo d'inchiesta alla procura di Foggia, si sottolineava l'elusione della procedura di valutazione di assoggettabilità a VIA (detta anche "screening" - per approfondire: VIA e screening regionali: tutte le novità introdotte dal DL 91/2014) come del resto anche nell'interrogazione parlamentare del parlamentare Cinque Stelle Giuseppe L'Abbate. La commissione UE dovrà esprimersi: in caso di parere negativo, è possibile che le società in possesso dei titoli autorizzativi possano richiedere risarcimenti per centinaia di milioni di euro allo Stato: Invitalia avrebbe dovuto tener conto di questo prima di finanziare Enterra! 3 Santi All'inferno

All’Ufficio Servizio Energia
Reti Infrastrutture Materiali
per lo Sviluppo Regione Puglia
C.so Sonnino, 177 - 70121 Bari
PEC: ufficio.energia@pec.rupar.puglia.it

al Prefetto di FOGGIA
Corso Giuseppe Garibaldi, 56
71121 FOGGIA
PEC: protocollo.preffg@pec.interno.it

al Procuratore della Repubblica presso il
Tribunale di FOGGIA
Viale I Maggio
71100 - FOGGIA


ATTO DI SIGNIFICAZIONE, INVITO E DIFFIDA
Con il presente atto, i sottoscritti cittadini residenti nel Comune di Foggia intendono sottoporre
all'attenzione del Dirigente del Servizio e delle altre Autorità sopra evidenziate la grave violazione
del diritto comunitario sulle norme che regolano la valutazione ambientale ed altre incongruenze
presenti nell’Autorizzazione Unica, rilasciata per determinazione dirigenziale n. 298 del 15
novembre 2011 alla società Enterra S.p.A relativa alla costruzione ed all’esercizio di un impianto
per la produzione di energia elettrica alimentata da biomassa vegetale, da realizzarsi nel Comune di
Foggia in località “Rignano Garganico Scalo”.
CONSIDERATO
- Che a norma dell’articolo 191 del trattato sul funzionamento dell’Unione europea la politica dell’Unione nel settore dell’ambiente è fondata sui principi di precauzione e di azione preventiva, sul principio della correzione, anzitutto alla fonte, dei danni recati all’ambiente, nonché sul principio «chi inquina paga»; in tutti i processi tecnici di programmazione e di decisione si dovrebbe tener subito conto delle eventuali ripercussioni sull’ambiente;
- Che l’impianto in questione per le sue caratteristiche, per la localizzazione e per l’impatto potenziale va sottoposto a VIA ed AIA, così prescriveva la Direttiva 85/337/CEE poi sostituita dalla Direttiva 2011/92/UE; con le modifiche e integrazioni della Direttiva 2014/52/UE, si ha una più ampia applicazione della valutazione d’impatto ambientale di determinati progetti pubblici e privati, di maggiore agevolazione alla partecipazione del pubblico al procedimento e all’accesso alla giustizia;
- Che l’esclusione dalla procedura di assoggettabilità alla valutazione di impatto ambientale contrasta con il diritto europeo; è fatto obbligo al nostro Stato (in tutte le sue articolazioni, nazionali e locali, del potere esecutivo, legislativo e giudiziario) di disapplicare le leggi statali e regionali e gli atti amministrativi non conformi al diritto europeo, onde evitare una possibile condanna dell’Italia da parte della Corte di Giustizia e il risarcimento dei danni;
- Che il DL 91/2014, convertito in legge 116/2014, all’art 15 prevede “Disposizioni finalizzate al corretto recepimento della direttiva 2011/92/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 13 dicembre 2011, in materia di valutazione di impatto ambientale. Procedure di infrazione n. 2009/2086 e n. 2013/2170”; conferisce ai ministeri competenti il compito di emanare un apposito decreto in cui sono “definiti i criteri e le soglie da applicare per l'assoggettamento dei progetti di cui all'allegato IV alla procedura di cui all'articolo 20 (dlgs 152/2006 e smi) sulla base dei criteri stabiliti nell'allegato V... Fino alla data di entrata in vigore del suddetto decreto, la procedura di cui all'articolo 20 è effettuata caso per caso, sulla base dei criteri stabiliti nell'allegato V”; la dimensione dei progetti è, quindi, solo uno dei criteri in base ai quali il diritto dell’Unione europea sottopone tali progetti alla procedura di VIA;
- Che per l’impianto in argomento esistono diversi motivi di attenta analisi per sottoporre
l’infrastruttura a VIA e AIA, seguendo i criteri stabiliti dalla Parte II – Allegato V del Dlgs 152/2006 e smi:
- dimensioni ragguardevoli dell’impianto, circa 50MWtermici;
- cumulo con altri impianti inquinanti esistenti insieme a progetti in corso di valutazione:
⚪ inceneritore di rifiuti già autorizzato in territorio di Manfredonia nei pressi di Borgo
Mezzanone a 18km dal centro abitato di Foggia;
⚪ centrale termoelettrica a gas nei pressi di Candela;
⚪ centrale termoelettrica a gas a San Severo;
⚪ centrale termoelettrica a biomasse vegetali a Sant’Agata di P., già autorizzata;
⚪ centrale termoelettrica a biomasse vegetali a Carapelle, in fase di autorizzazione
provinciale;
⚪ avvio del procedimento per un impianto a biogas con recupero energetico nei pressi
di Lucera;
senza dimenticare gli impianti eolici e fotovoltaici a terra che, oltre a produrre energia
per circa 2GWelettrici, hanno impattato profondamente con il territorio e il paesaggio;
la non trascurabile quantità di acqua di cui avrà bisogno l’impianto, non in linea con la
“promozione di un utilizzo sostenibile delle risorse idriche” presente all’art 1 della
