lunedì 21 luglio 2014

RIFLETTORI SULL'INCENERITORE DEI MONTI DAUNI A SANT'AGATA DI PUGLIA


Non si placano le polemiche sulla centrale che la holding ravennate TRE (Gruppo Tozzi) prevede di realizzare alle porte del borgo subappeninico di Sant'Agata, il "balcone della Puglia" bandiera arancione del Touring Club.

Si tratta di una centrale termoelettrica ad agromasse fra le più importanti in Italia, più grande del "forno" della Marcegaglia costruito nelle campagne del Tavoliere nei pressi dei borghi Mezzanone e Tressanti, anche questo presentato inizialmente come centrale a biomasse e rivelatosi ben presto un inceneritore di rifiuti vero e proprio. Adesso, potrebbe vedere la luce anche questo secondo termovalorizzatore in provincia di Foggia. L'impianto AgriTRE infatti è già in possesso di tutte le autorizzazioni, oltre che essere già iscritto nella graduatoria per gli incentivi del GSE, e si trova in fase di reperimento delle risorse - almeno 50 milioni di euro - necessarie per la cantierizzazione.

Ma l'opposizione del Comune di Sant'Agata ritorna a chiedere conto dello "stato dell'arte" dell'opera fortemente contestata; e recentemente inserita fra le vertenze "calde" dall'osservatorio nazionale NIMBY FORUM (dove curiosamente è stato, invece, tolto l'inceneritore ETA di Manfredonia, non prima di lasciare il testimone all'eolico offshore). La consigliera di minoranza, Giuseppina Cutolo del PD, socia dell'associazione ambientalista riconosciuta Italia Nostra, denuncia come, nella campagna elettorale appena conclusa, il tema sia stato palesemente glissato dal neosindaco Lugi "Gino" Russo. Né hanno trovato ad oggi un riscontro le sollecitazioni di Tonino Soldo di Legambiente Foggia rivolte al nuovo primo cittadino santagatese ed al suo omologo foggiano, Franco Landella (http://www.statoquotidiano.it/08/07/2014/centrali-biomassa-soldo-ne-pensano-russo-landella/223217/), quest'ultimo alle prese con un'altra centrale a biomasse, quella di borgo Eridania (Rignano Garganico Scalo) il cui caso è finito recentemente in parlamento ad opera del M5S (http://www.statoquotidiano.it/08/07/2014/foggia-centrale-biomasse-eridania-allattenzione-renzi/223355/).

Dissenso aperto sulla vecchia gestione di Sant'Agata di Puglia, ma ponderato silenzio sul caso dell'"inceneritore del Viticone" da parte di Russo e del suo movimento civico «CambiaMenti», passività e mancanza di una vision e di una concreta prospettiva sui Monti Dauni, in contrapposizione alla centrale simbolo dell'antisviluppo e della sottomissione degli interessi dell'agricoltura di qualità e del turismo all'industria delle fonti rinnovabili: secondo la professoressa Pina Cutolo, vi sono però ancora tutta una serie di adempimenti formali ed oneri economici che la società ravennate dovrebbe aver già sostenuto prima di incominciare la (ormai prossima?) cantierizzazione dell'opera, come il deposito di fideiussioni bancarie, la stipula degli appalti e le procedure d'acquisto delle principali tecnologie impiantistiche (caldaia, filtri, ecc.); inoltre, si chiede notizia dell'indagine epidemiologica preliminare prescritta dal comitatio VIA provinciale, dei contratti di approvvigionamento del combustibile (in prevalenza paglia, come da progetto) e della fornitura del calore in esubero nei confronti di serre che dovrebbero sorgere nelle vicinanze della centrale, come già avviene per la vicinissima turbogas di Candela. Queste domande sono state protocollate all'attenzione del consiglio comunale di Sant'Agata di Puglia unitamente alla richiesta di costituzione di una commissione consiliare tematica.

3 Santi all'Inferno - http://noinceneritoretressanti.blogspot.com




martedì 8 luglio 2014

FOGGIA: LA CENTRALE A BIOMASSE DI BORGO ERIDANIA ALL’ATTENZIONE DEL GOVERNO RENZI

Un'interrogazione parlamentare per fare il punto sulla servitù energetica della Daunia e delle centrali a biomasse a Foggia. Un ottimo lavoro di squadra fra il territorio ed i nostri portavoce in Parlamento, fra il nostro blog 3 Santi all'Inferno ed il deputato-cittadino Giuseppe L'Abbate con il suo staff.