direttiva 2000/60/CE;
produzione di rifiuti quali ceneri per circa il 15% del combustibile, fanghi di
depurazione acque reflue;
il rischio di incidenti rilevanti, insito nelle centrali termoelettriche;
il territorio di Foggia è contornato da zone protette, quali il Parco del Gargano, Bosco
Incoronata, i Monti Dauni, Lago Salso, le Zone Umide della costa;
qualità dell’aria ambiente già fortemente inquinata, così come accertato dal Piano
Regionale Qualità dell’Aria, nel quale troviamo Foggia ed altri rilevanti centri abitati
della provincia, con aria pessima, da risanare secondo la direttiva 2008/50/CE; si ricorda
che queste centrali provocano l’immissione nell’ambiente di quantità non trascurabili di
numerosi macro e micro inquinanti (polveri sottili ed ultra sottili, ossido di azoto,
idrocarburi policiclici aromatici, diossine) – Alessandro Fino CNR –;
durata ventennale dell’autorizzazione più altri venti dalla prima scadenza, un periodo
abbastanza lungo per poter causare effetti non immediatamente reversibili;
una scelta che non pare necessaria sia dal punto di vista energetico (surplus regionale
dell’83,5%), sia per usi alternativi delle biomasse utilizzate:
⚪ i residui di distillazione vinacce quali ammendanti distribuito sui terreni agricoli o
come componenti di fertilizzanti naturali; materiale per l’alimentazione del bestiame;
utilizzo in campo farmaceutico e cosmetico;
⚪ allo stesso modo è riutilizzabile la sansa: numerosi studi hanno valutato il possibile
impiego delle sanse nell’alimentazione sia dei ruminanti che dei monogastrici, fonte
“nobile” di lipidi, ma anche come fibrosa, in alternativa ai foraggi; produzione di
concime organico;
⚪ sulla base delle direttive europee nel campo del riciclo dei rifiuti urbani e in
prospettiva di un completo utilizzo del materiale organico, il cippato rappresenta un
ottimo strutturante per il compostaggio, di cui ne avremo un grande bisogno in
futuro.
- Che sottrarre a priori all'obbligo di valutazione ambientale la totalità di una categoria di progetti, eccede il margine di discrezionalità. Le autorità locali hanno l’obbligo di adottare, nell’ambito delle loro attribuzioni, tutti i provvedimenti, generali o particolari, atti a rimediare alla mancata valutazione dell’impatto ambientale di un progetto ai sensi dell’art 2, paragrafo 1, della direttiva 85/337; l’Italia non ha provveduto ad adeguare la disciplina
interna e, nel 2009, la Commissione europea ha avviato la procedura di infrazione 2009/2086;
- Che la Corte di Giustizia dell’Unione europea con le sentenze del 24 ottobre 1996, causa C-72/95; 16 settembre 1999, causa C-435/97; 7 gennaio 2004, causa C-201/02; 19 aprile 2012, causa C-21/11; 21 marzo 2013, causa C-244/12, sancisce che gli Stati membri non possono escludere dall’obbligo della VIA alcune categorie di progetti ricorrendo al solo
criterio dimensionale;
- Che la Corte costituzionale con la sentenze n. 127/2010, 93/2013, 178/2013, 188/2013, 300/2013, ha dichiarato l’illegittimità costituzionale le leggi regionali che escludevano dalla veirifica di assoggettabilità alla VIA i progetti sulla base del solo criterio dimensionale e per contrasto con la direttiva 2011/92/UE.
Pertanto, sia a livello europeo che italiano la giurisprudenza è concorde e consolidata nel ritenere che i soli limiti dimensionali o quantitativi di esclusione dall’applicazione della verifica di assoggettabilità alla VIA risultano in contrasto con le norme europee.
TENUTO CONTO
- del comma 1 art.29 Legge n. 234/2012 che stabilisce: “lo Stato e le regioni, nelle materie di propria competenza legislativa, danno tempestiva attuazione alle direttive e agli altri obblighi derivanti dal diritto dell'Unione europea”;
-dell’art.43 della stessa legge sul “diritto di rivalsa dello Stato nei confronti di regioni o di altri enti pubblici responsabili di violazioni del diritto dell’Unione europea”;
- posto che l’art.29 comma 1 del D.lgs. n.152/2006 prescrive che i provvedimenti di autorizzazione o approvazione adottati senza la previa valutazione di impatto ambientale sono annullabili per violazione di legge;
INVITANO E DIFFIDANO
L’Ufficio amministrativo in indirizzo, per quanto scritto in narrativa, all’annullamento d’ufficio in via di autotutela dell’Autorizzazione Unica rilasciata ed ogni decisione preordinata alla realizzazione del citato impianto. Tutto ciò a tutela della pubblica amministrazione, per motivi di conservazione della salute pubblica e a tutela del territorio, con necessità adeguate al caso:
- a prendere ogni altra iniziativa urgente per non permettere che si verifichi in futuro un danno alla
salute pubblica;
- a prendere ogni altra iniziativa urgente per non permettere quindi che si debba intervenire a posteriori, tardivamente, quando il danno sarà già consumato;
- a prendere atto che il mancato esercizio dell’autotutela nei confronti di un atto chiaramente illegittimo, può portare alla condanna alle spese dell’amministrazione, con conseguente danno erariale, la cui responsabilità potrebbe essere fatta ricadere sul dirigente responsabile del mancato annullamento.
Per i motivi d’urgenza innanzi elencati di cui all’art. 328, 1° c., c.p., la presente valga quale diffida
ex art. 328, 2° c., c.p.

venerdì 23 gennaio 2015

INCENTIVI INVITALIA PER BIOMASSE: NO GRAZIE!

di Agostino Di Ciaula (30/12/2011)

Il Ministero dello Sviluppo Economico del Ministro Passera ha promosso incentivi per gli impianti a biomasse in Campania, Sicilia, Puglia e Calabria. È stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale un bando che offre agevolazioni per progetti di attivazione, rafforzamento e sostegno della filiere delle biomasse, per un totale di 100 milioni di euro.

Le domande da porsi sono se questa sia una decisione compatibile con la sostenibilità ambientale e con lo sviluppo di quelle regioni meridionali e se sia compatibile con le minime garanzie di sicurezza sanitaria per i residenti, di salubrità dell’ambiente e di sviluppo dell’economia agraria, punto di forza delle regioni meridionali.

Ci sarebbe anche da chiedersi se non sarebbe stato più opportuno indirizzare risorse economiche così ingenti ad altre più pressanti priorità dei residenti di quelle regioni, anziché a favorire gli industriali delle biomasse.

Le biomasse, quando prodotte in loco (filiera corta) spesso alterano il panorama locale delle colture, distorto dal privilegiare per motivi economici quelle da bruciare nella centrali per la produzione di energia elettrica. Quando, peggio, sono importate (filiera lunga), generano un incremento di inquinanti legato alla loro mobilizzazione. In entrambi i casi (produzione locale o importazione), va considerata la produzione di gas serra ed inquinanti prodotti dalla movimentazione delle ceneri prodotte da tali impianti. I problemi legati al trattamento, recupero, utilizzo e smaltimento delle ceneri che gli impianti a biomassa inevitabilmente producono è quasi sempre completamente ignorato dai proponenti di questi impianti. A questo proposito è da sottolineare la tossicità delle ceneri prodotte. Il contenuto di cadmio, cromo, rame, piombo e mercurio delle ceneri volanti derivanti dalla combustione di legname (quercia, faggio, abete) è superiore a quella riscontrabile nelle ceneri volanti prodotte dalla combustione di carbone. Queste ceneri andrebbero smaltite in discariche per rifiuti tossici, con gravi conseguenze ambientali e con elevati costi di smaltimento.