FOGGIA: LA CENTRALE A BIOMASSE DI BORGO ERIDANIA ALL’ATTENZIONE DEL GOVERNO RENZI

Oltre 25 milioni di euro di fondi pubblici, una materia prima che sembra non essere sufficiente per la portata dell’impianto e uno sviluppo poco consono con il progresso economico della Capitanata. Il deputato pugliese L’Abbate (M5S) interroga i Ministri Guidi, Martina e Galletti


È datata novembre 2011 l’autorizzazione unica concessa dalla Regione Puglia alla società Enterra S.p.A. di Orio al Serio (Bergamo) per la realizzazione di una centrale a biomasse a Rignano Garganico Scalo, nel Comune di Foggia. E se, nel frattempo, il 70% dell’impresa è stata acquistata dalla società estera “Belenergia”, Enterra nei primi mesi del 2014 ha firmato con Invitalia un contratto di sviluppo, in base al quale il progetto sarà finanziato dalla società privata per un importo pari a 22,52 milioni di euro e dall’Agenzia nazionale per lo sviluppo d’impresa per 26,34 milioni di euro da fondi pubblici. Un’opera che ha visto la forte opposizione dei cittadini del territorio foggiano a causa dell’immediata vicinanza, pari a poche decine di metri, dell’abitato alla futura centrale di “Borgo Eridania”, dove un tempo sorgeva lo zuccherificio dismesso. La centrale Enterra, non sottoposta a valutazione di impatto ambientale perché di poco inferiore ai 50 megawatt termici, presenta non poche criticità, sottolineate dal deputato pugliese Giuseppe L’Abbate (M5S) in una interrogazione parlamentare indirizzata ai Ministri Guidi (Sviluppo Economico), Martina (Agricoltura) e Galletti (Ambiente).

“Le riserve espresse su questo impianto riguardano, innanzitutto, la provenienza del materiale combustibile”, commenta L’Abbate (M5S). Il regolamento regionale pugliese sulle biomasse, datato 2008, infatti, prescrive che il requisito della filiera corta, modalità con cui Enterra intende esercire l’impianto, sia dimostrato attraverso effettive intese o accordi di filiera con il mondo dell’agricoltura, da stipularsi prima dell’autorizzazione e che in questo progetto non vengono evidenziati. “Nel dicembre scorso – continua il deputato 5 Stelle – la società parlava di contatti coi fornitori ancora in fieri. Si tratta di un combustibile, quale la sansa vergine, il cui utilizzo in impianti di così grossa taglia non ha alcun precedente adducibile a conforto della comprovata qualità del progetto e della sua sicurezza. Peraltro, la potenziale scarsità del combustibile potrebbe rappresentare un fattore di mancanza di solidità economico-finanziaria dello stesso progetto”.

Altro aspetto è il cumulo di altri progetti analoghi nello stesso territorio, in assenza di uno screening “dell’utilizzazione di risorse naturali, della produzione di rifiuti, dell’inquinamento e dei disturbi ambientali da essi prodotti, la loro localizzazione e il loro impatto potenziale con riferimento, tra l’altro, all’area geografica e alla densità della popolazione interessata”, come stabilito dalla direttiva europea 92 del 2011. Eppure, in Capitanata continuano a fioccare richieste per questa tipologia di impianti, l’ultimo dei quali a Sant’Agata di Puglia; nonostante l’85,5% dell’energia prodotta in Puglia risulti in eccedenza (come da elaborazione dati Terna realizzata dal Centro Studi di Confartigianato Imprese Puglia).

“Il finanziamento pubblico di queste centrali a biomasse – dichiara Giuseppe L’Abbate (M5S) –, laddove dati statistici certi farebbero emergere la mancanza di materia prima sul territorio necessaria al loro operato ed anche in assenza di reali garanzie del mantenimento dei livelli occupazionali, collide con i bisogni di sviluppo economico del territorio e del paesaggio italiano. Seppur non manchino alternative ragionevoli da finanziare – continua il deputato pugliese 5 Stelle – come la stessa società Enterra aveva colto commissionando dieci anni fa, per lo stesso sito, uno studio di fattibilità per un Centro Logistico Polifunzionale (una sorta di interporto in grado di sfruttare il collegamento già esistente con le Ferrovie e che vanta pochi altri eccellenti esempi in Puglia, ndr) per valorizzare la filiera agroalimentare made in Italy, vera vocazione del territorio del Tavoliere, Invitalia e lo Stato Italiano continuano a finanziare progetti il cui unico o principale presupposto di validità del business plan sono i lauti incentivi per le fonti energetiche rinnovabili. Incentivi, che nel nostro Paese, sono destinati per la maggior parte a grandi impianti industriali in aree verdi a scapito della microgenerazione e del fotovoltaico sui tetti”.