Sino ad ora questo tipo di centrali sono state proposte (e spesso autorizzate) in zone del mezzogiorno classificate dalle ARPA locali come “zone da risanare”, e questo è spesso avvenuto in seguito ad iter autorizzativi semplificati e gestiti non dalle Regioni ma dalle Province, con tutti i limiti logistici che questo comporta in termini di risorse disponibili a garantire adeguate valutazioni di impatto ambientale per questa tipologia di impianti.

Le regioni che dovrebbero “beneficiare” degli incentivi ministeriali sono ai primi posti per emissione di inquinanti atmosferici da impianti industriali.

Tale situazione sarebbe peggiorata dall’elevato numero di nuove centrali a biomasse e a biogas, che emetteranno gas serra e numerosi altri inquinanti (polveri sottili, ossidi di azoto, formaldeide, idrocarburi, benzene, persino diossine) con gravi conseguenze sanitarie nel breve termine (malattie cardiorespiratorie, specie in gruppi a rischio come bambini, anziani e affetti da patologie croniche) e nel lungo termine (tumori maligni, malformazioni fetali, disturbi dell’accrescimento e dello sviluppo in età infantile).

Nonostante i sistemi di abbattimento degli inquinanti atmosferici utilizzati dalle centrali a biomasse, per questi impianti è prevista dalla legge la possibilità di emettere almeno sino a 450mg/Nm3 di diossido di azoto (NO2), un valore circa doppio rispetto a quello concesso ad un inceneritore di grossa taglia (200 mg/Nm3 D.Lgs. 11 maggio 2005, n.133) e circa 11 volte superiore a quello di solito concesso alle centrali termoelettriche a metano (40mg/Nm3).

I limiti per il monossido di carbonio (almeno sino a 500 mg/Nm3) sono invece circa 16 volte superiori a quelli previsti per una centrale termoelettrica alimentata a metano (30 mg/Nm3). Per gli altri inquinanti vengono concesse concentrazioni simili a quelle degli inceneritori di grossa taglia.

A questo si aggiunga che i progetti di questo tipo di centrali in genere non prevedono alcun monitoraggio delle emissioni di diossine.

In ultimo, considerata la particolare vocazione agricola delle regioni oggetto degli incentivi, è opportuno sottolineare come, a parte la sottrazione di suolo a produzione agricola da destinare alla localizzazione delle centrali, le emissioni inquinanti (soprattutto particolato secondario e COT) causeranno significative conseguenze sul ciclo vitale soprattutto di ulivi e vigneti confinanti con tali impianti, e sulla capacità e qualità produttiva dei terreni agricoli limitrofi.

In conclusione, non appaiono essere in alcun modo giustificabili incentivi governativi che invece di privilegiare pratiche virtuose come il compostaggio, il risanamento di impianti industriali fonte di livelli record di emissioni inquinanti, il risanamento ambientale, la correzione di atavici dissesti idrici e idrogeologici di Puglia, Calabria, Sicilia e Campania, ancora una volta genereranno un vero e proprio tsunami di inquinanti in queste regioni, incrementando criticità già presenti, mettendo a rischio l’economia agricola e la qualità delle colture e minacciando seriamente la salute dei residenti.

È auspicabile una presa di posizione chiara e decisa delle amministrazioni regionali interessate, che dovrebbero mettere in atto tutti gli strumenti possibili utili ad ostacolare questa ulteriore minaccia ambientale e sanitaria indirizzata alle comunità meridionali.

Puglia, Campania, Sicilia e Calabria non dovranno più essere territori di conquista per nessuno se favoriranno le preziose risorse umane e territoriali sulle quali possono contare. Favorire speculazioni economiche in danno delle comunità non può considerarsi bene comune.

FONTE: https://www.facebook.com/notes/agostino-di-ciaula/incentivi-del-governo-allinquinamento-da-biomasse-al-sud-perch%C3%A9-dovremmo-rispond/10150470705664678

DISCARICA A GIARDINETTO? SOLO UN BRUTTO SOGNO!