I Ministeri dello Sviluppo Economico, dell’Agricoltura e dell’Ambiente dovranno rispondere se nel corso dell’istruttoria da parte di Invitalia sulla futura centrale a biomasse di “Borgo Eridania” sia stata tenuta in debita considerazione l’analisi costi-benefici, visti gli ingenti finanziamenti pubblici, in modo tale da garantire alla cittadinanza locale, già allarmata dalla presenza di altri impianti simili, che le ricadute occupazionali ed economiche, anche indirette, giustifichino gli impatti ambientali e sanitari ed anche il danno all’agricoltura biologica e di qualità che questo progetto porta inevitabilmente con sé.


(Per l'atto dell'interrogazione: http://banchedati.camera.it/sindacatoispettivo_17/showXhtml.Asp?idAtto=20504&stile=6&highLight=1).

(Per scorrere tutti i post su questo blog relativi all'inceneritore di Borgo Eridania selezionare la tag 'borgo eridania').

mercoledì 2 luglio 2014

BENVENUTI CACCIATORI SUL GARGANO A BAIA CALENELLA



Se nella Murgia si praticano esercitazioni militari in pompa magna, l'altro parco nazionale pugliese, quello del Gargano, prova a non essere da meno.

Dopo il progetto respinto di lottizzazione della baia di Calenella, arriva l'autorizzazione del settore ambiente della Provincia di Foggia, con il nullaosta del Parco Nazionale del Gargano, per lo svolgimento di una manifestazione chiamata Fair Game Italia festa campestre dedicata alla "caccia e non solo", patrocinata tra gli altri dal Comitato Nazionale Caccia e Natura e dall'Associazione Nazionale Produttori Armi di Confindustria, nonché sponsorizzata dalla rivista Armi e Tiro (consigliato uno sguardo al loro sito, dove si possono trovare articoli come "la guerra in 3D", comunicati dell'"associazione ebraica per la salvaguardia del possesso delle armi", articoli contro la LAV Lega AntiVivisezione accusata di speculare e contro la proposta di legge del M5S contro i "richiami vivi", sostenuta per altro dalla LIPU-Birdlife).

La manifestazione si svolgerà il finesettimana del 6-7 settembre nella Piana di Calenella, agro di Vico del Gargano, comune patrocinante.

Il "campo", secondo il sito ufficiale, starebbe già nascendo, anche se l'autorizzazione provinciale (valutazione d'incidenza ambientale) risale a poche ore fa.

giovedì 26 giugno 2014

BONIFICHE. MIRACOLO DEL GOVERNO RENZI SULLE AREE MILITARI

Bonifiche. Miracolo del Governo Renzi, 30.000 ettari di nuove aree industriali in Sardegna e migliaia in altre parti d'Italia!
Secondo il Coordinamento Nazionale Siti Contaminati: "E' solo un favore ai vertici militari, si alzano i limiti per l'inquinamento dei suoli di 100 volte."


Il Governo Renzi moltiplica le aree industriali del paese, ma l'obiettivo non è creare occupazione. Si tratta di mettere sotto al tappeto la contaminazione dei suoli delle aree militari alzando anche di 100 volte i limiti di legge.

Il decreto 91/2014 pubblicato ieri sulla gazzetta Ufficiale, chiamato in maniera tragicomica “Ambiente Protetto” dal Ministro Galletti, è un vero e proprio vergognoso colpo di spugna sullo stato di contaminazione delle aree militari del paese. Decine di migliaia di ettari distribuiti in tutto il paese occupati da poligoni militari, campi di addestramento, caserme, e in cui sono state svolte per decenni attività che possono aver liberato sostanze pericolose (si pensi ai continui brillamenti di cariche nei poligoni) ora vengono equiparati ad aree industriali per i quali la legge prescrive soglie di contaminazione molto più alte.

Il decreto prevede, infatti, che nelle aree militari si deve far riferimento ai limiti della colonna B della tabella relativa alle soglie di contaminazione dei suoli del decreto Legislativo 152/2006, quella relativa alle aree industriali, e non già alla colonna A, quella con i limiti per le aree residenziali e a verde.