Giardinetto, la discarica
Solo un brutto sogno!

di Ines Macchiarola
FONTE: http://www.affaritaliani.it/puglia/giardinetto-la-discarica-solo-un-brutto-sogno.html

Troia (Fg) - Emesso il dispositivo di sentenza relativo al Processo Giardinetto presso l'ex Tribunale di Lucera dal Collegio giudicante formato dal Presidente Giancarlo Pecoriello, e i Giudici a latere Giuseppe Sciscioli e Giulia Stano, trasmesso al Pubblico Ministero Pasquale de Luca. Ascoltate le arringhe difensive dei legali degli imputati accusati a vario titolo, insieme all'azienda I.A.O Srl di falso ideologico e disastro ambientale per fatti risalenti al 1999, il giudice ha pronunciato sentenza di assoluzione nei confronti di Vito Balice e Vincenzo Piccirillo perchè il fatto non sussiste. Estinti per prescrizione, invece, le imputazioni di reato a carico di Giuseppe De Munari.
giardinetto4


Un esito intravisto già nel corso dell'udienza dello scorso 23 ottobre nella quale, sentiti numerosi “Testi” della Pubblica accusa e della difesa, negli accapi principali della requisitoria finale si richiedeva: la derubricazione dei reati, e il proscioglimento per intervenuta prescrizione nei confronti di De Munari, il proscioglimento per fatti contestati dagli inquirenti, avvenuti nel 1999, e l'“assoluzione perchè il fatto non costituisce reato” nei riguardi di Belice e Piccirillo.
giardinetto8


A questi era stato chiesto il dissequestro, e agli aventi diritto, la restituzione di quanto sequestrato al fine di effettuare la bonifica. Con la sentenza, di conseguenza, é stata disposta la restituzione e il dissequestro dell'area all'azienda avente diritto, ovvero alla I.A.O Srl ai fini della bonifica integrale del sito a termini di legge. E' stata, invece, emessa separatamente un'Ordinanza relativa a fatti contestati a Balice e Piccirillo riguardanti le accuse di falso ideologico e la messa in sicurezza del sito rispetto alla presenza di amianto.
Giardinetto Korea


In particolare, dall'esame degli atti il reato ipotizzato è risultato diverso da quello contestato. La falsità ideologica penalmente rilevante, che riguarda l'atto pubblico costituito dalla Delibera regionale nella parte in cui presuppone la circostanza della messa in sicurezza del sito relativamente all'amianto, non risulterebbe corrispondente al vero.

“L'atto regionale”, si legge nel dispositivo, “erroneamente prodotto è stato, però, indotto dalle relazioni degli imputati, indicato nel capo di imputazione di tal che nel fatto commesso dagli stessi imputati appare ravvisabile il reato di cui agli articoli 48, 110, e 479 c.p.”. Per tali motivi è stata disposta la trasmissione di copia degli atti relativi al relativo accapo, al PM perchè proceda in ordine al fatto diverso configurabile nella ondotta degli imputati Belice e Piccirillo.

(inesmacchiarola1977@gmail.com)

M5S: NO RICONVERSIONE ZUCCHERIFICI IN CENTRALI A "BIOMASSA"


I progetti di riconversione degli zuccherifici in centrali elettriche a biomassa risultano essere finanziati, in conformità del regolamento del Consiglio (CE) n. 320/2006, del 20 febbraio 2006, relativo a un regime temporaneo per la ristrutturazione dell’industria dello zucchero nella Comunità. Il parlamentare del M5S Vittorio Ferraresi ha lanciato una proposta di legge, alla quale è possibile contribuire online registrandosi al portale del Movimento Cinque Stelle (qui), per abolire questo odioso incentivo. Un incentivo ormai obsoleto, spacciato inizialmente come a favore del settore della bieticoltura italiana, ma che in realtà non ha fatto altro che acuirne la crisi ed ammazzarla con la complicità di alcune associazioni di categoria.

Anche altri parlamentari del M5S si stanno impegnando su questo fronte. Il deputato pugliese Giuseppe L'Abbate, componente della commissione agricoltura, sta interrogando i ministeri competenti (finanze, sviluppo economico, agricoltura, ambiente e sanità) su di un finanziamento di 25 milioni di euro concesso da Invitalia (quelli del "prestito d'onore" ai giovani del sud...) concesso per la realizzazione della centrale a biomasse ENTERRA presso Borgo Eridania (Rignano Garganico Scalo) nel Comune di Foggia, da alimentarsi prevalentemente a sansa. Non si tratta di un progetto di riconversione ai sensi degli artt. 24 e 26 del Decreto Legislativo 3 marzo 2011, n. 28, che il M5S vuole abrogare ora, come nel caso di Eridania a Russi in provincia di Ravenna. Ma, anche se il progetto pugliese è stato portato avanti senza gli incentivi "ammazza-bieticoltori", comunque il sospetto è che la sua sostenibilità finanziaria ed economica riposi esclusivamente sugli incentivi pubblici, ricavati dalle tasse dei cittadini; anzi, come nel caso di altri progetti finanziati da Invitalia (a proposito, Report ha fatto un'intera puntata), il rischio è che l'opera, anche se finanziata, non venga mai ultimata.

Intanto, ieri dalla Procura di Lanciano è arrivata la notizia che la guardia di finanza ha sequestrato un sansificio con annessa centrale a biomasse a Treglio in Abruzzo. Fra le irregolarità contestate, il superamento dei limiti emissivi (a proposito, ricordiamo che il comitato VIA provinciale, di cui è componente il consigliere comunale ex PD ed ex M5S Vincenzo Rizzi, in seguito al suo "nulla osta preliminare" non ha mai di fatto autorizzato il quadro delle emissioni e degli scarichi di Enterra), lo smaltimento irregolare delle ceneri (in Puglia, manco a dirlo: Cerignola e Corato) e l'uso di rifiuti speciali al posto delle biomasse autorizzate.

domenica 18 gennaio 2015

VENDOLA, SBLOCCA ITALIA E INCENERITORI: MARCEGAGLIA RINGRAZIA!

E' ufficiale: nel ricorso contro lo Sblocca Italia la Regione Puglia non ha impugnato l'art. 35 sugli inceneritori. Al Sud in arrivo rifiuti da tutta Italia.

Il lungo silenzio del governo regionale rispetto alle pressanti richieste giunte soprattutto da parte del Movimento Cinque Stelle avrebbe dovuto farlo presagire: con la delibera di giunta regionale n. 3 del 2015, la Regione Puglia ha impugnato dinanzi alla Corte Costituzionale lo Sblocca Italia tralasciando però l'art. 35 sugli inceneritori. I "termovalorizzatori", dunque, non rientrerebbero - secondo quando commentato da Nichi Vendola - tra le "materie delicatissime che non includono solo le attività di prospezione, ricerca e coltivazione di idrocarburi e di stoccaggio di gas naturale, ma anche le infrastrutture ferroviarie (inclusa la tratta Napoli-Bari) e aeronautiche, il governo del territorio, le infrastrutture energetiche e i gasdotti, anche per quanto concerne i profili di valutazione dell'impatto ambientale". Ciò nonostante il nuovo Piano Regionale di Gestione dei Rifiuti Urbani sia stato annunciato come aderente alla filosofia "rifiuti zero".
Se l'art. 35 non dovesse essere rigettato come incostituzionale dalla Corte, verrebbe istituita una rete nazionale degli inceneritori, in base alla quale tutti gli inceneritori ritenuti "strategici" dallo stato dovranno accogliere rifiuti provenienti anche da fuori regione, senza possibilità da parte delle Regioni di porre alcun limite a questo traffico. La lista degli impianti verrà pubblicata a breve dal MinAmbiente.
Si tratta dell'ennesimo dono di Vendola a Marcegaglia, che gestisce in regime di quasi monopolio il business degli inceneritori in Puglia, con i forni di Manfredonia (in fase di collaudo) e quello "gemello" di Massafra, per cui è stato chiesto il raddoppio, e i numerosi impianti CDR della COGEAM distribuiti su tutto il tacco della penisola.
Le Regioni che hanno impugnato lo Sblocca Italia sono Abruzzo, Campania, Lombardia, Marche, Puglia e Veneto. La Lombardia (che già da tempo ha una "exit strategy" dall'incenerimento) è stata la prima ad impugnare l'art. 35, condividendo la scelta con le altre Regioni del Nord, come dichiarato dall'assessore regionale all'ambiente. Si delinea chiaramente il progetto di rendere il Meridione la ciminiera d'Italia per il futuro. Anche l'altra regione meridionale a presentare ricorso, la Campania, infatti, non ha "deciso" di non impugnare l'art. 35.