Per fare un esempio, nelle aree a verde la soglia per il Cobalto è 20 mg/kg mentre per le aree industriali è 250 mg/kg, più di 10 volte. Per la sommatoria dei composti policiclici aromatici (tra cui diversi tossici e/o cancerogeni) addirittura il limite per le aree industriali è più alto di 100 volte (1 mg/kg contro 100 mg/kg). Il benzene, cancerogeno di prima classe per lo IARC, ha un limite più alto di venti volte (0,1 mg/kg contro 2 mg/kg). Per il tetracloroetilene, un altro sospetto cancerogeno e tossico per il fegato, il limite è 40 volte più alto.

Il tutto in aree che spesso appaiono come ampie zone verdi coperte da macchia mediterranea e boschi! Si pensi a Capo teulada e Quirra (Perdasdefogu) in Sardegna oppure a Monte Romano in Lazio (vasto 5000 ettari!).

Il Decreto di fatto impedirà l'alienazione delle aree militari a favore di regioni e comuni che li richiedono da tempo per un loro uso civile perché si prevede che in tal caso si debba tornare a considerare la tabella A, quella con i limiti più stringenti. A quel punto chi sarà così incauto da proporre di spendere centinaia di milioni di euro per le bonifiche in presenza di una legge che consente di rispettare la legge con limiti molto più elevati e senza spendere un euro?

INCOSTITUZIONALE LA FILIERA CORTA SULLE BIOMASSE IN PUGLIA

Le Regioni non possono limitare la realizzazione di impianti a biomassa in area agricola, bypassando i principi fondamentali in materia di energie rinnovabili fissati dal Legislatore statale e introducendo criteri non conformi a quanto previsto a livello nazionale dal Dlgs 387/2003. Con la sentenza dell’11 giugno 2014, n. 166, la Corte Costituzionale ha dichiarato illegittima la Legge della Regione Puglia n. 31/2008 nella sezione che preclude la realizzazione in zona agricola di impianti alimentati da biomasse, salvo che queste ultime provenissero, per almeno il 40%, da "filiera corta", cioè da un'area contenuta entro 70 chilometri dall'impianto. Il ricorso era stato presentato sulla base di un diniego per una megacentrale a biomasse da oltre 10 MW a Trinitapoli, in cui - unici - avevamo già parlato su questo blog: "Inceneritore a Trinitapoli: si va alla Corte Costituzionale".

La norma contestata recita: "4. E’ vietata la realizzazione in zona agricola di impianti alimentati da biomasse, salvo che gli impianti medesimi non siano alimentati da biomasse stabilmente provenienti, per almeno il quaranta per cento del fabbisogno, da “filiera corta”, cioè ottenute in un raggio di 70 chilometri dall’impianto.".
La Corte Costituzionale ha quindi (chi può darle torto?) interpretato alla lettera questa norma. Anche se nei fatti la Regione Puglia agevola la realizzazione di centrali a agromasse in zona agricola tramite la variante urbanistica che si ottiene automaticamente con l'Autorizzazione Unica grazie al rispetto del requisito della filiera corta, evidentemente la Corte Costituzionale ha ritenuto questo divieto illegittimo. Ovviamente, però, chi volesse costruire una centrale a biomasse di grandi dimensioni in zona agricola, dovrà prima ottenere il provvedimento assestante della variante urbanistica.

La Regione ha sostenuto davanti alla Corte Costituzionale che la norma non vietasse "propriamente" l'insediamento in zona agricola degli impianti, ma si limitasse bensì a «prescrivere particolari modalità gestionali», costituite dall’obbligo di alimentare l’impianto per almeno il 40% di biomassa prodotta entro 70 chilometri dalla struttura.
Secondo la Corte, però, «appare evidente che la norma regionale impugnata persegue un obiettivo che trascende i limiti tracciati dalla normativa statale di principio, in un ambito materiale ove la Corte ha già ravvisato la prevalenza della materia 'energia' (sentenza n. 119 del 2010)»; ricorda inoltre come l’articolo 12 comma 7 del Dlgs 387/2003 consenta espressamente di localizzare gli impianti di produzione di energia elettrica alimentati da biomasse in zone agricole, pur dovendosi tener conto delle disposizioni in materia di sostegno del settore agricolo, con particolare riferimento alla valorizzazione delle tradizioni agroalimentari locali, alla tutela della biodiversità, nonchè del patrimonio culturale e del paesaggio rurale.



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